Jump to ratings and reviews
Rate this book

K-Hole: Come la ketamina ha inventato il futuro (Not Vol. 68)

Rate this book
Cosa unisce le vasche da bagno per la deprivazione sensoriale, Elon Musk, i rave party, le tecniche di interrogatorio della CIA, le esperienze di rapimento alieno, la finanza digitale, la nascita di internet e le storie di amore e sesso tra esseri umani e delfini?
La risposta è la ketamina, il potente anestetico che grazie alle sue proprietà dissociative è diventato uno dei più diffusi, strani e inquietanti psichedelici della nostra era.
K-Hole è la prima immersione storica e culturale nei territori inesplorati di una sostanza ancora misteriosa. Tra entusiasti psichiatri convinti di aver trovato la cura definitiva contro la depressione, complottismi, transumanesimo e oscure teorie degne di un racconto di fantascienza, la ketamina sembra infiltrarsi negli anfratti più riposti dell'immaginario dal suo uso – e abuso – prendono forma i sogni e gli incubi del tecnocapitalismo globale, così come le fantasie distopiche sull'intelligenza artificiale destinata a soppiantare il genere umano.
In questo testo pionieristico e visionario, che finalmente arriva a coprire un vuoto incomprensibile nel panorama non solo italiano, Mazza Galanti ci accompagna alla scoperta di una molecola dal sapore iniziatico, svelando i segreti di quel «fattore K» capace di svelare alcune verità essenziali del nostro spirito dei tempi.

325 pages, Kindle Edition

Published March 18, 2026

Loading...
Loading...

About the author

Carlo Mazza Galanti

17 books1 follower

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
3 (17%)
4 stars
11 (64%)
3 stars
3 (17%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Massimo Baudone.
205 reviews
July 9, 2026
Saggio molto bello che indaga in modo molto esauriente il mondo delle sostanze psichedeliche/psicotrope, e della Ketamina in particolare, da vari punti di vista (storico, filosofico, sociologico, cineletterario) e che non perde mai interesse durante la lettura grazie anche ad una scrittura molto chiara e alla struttura del libro fatta di paragrafi molto brevi che non stancano il lettore e che sono ben collegati tra di loro. Quattro stelle meritate.
Profile Image for Lucio Carbonelli.
27 reviews3 followers
August 9, 2026
Delfini, scienziati e zombie ravers: ovvero come imparammo a dissociarci e vivere felici (?)

«I più raffinati esperti di psichedelia hanno riferito che è stata l’esperienza più piacevole che abbiano mai provato e hanno espresso il desiderio di continuare l’esplorazione».
(Marcia Moore, sacerdotessa della ketamina)


Si esce frastornati dalla lettura di questo libro, una selvaggia e avventurosa disamina di questa sostanza multiforme, o anche dissociati, forse parola più adatta, visto l’effetto anestetico della ketamina, sostanza appunto sfaccettata e fondamentalmente ambivalente, paradiso o inferno non è facile stabilirlo. Tanti sono i nomi con cui l’autore la chiama e definisce: ketamina, keta, vitamina k, ketch, special k, k, kit-kat, perché tante appunto possono essere le sensazioni provate, o non-provate. Un testo, quello di Carlo Mazza Galanti costruito per brevi capitoli aneddotici, lì dove ogni episodio aggiunge, o toglie, qualcosa al totale, se mai può esserci un quadro d’insieme: sembra di navigare incorporei nel cyberspazio di gibsoniana memoria, uno spazio/matrice oscuro lì dove si ergono molteplici forme geometriche, luminescente ognuna del proprio colore, opaco o brillante che sia; un testo che è costruito come un ipertesto analogico, lì dove ogni parentesi rimanda a un capitolo altro, una pagina ulteriore a cui saltare, o tornare, per cercare la totalità di cui sopra. E tutto questo è giusto, questa ambiguità, questa confusione, questo disorientamento, perché come recita l’adagio, la ketamina dà, la ketamina prende, ma difficile per il coraggioso psiconauta sapere poi cosa avrà avuto, e cosa avrà perso.

Sfogliando le pagine di questo libro, su cui campeggia un bellissimo delfino argenteo pixellato non a caso, o anche solo leggendo i titoli dei capitoli, ci si rende conto di quante siano le storie che può raccontare una sostanza come la ketamina e di come sia affascinante la struttura messa insieme dall’autore, per parlarcene. Particolarmente affascinante proprio data la natura della sostanza che parla lingue altre, così come sostenuto da chi torna da un viaggio che spesso presenta i tratti del sogno lucido, e un’ambientazione che potrebbe talvolta apparire come una fabbrica abbandonata occupata da alieni. Naturalmente, come per tutte le sostanze, anche per la ketamina si è tentata l’appropriazione da parte del governo, per utilizzarla ai propri scopi, controllo mentale e sottomissione fisica, il solito esperimento militare per capire prima e usare poi l’essere umano a opera di scienziati corrotti dall’innocenza perduta. Ultimamente si è anche tentato il ritorno alla cosiddetta medicalizzazione della sostanza, d’altronde sempre di un anestetico stiamo parlando, un semplice spruzzino per provocare prima e controllare poi la malattia psichica, ma - parafrasando il mai troppo compianto Mark Fisher - perché curare l’umano se è il sistema a essere malato?

Molto meglio quindi l’uso selvaggio ed esplorativo degli avventurosi psiconauti qui raccontati spesso attraverso esperienze e parole proprie, esperienze e parole che ci raccontano di quanto possa essere attrattivo e spaventoso allo stesso tempo dissociarsi da se stessi per entrare in un fuggevole mondo lì dove si vede ciò che si è ma anche ciò che non si è: come se il nostro cervello diventasse arto fantasma, che continua a essere lì dove in realtà non è più (non sarà certo un caso che in Sirat di Oliver Laxe si continui a ballare nonostante gli arti amputati). Un mondo dove si cerca la comunicazione interspecie, con i delfini di cui sopra per esempio, ma che allo stesso tempo ci rende inabili alla comunicazione interpersonale proprio per il crollo del linguaggio al grado zero: la ketamina avversata dai raver duri e puri schifati dalla massa di zombie strafatti di questa sorta di eroina psichedelica… Eppure c’è più vita di quanto ci si possa immaginare lì dentro, altri mondi, altre vite: un cervello che continua a pensare, un’anima che continua a brillare, alla ricerca del samadhi, unione assoluta e finale nell’universale, mente alveare, telepatia. Immergersi in una vasca di deprivazione sensoriale (come accade in Altered States di Ken Russell), anestetizzarsi per superare la sofferenza del corpo/prigione e arrivare al di là, nonostante il tutto possa trasformarsi in un Aldilà: è capitato, ma chi può dire se il Bardo non ci possa regalare altro (vedi Enter The Void di Gaspar Noé). Paradiso o inferno, ci si chiedeva all’inizio e ci si chiede ancora alla fine, tra paranoia e accettazione, dissoluzione dell’ego e/o esperienza di pre-morte, caricare una nuova mentre dentro di sé, ritorno alla vita, psichedelia? Sarà il k-hole a rispondere, inventando un futuro lì dove la luce in fondo al tunnel, incerta e sconosciuta, ha nuove risposte, forse.


«Perso nell’oblio. Oscuro, silenzioso e completo. Ho trovato la libertà. Perdere ogni speranza era la libertà».
(Chuck Palahniuk, Fight Club)








Profile Image for Vanni Santoni.
Author 42 books657 followers
April 27, 2026
libro importante che tappa un buco annoso nella oggi piuttosto completa bibliografia psichedelica
Displaying 1 - 4 of 4 reviews