È una calda notte di luglio quando in via Egiziaca a Pizzofalcone un’automobile investe Francesco Cascetta e scompare. Nessuno ha visto niente, non ci sono telecamere che aiutino a capire cosa è successo. Un’anziana insonne ha sentito un tonfo, si è affacciata al balcone e ha notato il corpo, tutto qui. È un mistero anche il motivo per cui l’uomo – noto medico patologo – si trovasse in quella zona a un’ora tanto tarda. Ma è subito chiaro che a uccidere Cascetta non è stato un pirata della strada: qualcuno lo voleva morto. Scoprire il colpevole sarà compito dei Bastardi, la piú sgangherata e abile squadra di poliziotti della città. Le pressioni, al solito, non mancano. Se da un lato il loro lavoro è sempre sotto esame da parte dei superiori, dall’altro la loro vita privata non smette mai di complicarsi.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Figli adolescenti inquieti, come la figlia di Lojacono, figli ipotetici, come i figli che potrebbe avere Alex, figli che ahimè, rappresentano un peso, come il figlio di Ottavia, e così via. Ma anche figli imperfetti, come gli stessi Bastardi di Pizzofalcone: poliziotti emarginati, scartati da altri uffici, quasi figli indesiderati dell'istituzione. Questa è la tematica su cui fa perno l’ultimo romanzo di De Giovani dedicato alla serie dei Bastardi: i figli. Non solo i figli presenti nella storia, quanto la condizione universale dei personaggi: tutti sono figli di qualcuno, tutti ereditano ferite, aspettative e amore. L'indagine criminale diventa il pretesto per riflettere su ciò che riceviamo dai nostri genitori e su ciò che lasciamo a chi verrà dopo di noi. È pertanto uno dei titoli più simbolici dell'intera serie, perché il tema attraversa contemporaneamente la vittima, gli investigatori e perfino l'identità stessa dei Bastardi. Oltre a ciò, questo tema è anche la chiave di lettura dell'intero romanzo e dell’indagine investigativa, l’omicidio del medico Francesco Cascetta. Anche se, come sempre, il romanzo resta più intenso sul piano umano che su quello investigativo.
Sembrerebbe quasi che le cose stiano per cambiare strutturalmente al commissariato di Pizzofalcone e forse sarebbe anche un bene. Sempre piú il giallo sembra solo un contorno alla telenovela che é diventata la vita dei poliziotti, e sia chiaro che non mi sto lamentando, solo che c'é un limite alla quantità di dramma pro persona considerato che sono tipo 8 in totale. Comunque, sono sempre pronta a leggere anche il prossimo, quindi staremo a vedere.
Ho letto pareri discordanti su questo ultimo lavoro di De Giovanni e forse io sono troppo di parte. Mi piace la sua scrittura e la trama di fondo, che non è solo il giallo in sé ma un delinearsi delle problematiche di tutti i protagonisti. De Giovanni non ci propone un team investigativo asettico, ci propone persone con problemi quotidiani a volte gravi. Quindi, se la trama in sé non è ricca di suspence e colpi di scena, il libro piace lo stesso. A proposito: mi sono ritrovata a patteggiare per l'assassino. Voto: 8
Continua la soap dei Bastardi... Ops, la saga... Alle prese con la routine della vita quotidiana fra lavoro, relazioni sentimentali e non, preoccupazioni per le interazioni coi figli e un'indagine da risolvere a margine.
Un nuovo episodio nella serie dedicata ai "Bastardi di Pizzofalcone". Il vice commissario Pisanelli esce in gran parte di scena e l'attenzione si Focalizza maggiormente su Elsa Martini e sua figlia Vittoria. In realtà nessuna delle storie private che si snodano parallelamente alla misera indagine ha il sopravvento sulle altre o è focale nella narrazione. Il titolo del romanzo, "Figli" è in questo caso il focus ed il centro della narrazione ma tutte le divagazioni e le declinazioni personali del concetto non riescono ad essere nucleo del romanzo e non colmano le lacune dell'indagine assai misera in cui non vi è alcun approfondimento sui personaggi. Tanti massimi sistemi e poso approfondimento mi verrebbe da dire. Non lascia il segno e vive delle passate glorie della serie.
In questo nuovo episodio “Figli” della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, Maurizio de Giovanni esplora il tema della genitorialità in tutte le sue sfumature: desiderata, improvvisa, inquieta, dolorosa.
Mentre Napoli fa da sfondo vibrante e contraddittorio come sempre, i Bastardi si trovano a confrontarsi con i propri figli, reali, potenziali, perduti o ritrovati.
“I figli sanno cosí poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà mi chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso. Forse sarebbe cambiato col tempo, giusto? Forse, piú avanti, sarei stato io a domandare: che cosa posso fare per te? Forse sarebbe andata cosí.”
Maurizio De Giovanni scrive un noir intimo e corale, in cui l’indagine è solo un pretesto per raccontare ciò che più ci espone: essere figli, essere genitori, essere vulnerabili.
“Ah, i figli. Non li puoi scegliere, non li puoi orientare, non li puoi cambiare. I figli, come ti capitano, cosí te li devi tenere. Non ci puoi fare niente, coi figli. Proprio niente.”
Finalmente posso tornare a dare tre stelle ai Bastardi di Pizzofalcone! Nella più recente delle loro avventure, finalmente, non c’è il ricorso ormai abusato a chiedere udienza alla malavita organizzata; certo, a pagina 58 torna, sornione, il legame tra la vittima e il Questore, altra casualità che mi porta a credere che avere familiarità col Questore in oggetto sia quasi una sentenza di morte… il libro comunque è scorrevole e piacevole, si scrolla di dosso alcune soluzioni dei precedenti, tornando a far credere alle abilità della squadra investigativa, più che alla loro, fantasmagorica, abilità di ottenere informazioni da malavitosi vari!
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Bello come sempre! Mi piace seguire le vicende dei protagonisti, che cambiano e maturano (tranne Aragona!) e sono sopraffatti da preoccupazioni e pensieri, comuni a molti di noi. Mi è piaciuto molto anche il caso investigativo, assolutamente non scontato. Se devo trovare un difetto, forse troppo breve: avrei preferito scoprire qualcosa in più sulle storie dei nostri personaggi. 4.5 stelle.
È meravigliosa la tenacia con la quale De Giovanni persista a scrivere sempre lo stesso libro. Cambiano le saghe, apparentemente perfino le storie, ma De Giovanni ha oramai le proprie formule di stile, i propri andamenti, le proprie espressioni. Quello che in uno scrittore potrebbe essere firma, tende qui a diventare frustro cliché. Ma nel frattempo le vendite gli danno più che ragione, quindi perché non sfornare quei due/tre libri uguali all’anno?
I Bastardi sono ormai lontani dalle minacce che incombevano sul commissariato.
La loro squadra, un tempo considerata un errore amministrativo destinato a dissolversi, ha dimostrato di essere indispensabile. E così De Giovanni concede loro qualcosa di raro: il respiro della vita privata. Li osserva nelle loro stanze più intime, nelle pieghe silenziose dei loro pensieri. Esplora il loro rapporto con i figli, reale o immaginato, desiderato o temuto.
È qui che si aprono le vie sotterranee di questo sentimento assoluto.
Hulk sogna di adottare la piccola Giorgia. Il Cinese cerca il linguaggio giusto per entrare, con delicatezza, nel dolore della figlia adolescente. Elsa si troverà a combattere per Vicky una battaglia che non avrebbe mai immaginato. Alex intravede la possibilità di un futuro diverso. Marco Aragona, il personaggio più multicolor dell’universo di De Giovanni, scopre un sentimento figliale inatteso.
E poi c’è Ottavia, madre stanca e combattuta, intrappolata in un amore difficile per un figlio autistico che oscilla tra la fatica quotidiana e il senso di colpa.
L’indagine, più che in altri romanzi della serie, si muove quasi ai margini della narrazione ed è questo il peccato più grande di questo libro, che non gli fa meritare le 4 stelle. La morte di Francesco Cascetta, medico patologo e proprietario di un laboratorio di analisi, conduce gli agenti dentro un’altra Napoli: quella dei quartieri residenziali, delle comunità chiuse, dei salotti silenziosi dove tutto deve restare immacolato. Ma il giallo rimane uno "sfondo" sulla vita privata dei Bastardi.
I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse». (da Figli per I Bastardi di Pizzofalcone)
Nuove avventure per I “bastardi”, stavolta alle prese con l’omicidio di Francesco Cascetta, investito in piena notte e non da un pirata della strada, ma da chi lo aspettava e voleva con tutto se stesso mettere fine a quell’esistenza (come dimostrerà il referto autoptico). Sarà compito della squadra di Palma trovare il colpevole e il movente e non sarà facile – del resto non lo è mai- perché non ci sono telecamere di sorveglianza, Cascetta sembra un uomo tranquillo senza nemici e con l’unica pecca di avere una moglie ricca, fredda e distante. A questo si aggiunge la pressione fatta dal nuovo PM e da chi anela alla chiusura dello sgangherato, ma efficiente, commissariato. E ci sono anche, forse più che in altri romanzi della serie, le questioni personali e intime dei singoli poliziotti, tutti alla prese col tema delicato e potente dei figli. Si entra più a fondo, e meritatamente, nell’interiorità di Ottavia, nel suo dolore che la divora pezzo a pezzo quando guarda quel figlio che sa dire solo: “mamma”, e lei, madre di quel ragazzo fatica ad esserlo, più che mai da quando nella sua vita si è aperto lo spiraglio di un nuovo grande e bellissimo, segreto amore. E finalmente Gaetano, marito di lei, ha una voce e non è solo esempio di virtù, un marito perfetto e ottimista, ma assume più spessore, diventa più credibile, più umano. Poi c’è Romano, con Giorgia “grande” e Giorgia “piccola”. E Susy. E una grande decisione da prendere, quasi presa, ma proprio quando quel passo decisivo e definitivo sta per essere compiuto, ecco che succede qualcosa che rimette tutto in discussione (e io, davvero, ho sbuffato, un po’ stufa di questi colpi di scena... sarà che comincio ad accusare un po’ di stanchezza e certe storie le vorrei vedere arrivare al capolinea). Lojacono invece è alle prese con la tristezza impalpabile, ma fortissima, della figlia Marina e fatica a fare breccia nei silenzi della ragazza. Ci sono Alex e Rosaria, alle prese con l’idea della maternità, che Alex non aveva mai considerato, ma che per via di una serie di avvenimenti, la portano a prenderla in considerazione. Aragona, oh Aragona! Che soggetto! C’è anche lui, figlio eterno. Inquilino del povero Pisanelli che non sa più come fare (ho riso tantissimo nella scena dal calzolaio!). Sia l’uno che l’atro, questa volta, non avranno un ruolo fondamentale per l’indagine – lasciato ad un’intuizione della Di Nardo- ma servono a dare più colore e leggerezza a una storia che pesa un po’ sul cuore. E Vicky ed Elsa, alle prese con verità che erano sotto gli occhi di entrambe, ma che Elsa faticava ad esprimere in quel duo a volte sbilanciato, dove i ruoli si scambiano e mescolano. E chiudo con Palma, con cui ho sofferto forse più che per gli altri, perché anch’io ho un debole per lui e avrei voluto vederlo felice. Ma la felicità avrebbe reso incoerente la storia, per le dinamiche che si sono create nel corso degli anni, e sono curiosa di scoprire cosane sarà di lui. Come sempre De Giovanni sceglie un tema- i figli, in questo caso- e lo declina nell’indagine, nella storia e a seconda dei personaggi. Lo stile è quello a cui ha abituato noi lettori, anche se mi stufa quel riprendere ogni volta le descrizioni “base” dei personaggi per renderli fruibili a chi, magari, si trova a iniziare la lettura dal volume più recente. Il mio voto è 3 stelle e mezzo. una piacevole lettura che, però, non mi ha convinto come le altre e dove ho capito subito l’assassino.
“I figli so’ piezz’ ’e core”, recita il proverbio. Ed è proprio attorno a questo asse emotivo che Maurizio De Giovanni costruisce uno dei capitoli più intensi e introspettivi della serie dei Bastardi di Pizzofalcone.
In questo romanzo, il tema dei figli non resta sullo sfondo, ma diventa una forza narrativa che attraversa ogni personaggio. Essere genitori o essere figli non è solo una condizione, ma una responsabilità che modella scelte, paure e rinunce. Un legame che nessuna distanza riesce davvero a spezzare.
Il romanzo esplora questa dimensione da molteplici prospettive: i figli che non si hanno, quelli che si desiderano, quelli che arrivano a cambiare i piani e quelli che restano anche quando i rapporti tra gli adulti si incrinano. Questa mappa emotiva si intreccia con un caso apparentemente accidentale — un investimento stradale — che rivela invece una ferocia profonda, segno di un dolore che affonda nelle relazioni più intime.
La mappa dei sentimenti del Commissariato
All’interno della squadra di Pizzofalcone, il tema del romanzo agisce come una miccia narrativa, mettendo a nudo fragilità e contraddizioni:
Lojacono e il silenzio: il rapporto con la figlia Marinella resta uno dei più dolorosi. Il muro di distanza costruito dalla ragazza trasforma il padre in un estraneo, incapace di raggiungere chi ama di più. Pisanelli e Aragona: la convivenza forzata assume i contorni di un rapporto padre-figlio atipico, tra ironia e malinconia. Aragona cerca indipendenza, ma finisce per creare un legame imprevisto con il vecchio commissario. Alex e Rosaria: la possibilità di diventare genitori apre una frattura interiore. Il passato torna a farsi sentire e obbliga Alex a interrogarsi su cosa significhi davvero essere pronta. Ottavia e Palma: il figlio di Ottavia, Riccardo, rappresenta una presenza totalizzante. Il loro rapporto si muove su un equilibrio fragile, dove amore e responsabilità si intrecciano fino a rendere ogni scelta complessa e inevitabilmente dolorosa. Romano e la piccola Giorgia: Hulk ha trovato nella bambina una nuova ragione di vita, ma resta il dubbio se questo possa bastare a colmare il resto. La Martini e Vicky: attraverso lo sguardo lucido della figlia, il romanzo mostra quanto gli adulti siano spesso più fragili di quanto vogliano ammettere. Conclusioni
Con I Bastardi di Pizzofalcone: figli, De Giovanni conferma la sua capacità di intrecciare indagine e dimensione emotiva, spostando però il baricentro verso l’introspezione.
Il caso funziona, ma è soprattutto un riflesso: ciò che davvero conta sono le scelte dei personaggi, messe alla prova da un legame — quello tra genitori e figli — che non ammette scorciatoie.
Il romanzo racconta un amore capace di tutto: proteggere, ferire, cambiare direzione alle vite. E mostra anche il lato più silenzioso di questo legame, quello fatto di rinunce, compromessi e decisioni che non hanno mai una soluzione perfetta.
Il finale non cerca colpi di scena, ma lascia un segno più sottile e duraturo: crescere, in fondo, significa accettare che alcune scelte non riguardano solo noi. E che, quando entrano in gioco i figli, ogni equilibrio può cambiare per sempre.
Due premesse: 1. C'è un titolo, Figli, e c'è un sottotitolo: Per i bastardi di Pizzofalcone. Quindi il lettore è già edotto, leggerà un'altra storia della nota serie; 2. Di questa serie, e dei romanzi di de Giovanni in generale, ignoro quasi tutto. Non per snobismo - o forse sì? -, piuttosto perché in generale le storie di poliziotti, commissari e ispettori mi attirano poco: anche di Camilleri e Montalbano ho letto (e visto in TV) ben poco, cosí come di Carofiglio e l'avvocato Guerrieri. Con l'ex magistrato De Cataldo ci ho provato un paio di volte ma, scusate, scrive proprio in modo banale e ho chiuso presto il libro. In sostanza, mi sono accostata a questo come ad un qualsiasi altro romanzo, conoscendo la fama dell'autore e stimandolo come persona per bene, avendolo visto molte volte in TV. Nel quartiere di Pizzofalcone a Napoli, centrale ma parzialmente degradato, con occupazioni abusive e microcriminalità, viene ritrovato un cadavere eccellente: si tratta di un noto medico, socio di un laboratorio privato di analisi, che si trovava decisamente fuori zona rispetto alle sue altolocate frequentazioni abituali; il motivo della morte è l'investimento, certamente intenzionale, da parte di un'auto, che gli è pure passata dopra una seconda volta dopo averlo atterrato. Del caso si occuperà la (nota) squadra di zona, i "Bastardi". E qui si arriva ai "figli" del titolo: perché ognuno dei poliziotti coinvolti nell'indagine, e più in generale ogni personaggio coinvolto nella trama, ha una problematica relativa al suo stato di padre o madre o aspirante tale, o all'essere lui stesso figlio - vere e proprie sfide personali, con tutti i travagli collegati. È quindi questo il filo conduttore della narrazione, e de Giovanni ci mette tutta la sensibilità di cui è capace, ponendo l'attenzione, come probabilmente è la sua cifra stilistica abituale, più sul piano umano che su quello strettamente investigativo.
La frase che schizza fuori dal libro e rimbalza con vigore di recensione in recensione è la seguente (come non essere d'accordo?):
«I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli»
Tredicesimo libro dedicato a I bastardi di Pizzofalcone. Oramai un appuntamento che non si può mancare. Però, c'è un però. De Giovanni ha sempre preso i casi da risolvere come un pretesto per poi raccontare altro e questo è sempre andato bene, ma qui la storia investigativa è veramente troppo esile o quanto meno molto poco approfondita, qualche riferimento qua e la al tema centrale dei figli e poco più. Ha tutto molto senso però nello sviluppo è palese che non avesse voglia di approfondire e sviluppare quell'aspetto. Infatti la maggior parte dei capitoli è incentrata sulla vita personale dei tanti personaggi che oramai sono diventati tutti principali. Il problema è che si parla tanto, si sono messi in mezzo i figli ma sembra che le storie non vadano avanti di un millimetro. Tante elucubrazioni mentali ma poi sono sempre statici, abbiamo delle idee ma nessuna attuata realmente. Sembra che un paio di elementi potrebbero uscire, forse qualcuno in più e che quindi siamo veramente vicini alla fine della serie. Quello che non ha potuto fare la politica lo fanno gli stessi Bastardi seguendo ciascuno le proprie strade. Penso possa essere una chiusura onorevole per una serie che forse non ha più molto da dire.
La votazione sarebbe da 2 stelline, la stellina aggiuntiva è per la scrittura di De Giovanni che ti frega sempre e che descrive i tanti possibili rapporti genitori-figli in modo sublime.
Un caso giallo anche piuttosto banale e di facile intuizione fa da sfondo a questa serie di riflessioni sui figli. La trama orizzontale la fa da padrone, dunque, con tutte le situazioni che hanno a che fare con l'essere genitori e l'essere figli. Loiacono e i problemi di Mariella; Romano e l'adozione di Giorgia, che l'ha portato a dover recuperare un rapporto con la moglie che non ama più; Elsa che capisce che sua figlia Vicky ha scoperto il motivo per cui si è fatta trasferire a Napoli: suo padre (con cui ha stretto un rapporto clandestino); Alex e Rosaria che decidono di avere un figlio, mentre Alex cerca di stare vicina a sua madre Nora, dilaniata dalla malattia; Pisanelli e la sua convivenza con Aragona (che ha scelto di restare a casa con lui pur di non dover stringere di nuovo i rapporti con i genitori che l'hanno deluso); E infine il caso, che ha a che fare con l'essere genitori e l'essere figli.
Ah, i figli. Non li puoi scegliere, non li puoi orientare, non li puoi cambiare. I figli, come ti capitano, così te li devi tenere. Non ci puoi fare niente, coi figli. Proprio niente.
Si parte con il capitolo iniziale che racconta della morte, incredibilmente poetico ed inquietante; ti obbliga, seppur con gentilezza, a riflettere di quel momento che può essere di passaggio o di fine definitiva. Collaudato poi ormai lo schema dell’autore de Giovanni che si muove con la solita capacità di narrazione, tra un capitolo e l’altro, ma soprattutto tra un personaggio e l’altro, legando il filo conduttore della storia al tema centrale del romanzo, cioè i figli. Relazioni di genitori allo stesso tempo amorevoli o colpevoli, pieni di insicurezze e di sensi di colpa rispetto ad un ruolo che regala le gioie e le emozioni più grandi possibili, insieme ad infinite responsabilità. Figli lo sono tutti i protagonisti del romanzo, genitori solo alcuni di loro, con tanti affanni e affetto per la prole tanto amata. Rimane sullo sfondo (forse addirittura troppo) il delitto che i Bastardi di Pizzofalcone risolveranno anche questa volta con un colpo di genio di una componente di questa pittoresca squadra, per la quale è impossibile non provare empatia e simpatia. Buona lettura!
In una calda notte di luglio un’automobile investe Francesco Cascetta e scompare. Nessuno ha visto niente, non ci sono telecamere che aiutino a capire cosa è successo. Un’anziana insonne ha sentito un tonfo, si è affacciata al balcone e ha notato il corpo, tutto qui. Ma è subito chiaro che non si è trattato di un incidente: qualcuno voleva Cascetta morto. Scoprire perché è compito, anche questa volta, dei Bastardi. Le pressioni non mancano. Ma in questo romanzo l’indagine sembra quasi marginale ai fini della narrazione, perché un peso rilevante lo ricopre questa volta la vita privata di ciascun membro della squadra. I nostri giungeranno come di consueto alla risoluzione del caso, ma si intuisce facilmente che questo romanzo segna una svolta importante nelle vicissitudini dei bastardi. Sicuramente, ci saranno cambiamenti importati nei prossimi romanzi.
La trama non è mai il punto forte di questo genere di gialli. È sempre un contorno ai personaggi, veri protagonisti della saga: nel caso dei bastardi di pizzofalcone, i personaggi sono tanti e ognuno ha un pezzettino da condividere, ma sono tutti credibili nelle loro felicità e nelle loro disgrazie. si stabilisce una buona empatia con loro, gli si vuole bene. inoltre, De giovanni ha una bella penna, mi piace come descrive soprattuto le sensazioni. mi mancano moltissimo quelle pagine presenti nei primi romanzi della saga avulse dal contesto narrativo dove si parlava si persone e soprattutto di Napoli, avrei voluto ritrovarle anche qui ma negli ultimi non ci sono più. tuttavia la lettura è stata piacevole, lo consiglio. ma bisogna aver letto gli altri prima.
Rispetto all'episodio precedente, piacevole incontro di vecchi amici e poco altro, in questo episodio finalmente qualcosa si muove per i nostri eroi (non più tanto bastardi). Bello, benissimo scritto, divertente, commovente e tutto quanto ma il plot giallo, via via sempre più risicato e sacrificato man mano che serie prosegue, in questo capitolo mi è sembrato un semplice contenitore, una cornice dove inserire le dinamiche personali e professionali della squadra capitanata da Palma e Lojacono. Sempre degno di attenzione e di lettura ma se cercate un giallo tradizionale con indagini, soluzione e cattura del colpevole forse non è il libro giusto.
Quand'è che ci si immerge nelle vite degli altri, quand'è che il pensiero di alcune scelte sembra interessare anche la tua vita, quand'è che i sentimenti e le emozioni ti stringono il petto fino a farti provare dolore nel tornare a respirare? Quando il libro che stai leggendo ti entra nella pelle e i personaggi diventano talmente reali da crederli amici tuoi. Anche questa volta Maurizio De Giovanni mi ha regalato un vortice di emozioni, dove il delitto diventa il mezzo per raccontare la vita dei protagonisti. Ma adesso tutto potrebbe cambiare e i Bastardi dovranno affrontare scelte drastiche per le loro vite private e lavorative. E, come sempre, quanto dovrò aspettare per scoprirlo?
Volevo leggerlo con calma e invece stasera l'ho finito: io adoro la serie dei Bastardi di Pizzofalcone, la adoro dal primo volume, ma in questo romanzo ho notato come un calo... ho trovato certi personaggi bloccati, incapaci di muoversi verso un cambiamento che nel finale ha trovato alcuni. Questo mi ha fatto ben sperare per il prossimo romanzo dei Bastardi, che leggerò assolutamente! Riguardo al caso l'ho trovato interessante e molto molto coinvolgente: non avevo proprio capito chi fosse l'assassino ed è stata una sorpresa.
13º libro per i bastardi di pizzo FALCONE, un aggiornamento sullo stato e la salute di vecchi amici: ci sono storie finite o che comunque sono giunte a termine, ci sono prese di coscienza, ci sono accenni di futuro sviluppo per dei personaggi un pochino più in ombra rispetto ad altri. Certo, non è il migliore della serie, ma è un punto di passaggio per aprire nuove prospettive. Fedeli, aspettiamo il prossimo.
Il peggior romanzo di de Giovanni di sempre. Francamente dopo "passi falsi" con Ricciardi, con i Bastardi e con L'orologiaio, temo davvero che questo possa essere l'ultimo libro che leggerò di questo autore. Peccato perché mi ha davvero regalato delle ore piacevoli (forse dopo 20+ libri come lettrice mi sono stancata di questi ultimi libri con capitoli cortissimi, margini da tesi di laurea anni '90 etc).
Ebbene sì, lo ammetto: io odio Maurizio de Giovanni
Lo odio perché con ogni libro dei bastardi mi costringe a leggerli tutto di un fiato finché non lo finisco; perché i suoi non sono personaggi di un libero ma sono persone reali, siamo tutti noi con i nostri problemi, le nostre bassezze, le nostre bugie.
Lo odio perché adesso dovrò aspettare un nuovo romanzo
Sicuramente non é un giallo da strapparsi i capelli per genialità e originalità. MA. É scritto divinamente bene, scorrevole é assolutamente vero. É un libro che parla di figli e di emozioni, di punti di vista diversi e di lotte, quotidiane. Insomma mi é davvero piaciuto un sacco. Si legge in una giornata, ma lascia grande curiosità.
La trama gialla sempre più esigua, a dimostrare che non è quella il punto di forza della serie, ma con pure le vicende private dei vari membri della squadra che non si evolvono più di tanto, aprendo però su scenari che spero saranno adeguatamente sviluppati nel prossimo capitolo della saga dei Bastardi.
Sempre piacevole come lettura, anche se ho preferito altri volumi. In questo capitolo torna molto il tema dei legami familiari e di quanto possano essere complessi e ambivalenti. La serie comunque la consiglio moltissimo.
Sarebbe dovuto durare un po' di più e finalmente concludere la storia di qualche personaggio. Succede sempre così con i Bastardi: leggi velocemente per vedere come va a finire ma in realtà non finisce niente.