Quanto può essere misterioso un invito a cena? Se arriva dalla contessa Mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. Soprattutto quando il destinatario è uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobiltà. Perché sì, a metà degli anni Sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. Eppure eccolo lì, seduto alla stessa tavola con un commendatore, un principe, un uomo dall’accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. Gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo più cordiali. Forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro. In realtà, se lo chiede anche lui. Lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia lì per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. Di una cosa è è la cena più strana a cui abbia mai partecipato. Prima ancora che arrivi l’hors d’œuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. Tra gli invitati si nasconde un assassino. E nessuno può la villa è isolata dalla neve, il telefono è fuori uso. La polizia non può intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade. A poco a poco, tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso lo scrittore. O forse qualcuno vuole che sia così: in fondo è la pedina più debole, almeno in apparenza. Ma chi sa usare bene le parole sa anche far parlare gli altri. Di ciò che non avrebbero mai voluto dire. Di segreti che il tempo non è riuscito a seppellire. Simone Tempia, autore da oltre 200.000 copie alla sua prima prova di narrativa, ci conduce con ironia e mistero al cuore di un giallo dal gusto una villa isolata, una sola lunga notte, un gruppo di personaggi tutti potenziali colpevoli. Le risposte sono già tutte lì, sotto gli occhi del lettore. Non di ogni lettore, però: solo di quello più attento e più scaltro.
Mi incuriosiva molto vedere Simone Tempia alle prese con un giallo. Abituati all’immaginario elegante, ironico e un po’ d’altri tempi di Vita con Lloyd, viene quasi spontaneo aspettarsi che anche questo suo primo romanzo del mistero segua quella linea, e infatti Gran Galà con delitto è un giallo classico, quasi “impomatato”, volutamente teatrale, costruito più sui dialoghi, sulle osservazioni e sulle dinamiche tra personaggi che sull’azione vera e propria.
La storia si svolge quasi interamente all’interno di una villa, durante una cena organizzata da una contessa che invita pochi ospiti selezionati a un esclusivo gran galà. Gli ambienti sono ridotti al minimo, un salone, qualche stanza, pochi spostamenti, e proprio questa scelta contribuisce a creare un’atmosfera molto raccolta, quasi da pièce teatrale. Quando avviene il delitto, tra i presenti c’è anche il signor Martinet, scrittore che convive con la presenza di Lloyd, voce interiore capace di aiutarlo a mettere ordine nei pensieri e nelle intuizioni.
Prima sospettato e poi coinvolto nella ricerca della verità, Martinet si trova così a osservare e interrogare gli altri commensali, cercando di ricostruire ciò che è accaduto.
La cosa che più mi ha colpita di più è proprio il modo in cui Simone Tempia ha inserito Lloyd all’interno della struttura gialla che funziona bene, senza risultare forzato, e mantiene quel tono riflessivo e raffinato che caratterizza i suoi libri più conosciuti. Anche l’ambientazione è molto riuscita e l’intera struttura narrativa sembra già pronta per una trasposizione teatrale attraverso i pochi ambienti, i personaggi sempre in scena, i confronti continui e persino certe descrizioni che sembrano pensate per essere portate direttamente su un palco.
Allo stesso tempo, però, è anche ciò che limita un po’ il romanzo in quanto la trama è semplice, con buoni spunti ma forse senza quel guizzo in più capace di renderla davvero memorabile e la scrittura, in alcuni passaggi, risulta un po’ prolissa e il ritmo non è quello di un vero page turner; quindi, il mistero regge, incuriosisce, ma non trascina completamente.
Gran Galà con delitto è un esperimento interessante e coerente con il mondo narrativo di Tempia quindi elegante, classico, teatrale. Un buon primo giallo, forse non ancora del tutto centrato, ma adatto per chi ama il suo stile e vuole vederlo cimentarsi in qualcosa di diverso.
Un giallo "innovativo" se vogliamo, perché racconta di un crimine commesso durante la cena del Gran Galà della contessa Mazzucco, quando dopo un urlo agghiacciante gli ospiti, tutti rigorosamente in abito scuro, scoprono un cadavere.
Non ci sono certezze tranne una, il colpevole é tra loro!
Il licenziamento di un maggiordomo darà inizio ad una serie di eventi legati tra loro, gelosia strane somiglianze e un piano ben congegnato, vi terranno col fiato sospeso, ma in maniera soft.
Ho amato la caratterizzazione della nobilissima contessa, una donna astuta e cervellotica, che in maniera scaltra è riuscita a notare particolari sfuggiti a tutti.
Mi sono piaciuti tutti i personaggi e vi dico già che verrà facile affezionarvi ad ognuno di essi. Molto curata e ricercata la scrittura dell'autore, che consiglio
Diciamo che dopo letture molto deludenti, questo romanzo non è stato spiacevole, ma nemmeno così entusiasmante. Carina l’idea del maggiordomo immaginario… ma dopo poco mi è risultata un po’ tediosa e ho iniziato a saltare a piedi pari tutti i siparietti mentali di Martinet. La parte di mistero mi ha coinvolta poco devo dire, alcuni personaggi non male, altri particolarmente dimenticabili. Ovviamente il grosso debito è verso la citata Agatha Christie, ma ne manca la verve. Ci sono due refusi nella mia edizione, uno abbastanza evidente… ma ormai vedo che è un vizio questo di non rileggere le edizioni impaginate da mandare in stampa. Non sconsiglierei ma non consiglierei, l’avrei apprezzato molto di più se fosse stato molto più breve (e io apprezzo il ritmo lento della Christie, ma nei suoi romanzi è gestito in maniera molto diversa) e, se non proprio senza Lloyd, almeno con un altro modo di presentarlo. Perché non tutte le buone idee sono sempre applicabili pedissequamente a ogni singolo contesto.
Già dal titolo, che richiama esplicitamente un celebre e bellissimo film degli anni 70 parodia del genere giallo, capiamo che ci troviamo di fronte non solo a un giallo ma anche a una parodia del genere giallo. Una serie di personaggi, volutamente sopra le righe, si ritrovano a una cena di gala in una villa del Mugello, in una sera invernale degli anni ’60. Uno di loro, come da prassi, muore, e inizia il gioco dei sospetti incrociati e delle indagini. A differenza di altre opere contemporanee che volutamente si ispirano al giallo classico e che si sono rivelate deludenti (la Benedict, la Foley … ), qui troviamo comunque una trama gialla che, pur non particolarmente originale o innovativa, funziona e regala al lettore qualche ora di leggerezza e piacevolezza. La parte enigma ha il difetto legato al fatto che l’indizio principale arriva troppo vicino alla fine del libro ed è troppo evidente, ma è comunque interessante. L’autore è noto soprattutto per le strisce, inizialmente pubblicate sui social e poi raccolte in volume, di “vita con Lloyd” dove dialoga con un immaginario maggiordomo. Qui l’autore compare come personaggio nella storia, e fin qui passi, ma fa comparire anche Lloyd, e la cosa all’inizio sembra piacevole ma poi diventa stantia e uccide la narrazione. Ciò che funziona in un contesto, non necessariamente può essere replicato ovunque con la stessa piacevolezza. E se scorrendo i social una battuta arguta fa piacere leggerla, trovarsene una per pagina in un giallo fa spegnere la tensione (è lo stesso difetto di alcune storie di Alice Basso). Pur con qualche perdonabile difetto, il giudizio globale è positivo, magari più come lettura da ombrellone o da treno che da lettura intensa e coinvolgente
𝙌𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙝𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙫𝙚 𝙡𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀, 𝙢𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙜𝙚 𝙡𝙖 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙩𝙖̀. Ho avuto l'onore di essere stata invitata dalla contessa alla cena di gala ad osservare e notare dettagli che altri non avrebbero visto. Una cena con delitto in stile Agatha Christie con i fiocchi. Io ovviamente come al mio solito, non avevo capito assolutamente nulla 🤣 ma diciamo che la trama non aiuta. È stata una lettura super piacevole e coinvolgente. Le indagini svolte in modo un po' grossolano e a tratti goffo dal signor Martinet sono state davvero avvincenti e a tratti fantasiose. Tra folli teorie di complotti ed indizi scovati un po' alla buona, passo passo arriviamo a una conclusione davvero sconvolgente. Quello che amato di questo libro è stato il fatto di tenere sempre la tensione alta, di confondere e rimescolare in continuazione le carte creando un senso di stordimento e smarrimento continuo. Ogni volta che si pensava di aver fatto un passo avanti poi si rivelava un buco nell'acqua.
Un giallo avvincente, appassionante e rocambolesco che assolutamente consiglio a tutti. Uno stile di scrittura accattivante e avvolgente. Personaggi folli ma carismatici e ipnotici. Un libro che mi ha stupita in positivo. Un inizio un po' difficoltoso per la numerosa quantità di informazioni che vengono buttate tutte insieme nel piatto che mi hanno confusa un pochino. Quando ho iniziato a comprendere e conoscere meglio i personaggi tutto è diventato più lineare e fluido. Da lì, sono rimasta incollata alle pagine perché la voglia di scoprire il colpevole era tantissima e la non mi è pesata per niente. Un testo leggero e sfizioso che consiglio per una calda giornata al mare di relax.
Il libro non mi è dispiaciuto, si è fatto leggere, ma non mi ha trascinata completamente. Mi ha ricordato Agatha Christie nell’ambientazione e nei personaggi, ma mi è mancata la genialità, una risoluzione del caso che mi lasciasse a bocca aperta. L’idea del caso è carina ma secondo me non è costruita in maniera ottimale. Si ha la sensazione che alcuni indizi siano impossibili da cogliere e sembra di assistere ad uno spettacolo teatrale. Alcune parti sembrano quasi abbozzate, e alcuni elementi della risoluzione del caso non mi hanno convinta, mi hanno quasi lasciata perplessa . Tutto sommato è scritto bene, ma ho fatto fatica ad entrare del tutto nella storia e non ho inquadrato bene i personaggi. Lo consiglierei a chi vuole leggere un giallo leggero che ricorda vagamente quelli di Agatha Christie, ma senza aspettarsi un capolavoro. Ho avuto troppo spesso la sensazione che tutto succedesse troppo velocemente e che alcune azioni fossero assolutamente inverosimili e forzate. Consigliato a metà.
Un invito misterioso della Contessa Mazzucco chiama presso la villa di famiglia alcune figure legate a lei. Tra di loro però si nasconde un assassino. Chi è il morto? La stessa contessa. Ma chi sarà stato? Gran galà con delitto di Simone Tempia è costruito come un giallo tradizionale ambientato negli anni 60, con una penna ironica e molto ricca, quasi barocca. I personaggi sono tutti molto frizzanti e seppur abbiano un background concreto e ben descritto, in alcune situazioni mi sono sembrati un po’ sovrapponibili e confondibili. L’energia che ho riscontrato nell’autore, nel nostro unico incontro, emerge completamente in questa storia che è un vortice continuo e che non lascia scappare il lettore. Gran galà con delitto è un libro che si legge davvero bene grazie alla storia che incuriosisce e alla penna di Tempia. Per chi ha conosciuto lo scrittore grazie al personaggio di Lloyd non temete: è presente anche in questa storia e probabilmente anche in altri libri. Sì perché Gran galà con delitto sembra gettare le basi per una serie. Una mia personale osservazione, non avendo conosciuto il personaggio di Lloyd prima di questo libro, è che la figura del maggiordomo immaginario sia un po’ forzata e che non aggiunga granché alla storia. Nel complesso però Gran galà con delitto è stata una buona compagnia nell nostre serate passate insieme. Me lo vedo bene letto sotto un bell’ombrellone colorato in spiaggia!
Un omaggio abbastanza riuscito ad Agatha Christie, ma con lo stile ironico e tagliente tipico di Tempia. All'inizio l'impianto molto corale e teatrale mi ha confusa un po', ma una volta preso il ritmo ed inquadrati i vari personaggi, il meccanismo della camera chiusa ha funzionato. Una lettura elegante, arguta e decisamente diversa dal solito giallo.
Forse troppo innovativo per i miei gusti... Ho fatto fatica a seguire il racconto e i personaggi alquanto cervellotici... Proverò a rileggerlo in un altro momento.
Lettura da ombrellone o da aereo mentre intorno a te parlano per cui non sei nel massimo della concentrazione ma tanto basta a permetterti di estraniarti.
Sono state due le cose che mi hanno incuriosita: leggere un romanzo giallo e leggere qualcosa di un autore nostrano; certo, anche la trama ha contribuito, ma principalmente mi stuzzicava l’idea di dedicarmi a un genere che purtroppo non leggo mai e a un mio connazionale. Ci sono sempre stati pochi autori italiani nella mia libreria ed è una cosa alla quale mi piacerebbe porre rimedio. Perciò ‘Gran Galà con delitto’, l’ultimo lavoro di Simone Tempia, è finito prima sul mio comodino e poi nella mia libreria.
Martinet è un umile scrittore di poca fama che nulla ha da spartire con la nobiltà. Ed è per questo che essere invitato a cena dalla contessa Mazzucco lo lascia stupito, se non peggio. Perché mai proprio lui è stato chiamato a partecipare a un simile evento? In mezzo a persone che sembrano avere come unico interesse quello di chiedere qualcosa alla padrona di casa, che lo studiano, che lo guardano dall’alto in basso… e che non esitano a puntargli il dito contro con appena l’elegante banchetto si trasforma in una scena del crimine? L’invito è arrivato per un motivo ben preciso o il vero assassino lo voleva lì? Spetterà a lui svelare la verità, visto che nessuno sembra davvero intenzionato ad aiutarlo.
L’ambientazione è impeccabile: una villa isolata dalla neve, i telefoni fuori uso, le strade impraticabili, un folto e curioso gruppo di personaggi che interagiscono tra di loro; e un omicidio da risolvere e del quale bisogna trovare il colpevole. Come ho affermato poco fa, questo non è il tipo di storia per la quale faccio i salti mortali, che mi piace particolarmente leggere, ma è stato stimolante buttarmi in qualcosa – per me – di diverso. Mi è piaciuto tantissimo lo stile di scrittura dell’autore: questo mi ha sicuramente aiutata, perché il “modo” in cui un romanzo è scritto, sia stilistico che formale, è uno dei principali aspetti che tengo in considerazione. E ‘Gran Galà con delitto’ è scritto molto bene, scorre che è un piacere e regge alla grande tutto il gioco… almeno fino alla conclusione, per quanto mi riguarda, perché il finale, il momento in cui scopriamo come ha avuto luogo il delitto e chi è veramente l’assassino, mi ha un po’ delusa. Forse mi aspettavo di più, un po’ di stupore e un certo brividino, invece non è riuscito a sorprendermi e ho solo preso atto di che cosa fosse successo con un: “Ah, ok”.
Piccola nota per puntualizzare – ma questo penso che sia mero gusto personale – come non mi siano piaciuti gli scambi mentali tra il personaggio protagonista e Lloyd, questo maggiordomo immaginario che è parte delle storie da lui stesso scritte. Li ho trovati troppo lunghi e troppo “buttati” di prepotenza nel testo, anche nel mezzo di dialoghi con altri personaggi. Non è una soluzione malvagia, non voglio dire questo… ma a me non ha convinto.
A parte ciò, mi sono piaciute parecchio le indagini di Martinet, portate avanti con questo strano modo ironico di analizzare i fatti, di ricostruire gli eventi e di mettere alle strette gli altri invitati alla serata. Quindi, viste tutte le mie considerazioni, direi che è stato un esperimento riuscito e al momento ne conservo un bel ricordo.
Personalmente mi sento di consigliare questo libro soprattutto a chi si trova nella mia stessa “posizione”: quei lettori che non masticano il genere giallo, ma che non si fermerebbero di fronte all’eventualità di doverne leggere un esponente. L’ho trovato un romanzo molto piacevole, semplice, che potrebbe mettere d’accordo tutti proprio grazie a questa sua semplicità. C’è un palcoscenico ben definito e suggestivo, ci sono dei personaggi curiosi, differenti l’uno dall’altro e con le loro rispettive storie, c’è un crimine molto classico e c’è un’indagine – a suo modo anche “divertente” per come viene costruita – alla quale il lettore viene chiamato a prendere parte. Mi sono divertita, ecco: è stata una lettura non degna di nota ma gradevole.