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La peggior specie
Le Langhe, le colline di un Piemonte dal sapore arcaico che al tempo stesso sono una Disneyland del gusto e del lusso. Accanto alle cascine e ai piccoli borghi, dove si lavora soprattutto per i ricchi e i prodotti sono stati sostituiti da «esperienze», convivono i laboratori e i capannoni dell’industria alimentare. Tra questi c’è la RonCarni, uno dei più grandi allevamenti e mattatoi della regione. Una serie di video scioccanti girati nello stabilimento vengono diffusi da un programma televisivo molto popolare, la domenica pomeriggio, e diventano di dominio pubblico. Si vede la breve vita infelice degli animali, la brutalità della catena di montaggio che stordisce, sbeffeggia, tortura, per trasformare un mammifero in una bistecca. Un investigatore privato, uno specialista in questo genere di crisi, dovrà infiltrarsi tra gli operai e gli attivisti del posto per scoprire chi abbia divulgato illegalmente quelle immagini. È un’indagine difficile, piena di menzogne e omissioni, di incontri clandestini con informatori incappucciati e militanti dei movimenti ambientalisti. Ne emerge un disagio violento, un malcontento che divide e ferisce le persone, un dolore profondo che sembra accomunare tutti, chi prova a costruire un mondo diverso e quelli che se ne fregano, gli animali liberi e quelli destinati al macello.
Maurizio Torchio costruisce una narrazione politica e un’indagine morale, con una tensione e dei meccanismi non lontani dal thriller, dove non esistono i buoni e i cattivi: nessun personaggio è nelle condizioni di fare prediche, mentre il dominio dell’uomo sull’uomo si intreccia al dominio dell’uomo sugli altri animali. La peggior specie è un romanzo che vive di squarci visionari e circostanze iperrealistiche, segnato da una lingua spietata e raffinata. La civiltà del cibo e del vino e la lotta animalista, il paesaggio industriale e il vegetarianesimo: tra loro si spalanca una discesa agli inferi fatta di corpi e sangue, dove c’è solo una bestia dalla quale bisogna davvero difendersi.
Maurizio Torchio costruisce una narrazione politica e un’indagine morale, con una tensione e dei meccanismi non lontani dal thriller, dove non esistono i buoni e i cattivi: nessun personaggio è nelle condizioni di fare prediche, mentre il dominio dell’uomo sull’uomo si intreccia al dominio dell’uomo sugli altri animali. La peggior specie è un romanzo che vive di squarci visionari e circostanze iperrealistiche, segnato da una lingua spietata e raffinata. La civiltà del cibo e del vino e la lotta animalista, il paesaggio industriale e il vegetarianesimo: tra loro si spalanca una discesa agli inferi fatta di corpi e sangue, dove c’è solo una bestia dalla quale bisogna davvero difendersi.
312 pages
Published March 24, 2026
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Community Reviews
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
August 18, 2026
«Non ci sono modi giusti per fare una cosa sbagliata»
Qualcuno sostiene che le mie letture siano ad ampio spettro, dal mio punto di osservazione mi chiedo come abbia potuto mettere insieme oltre mille libri data la mia scarsa propensione a sperimentare. Più spesso di quanto mi sia reso conto, potrei aver messo in lettura libri (come in questo caso) ignorandone completamente i contenuti.
Diffido degli animalisti quanto degli astemi e dei negazionisti, diffido dei fanatici in genere, siano essi religiosi, sportivi o alcolisti.
Via il cappello, questo è un libro che parla di lotta contro lo sfruttamento degli animali, ma anche di fanatismo, narra di un’azienda di macellazione e lavorazione carni nelle Langhe, da cui è stato fatto trapelare un video che denuncia i maltrattamenti subiti dagli animali. La proprietà per tutelarsi ingaggia un detective incaricandolo di scoprire chi abbia fatto uscire il video. Il detective, d’accordo con il titolare, si camuffa da giornalista e si introduce nelle fila delle due associazioni di animalisti collocate davanti ai cancelli dell’azienda. Ora, se la trama del libro è iperreale e non sempre chiara, le constatazioni sugli allevamenti intensivi e sulla macellazione massiva degli animali fanno riflettere parecchio. Chi come me non si era mai fermato a pensare che un’industria di carni potesse assomigliare a una Treblinka, rimarrà sorpreso al punto da mettere in dubbio le proprie abitudini alimentari. Torchio ti costringe ad ascoltare in quei passaggi, non puoi far finta di niente, non puoi far finta che non ti riguardi. Aver messo la denuncia in un romanzo ha permesso che arrivasse a chi come me legge i romanzi e non i saggi, non gli approfondimenti sui giornali.
Tornando alla trama, l’aspetto che mi è sembrato più veritiero è stato il legame fra l’azienda e il territorio, fra il territorio e la conduzione familiare dell’azienda medesima.
Io non voglio passare alla storia, la nostra piccola storia di poche generazioni, come il Ronchi che ha mollato. Sarebbe... intollerabile»
Sono più avvezzo a considerazioni come questa che non a
Cos’è il vegetarianesimo?», cantilenando: «Il vegetarianesimo è un cancro per i diritti degli animali. I vegetariani non potranno mai essere nostri alleati...
Se leggi un libro, rifletti, ti soffermi su concetti che non sapevi neppure potessero interessarti, significa che quel libro ha fatto un buon lavoro su di te.
Qualcuno sostiene che le mie letture siano ad ampio spettro, dal mio punto di osservazione mi chiedo come abbia potuto mettere insieme oltre mille libri data la mia scarsa propensione a sperimentare. Più spesso di quanto mi sia reso conto, potrei aver messo in lettura libri (come in questo caso) ignorandone completamente i contenuti.
Diffido degli animalisti quanto degli astemi e dei negazionisti, diffido dei fanatici in genere, siano essi religiosi, sportivi o alcolisti.
Via il cappello, questo è un libro che parla di lotta contro lo sfruttamento degli animali, ma anche di fanatismo, narra di un’azienda di macellazione e lavorazione carni nelle Langhe, da cui è stato fatto trapelare un video che denuncia i maltrattamenti subiti dagli animali. La proprietà per tutelarsi ingaggia un detective incaricandolo di scoprire chi abbia fatto uscire il video. Il detective, d’accordo con il titolare, si camuffa da giornalista e si introduce nelle fila delle due associazioni di animalisti collocate davanti ai cancelli dell’azienda. Ora, se la trama del libro è iperreale e non sempre chiara, le constatazioni sugli allevamenti intensivi e sulla macellazione massiva degli animali fanno riflettere parecchio. Chi come me non si era mai fermato a pensare che un’industria di carni potesse assomigliare a una Treblinka, rimarrà sorpreso al punto da mettere in dubbio le proprie abitudini alimentari. Torchio ti costringe ad ascoltare in quei passaggi, non puoi far finta di niente, non puoi far finta che non ti riguardi. Aver messo la denuncia in un romanzo ha permesso che arrivasse a chi come me legge i romanzi e non i saggi, non gli approfondimenti sui giornali.
Tornando alla trama, l’aspetto che mi è sembrato più veritiero è stato il legame fra l’azienda e il territorio, fra il territorio e la conduzione familiare dell’azienda medesima.
Io non voglio passare alla storia, la nostra piccola storia di poche generazioni, come il Ronchi che ha mollato. Sarebbe... intollerabile»
Sono più avvezzo a considerazioni come questa che non a
Cos’è il vegetarianesimo?», cantilenando: «Il vegetarianesimo è un cancro per i diritti degli animali. I vegetariani non potranno mai essere nostri alleati...
Se leggi un libro, rifletti, ti soffermi su concetti che non sapevi neppure potessero interessarti, significa che quel libro ha fatto un buon lavoro su di te.
May 9, 2026
La Peggiore Specie è un romanzo che tiene insieme la letterarietà con la tematica civile, mantenendo anche una buona capacità di intrattenere.
Il tutto nonostante si affrontino temi piuttosto divisivi e complessi come l'antispecismo, l'attivismo e il ruolo degli allevamenti intensivi di bestiame.
Torchio mantiene la barra dritta e una lucidità invidiabile nelle riflessioni, mostrandoci come i buoni non sono facilmente individuabili, mentre su chi siano i cattivi non ci sono grossi dubbi.
Il tutto nonostante si affrontino temi piuttosto divisivi e complessi come l'antispecismo, l'attivismo e il ruolo degli allevamenti intensivi di bestiame.
Torchio mantiene la barra dritta e una lucidità invidiabile nelle riflessioni, mostrandoci come i buoni non sono facilmente individuabili, mentre su chi siano i cattivi non ci sono grossi dubbi.
July 7, 2026
Questo libro è stato molto pesante, ci ho messo davvero tanto ad entrare in sintonia con la scrittura e forse questa sintonia non è mai scattata in maniera vera e propria. L’argomento era interessante, e molti passaggi per chi come me è vegano o vegana non possono non risultare toccanti. È una narrazione ricca di punti di vista che non abbraccia solo il bianco o il nero, il giusto o lo sbagliato, però la scrittura è davvero un limite significativo per me, terribilmente pesante, quasi una colla che non ti lascia proseguire.
August 31, 2026
È interessante trovare un romanzo che affronti il tema dell'antispecismo e degli allevamenti intensivi, però non mi ha convinto al 100%: sembra un po' una via di mezzo tra un saggio e una storia romanzata (e la storia non è neanche così tanto convincente), non un gran ché. Quello che ho notato è che i personaggi non sono molto ben definiti, soprattutto il protagonista, non si ha molto un'idea di quello che sono e delle loro caratteristiche. Sono arrivata alla fine solo perché volevo vedere lo svolgimento della storia ma non mi ha appassionata.
September 7, 2026
C'è uno speciale equilibrio in questo libro, tra gli eventi che accadono ai personaggi e le tematiche civili che l'autore intende trattare. È sì un romanzo civile ma scritto benissimo, con uno stile personale e molto efficace. I lunghi dialoghi non stancano, anzi: potrebbero essere presi ad esempio in qualche scuola di scrittura.
July 29, 2026
"Sono riusciti a far passare l'idea che le proteine alternative siano il cibo più artificiale e iperprocessato che esista, e loro invece i difensori della genuinità. L'industria della carne, capisci? Sono stati bravi".
Pag. 151
Pag. 151
September 13, 2026
Davvero stupendo, ne avevamo bisogno in Italia! E ne vogliamo di più di libri che affrontino l’allevamento italiano!!
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