Fare sempre di più per la città di Torino, per i suoi miserabili, per le carcerate, per i bambini abbandonati a se nei primi decenni dell’Ottocento Giulia, marchesa di Barolo, assieme al marito Tancredi, allarga il raggio delle sue attività benefiche. Ma oltre all’impegno e al tempo occorrono sempre più soldi, che possono venire dalle vigne della loro tenuta, dove stanno sperimentando metodi innovativi per produrre finalmente un vino «serbevole», capace di invecchiare, pregiato e dunque redditizio. Un vino che deve conquistare innanzitutto il re Carlo Alberto, l’unico che può davvero decretarne il successo. Certo, il giovane sovrano è distratto da molti altri un incendio a corte che mette a rischio la vita del suo erede, una presunta medium che sostiene di poter comunicare con la sua defunta madrina e non ultimo i moti e gli attentati dei carbonari, decisi a costruire l’Italia unita, con o senza i Savoia. Giulia e Tancredi rischiano di venir travolti dai venti di libertà e salvano Silvio Pellico, uscito spezzato dallo Spielberg, assumendolo come loro bibliotecario. Ma il caso più caro al cuore di entrambi rimane quello di Angela Agnel, la popolana detenuta per l’assassinio del marito mentre lei è chiusa in carcere, le sue figlie crescono tra amori, ambizioni, tormenti e vere e proprie tragedie. Giulia resta sempre loro accanto, instancabile sostenitrice del diritto di tutte le donne a essere realizzate e felici. La saga di successo dei Barolo continua con un movimentato romanzo corale e ricco di amori proibiti, passioni politiche, efferati omicidi, intrighi di corte. Al centro di un’epoca turbinosa, la figura della marchesa di Barolo risalta con tutta la sua forza, la sua modernità e la sua eccezionale umanità.
Marina Migliavacca Marazza, ex manager editoriale, scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice radiofonica, è specializzata in tematiche di storia, di società e di costume. Collabora con diverse riviste tra cui «Io Donna».
È autrice di romanzi, saggi e narrative nonfiction.
Purtroppo non mi ha entusiasmato come il capitolo precedente. Troppi avvenimenti condensati in un unico volume. Ci mancano solo la veggente e la sparizione per arricchire la trama già un po piena. Forse la seconda parte poteva essere divisa? Finale inesistente.
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Il secondo volume dedicato alla figura della marchesa Giulia Barolo non si limita ad approfondire le modalità di conservazione del vino, che finalmente diventa “serbevole”, cioè capace d invecchiare senza inacidire, e viene inviato a gradito addirittura da Re Carlo Alberto. Questo racconto riesce a rievocare alla perfezione l’atmosfera ottocentesca e i diversi eventi storici e popolari di quegli anni, fra cui il caso della medium Cerino, il serial killer denominato “la iena di San Giorgio”, il carcere duro e la scrittura de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico, le liriche del poeta francese Lamartine, il tutto mentre scoppiano i moti carbonari e il popolo freme per il desiderio di libertà. Avevo già amato “Sangue delle Langhe” e altri romanzi di Marina Marazza, e questo mi ha entusiasmata come i precedenti. L’autrice ha la capacità di presentare la Storia e i suoi protagonisti in modo avvincente e interessante, ribaltando la concezione popolare su alcune figure storiche ritenute un po’ “noiose”, per esempio Silvio Pellico. Giulia Colbert di Barolo è una donna straordinaria, un vulcano di idee e iniziative sociali, la cui personalità è talmente folgorante che affascina molti uomini con cui viene a contatto, fra cui lo stesso Pellico e Lemartine. È dedita ai suoi progetti e alle persone che ama, caparbia e piena di coraggio, non si lascia intimorire o sottomettere. I pochi personaggi inventati dalla scrittrice risultano realistici e concreti, ormai sono affezionata a tutte le donne Agnel e a Bedame, mi sembra impossibile che non siano realmente esistite!
“la Storia è fatta anche di pettegolezzi documentati che ci fanno meglio comprendere persone e ambienti e comportamenti.”
In questo volume si fondono più generi letterari, vi troviamo addirittura una vena esoterica e una quasi horror che rendono il romanzo ricco, corale e pieno di sfaccettature. Non vedo l’ora di leggere il prossimo volume!
Due cose che alla Marazza non si possono proprio rimproverare sono lo stile di scrittura (che, nella sua eleganza, si adatta perfettamente all'ambientazione temporale del romanzo) e la rigorosità della ricostruzione storica, sempre ineccepibile. Purtroppo, però, ne "Il rosso del re" il confine tra talento e sfoggio di erudizione mi è parso molto labile: la grande quantità di avvenimenti, che di per sé sono molto coinvolgenti, viene frequentemente fagocitata dalle orde di personaggi realmente esistiti che incrociano la strada di Giulia di Barolo (come testimoniano ben dodici pagine finali che li elencano tutti). Chissà come sarà il prossimo libro!