A volte non fare gli stessi errori dei propri genitori è questione di vita o di morte. Senza la madre ad accompagnarlo, per Modì Parigi è un luogo nuovo, meno familiare, meno accogliente. forse però è lui che non si sente veramente a casa in nessun luogo, ormai. E più si avvicina alla verità, meno è sicuro di volerla sapere.
Splendido sarebbe lasciare l'esatta fisionomia a tutti i personaggi presentati, e non continuare a cambiarla perché non conosci nemmeno tu il loro volto.
I colori son scuri e... annacquati... Non saprei spiegarlo meglio: non si tratta di bei colori vivi, bensì di toni chiari e senza personalità. Ma c'è un colorista al mondo degno di portare il caffè al mattino al grande Ben Hatke, con i suoi colori vivi e i verdi che escono dalla pagina?!
C'è anche da dire che non apprezzo tanto i disegni di Ennio Bufi. Leggendo i fumetti di Don Camillo, i capitoli disegni di Ennio Bufi sono quelli che mi piacciono di meno.
La storia era interessante all'inizio ma poi mette troppa carne al fuoco e i due autori perdono di vista la trama. C'è Mirò che torna a Parigi per capire la madre; c'è la storia della madre raccontata attraverso i suoi diari e le persone che conosceva; ci sono le persone che Mirò conosce a Parigi e ognuno si porta dietro la sua storia. Arriva persino il padre.
Quindi sì, le intenzioni erano buone, ma il tutto si perde nella confusione. Anche perché, come al solito, facevo fatica a riconoscere i vari personaggi. Specialmente le ragazze!
Fra Parigi e Bari, questa storia che parla della riscoperta di se stesso e di chi si ha vicino, che parte con un viaggio di crescita e cresce fino a una illuminazione interiore. Inizia bene, benissimo, raccontata con la giusta calma e il giusto intermezzo di narrazione sul presente e di ricordi raccontati dal testo. Poi perde colpi, si velocizza, vuole troppo, inserisce troppo: l'intreccio si gonfia di coincidenze e di sottotrame, i personaggi secondari prendono troppo spazio, gli amori diventano troppo forti, e il colpo di scena appare più un colpo di grazia. Peccato.
Un bacio lieve sulla guancia e un caldo sorriso. Un moto irruento di sensazioni altalenanti che mi travolsero, nel momento in cui questa graphic novel approdò nel mio cerchio personale. Riporre nero su bianco ciò che una lettura di questo tipo sortisce è davvero difficile, non tanto quanto nel poter raccontare attraverso immagini parole che hanno una sua importanza quanto nell’aver consegnato alle soglie del tempo una storia semplice, quasi banale che disputa l’insana e irrefrenabile lotta del potere che talvolta esercita il Destino sulla nostra vita. Queste pagine, ricche di significato, colori vivaci e accesi, riempiono i componenti di quelle fasi cruciali e individuali in cui ho potuto riconoscermi con annessi amici, passioni, sogni intrappolati in un cassetto, che non solo centellinano una serie di incontri/scontri ma ti inducono ad affrontare il tutto con una marcia in più di quel che credevamo. A parte il dolore di ferite ancora aperte e sanguinanti, non c’è niente di eclatante o particolare quando si legge di vita. Gli autori di questa graphic novel, tuttavia, esprimono la stranezza di certe forme non seguendo quel processo catartico cui solitamente inducono ai personaggi di comprendere se stessi e il mondo circostante, bensì seguendo tutto ciò che sarebbe avvenuto in campo. Non sarebbe importata la sua frequenza o costanza. L’importante era saper cogliere ogni aspetto, e man mano gli eventi si arricchivano di situazioni ricordi che si credevano perduti acquisirono maggior vigore. Il settimo splendore è una di quelle short commedy che termina così come inizia, ma che accresce la smania di conoscenza e potere che certe immagini, certe frasi sortiscono da una lettura avvincente e vivace. Alal fine facciamo parte della stessa sfera terrestre, siamo tutti esseri imperfetti che camminano in questa landa desolata chiedendo nient’altro che un briciolo di comprensione in cui non è importante chi vincerà, chi riuscirà a farlo prima o dopo, ma combattere. Anche nel momento in cui tutto sembra prendere fuoco, anche quando ogni cosa sembra prendere senso o significato: una piccola isola che in un momento imprecisato si accese di colore e si trasformò in un simbolico scontro all’ultimo sangue fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
In realtà non saprei dire perché non mi sia piaciuto... Però dall'inizio alla fine non mi ha mai preso, ho fatto fatica a empatizzare con i personaggi (anche perché facevo fatica a distinguerli) e certi passaggi a parer mio sono stati eccessivamente bruschi e frettolosi. Troppe storie intrecciate che non ti sembrano reali.
Leggo tante recensioni non favorevoli e mi stranisco: a me è piaciuto molto, la storia effettivamente ha qualche brusca accelerazione, ma secondo me comunque godibile. Dei disegni ho amato molto i colori e le atmosfere.
Una graphic novel bella tosta e dal titolo non si direbbe. Bella Parigi sullo sfondo e i vari rapporti di amicizia che nascono durante la storia di Modi. La ricerca è un bel filo rosso, con un finale inaspettato.
Belli i disegni dell'ambientazione ma i personaggi sono tutti storpi e cambiano i connotati ad ogni pagina. La storia è interessante ma confusioraria, dà per scontato che tu comprenda i collegamenti che ci sono stati solo nella mente dell' autrice, forse avrei messo una precisazione temporale perché non si capisce in quanto tempo si instaurano i rapporti coi personaggi.
Fumetto carino. La storia è un pò ingarbugliata, o meglio, è semplice ma sviluppata in modo troppo complicato, e non mi ha colpita particolarmente fin dall'inizio. I disegni sono buoni ma preferisco un altro stile. Tutto sommato quindi il giudizio non può che essere basso.
Un' incredibile sorpresa! Ha una delicatezza e una narrazione "artistica". Ambientato a Parigi, da leggere assolutamente se amate la pittura, la capitale francese e l'amore vero.