“La mancanza non toglie, è presenza. Lì dove tu non ci sei più, io continuo a sentirti.”
Dalle tradizioni sciamaniche impariamo che un’anima può prendere in prestito qualsiasi forma della natura – un merlo, una pianta, il vento – anche solo per un istante, giusto il tempo di un saluto di passaggio. Nel mezzo di una passeggiata nel giardino di casa, all’alba dei suoi trent’anni, un ragazzo percepisce la presenza della madre. È l’occasione per sentirsi, ancora una volta, figlio. Nasce così un dialogo mai esistito prima, un’intimità rimandata dalla vita e interrotta dalla morte. Parole mai dette, domande rimaste sospese, affetti sfiorati e non vissuti, insegnamenti ancestrali e viaggi che li avevano separati. Ora tutto torna alla luce, con lentezza e verità. Il monologo interiore del ragazzo si trasforma, pagina dopo pagina, in un dialogo silenzioso ma colmo di senso. Lui parla, lei risponde nel modo in cui solo un’anima può attraverso il paesaggio. Lo spirito della madre lo guida in un’indagine di ricapitolazione sull’infanzia, sull’amore, sulla perdita, sulle ambizioni e sulla possibilità di guarire il passato.
Sempre scortato dalla sua prosa poetica, in questo libro Gio Evan si confronta con la scomparsa della madre, cercando un senso alla sua assenza e intrecciando il dolore all’educazione spirituale ricevuta dal suo maestro. Una storia intima, sospesa tra realtà e sogno, che racconta come anche una sola mattina possa bastare per riprendersi tutto l’amore mancato. Una mattina in cui, come un’assenza vivissima, la propria madre aiuta a ricordare se stessi.
Gio Evan è un artista poliedrico che si dedica alla poesia e alla musica, alla performance e alla street art. Dopo aver pubblicato con Fabbri Editori le raccolte di poesie Capita a volte che ti penso sempre e Ormai tra noi è tutto infinito, nel 2018 esordisce nel mondo della musica con l’album Biglietto di solo ritorno. Nel 2019 escono il suo romanzo Cento cuori dentro e un nuovo disco, Natura molta. Con i suoi concerti e spettacoli teatrali si esibisce in tutta Italia e all’estero.
« Inesistere. La nostra lingua affianca a questo verbo l'aggettivo difettivo. Sei verbo difettivo quando non possiedi tutte le forme di coniugazione. Quando manchi di alcuni modi, tempi e persone. Io manco di molti modi, di troppi tempi e ora anche di persone. Tu eri il contrario, avevi i modi. Avevi i modi nella voce, non hai urlato mai, credevi così tanto nei bisbigli che il sottovoce è stato la tua lingua madre. Nessuno ha mai sentito la tua voce vera, nemmeno quando piangevi per la malattia. Avevi tempi giusti, anticipavi sempre di un minuto la tragedia. Perfino la morte hai anticipato, non sei passata per la vecchiaia, hai saltato un turno di vita. Sei morta senza collaudare la vecchiaia. Hai mancato la pensione, ti sei persa l'anno del riposo. Ho dovuto lavorare tanto dentro me per non vedere tutto questo come un'ingiustizia. Avevi anche le persone. Ti davi a tutti ma nessuno poteva afferrarti, sapevi prestarti senza perderti. Chi ti conosceva si innamorava perché tutti si innamorano delle persone che non possono avere. Tu non sei un verbo difettivo.»
3,5 ⭐️ Gio Evan in questo libro si apre, si apre eccome. Mentre passeggia nel giardino di casa sente una presenza che attribuisce subito alla madre appena scomparsa. Da qua nasce un monologo interiore nel quale Gio racconta la sua infanzia ma anche il percorso che l’ha portato a vivere lontano da casa e seguendo la strada del ricercatore spirituale. Lui fin dall’inizio ci dice che la storia del suo libro ce la scegliamo noi: possiamo credere che sia stato un vero incontro o un inganno emotivo. Quindi può essere un romanzo oppure un saggio spirituale. Io la mia la so ma non ve la dico, nel complesso un buon libro.
Un libro mondo per esorcizzare la morte della madre dell’autore. Spirituale, un manuale di sopravvivenza interiore contro le bufere della vita. Un prontuario per ricordarsi che si può essere felici anche se siamo abitati dal dolore