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Falce e carrello: Le mani sulla spesa degli italiani
«Sono passati sette anni e in molti mi hanno chiesto cosa fosse successo dopo la pubblicazione del mio libro. Ci furono alcune reazioni che definirei scomposte.» (dalla Prefazione di B. Caprotti)
Bernardo Caprotti è l'imprenditore che ha portato all'eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante "rosso" della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza. Invece, mettendo insieme con meticolosità le tessere del mosaico, a Caprotti è apparso un disegno preciso: far sparire la sua azienda dal mercato.
In questo j'accuse l'imprenditore documenta, prove alla mano, una serie di vicende che di primo acchito sembrano tentativi imprenditoriali andati a vuoto, nella realtà si rivelano parte di un censurabile piano strategico altrui. Giacché Esselunga non può essere la sola vittima del "sistema". Dalla rigorosa esposizione dei fatti appare di tutta evidenza che molte iniziative di Esselunga sono state affossate dalla Legacoop, il gigante economico agli ordini del Pci-Pds-Ds, con l'indispensabile appoggio delle amministrazioni locali di sinistra. Reperti etruschi usati come grimaldello, licenze lasciate scadere (ma prontamente girate alle Coop), terreni pagati sei volte il valore di mercato, condizionamenti di sindaci e assessori, persino uno scippo ai danni di una signora sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz per realizzare una Ipercoop gigantesca in una città "proibita" all'Esselunga. Tutto è servito per bloccare l'espansione dell'imprenditore lombardo, che chiede soltanto di "servire", di poter fare il mestiere imparato da Nelson Rockefeller, di cui fu socio all'inizio dell'attività.
Operazioni che avevano richiesto anni di preparazione e ingenti investimenti gli sono state sottratte dalla concorrenza nel giro di poche ore. Fino a giungere alle pressioni di Romani Prodi su Caprotti perché la sua azienda resti «in mani italiane»: cioè sia ceduta alle Coop. Una soluzione finale che aggiungerebbe la beffa agli ingenti danni, morali e materiali, già subiti. La galleria di fatti e personaggi (da Pierluigi Stefanini a Turiddo Campaini, da Mario Zucchelli a Bruno Cordazzo) è accompagnata da una documentazione inoppugnabile e inedita che Caprotti ha ora pazientemente ordinato. «Il mio braccio destro ripeteva che dietro certi episodi c'erano le Coop» - rievoca l'autore - «A lungo mi sono rifiutato di credergli. Oggi riconosco che aveva ragione».
Bernardo Caprotti è l'imprenditore che ha portato all'eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante "rosso" della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza. Invece, mettendo insieme con meticolosità le tessere del mosaico, a Caprotti è apparso un disegno preciso: far sparire la sua azienda dal mercato.
In questo j'accuse l'imprenditore documenta, prove alla mano, una serie di vicende che di primo acchito sembrano tentativi imprenditoriali andati a vuoto, nella realtà si rivelano parte di un censurabile piano strategico altrui. Giacché Esselunga non può essere la sola vittima del "sistema". Dalla rigorosa esposizione dei fatti appare di tutta evidenza che molte iniziative di Esselunga sono state affossate dalla Legacoop, il gigante economico agli ordini del Pci-Pds-Ds, con l'indispensabile appoggio delle amministrazioni locali di sinistra. Reperti etruschi usati come grimaldello, licenze lasciate scadere (ma prontamente girate alle Coop), terreni pagati sei volte il valore di mercato, condizionamenti di sindaci e assessori, persino uno scippo ai danni di una signora sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz per realizzare una Ipercoop gigantesca in una città "proibita" all'Esselunga. Tutto è servito per bloccare l'espansione dell'imprenditore lombardo, che chiede soltanto di "servire", di poter fare il mestiere imparato da Nelson Rockefeller, di cui fu socio all'inizio dell'attività.
Operazioni che avevano richiesto anni di preparazione e ingenti investimenti gli sono state sottratte dalla concorrenza nel giro di poche ore. Fino a giungere alle pressioni di Romani Prodi su Caprotti perché la sua azienda resti «in mani italiane»: cioè sia ceduta alle Coop. Una soluzione finale che aggiungerebbe la beffa agli ingenti danni, morali e materiali, già subiti. La galleria di fatti e personaggi (da Pierluigi Stefanini a Turiddo Campaini, da Mario Zucchelli a Bruno Cordazzo) è accompagnata da una documentazione inoppugnabile e inedita che Caprotti ha ora pazientemente ordinato. «Il mio braccio destro ripeteva che dietro certi episodi c'erano le Coop» - rievoca l'autore - «A lungo mi sono rifiutato di credergli. Oggi riconosco che aveva ragione».
- GenresNonfictionPoliticsItaly
214 pages, Kindle Edition
First published January 1, 2007
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Community Reviews
Displaying 1 - 16 of 16 reviews
June 28, 2022
Quando leggo un libro è per scoprire, imparare, immaginare. Non per farmi convincere di come giusto o sbagliato pensare a qualcosa. La commistione di alti intenti e nomi altisonanti non ha dato purtroppo origine, in questo caso, a un'opera secondo me degna di nota. Orgoglioso
January 13, 2019
Mi aspettavo qualcosina di più, ma Caprotti scrive benissimo e non è per nulla isterico anche quando l'argomento dovrebbe portarlo ad esserlo.
November 15, 2010
Lo scorso inverno almeno noi milanesi siamo stati subissati di articoli sul libro-denuncia scritto da Bernardo Caprotti, padre padrone dell'Esselunga, contro il "potere Coop". Con la calma che è la virtù dei nati stanchi, finalmente mi sono messo a leggerlo, partendo dal sanissimo principio "meglio sapere che non sapere". Che dire a chi è indeciso se prenderlo o no? Beh, liber omnis divisus est in partes tres. L'introduzione di Geminello Alvi la si può saltare a piè pari senza perdere nulla, a meno che uno non voglia sapere quanto Geminello Alvi sia bravo e intelligente e gli altri tutti stupidi e comunisti... ma allora prendetevi un libro suo, no? Più utile la parte finale, con Stefano Filippi che racconta le biografie dei quattro principali esponenti Coop oggetto del j'accuse di Caprotti: Mario Zucchelli, Pierluigi Stefanini, Turiddo Campaini, Bruno Cordazzo.
Ma naturalmente il succo è il testo di Caprotti: quello che scrive e quello che <em>non</em> scrive. Innanzitutto, a parte i vezzi come scrivere "ebbimo", dalle sue parole si capisce che per lui l'azienda è la vita. Gli utili sono importanti ma secondari; i dipendenti sono un male purtroppo ancora necessario; ma quello che conta davvero è l'azienda. Da quando dice alla madre "da domani non verrò più quassì nella nostra ditta tessile, perché ho scoperto che il retail è il mio campo", a quando racconta di come sia sempre stato pronto a tutte le innovazioni tecnologiche, anticipando di anni il codice a barre per i prodotti, a quando ultraottantenne non solo non vende ai comunisti delle Coop - l'anticomunismo è il suo chiodo fisso, e il suo odio verso Prodi secondo me è stato esacerbato dall'allearsi di quest'ultimo con gli odiati nemici - ma nemmeno a Wal-Mart o Tesco, "perché quelli non hanno la cultura della vendita".
Ma in filigrana si vede anche quello che manca. Non ho problemi ad accettare come vero il suo atto di accusa, anche per quel poco di LegaCoop che ho conosciuto direttamente, ma faccio notare che Esselunga non la si trova a Torino, dove le Coop non sono certo forti, e nemmeno in Veneto, dove le Coop sono bianche. Qualcosa vorrà ben dire... Il tema dei vantaggi fiscali e no delle Coop è troppo complicato da spiegare in una recensione, ma sembra usato come scusa per non parlare della gestione interna dei supermercati (che anch'essa è qui fuoritema). In definitiva, un libro sicuramente da leggere ma altrettanto sicuramente da non prendere per oro colato.
Ma naturalmente il succo è il testo di Caprotti: quello che scrive e quello che <em>non</em> scrive. Innanzitutto, a parte i vezzi come scrivere "ebbimo", dalle sue parole si capisce che per lui l'azienda è la vita. Gli utili sono importanti ma secondari; i dipendenti sono un male purtroppo ancora necessario; ma quello che conta davvero è l'azienda. Da quando dice alla madre "da domani non verrò più quassì nella nostra ditta tessile, perché ho scoperto che il retail è il mio campo", a quando racconta di come sia sempre stato pronto a tutte le innovazioni tecnologiche, anticipando di anni il codice a barre per i prodotti, a quando ultraottantenne non solo non vende ai comunisti delle Coop - l'anticomunismo è il suo chiodo fisso, e il suo odio verso Prodi secondo me è stato esacerbato dall'allearsi di quest'ultimo con gli odiati nemici - ma nemmeno a Wal-Mart o Tesco, "perché quelli non hanno la cultura della vendita".
Ma in filigrana si vede anche quello che manca. Non ho problemi ad accettare come vero il suo atto di accusa, anche per quel poco di LegaCoop che ho conosciuto direttamente, ma faccio notare che Esselunga non la si trova a Torino, dove le Coop non sono certo forti, e nemmeno in Veneto, dove le Coop sono bianche. Qualcosa vorrà ben dire... Il tema dei vantaggi fiscali e no delle Coop è troppo complicato da spiegare in una recensione, ma sembra usato come scusa per non parlare della gestione interna dei supermercati (che anch'essa è qui fuoritema). In definitiva, un libro sicuramente da leggere ma altrettanto sicuramente da non prendere per oro colato.
September 2, 2017
Videorecensione: https://youtu.be/A__zjRscGMA
September 6, 2020
Ho preso questo libro perche' pensavo ci fosse un resoconto dettagliato sulla grande distribuzione organizzata e dei danni che sta provocando alla piccola media distribuzione. Quello che invece mi sono trovato tra le mani e' solamente un libro di sproloqui, dove l'autore si mostra nella sua totale incapacita' di simpatizzare e comprendere l'alterita'. Il signor caprotti sputa su tutto quello che si frappone tra se e il suo obiettivo, ossia arricchirsi e espandere il proprio impero economico e finanziario. Spara a zero sui sindacati, sul diritto allo sciopero, e sulla copetizione. Le coop fanno schifo, quanto fa l'esselunga. Non c'e' niente di positivo su nessuno dei due. Il signor caprotti inoltre non prende in considerazione i danni che la sua pratica di espansione ha sul tessuto sociale ed economico delle citta' che invade. Nessuna empatia. Non e' capace dimostrare alcuna empatia per niente e nessuno. In conclusione,in questo lavoro viene messa in piena vista una visione di un uomo d'affari egocentrica, predatoria e miope. Faro' di tutto per non tornare in uno dei suoi supermercati.
December 14, 2025
La recensione si riferisce alla riedizione postuma datata 2024 del libro.
Lo scritto di Bernardo é intrigante e scorrevole. Il libro, peró, é composto per più di metà delle pagine da pre/post-fazioni che dipingono Bernardo Caprotti come un imprenditore illuminato ostacolato da mille ingiustizie subite e da figli bramanti di sottrargli il trono.
Lungi da me giudicare il personaggio, penso peró il libro sia molto ripetitivo e con una sola opinione scritta e riscritta allo sfinimento.
Nel complesso simpatico e scorrevole. Tornassi indietro, forse salterei qualche prefazione.
Lo scritto di Bernardo é intrigante e scorrevole. Il libro, peró, é composto per più di metà delle pagine da pre/post-fazioni che dipingono Bernardo Caprotti come un imprenditore illuminato ostacolato da mille ingiustizie subite e da figli bramanti di sottrargli il trono.
Lungi da me giudicare il personaggio, penso peró il libro sia molto ripetitivo e con una sola opinione scritta e riscritta allo sfinimento.
Nel complesso simpatico e scorrevole. Tornassi indietro, forse salterei qualche prefazione.
July 25, 2022
Il libro-denuncia di Bernardo Caprotti, di Esselunga. Da livornese, so che tutto quanto è scritto risponde a verità. Per 20 anni non hanno potuto aprire a Livorno, dopo aver comprato terreni ed ex filiale FIAT. Sono dovuti arrivare gli scappati di casa dei 5Stalle per dargli i permessi costruttivi e le autorizzazioni. Ed oggi, per fortuna, abbiamo la più bella Esselunga d'Italia.
Leggetelo, informatevi e rendetevi conto di cosa fanno i "democraticissimi compagnucci".
Leggetelo, informatevi e rendetevi conto di cosa fanno i "democraticissimi compagnucci".
January 5, 2022
Onestamente non so come prenderla. Ad un anno dalla lettura mi è rimasto quasi zero; probabilmente solo l'odio di Caprotti nei confronti delle istituzioni dello Stato.
December 15, 2023
Non mi era mai capitato di leggere un libro dal punto di vista di un imprenditore
È stata una
Lettura interessante
È stata una
Lettura interessante
Read
March 24, 2024non so perché l'ho fatto
July 26, 2026
La voce del padrone.
November 27, 2016
La solita brutta storia all'italiana, purtropo. La denuncia di Caprotti è illuminante: personalmente non sapevo che le Coop avessero tali privilegi a livello di tassazione, e mi aspetterei allora dei prezzi più bassi rispetto ad altre catene. Ma non succede, perché? Forse perché devono pagare un terreno 5 volte il suo valore per non far entrare la concorrenza? Forse perché non c'è concorrenza e quindi possono fare il bello e il cattivo tempo?
La commistione tra Coop e politica è da voltastomaco, il libro è pieno di esempi ben documentati che toccano Comuni, Partiti, Ministeri
Viene voglia di evitare come la peste ogni Coop, Conad e compagnia beĺla.
Più Caprotti per tutti!
La commistione tra Coop e politica è da voltastomaco, il libro è pieno di esempi ben documentati che toccano Comuni, Partiti, Ministeri
Viene voglia di evitare come la peste ogni Coop, Conad e compagnia beĺla.
Più Caprotti per tutti!
December 26, 2013
Un libro semplicemente imperdibile. Racconta i retroscena di 50 anni di imprenditoria italiana vista da due lati della barricata.
Peccato sia un po' breve, ma �� un saggio che non pu�� mancare nella libreria di tutte le persona interessate alla attualit�� e alla economia del Paese.
Peccato sia un po' breve, ma �� un saggio che non pu�� mancare nella libreria di tutte le persona interessate alla attualit�� e alla economia del Paese.
January 7, 2012
Caprotti e' un vero imprenditore vecchio stampo, gira la leggenda che ama presentarsi nei suoi supermercati come ¨un nonno qualunque¨ per controllare la qualitá del lavoro dei suoi dipendenti.
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