«Nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo». È questa la ragione che spiega il mistero, semplice eppure profondo, del fascino di Peter Pan. La magia dei personaggi e delle atmosfere deriva da un’incrollabile fiducia nella forza dei sogni: con la sua freschezza e vitalità, questo strano ragazzo vola, insieme con i lettori, «dritto fino al mattino». Nel primo racconto, Peter Pan nei giardini di Kensington, Peter è un bambino fuggito dalla culla che vive nel grande parco, tra saggi pennuti, fate e creature di sogno. In Peter e Wendy ha invece già raggiunto la famosa “Isolachenoncè”, e affronta bizzarre avventure in quella terra fantastica, popolata da pirati, sirene, pellerossa e da un feroce coccodrillo divoratore di uomini e sveglie...
James Matthew Barrie was a Scottish novelist and playwright, best remembered as the creator of Peter Pan. He was born and educated in Scotland and then moved to London, where he wrote several successful novels and plays.
The son of a weaver, Barrie studied at the University of Edinburgh. He took up journalism for a newspaper in Nottingham and contributed to various London journals before moving there in 1885. His early Auld Licht Idylls (1889) and A Window in Thrums (1889) contain fictional sketches of Scottish life representative of the Kailyard school. The publication of The Little Minister (1891) established his reputation as a novelist. During the next decade, Barrie continued to write novels, but gradually, his interest turned towards the theatre.
In London, he met Llewelyn Davies, who inspired him about magical adventures of a baby boy in gardens of Kensington, included in The Little White Bird, then to a "fairy play" about this ageless adventures of an ordinary girl, named Wendy, in the setting of Neverland. People credited this best-known play with popularizing Wendy, the previously very unpopular name, and quickly overshadowed his previous, and he continued successfully.
Following the deaths of their parents, Barrie unofficially adopted the boys. He gave the rights to great Ormond street hospital, which continues to benefit.
La storia di Peter Pan è una di quelle storie entrate ormai nell'immaginario comune, note a tutti quanti, e spesso mai lette. E in questi casi il rischio è che, rispetto alle trasposizioni successive, il libro invecchi male, mostri il fianco ai decenni trascorsi, e deluda le aspettative.
In questo caso sono felice di constatare che così non è, il libro si mantiene giovane e frizzante anche dopo più di un secolo e non sfigura al fianco di cartoni, film e quant'altro.
In questa edizione ci sono due storie. Quella più famosa, e conosciuta da tutti per via della Disney e delle successive trasposizioni, è Peter e Wendy. Che bene o male è la storia che tutti conosciamo, anche se trovo più fedele il film Hook, per quanto riguarda il carattere della storia. Il Peter Pan che troviamo è un bambino mai cresciuto, che vive in mezzo alle fate, che comanda in maniera assoluto i Bambini Sperduti (bambini morti in culla che finiscono sull'Isola che non c'è), e che vive infinite avventure che si dimentica immediatamente. Peter Pan è il presente, l'incapacità di pensare al futuro, la gioia di vivere, il divertimento puro, l'immaginazione sfrenata, il candore assoluto della fanciullezza. E così ogni volta che subisce una slealtà rimane stupito e pietrificato da questo immane tradimento che mai si sarebbe potuto aspettare (ogni volta, perché poi dimentica l'accaduto), e allo stesso tempo uccide in tutta tranquillità senza provare rimorsi perché per lui è tutto un gioco, niente è reale. O meglio, tutto è sia reale che finzione, le due cose si equivalgono e si mescolano fino a non essere distinguibili. Così come quando, portati Wendy e i fratelli sull'Isola, giocano a fare che Wendy sia la loro madre. Il che fa di Peter il padre. Un padre che allo stesso tempo si sente figlio della "madre", con la madre che è una bambina come loro, che gioca alle bambole con bambini veri.
Un libro per certi versi estremo nella sua descrizione senza filtri dei bambini, della loro immaginazione, ma anche delle parti più dure della loro innocenza. E anche la parte del volume che più risente del passare del tempo, con Wendy inquadrata nel ruolo di "mammina" dei Bambini, e ben contenta di giocare per un lasso di tempo indefinito a fare la mamma, chiusa in casa a pulire, cucire e rammendare. O con gli indiani trattati da Peter (ma anche da tutti gli altri Bambini, Wendy inclusa) come esseri inferiori, con tanto di epiteti come "negretti" o abusi dei luoghi comuni sulle tribù indiane, che all'epoca erano normali. Comunque se queste sono le uniche cose a risentire di 125 anni di vita, complimenti vivissimi!
Comunque devo dire di avere apprezzato enormemente anche la prima storia, Peter Pan nei giardini di Kensington. Che in realtà è parte di un altro libro, L'uccellino bianco, dove per la prima volta aveva fatto la sua comparsa il personaggio di Peter Pan. Un Peter Pan allora molto diverso, sempre conosciuto da tutti i bambini, ma che dopo essere fuggito a una settimana di vita dalla sua casa, era rimasto a vivere nei giardini di Kensington, tra uccelli che in realtà sono bambini in divenire, uccelli che sono bambini morti, fate che si nascondono agli umani e bambini che accettano lo straordinario come fosse normale.
Ciò che mi ha sorpreso particolarmente, della prima storia, è lo stile di Barrie. Uno stile semplice, divertente, ironico. Mi ha ricordato un poco lo stile del nostro Gianni Rodari.
E' stato un piacere leggere questo libro, sopratutto avendo temuto di rimanerne deluso!
La prima cosa che mi viene in mente di scrivere, per parlare di "Peter pan" è "tristezza". La storia di Peter Pan, fin da quando ho potuto capirla veramente, e non solo divertirmi col cartone animato, mi ha sempre lasciata con l'amaro in bocca, come nessun'altra favola o libro per bambini ha mai fatto. La cosa strana è che non so bene a cosa attribuirla, o meglio, ci sono due motivi di tristezza, miscelati insieme e inscindibili: Wendy che continua a crescere e Peter che continua a rimanere un bambino. Così non so mai bene se sono triste perchè Wendy non può per sempre restare, come fa Peter, in quel limbo di giovinezza spensierata in cui i problemi, le avventure e le persone vivono il tempo di un giorno e si perdono in una vita sempre giovane e che quindi non ha memoria; oppure sono triste perchè Peter non può crescere e vive in fondo una vita triste in cui, in cui il tempo scorre senza lasciare traccia alcuna, non solo nel corpo, ma anche nella memoria. Dimenticarsi di ogni avventura vissuta, di ogni persona conosciuta, di ogni cosa brutta, ma anche di ogni cosa bella, vivere senza un ieri e di conseguenza senza un domani, inconsciamente, sempre fermi in un punto e non camminando lungo una strada. Quando la figlia di Wendy chiede alla madre «Perché ora non riesci più a volare, mamma?», lei risponde: «Perché sono cresciuta, tesoro mio. Quando le persone crescono, dimenticano come si vola». «Perché?» «Perché non sono più felici, innocenti, spensierate e senza cuore. Solo coloro che sono felici, innocenti e senza cuore riescono a volare»
Per volare bisogna essere senza cuore dunque. Per lasciare gli affetti, come fanno i bambini della storia, e vivere una vita come quella di Peter, senza alcun legame, bisogna non avere un cuore. Chiunque lo abbia ha anche una sorta di catena che lo tiene legato a terra e i bambini sono senza cuore. Non perchè cattivi, ma perchè dimenticano in fretta. In poco tempo i bambini del romanzo, rapiti da mille avventure e da nuovi affetti, dimenticano perfino i propri genitori, persi nell'isola che non rappresenta altro che la loro fantasia. Solo wendy che è già più cresciuta degli altri e che ha cominciato a giocare a fare la mamma (sostituendo alle bambole i bambini sperduti e i suoi fratelli) mantiene un legame con la realtà che sarà poi fondamentale a far ricodare a tutti gli altri che avevano degli affetti, persone che li amavano, una mamma che li aspetta con la finestra aperta sperando nel loro ritorno. Fa ricordare loro che un cuore ce l'hanno e hanno dei legami che li riporteranno a terra, a casa.
Tutto ciò scaturisce da un libro per bambini. Un libro scritto con la maestria di chi i bambini li conosce davvero e scrive ponendosi dal loro punto di vista, rispondendo alle domande che loro farebbero, ancor prima che le pongano e al contempo fa riflettere i grandi, un pò facendoli tornare bambini, un pò mettendoli in guardia sui pericoli che comporta il non voler crescere.
"Nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo."
Delicato, allegro, spiritoso, bizzarro. Un libro per tutti i bambini e per gli adulti che sono rimasti bambini. E ancora per gli adulti che vorrebbero tornare bambini, ma non ricordano la strada per l'Isolachenoncè.
L'intervista immaginaria delle prime pagine, che funge d'introduzione, è a dir poco esilarante. "Chi è Peter Pan? Bé, suppongo colui che ha scoperto la sindrome. Un po' come Alzheimer, o Parkinson, o no?" Oh, questo lascia adito a quesiti esistenziali!
Già, chi è Peter Pan? Credo che Peter Pan sia un po' in tutti noi. Credo che questo personaggio sia un po' la personificazione di sentimenti e comportamenti adulti che ancora conservano un'eco un po' infantile, la messa in atto di tutti gli istinti che se seguiti spingerebbero gli adulti a sguazzare in una pozzanghera, o fare i capricci all'ora di pranzo, litigare con i figli rivendicando il possesso dei giocattoli. E ancora, cos'è una mamma? Esiste l'Isolachenoncè, ed è davvero così facile raggiungerla? E le fate? Oh, le fate! Un bambino che ha letto questo libro direbbe: "Veramente ne muore una per ogni bambino che perde la fede? Mamma, mamma, dillo anche tu che le fate esistono! Mi porti in giardino a vederle, mamma? Se non mi ci porti ci vado da solo! No, no, io non smetterò mai di crederci!" E fu così che poi il bambino divenne adulto. Quando poi da adulto rileggerà questo libro (se lo farà) dirà: "E pensare che da piccolo credevo a queste dolcissime illusioni! Come sarebbe bello tornare un po' bambino, come rimpiango quei tempi andati. Sai che faccio, invece? Stacco un po' e vado ai giardini a prendermi un gelato. Un po' d'aria fresca non fa male!." Non lo ammetterebbe mai con se stesso, ma ci va per vedere le fate. Ed è così che l'adulto tornerà bambino. Anche se solo per dieci minuti.
Finalmente riesco a leggere la storia originale di Peter Pan, il bambino che non voleva diventare adulto. E chi di noi non è un po' Peter Pan? Penso tutto gli adulti lo nascondono ma chi non desidererebbe tornare bambino e fantasticare mille avventure? Chi non vorrebbe volare? Chi non vorrebbe lottare con i pirati? Un libro che esplora i nostri desideri più nascosti e dove l'autore in fondo ci dice chiaramente che tutti noi vogliamo tornare bambini, anzi, in realtà lo siamo sempre (anche da adulti) solo che ci vergogniamo ad ammetterlo.
Decidí volver a Peter Pan después de haber visto esa película horrenda en que los niños perdidos cantan una canción de Nirvana, así de molesta salí del cine aquella vez. Qué bueno que volví al libro, esta vez desde mi Kindle. Esta historia no se me termina nunca. Todo en ella me gusta: la narrativa, los personajes (¡los personajes!), las líneas que pueden parecer absurdas pero que tienen todo el sentido, a cualquier edad, el talento para hacer que la maldad cause risa y ternura sin que deje de ser maldad y, como siempre, ese final que no puedo entender sino como poético y desesperanzado. Qué emoción.
"Nel momento in cui dubiti di poter volare,perdi per sempre la facoltà di farlo. Il motivo per cui gli uccelli,a differenza degli esseri umani,sono in grado di volare,risiede nella loro fede incrollabile,perchè avere fede vuol dire avere le ali..."
Chi non conosce la storia di Peter Pan? Il bambino che non voleva crescere,che desiderava avere un'infanzia infinita per continuare a giocare e a divertirsi senza mai diventare adulto. Il libro di Barrie è diviso in due parti: I giardini di Kensigton,in cui l'autore racconta della nascita di Peter e della sua fuga ai Giardini,dove incontrerà tante creature fantastiche; la seconda parte,Peter & Wendy,racconta la storia che tutti noi conosciamo,pur con parecchie differenze rispetto alla trasposizione che la Disney ne fece. Quella di Barrie è una vera favola,un'inno all'infanzia,alla giovinezza,alla voglia di restare per sempre bambini! Il primo racconto in cui ci viene narrata la fuga di Peter dalla sua famiglia,l'arrivo e la lunga permanenza ai giardini e poi la vera trasformazione in Peter Pan è forse meno interessante del secondo racconto,ma necessario a permetterci di comprendere la genesi di questo personaggio e i motivi che stanno alla base di alcuni suoi atteggiamenti. Nel secondo racconto invece,per somme linee,leggiamo dell'incontro di Peter con i fratelli Darling: Wendy,John e Michael. Peter era solito fermarsi sotto il davanzale della cameretta dei tre fratelli per ascoltare le favole che Mrs Darling raccontava ai suoi bambini. Una sera,alla ricerca della sua ombra,conosce Wendy e la porta,insieme ai suoi fratellini,sull'Isolachenonc'è, tra fate dispettose,pericolosi pirati e pellerossa belligeranti... Non mi soffermerò certo sui dettagli della storia,che per sommi capi tutti conoscono,ma piuttosto sul romanzo in sè,che pur facendo parte della letteratura per bambini,è in realtà un romanzo di formazione ricco di spunti di riflessione interessanti. A tutti noi è capitato da bambini di dire che non volevamo crescere,oppure,già adulti,di pensare a quanto sarebbe bello poter tornare indietro nel tempo! Perchè l'infanzia è il periodo della vita in cui non ci sono problemi,la spensieratezza regna sovrana e si passa la maggior parte del tempo a divertirsi. Peter incarna proprio questo ideale,ideale che si scontra poi con la dura realtà,quella realtà in cui i bambini devono crescere,devono diventare adulti e prendersi le prorpio responsabilità. E' quello che succede a Wendy,che diventa adulta e poi sogna di poter volare ancora una volta all'Isolachenonc'è per poter rivedere il suo Peter,ma non può più volare,perchè non è più una bambina. Un fantasioso e originale romanzo di formazione che ogni lettore dovrebbe avere nella propria libreria!
Il libro si compone di due opere:Peter Pan nei Giardini di Kensington e Peter e Wendy. Nella prima parte troviamo un neonato Peter che fugge dalla finestra della mamma volando e dopo varie peripezie si ritrova nei giardini di Kensington insieme alle fate che lo abitano di notte, quando ormai tutti i bimbi sono tornati a casa dalle loro famiglie. Peter è un bimbo perduto, la sua mamma si è fatta una ragione della sua sparizione, tanto che in Peter e Wendy affermerà di non avere madre. Peter cresce allevato come se fosse una creatura alata, tra animali e esseri magici e nei giardini incontra la piccola Maimie, della quale si innamora. Peter cresce senza rendersene conto, cerca continuamente il contatto coi bambini, vive lontano dai suoi affetti e in un'altra sua avventura conosce la famiglia Darling, si lascia affascinare da Wendy e convince lei e i suoi fratelli a seguirla all'"isolachenocè". Peter è un bambino non cresciuto, ma usa le astuzie di un adulto per irretire i bambini, li affascina con promesse e con la sua personalità, ignorando completamente la necessità dei bambini di stare con la loro famiglia, dimostrando di frequente una forte dose di egoismo. Spesso si usa definire l'uomo mai cresciuto, incapace di assumersi delle responsabilità, incosciente, spensierato e poco maturo, proprio come affetto dalla "sindrome di Peter Pan". Alcuni, anche sulla base di dicerie dell'epoca hanno ritenuto che l'autore si fosse reso protagonista di episodi di pedofilia, medesima accusa rivolta anche all'autore di "Alice nel paese delle meraviglie" sul cui conto è stato scritto un romanzo molto bello Sono stata Alice. Penso che questo sia il libro per ragazzi più adatto agli adulti, proprio per le implicazioni contenute nel sottotesto e pertanto è stato un piacere affrontarne la lettura alla mia veneranda età. Naturalmente l'aspetto avventuroso prevale nel lettore più giovane, ma molte tematiche possono essere colte e approfondite anche da chi ha superato ampiamente i 10 anni.
Credere di farlo è quasi bello quanto farlo davvero.
Dunque. Non posso dire che non mi sia piaciuto, anche se mi sono ritrovata a leggere una storia abbastanza diversa dalle trasposizioni cinematografiche (in primis quella Disney) che siamo abituati a conoscere. Basti pensare al protagonista Peter che alle volte è arrogante, presuntuoso e insopportabile o agli episodi di violenza durante le varie avventure e battaglie con i pirati, che vengono descritti con una naturalezza non da poco. Ma a parte questi piccoli dettagli devo dire che il libro è molto più complesso di quanto sembri e credo di non averlo compreso del tutto... d'altronde Barrie era un autore molto fuori dal comune ed è difficile entrare nelle sue metafore; infatti durante la lettura c'ho messo parecchio ad ingranare, ma poi mi sono fatta trascinare dall'atmosfera magica e fantastica, quasi come se fosse un sogno, che Barrie ha saputo creare con uno stile scorrevole, raffinato e delicato ^^ E' una storia che, oltre ad essere improntata sull'eterno conflitto tra la spensieratezza e la vivacità dell'infanzia e la serietà e le responsabilità del mondo adulto, sottolinea anche la non innocenza dei bambini che, senza capirlo o saperlo, sanno essere spietati nei loro giochi. Per questo, e per il fatto che inevitabilmente si deve crescere, ho provato una sorta di malinconia e inquietudine... e in generale perchè il libro è connotato da sfumature cupe e tristi. Insomma, tutti soffriamo della Sindrome di Peter Pan, tutti vorremmo tornare ad essere spensierati bambini che giocavano, guardavano bei cartoni animati e si divertivano con poco e sento una così grande NOSTALGIA per non poter tornare indietro e riavere quelle caratteristiche proprie dei bambini quali immaginazione, creatività, fantasia, esuberanza per ogni piccola novità o sorpresa che purtroppo, crescendo, un pò si perdono, che quasi mi si stringe il cuore! Di conseguenza Peter Pan mi ha fatto ripensare alla mia infanzia (s)perduta e di questo lo ringrazio, però seppur il libro sia piacevole e faccia riflettere, non rientra tra i miei preferiti. Sono comunque contenta di averlo letto perchè non poteva mancarmi un libro per ragazzi (e non solo) del genere, però ammetto che le mie 4 stelle vanno più al fatto che sono affezionata ai film che alla versione scritta.
Il tomo edito Newton Compton contiene due romanzi: il primo è "Peter Pan nei giardini di Kensigton" ed il secondo è "Peter e Wendy". Il primo racconta la genesi di Peter ed introduce al suo mondo, mentre il secondo...beh, abbiamo davvero bisogno di dirlo?? Credo che sia assolutamente superfluo soffermarci sulla trama di questa fiaba, essa è diventata parte della cultura popolare, soprattutto grazie alle innumerevoli trasposizioni cinematografiche avvenute nei decenni. La sua fama è divenuta parte integrante della nostra tradizione orale ed arriva fino al campo della psicologia, si parla di sindrome di Peter Pan quando qualcuno si rifiuta ostinatamente di crescere. Ora, il libro. Comincerò col dire che il personaggio di Peter non è dipinto come nel cartone animato della Disney, egli è ambiguo. Irriverente, crudele, testardo ed a tratti egoista. Ciò non significa che non sia un personaggio estremamente interessante, anzi. Leggere questo libro a 34 anni ti da una chiave di lettura differente, si può e bisogna andare al di là della morale della fiaba che si evince chiaramente dal testo. Avendo letto, per mera curiosità, una breve biografia di J.M. Barrie mi sono subito reso conto dell'influenza che la vita dello scrittore scozzese ha avuto sul celebre Peter Pan. Barrie perse, quando aveva 6 anni, il suo fratello maggiore David, il quale, come Peter non è mai cresciuto. Il personaggio di Peter, per concludere è variegato quanto personale: egli è bianco o nero; è un bambino che si poggia ad una finestra londinese per ascoltare delle favole, ma allo stesso tempo uno spietato e crudele sterminatore di pirati; è ordine, leader di un gruppo di "ragazzini sperduti", e caos, vive in una dimensione personale in un eterno presente e dimentica tutto ciò che fa e dice. Sono convinto che a qualsiasi età lo si legga, si riuscirebbe a trarre delle conclusioni differenti, lo si può leggere con gli occhi innocenti di un bambino e "volare" all' "isola che non c'è", oppure con gli occhi critici di un adulto e vederci le similitudini con le esperienze che hanno segnato la vita controversa di quel genio, che indubbiamente è stato, James Matthew Barrie.
Momentami logika tu zawodziła xd, ale wiadomo to są opowiadania dla dzieci. Czasami też przeszkadzały mi stereotypy dotyczące kobiet i nie jestem pewna czy były intencjonalne, czy może za bardzo się doczytuje. Ale oprócz tego, same opowiadania były klimatyczne i pozwoliły mi jeszcze raz zagłębić się w świecie przygód Piotrusia Pana. Podoba mi się też motyw Piotrusia jako człowieka nie potrafiącego dorosnąć, miał przed sobą wybór i go dokonał. Wybrał wieczną młodość i dzieciństwo, myślę że nawet gdy chciał wtedy powrócić to na długo by to nie trwało w jego przypadku. I w tym wydaniu takie śliczne ilustracje, naprawdę ukłon dla osoby ilustrującej 🙇🏻♀️🛐🛐
Ammetto che ritornare a Londra grazie alle descrizioni di Barrie mi ha fatto impazzire perchè ho amato ogni angolo di quella città. Le avventure fantastiche già conosciute grazie al bellissimo film della Disney sono sempre bellissime da rivivere. L'unico neo è proprio Peter, un bambino presuntuoso e arrogante che pensa solo a se stesso. Da un lato lo comprendo perchè è tipico di tutti i bambini ma mi faceva indispettire talmente tanto che non riesco a dargli più di 3 stelline. Comunque da leggere perchè è uno dei primi fantasy della letteratura e ne vale la pena💛
“Peter e Wendy o Le avventure di Peter Pan, dipende dall’edizione che trovate, è forse una delle fiabe più famose al mondo. Da questa storia sono state tratte diverse rappresentazioni teatrali, cinematografiche e serie tv. Ma ahimè, questa non sarà una recensione positiva. . Tutti conosciamo bene o male le sue avventure, questa figura in un modo o nell’altro è sicuramente entrato nelle vostre case. Tutto inizia una notte. Una notte per le vie Londinesi, Peter Pan involontariamente perde la sua ombra a casa Darling e nel tentativo di riprenderla sveglierà Wendy. Wendy in quel momento ancora non sa che la sua vita sta per essere stravolta per sempre. Peter la osserva, percepisce immediatamente la sua bontà e dolcezza, e riesce a convincerla a seguirlo volando fino all’Isola che non c’è, insieme a loro andranno anche John e Michael, i fratellini di Wendy. Riesce a convincerli ammaliandoli con storie di sirene, fate e con la possibilità di volare. Chi è che non ha sognato almeno una volta nella vita di volare? Tutti i bambini perduti dell’isola compreso Peter, sono alla ricerca disperata di una madre. Una madre che li accudisca e dia loro affetto. Che si prenda cura di loro per qualsiasi cosa. Tra avventure e disavventure, i primi pericoli inizieranno ad arrivare con la comparsa dei pirati, capitanati dal terribile e crudele Capitano Uncino, a detta di Peter Pan. Perché tra i due ci sono già dei vecchi trascorsi e Uncino vuole vendetta. Vendetta per la mano perduta per colpa di Peter Pan. Tra un colpo e l’altro, di mezzo ci andranno anche i bambini perduti e la ciurma di Uncino. Come finiranno le vicende tra Peter, i bambini perduti e il Capitano Uncino? Come finiranno le avventure di Wendy, John e Michael? Riusciranno a ritornare a casa? E i Bambini perduti, cosa sceglieranno?
Stile e trama.
Purtroppo fin dalle primissime righe ho trovato la lettura estremamente lenta, pesante e noiosa. Proseguendo ho sperato che cambiasse il tono dello stile, e invece così non è stato. Si comprende fin da subito che la storia di Peter Pan tocca diverse generazioni e che lui è da diversi decenni un bambino. Un bambino che non vuole crescere e che ha paura alla sola idea di diventare adulto. Poteva essere interessante come premessa, peccato che personalmente ho mal sopportato proprio lui, Peter Pan stesso. Il che mi ha sorpreso, perché in una delle versioni cinematografiche che ho visto da bambina, mi era piaciuto. Ma qui, tra queste righe dove tutto è nato, l’ho trovato un bambino/adolescente egoista, manipolatore, saccente e prepotente. Sull’isola bisogna fare come dice lui e cerca in qualche modo di tenere sempre tutti sotto una campana quasi di timore del mondo esterno, per tenerli con se. Tutto cambia quando arriva Wendy e li aiuterà parecchio. Magari ho percepito male io le cose, ma le mie sensazione sono queste. Non sono riuscita a provare niente per la storia, nessuna emozione, nessun senso di avventura incredibile da desiderare di conoscere. Se non fastidio verso Peter Pan stesso. Il capitano Uncino viene presentato da Peter Pan come un crudele pirata, eppure è principalmente con lui che ce l’ha, non con tutti. Gli altri ci vanno di mezzo come conseguenza. Sicuramente Uncino/Hook non è un santo come personaggio, ma non è neanche così crudele come lo descrive Peter Pan, nei confronti di Wendy ha un atteggiamento diverso per esempio. Ma in generale, è con Peter Pan che ha un problema, non con gli altri. Quando compie certe azioni, lo fa per arrivare a lui.
Il personaggio di Peter Pan. (Possibili spoiler!).
Personalmente si è presentato male ai miei occhi. L’ho trovato fin da subito abbastanza odioso e ammaliatore in modo negativo. Proseguendo con la storia, l’ho percepito come un personaggio molto egoista e che è disposto a chiudere e terrorizzare quasi, i bambini perduti dell’isola per non restare solo. Non li sprona mai a migliorarsi o ad essere se stessi e tranquilli. Ma si sentono quasi chiusi in sua presenza. Hanno quasi paura di lui. Peter Pan non vuole che nessuno lasci l’isola, li obbliga a stare li e a fare quello che dice lui. Continuando a ripetere fino alla nausea che diventare grandi e crescere è orribile. Che è meglio restare piccoli e giocare tutto il tempo. Io non lo ritengo un bambino, perché fisicamente sicuramente lo è. Ma di testa ha avuto decenni per crescere e capire molte cose, perché ha un atteggiamento talmente manipolatore, calcolatore ed egoista, che non ragiona come un bambino secondo me. Lui ha paura di diventare adulto e di conseguenza sembra desiderare che tutti abbiano la stessa paura. Si comprende chiaramente che ha avuto un’infanzia per niente facile o felice, ma anche Uncino/Hook se per questo. Eppure, Peter Pan presenta lui come crudele. Ma Uncino non obbliga nessuno a seguirlo o a fare le cose, a differenza sua (Peter), che obbliga gli altri a seguirlo e prova in tutti i modi di farsi seguire. Quindi mi sono domandata, chi è davvero il cattivo? Proseguendo con la lettura ho compreso perché nel corso del tempo la figura del Capitano Uncino/Captain Hook, è sempre stata amata in un certo senso e quasi mai odiata. Peter lo presenta come un villain, ma personalmente penso che Peter stesso lo sia. Come i suoi modi, con il suo comportamento non è di certo migliore di Uncino. . Non ho letto il prequel, (Peter Pan nei giardini di Kensington), perché sinceramente non ne ho letteralmente voglia. Ma facendo ricerche, ho capito perché in parte è diventato così, ma ho anche compreso che sia lui ad aver travisato alcune cose della sua infanzia. Ragionando da bambino e questo lo segnerà profondamente. Eppure, forse è ancora più orribile il suo comportamento involontario perché bambino. Perché non capendo, continuerà a far del male e a ferire gli altri senza rendersi conto delle sue azioni. E continuerà per l’eternità a fare sempre le solite scelte sbagliate, visto che si ostina a restare nell’isola che non c’è, evitando così di crescere.
In conclusione.
Non capirò mai tutto l’amore che in molti provano per questa figura. Peter Pan continua a cercare bambini da ammaliare e portare con se sull’isola. Continua a cercare una madre che li accudisca e non li abbandona, essendo perennemente convinto di essere stato abbandonato. Non comprendendo perché dopo un po’ di tempo, tutti i bambini e le bambine si stufino di passare il tempo a giocare e sentano il bisogno di ritornare dalle proprie famiglie e di crescere, com’è giusto che sia. Diventa quasi crudele lui, con molte frasi e comportamenti. Come nelle primissime pagine, che da subito dimostrazione di essere saccente, arrogante e menefreghista nei confronti degli altri, mentre sono in volo da giorni interi verso l’isola che non c’è. Comprendo perché nel corso dei decenni è nato un modo di dire conosciuto a tutti e per niente lusinghiero, quando si dice a qualcuno: “Quella persona è un eterno/a Peter Pan”. Che è differente da altri modi di dire, quando si indica il restare “bambini dentro” in modo positivo. E ripeto, capisco il fascino che ha avuto nei decenni la figura del pirata Uncino. In sostanza, Peter Pan racconta la sua versione, una versione che ho percepito come non completa e non molto veritiera. Per me, il cattivo è proprio lui. Per me non è proprio una figura positiva. L’isola che non c’è può essere un posto dove stare per qualche giorno, settimana, non per l’eternità. Crescere e maturare è importante e Peter Pan presenta l’età adulta troppo in modo negativo. Se non cresci, non puoi maturare e se non maturi puoi compiere azioni atroci e non comprenderle neanche. . Voto: 2/5. Finito il 30 ottobre 2021.
Curiosità!
Le figure di Peter Pan e Captain Hook, vengono rappresentate anche nella serie tv Once Upon a Time. Serie andata in onda dal 2011 al 2018. . Attenzione SPOILER!!! . C’era una volta/Once Upon A Time, serie televisiva andata in onda dal 2011 al 2018, di Edward Kitsis e Adam Horowitz. Una premessa prima di scendere nei dettagli. In una città chiamata Storybrooke nel Maine. sconosciuta al mondo e inesistente su qualsiasi carta. Sono intrappolati da un sortilegio malvagio, tutti i personaggi delle favole. Sortilegio lanciato dalla Regina Cattiva, matrigna di Biancaneve. Sono congelati nel tempo, non invecchiano e non ricordano la loro vita precedente. Non sanno chi sono, ne chi sono le persone intorno a loro. Tutto cambierà quando arriverà Emma Swan, una 28enne di Boston che forse potrebbe essere la chiave per salvare tutti. Ma chi è lei? Una serie che intreccia le vite di tutti questi personaggi. . In questa serie troviamo la figura del Captain Hook che viene presentato nella seconda stagione e oltre a scoprire il suo passato, pian piano matura, cambia e si rivela essere un personaggio estremamente buono. Infatti è diventato uno dei protagonisti e uno dei personaggi più amati di tutta la serie. Tra l’altro è proprio il mio personaggio maschile preferito della serie. La sua figura che presenta le caratteristiche di base originali, come gli altri personaggi, poi evolve e prende una sua strada che gli autori della serie gli hanno dato man mano. Mentre Peter Pan viene presentato proprio come cattivo, uno dei peggiori. Non vi dico come si intrecceranno queste due figure con gli altri per non farvi spoiler sulla serie tv. Ma questa è un’altra dimostrazione che in molti hanno percepito Peter Pan come una figura negativa, secondo me."
Piacevole lettura, scorrevole pur essendo un classico, che mi riporta a quand'ero bambina e adoravo tutto ciò che aveva a che fare con Peter Pan. Questo prima di leggerne il libro. Conosco a memoria le trasposizioni della Disney, che ammiro tutt'ora forse anche più del libro, ma il Peter Pan del film e molto lungi dal poter essere paragonato al Peter Pan della storia originale. Barrie ci mostra una strana forma di ingenuità, un'ingenuitá piuttosto rude, utopica talvolta, che spinge i bambini ad uccidere senza pensarci due volte, più per divertimento che per leggittima difesa. Nel libro Peter è molto più arrogante, presuntuoso, bramoso di esercitare il suo potere su tutto e tutti, come quando salva Giglio Tigrato e anche i pellerossa si prostrano a suoi piedi; ciò accresce il suo ego tanto da credersi il più temibile. D'altro canto questo lo si può comprendere dal fatto che Peter non conoscesse altro modo di comportarsi, non ha avuto un mentore che lo guidasse, ha sempre vissuto secondo le sue regole e proprio per questo non è possibile biasimarlo. Nonostante il particolare caratterino di Peter, è comunque stata una lettura che andava fatta e che rappresentava una mia grande lacuna. Adesso mi sono anch'io fatta una mia idea e posso confermare, come ho già detto, che rimarrò legata ai miei cari film della Disney che, nonostante la loro fallace riproduzione del personaggio, rimangono parte integrante della mia infanzia. Ci sono anche altri film tratti dal libro che ho sempre amato come quello diretto da P. J. Hogan, con il bellissimo Jeremy Sumpter. Tra l'altro ne è recentemente uscito un altro, Pan - Viaggio nell'isola che non c'è, diretto da Joe Wright, con attori come Cara Delevingne, Amanda Seyfried, Garrett Hedlund e Hugh Jackman. Non vedo l'ora di poterlo vedere!
I have always been a fan of the Adventures of Peter Pan, but only knew the Disney adaption and the japanese anime "Peter Pan no bouken". Having read the original book, I finally have an idea what the stories are based on, and I have to say, it's not bad, but I also expected something more.
The story is the classic; Peter Pan is the boy who believed he could fly, so he flew. First he lives fantastic adventures in Kensington Garden, before returning home. Then he flies out at night and convinces the children of Mr. and Mrs. Darling to fly to Neverland with him and lives there many adventures, including fighting with the "Indians" and their chief's daughter Tiger Lily against the pirates captained by Captain James Hook. When he falls in love with Wendy, the mermaids rival her, and the pirates capture her. But thankfully Peter and the Lost Children rescue her (with the aid of the ticking crocodile) and live many other adventures together. At some point, though, Wendy and her brothers John and Michael want to return home, so Peter returns them home and spends many years away from them until one day he meets Wendy's daughter and takes her to Neverland instead....
The stories are lovely and loosely connected. I wasn't completely convinced by the writing style of the translation, but no idea if this is an issue in the original works. The Italian anthology contains all of J. M. Berries stories and I loved having them all in one place. They are a bitter-sweet collection of fantastic adventures every kid wishes they could live... Just lovely.
Iniziamo con alcuni chiarimenti sull’edizione Newton. Il libro, sotto il titolo Le avventure di Peter Pan, raccoglie in realtà due romanzi: Peter Pan nei giardini di Kensington e Peter e Wendy (ovvero, la storia che comunemente conosciamo con il titolo generico di Peter Pan). Passiamo alla traduzione, è davvero scarsa. Basta confrontare una qualsiasi pagina con l’originale inglese per rendersene conto: la struttura della frase raramente viene rispettata. Non è una novità, la Newton non si è mai distinta per la cura dei suoi testi. (Ricordo agli interessati che i romanzi originali sono disponibili gratuitamente in formato eBook sul sito Project Gutenberg qui e qui). Detto questo, veniamo al libro di Barrie in sé. Mah, che dire? Per me tentenna tra attimi di poesia e seghe mentali di uno scrittore dell’epoca Vittoriana. Sì, mi è piaciuto, ma a tratti è troppo astratto, e mi ha anche annoiato. Presumo che per gli appassionati di psicologia sia una manna, personalmente preferisco cose più concrete.
This book is hilarious! Really fun to read to kids. And so very sweet at the end in its observations about growing up and out of imaginations, I totally choked up during the last chapter which was very embarrassing as my children were most definitely NOT crying.
(*You may have to censor one or two of the scenes with Tinkerbell - she has a problem with the swears :) )
(*also, I should maybe clarify, this book while very tender in parts, does show children in kind of their natural, wild, sometimes selfish and un-sweet state, which allows for some interesting thoughts/potential discussions about how we have to do some work in order to grow up into moral and kind people who don't try to actually kill pirates or red-skins. Or use that word. :) J.M. Barrie does not sugar-coat the activities of Peter and the Lost Boys in Neverland)
"Le avventure di Peter Pan" è una tappa obbligata della letteratura per bambini che, nonostante la mia scarsa attrazione verso i romanzi d'avventura, ho voluto percorrere. E devo dire che è stato un piacere! Un libro davvero spassoso e avvincente, che rispolvera la nostra infanzia e riesuma il Peter Pan che c'è in tutti noi, quella parte ancora bambina che talvolta dovrebbe essere richiamata a smuovere la nostra eccessiva rigidità.
Leggete questo libro solo se avete ancora il cuore ed il coraggio di un bambino... Non il coraggio di Peter perché questa sarebbe una richiesta impossibile. Nessuno è come Peter.
Tutti quanti noi siamo cresciuti conoscendo la storia di Peter Pan: chi, infatti, non ha visto almeno una volta il cartone animato Disney, oppure tutti i movies? Ebbene come sempre leggere il romanzo scritto dal pugno del geniale Barrie, permette di riflettere sul personaggio protagonista della storia. Al di là del mito di restare sempre bambini, il personaggio Peter Pan è un continuo dualismo di concetti in antitesi tra loro: è un bambino (ha ancora i denti da latte: "le piccole perle"), ma in realtà è un adulto (combatte con i suoi nemici come da pari!); è dolce e gentile, ma è anche macabro e cattivo (soprattutto quando nel finale vuole chiudere la finestra della camera dei piccoli Darling affinché capiscano che la madre li ha dimenticati e tornino così sull'Isolachenoncè con lui!). E' lo stesso "bambino" che afferma che "morire sarà una grande avventura!": c'è qualcosa di più oscuro di questa affermazione? Ciò che mi ha colpito maggiormente è leggere che in realtà Peter Pan e tutti i bambini, sono senza cuore: senza sentimento e affezione, egoismo puro. Credo fermamente che se lo avessi letto, la mia testa di bambina sarebbe rimasta affascinata dalle mitiche avventure: le lotte con i pirati, i giochi con le sirene, gli accordi con gli indiani pellerossa e gli scherzi con i bimbi sperduti. Anche adesso la mia mente di adulta resta affascinata, ma si insinua il pensiero di un Peter Pan al di là del mito e della leggenda. Se riuscissi a tornare indietro nel tempo, lo leggerei 2 volte: una da bambina e l'altra adesso, per riuscire a capire la differenza tra le due impressioni. Credo di aver detto tutto. Quindi leggetelo e fatelo leggere anche ai bambini!
Questo viene spacciato come libro per bambini, forse perchè la maggior parte conosce solo la versione zuccherosa ed edulcorata di Disney. L'originale è più inquietante di Lolita (letto in contemporanea), e la rappresentazione di un mondo di bambini senza genitori, insidiati da indiani e pirati, beh, sembra una metafora abbastanza scoperta!
Peter Pan riesce a portarsi via Wendy e fratelli con la promessa di avventure e solo il rimorso di Wendy determinano il loro (assolutamente non gioioso) ritorno. Quella sull'Isolachenonc'è è una parentesi per nulla innocente (uccidono, vanno a letto tardi, non hanno orari) proprio perché lontano dai genitori. Il tentativo finale di spacciare Capitan Uncino per un bambino infelice, martoriato dalle buone maniere sa un po' troppo di convenzionale, di tentativo di dargli uno spessore di simpatia. Ne avrebbe più bisogno Peter Pan, che a me, francamente non è mai stato tanto simpatico. Un egoista egocentrico che sacrifica tutti quelli che gli vogliono bene, da Trilli a Wendy alla piccola indiana.
I actually listened to this as an audio book. The key to a good audio book is the narration. I am pleased to report that the version I found on youtube, which came with the text on the screen, had a terrific, albeit unnamed, reader.
As to the novel, there is some parts taken by Disney for their animated version but much that wasn't. I found it a delight to read (well, in my case listen) but be warned. For anyone who may wish their children to read themselves, or to read it to them, it does contain a lot of "difficult" words with which a younger reader may not be familiar. On the positive side that could be used to improve their vocabulary. Also, it is a lot more violent than the animated feature. And the end? Well, there is a touch more melancholia here than in the film.
Che dire...una piacevole scoperta. La storia bene o male la si conosce, ma leggere l'originale, non edulcorata dalla Disney, è sempre un'esperienza! Il primo racconto è meno conosciuto (e nella gran parte delle edizioni di Peter Pan è assente), mentre il secondo è quello più noto, con Wendy, l'isolachenonc'è e compagnia bella. Tenero, triste, divertente, a volte quasi cruento, questo libro è tante cose, è un'esplosione di fantasia e la voglia di non crescere mai.
è molto interessante la psicologia dei personaggi e il concetto. Leggermente delusa dal finale. Non riesco ancora a digerire il fatto che Disney abbia trasformato questo libro in un qualcosa per bambini.
Una favola d'altri tempi, apparentemente datata nel modello sociale e familiare proposto, ma spietatamente centrale nella rappresentazione metaforica dell'angoscia contemporanea.
'Il motivo per cui gli uccelli, a differenza degli esseri umani, sono in grado di volare, risiede nella loro fede incrollabile, perché avere fede vuol dire avere le ali.'