La raccolta presenta prefazioni interessanti (da rileggere anche a fine lettura per maggiore chiarezza) per apporciarsi a Dostoevskij, al contesto storico e alla sua filosofia.
Nonostante la doverosa contestualizzazione storica, i temi trattati possono essere facilmente traslati al nostro presente e alle nostre attuali ossessioni e fantasmi.
Qualche considerazione personale, totalmente non richiesta, sui racconti:
- Il Giocatore: le piccole contraddizioni qua e là rendono evidente come questo racconto sia stato scritto in meno di un mese (e forse il capitolo su Parigi non è il più riuscito), nonostante ciò, il coinvolgimento verso l'ossessione per il gioco è presente, e come tutte le ossessioni, risulta una lucida follia. 🌕🌕🌕🌕🌑
- Le Notti Bianche: nonostante sia il racconto più famoso di Dostoevskij (sicuramente quello di più facile lettura) sono riuscita ad simpatizzare solo in parte col sognatore. Non tanto per la sua vita sospesa, quanto per la relazione con Nasten'ka. Comunque piacevole. 🌕🌕🌕🌑🌑
- La Mite: l'io narrante è severo, duro, è difficilissimo empatizzare con lui ma tramite le sue giustificazioni e le sue spiegazioni in modo indiretto riesce a ricostruire completamente il dramma della Mite (di cui lui è in parte il fautore semi-inconsapevole). Una buona macchina psicologica. 🌕🌕🌕🌕🌑
- Il Sogno di un Uomo Ridicolo: brevissimo racconto, molto interessante nella prima parte dal punto di vista psicologico e ho apprezzato il messaggio che la seconda parte voleva mandare, ma ho trovato la realizzazione poco coinvolgente. 🌕🌕🌕🌑🌑