Jump to ratings and reviews
Rate this book

Non ci capisco un Picasso: Una storia dell’arte per affrontare le sfide della vita

Rate this book
Un percorso nel cuore delle avanguardie, tra opere e artisti considerati talvolta incomprensibili, per trovare, nel loro linguaggio dirompente, risposte inusuali alle prove di ogni giorno.

Belli i dipinti moderni, ma… da che parte si guardano? Le avanguardie, spesso considerate dai non addetti ai lavori astruse, incomprensibili o distanti dal sentire comune, nascondono invece un potenziale straordinario e quello di fornirci una diversa inquadratura, per affrontare la vita con occhi nuovi.

Dall’energia dirompente dei futuristi alla provocazione dei dadaisti, dal rigore di Mondrian all’ironia di Duchamp, questi artisti raccontano storie capaci di dialogare con le nostre paure, i nostri dubbi e desideri. Così Munch ci aiuta a fare spazio alle emozioni più profonde, come la perdita di un genitore; Picasso ci mostra la necessaria via della ribellione per aprirci al cambiamento; Hannah Höch spiana la strada alla rivendicazione della libertà, anche al femminile; Magritte ci sprona a sbarazzarci delle convenzioni e Matisse a trovare gioia, coraggio e forza anche durante la malattia.

Dopo Notte di luna con Van Gogh, Raffaella Arpiani torna ad accompagnare il lettore in un viaggio sorprendente nelle avanguardie, trasformando ciò che a prima vista sembra complesso in una narrazione illuminante. Con uno stile coinvolgente, che ci fa conoscere gli artisti come se fossero protagonisti di romanzi, l’autrice non solo svela il significato di alcune delle opere più iconiche dell’arte moderna e contemporanea, ma dimostra anche come queste possano trasformarsi in esempi di resistenza, creatività e coraggio per affrontare il nostro presente. Così l’arte più audace può diventare una meravigliosa guida per il nostro incerto cammino.

332 pages, Kindle Edition

Published April 14, 2026

Loading...
Loading...

About the author

Raffaella Arpiani

3 books1 follower

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
1 (50%)
4 stars
0 (0%)
3 stars
1 (50%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Thaltha.
32 reviews5 followers
May 4, 2026
Un nuovo preferito! Anzi, il primo saggio da quanto tengo traccia dei libri che leggo che si meriti questo titolo, wow!

Il libro si concentra solo sulle avanguardie di inizio Novecento (con qualche eccezione, di cui parlerò dopo) e analizza alcuni artisti fondamentali per ognuna di esse.
Oltre a parlare delle loro opere, come indica il sottotitolo, l’autrice vuole analizzare la vita e la personalità di questi artisti alla luce di cosa possiamo imparare da loro allo scopo di migliorare la nostra vita: i capitoli infatti hanno già nel titolo l’indicazione di qualcosa che possiamo imparare da queste figure.
Dato che si parla di avanguardie, gli artisti protagonisti sono quelli che ci possiamo immaginare quando pensiamo a questo periodo della storia dell'arte (Picasso per il cubismo, Marinetti per il futurismo, Mondrian per l’astrattismo, Duchamp e Höch per il dadaismo, Magritte per il surrealismo, Matisse per l’espressionismo), ma ci sono due artisti che non si possono annoverare tra le avanguardie storiche: Munch e Goya. La loro presenza è però ampiamente giustificata dall’autrice nel testo: nonostante questi artisti non appartengano alle avanguardie storiche né per stile né per periodo storico, si guadagnano un posto nel testo perchè rompono di netto con la tradizione pittorica precedente inaugurandone una nuova, tanto quanto le avanguardie storiche.
Inoltre, sia Munch che Goya sono giudicati dall’autrice imprescindibili per il percorso dell’arte contemporanea, in quanto sono i primi a, rispettivamente, dipingere i sentimenti interiori dell’artista e ad emanciparsi dai committenti.


Come ho detto all'inizio, questo libro mi è davvero piaciuto tantissimo.
Innanzitutto, l’idea di approcciare la vita e le opere degli artisti in un’ottica di riflessione sulla nostra stessa vita (quasi self-help addirittura) è un’idea secondo me molto originale, e funziona alla grande: effettivamente, da ogni artista trattato nel libro possiamo trarre una lezione preziosa per la nostra vita personale, i nostri sentimenti e le nostre relazioni, e le sezioni del libro in cui vengono elaborate per l’appunto queste lezioni non risultano mai fuori luogo o pesanti.

Il livello dell’analisi delle opere è onestamente perfetto. Non è così difficile da risultare ostico per i non addetti ai lavori (ad esempio non usa mai linguaggi troppo specifici, e quando cita una corrente artistica meno conosciuta - ad esempio il situazionismo - essa viene prontamente spiegata nelle note), ma non è neanche così superficiale da risultare noioso per chi invece, come me, ha fatto studi di storia dell’arte: è un libro che onestamente mi sentirei di consigliare a chiunque, a prescindere dal suo rapporto con i saggi di arte e con la storia dell’arte in generale.

Come è il mio atteggiamento tipico con i saggi di arte, un’altra prova della qualità del testo è secondo me il fatto di essere in grado di fornirmi nuove prospettive anche su opere su cui si è già scritto tantissimo: ebbene, sono molto contenta di poter affermare che in questo libro questo succede, ad esempio con “Fontana” di Duchamp, “Icaro” di Matisse, “Rissa in galleria” di Boccioni o addirittura opere che non rientrano nel periodo su cui si concentra il libro, come la “Liberazione di San Pietro dal carcere” di Raffaello.

Un’altra prova della qualità del libro, e una cosa che lo rende ancora più interessante, è appunto la grande quantità di confronti tra le opere delle avanguardie e le opere del passato, prova che anche per movimenti che vogliono porsi in un’ottica di estrema rottura come le avanguardie è impossibile non guardare al passato nell’arte. Ad esempio, ho apprezzato molto la digressione su vari personaggi malinconici nelle opere del passato prima di arrivare alla “Malinconia” di Munch per sottolineare in cosa essa si differenzi da questi altri esempi.

Come ultima cosa, vorrei lodare anche la bibliografia e le note del libro, perchè sono accurate e mi hanno fornito diversi spunti di lettura futuri, come l’articolo su Picasso e la pubblicità o il catalogo della mostra di Höch alla Whitechapel gallery, che spero di riuscire a trovare.


Devo però sottolineare un paio di difettucci, che non hanno comunque alterato la valutazione, che rimane massima.
Il primo è più un mio "pet peeve" personale, ma mi dà DAVVERO TANTO fastidio. L’autrice tende a separare soggetto e verbo con una virgola (ad esempio “Il cane, mangiava dalla ciotola”), una cosa che fa tantissime volte nel libro e che sinceramente io non riesco a non notare dato che appunto è una cosa che detesto e che noto SEMPRE, anche quando viene usata una volta sola. Non so se sono l'unica ad avere un problema con questa cosa, ma sinceramente mi dà davvero fastidio.

Prima di passare al secondo difetto effettivo, parlerò di una cosa che considero solo un “mezzo” difetto: il libro, come spesso succede per i saggi di arte, non ha le immagini (probabilmente per mantenere il costo più basso e renderlo più accessibile - anche se so che il primo libro dell’autrice ha le immagini).
Come sempre, questa cosa mi dà fastidio, sia perchè dover interrompere la lettura e cercare l’opera sul telefono interrompe l’immersione, sia perchè purtroppo, come accade spesso, non sono riuscita a trovare tutte le opere di cui parla l’autrice, soprattutto tra quelle di Hannah Höch, molto meno conosciuta rispetto agli altri artisti del libro.

Il secondo effettivo difetto è che purtroppo ho trovato un paio di capitoli misteriosamente di inferiore qualità rispetto agli altri.
I capitoli su Hannah Höch e René Magritte secondo me sono molto meno interessanti rispetto agli altri capitoli del libro. Ho trovato questi due capitoli molto più incentrati sulla vita personale degli artisti piuttosto che sulle loro opere, un atteggiamento riduttivo e quasi una mancanza di rispetto nei confronti delle loro opere, come se non bastassero a “fare” un capitolo da sole.


Nonostante questi piccoli difetti, come ho detto prima questa è una lettura che consiglio a chiunque, ben degna di un posto tra i miei libri preferiti in assoluto.
Displaying 1 of 1 review