Gadi insegna lingua ebraica a Zurigo. Dopo trent’anni di silenzio e completo distacco dal padre Zakai, torna in Israele per recarsi al suo capezzale insieme alla sorella Tamar. In eredità, fra le altre cose, riceve una borsa piena di quaderni e un ultimo che le sue ceneri per metà vengano interrate a Gerusalemme, per metà disperse sotto il vecchio ponte sul fiume Tigri, a Bagdad. Tra le carte di Zakai, Gadi scopre il suo passato, ma soprattutto un capitolo oscuro della storia le persecuzioni e l’espulsione degli ebrei dall’Iraq, con la complicità dei nazisti. Scopre inoltre l’amicizia fra il nonno Ezra e Arman – un commerciante musulmano – e il loro patto segreto che permise alla sua famiglia di avere un nuovo inizio in Israele.
Preciso che di questa pagina dolorosa della storia irachena non ne sapevo niente. Tante sono le tragedie che hanno punteggiato la travagliata storia di questo paese, ma della diaspora ebrea proprio non ne ero a conoscenza. Detto questo il libro è profondamente toccante, racconta di vite che hanno chiuso le loro tragedie nel silenzio. Alla morte del padre, con cui non ha avuto un rapporto vero, il protagonista si trova a squarciare quel silenzio,di cui il rapporto è stato intessuto. Emerge dalle carte, che il padre gli ha lasciato, un quadro di Bagdad, antica e ricca di storia multiculturale, che dalla seconda guerra mondiale in poi, affonda nella guerra, nel radicalismo, nella discriminazione. Gli esuli, anche se potessero tornare, non troverebbero più la città che ricordano. Non si sono integrati nella nuova vita che si sono costruita all'estero, perchè il peso di quella che hanno lasciato è troppo. La seconda generazione si trova a fare i conti con il passato e a cercare le proprie radici per un equilibrio, che le sconosciute tragedie hanno sempre ostacolato. Struggente, documentato, con personaggi, che mi hanno conquistata, si legge senza soluzione di continuità. Una scrittura scenografica. Coinvolgenti le descrizioni di Bagdad tra passato e presente. Nel giardino di Myra e Sabir sembra di potercisi sedere in un angolo, con l'accoglienza che sempre è stata rifiutata a Myra e senza la paura e l'incertezza dovuta alla follia umana, che serpeggia tra le pagine di tutto libro e dei suoi protagonisti. La malinconia è sempre presente come il rimpianto per quanto spesso ci viene rubato senza una ragione. L'umanità non impara dai suoi errori e continua a rifugiarsi nella bestialità, con tutte le conseguenze che ne derivano
Un pezzo di storia irachena... in particolare degli ebrei iracheni. Attraverso gli occhi del protagonista, riviviamo la storia di suo padre e attraverso la storia di suo padre, riviviamo la storia. Uno spaccato di realtà che non conoscevo, raccontata in modo molto poetico dall'autore. Toccante.