Quando è nata la bioetica? È difficile dare una risposta univoca a questa domanda, perché gli eventi che ne sono all’origine sono molteplici e vanno dal Processo di Norimberga all’affermazione di nuovi valori etici avvenuta negli anni ’60, fino alla deflagrazione, sul piano culturale, sociale e giuridico – nel decennio successivo – di questioni come l’aborto, la procreazione assistita, la contraccezione e l’eutanasia. Di certo c’è che la seconda metà del XX secolo, con il carico di aberrazioni morali ereditato dai due conflitti mondiali e dalle ideologie naziste e comuniste, ha generato una sensibilità nuova fra gli intellettuali e gli scienziati intorno al tema della vita e del suo rapporto con la scienza, la tecnica e l’economia. Il libro di Fabrizio Turoldo muove proprio da qui, dalla centralità di questa disciplina nel più ampio disegno della conoscenza contemporanea, prendendo in esame alcuni dei casi più eclatanti e noti (Welby, Englaro, Schiavo, fino alla vicenda Stamina) e affrontando le tante questioni a essi sottese – l’etica clinica, la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale, il corretto uso dei farmaci, la definizione di morte –, senza trascurare temi più generali quali la natura dell’embrione, la ricerca sulle cellule staminali, l’allocazione delle risorse in medicina, la globalizzazione della bioetica e la situazione nei paesi in via di sviluppo.
A very interesting essay, tackling both the principal philosophical dissertations around bioethics and a brief historical account of the events and the publications that made this strand so actual. Turoldo is able to underline the very originality of this branch of moral philosophy, viz. that it was born "from the bottom", as a form of intellectual protest out of the Universities and which shared enormous commonalities with the civil rights vindications.
Ottimo libro per ripercorrere la storia della bioetica, ho apprezzato che siano stati citati molti casi in relazione ai cavilli burocratici e in generale all influenza che la politica ha / ha avuto sulla bioetica, con la consecutiva strumentalizzazione che ne deriva. Piccola nota negativa, penso vengano citati fin troppi nomi a cui vengono dedicate poche righe che a me sono passate come "giusto per menzionarli". Riempiono la testa inutilmente.