"Trilogia della celtica raccoglie" in un unico volume, con aggiornamenti e nuovo materiale, i tre libri bestseller di Nicola Rao dedicati al neofascismo italiano: "La fiamma e la celtica", "Il sangue e la celtica", "Il piombo e la celtica". Un'indagine capillare e insuperata, condotta sulla base di fonti di prima mano e spesso inedite, sulla galassia nera, nelle sue varie sfaccettature. Il racconto politico del neofascismo si giustappone alla storia in armi degli anni Sessanta e Settanta: dalla stagione dell'eversione e dello stragismo allo spontaneismo armato, segnato soprattutto dalla parabola dei Nar di Valerio Fioravanti. Ne emerge un ritratto in movimento, animato da personaggi e storie, che prende le mosse dalla cronaca – anche, ma solo all'apparenza, minima – per toccare punti nevralgici e irrisolti della storia d'Italia. "Trilogia della celtica" è un'immersione in apnea nel profondo nero: una grande narrazione costruita con le voci del nostro passato per capire il presente.
Ho letto questa trilogia due anni fa, dimenticando di pubblicarne un commento. In questi giorni ho recuperato gli appunti per riuscire a scriverne uno, perché ha un contenuto che secondo me lo merita. Si tratta di una trilogia che si legge tutta d'un fiato e che, nonostante la mole complessiva – oltre milleduecento pagine –, colpisce per la sua notevole completezza. Nicola Rao compie un'operazione storica e giornalistica coraggiosa: ripercorrere l'intero e tormentato cammino della destra radicale italiana nel dopoguerra, analizzandone criticamente anche le derive più estreme e i legami eversivi. L'opera si sviluppa lungo un percorso cronologico e tematico ben definito attraverso i tre volumi.
Ne La fiamma e la celtica (2006), il capitolo dedicato alle radici identitarie, Rao scava nella nascita del Movimento Sociale Italiano e nell'universo giovanile ed extraparlamentare, analizzando i miti fondativi, la cultura, i simboli (come la croce celtica) e il profondo senso di isolamento ed emarginazione politica che caratterizzò i "vinti" del dopoguerra.
Con Il sangue e la celtica (2008) si passa alla pagina più complessa, cupa e difficile dell'intera opera. Qui la disamina affronta direttamente il nodo del terrorismo nero, dei legami ambigui con gli apparati deviati dello Stato e della terribile stagione delle stragi, portando alla luce testimonianze inedite e dinamiche interne che per anni sono rimaste confinate nel silenzio.
Infine, Il piombo e la celtica (2009) si concentra sulla fine degli anni Settanta e sui primi anni Ottanta, esplorando la deriva dello spontaneismo armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) e di Terza Posizione. È il racconto generazionale di uno scontro fratricida e sanguinoso che vide i giovani neofascisti contrapposti non solo ai coetanei della sinistra extraparlamentare, ma allo Stato stesso.
Il valore fondamentale di questo lavoro risiede nell'onestà intellettuale del progetto e nel suo metodo d'indagine: una vera e propria storia orale che mette a confronto diretto le voci dei carnefici, delle vittime e dei testimoni dell'epoca, costringendo i protagonisti di allora a fare i conti con la realtà dei fatti al di là delle proprie mitizzazioni. Il non aver taciuto sulle questioni più spinose da parte di chi proviene storicamente da quell'area culturale – decidendo di fare "le pulci" al proprio stesso ambiente e di portare alla luce verità scomode che molti avrebbero preferito lasciare sepolte nel passato – conferisce al testo una credibilità e un'obiettività rare. Nonostante il duro dissenso e le critiche ricevute da una parte del suo stesso mondo, Rao ha firmato un'inchiesta che lascia il segno.