«Trasformare l’ordinario in straordinario. È questa l’arte della gente comune.» Adele Casagrande ha sessant’anni, un passato di cui non vuole parlare e un lavoro tutto nuovo. Si è trasferita da Milano in Provenza, a Villeneuve-lès-Avignon, come governante in una casa privata. Qui si trova da sola a ricucire i pezzi di una famiglia che non è la sua, ma anche a fare i conti con i motivi che l’hanno spinta a tagliare di netto con la vita precedente, mentre tutti vorrebbero sapere ciò che lei protegge con il silenzio. Csaba dalla Zorza, con passo certo e delicato, rivela poco alla volta la parte privata della vita di una donna che, vista da fuori, sembra avere tutto. La separazione dei genitori, la volontà di costruirsi un’indipendenza economica, la maternità e la fatica di conciliare famiglia e lavoro, il dolore per un matrimonio finito e il peso di un segreto che non vuole svelare. Cosa succede, quando capisci che l’unica cosa che ti manca ti è stata negata dal tuo stesso senso del dovere? Come si affronta la necessità di essere amata in quella fase della vita che tutti pensano coincida con il tramonto? Io sono Adele è il racconto intimo di una donna che sfida continuamente se stessa, alla ricerca dell’unico coraggio che non ha mai essere felice. Sapendo che per farlo dovrà infrangere le sue stesse regole.
Nata e cresciuta a Milano ha origini toscane e veneziane.
Si è specializzata nel campo della comunicazione attraverso collaborazioni nel settore dell’editoria periodica femminile dapprima con Arnoldo Mondadori Editore e con Edizioni Condé Nast. Ha sviluppato nel corso degli anni ’90 una predilezione per il cibo e la sua preparazione. È una chef diplomata alla scuola parigina Le Cordon Bleu.
I suoi libri spaziano dalle ricette all'arte di ricevere, dai trucchi della cucina alla mise en place.
Ha tenuto corsi di cucina ed è presentatrice della trasmissione televisiva Il Mondo di Csaba sul canale Alice. Conduce la trasmissione Merry Christmas con Csaba sul canale Real Time del digitale terrestre e scrive sul blog Lezioni Private, sul sito di Vanity Fair, testata con la quale collabora per gli argomenti di cucina e lifestyle. Nel luglio 2013 conduce su Real Time la trasmissione Summer Cooking con Csaba, dedicata alle ricette del periodo estivo.
Oltre ad essere direttore editoriale della casa editrice Luxury Books da lei fondata nel 2003, è anche direttore editoriale della rivista a circolazione controllata Good Living.
Un romanzo che si legge quasi con i cinque sensi, ma con qualche riserva narrativa.
Ho terminato Io sono Adele con una piacevole sensazione di leggerezza, anche se non del tutto convinta: è una di quelle letture in cui ho apprezzato l’atmosfera e il mondo costruito dall’autrice più della trama in sé.
A sessant’anni, Adele decide di lasciare Milano, una vita agiata e tutte le sue certezze per andare a servizio presso una ricca famiglia francese. Definire il suo un semplice "lavoro" sarebbe riduttivo. Per lei, accudire è una missione: Adele trova il suo compimento nel prendersi cura di una casa, delle persone e persino degli oggetti. Cucina, apparecchia, rimette ordine e bellezza dove sembrano essersi persi, contagiando chiunque le stia intorno.
Il punto di forza del romanzo è proprio questo: il potere trasformativo della cura. In questo, Adele mi ha ricordato molto le dinamiche di Il pranzo di Babette e Chocolat, dove il cibo e l’ospitalità diventano formule magiche per cambiare la vita degli altri.
C’è tantissima Csaba della Zorza in queste pagine: la cura per la mise en place, le porcellane e i rituali del bon ton sembrano quasi riportarci alle atmosfere di Cortesie per gli ospiti (il format televisivo, non il romanzo di McEwan).
Adele resta un enigma affascinante. Non racconta nulla del suo passato e il contrasto tra i suoi modi elegantissimi e il ruolo di domestica accende inevitabilmente sospetti e malintesi, sfidando i cliché di chi la circonda.
Cosa non mi ha del tutto convinta? Il prologo mi ha fatto "inciampare" subito: la voce narrante è quella di Adele a sette anni, ma con il linguaggio e la capacità di analisi di un adulto. Inoltre, a tratti la narrazione mi è sembrata un po' troppo costruita a tavolino.
Solo a libro chiuso, poi, ho scoperto che si tratta del seguito de La governante, che purtroppo non ho letto. Questo spiega perché alcune dinamiche mi siano sembrate poco approfondite o date per scontate: probabilmente avrei colto molte più sfumature conoscendo l'antefatto.
Nel complesso resta un viaggio piacevole, elegante e fedelissimo allo stile inconfondibile dell’autrice. Una buona lettura d'atmosfera, pur con qualche riserva sulla struttura.
Questo libro profuma di speranza dopo anni passati ad abitare in una situazione che non appartiene alla protagonista. La descrizione degli ambienti è sensazionale, ti catapulta insieme ad Adele in Francia e ti fa assaporare tutti i gusti normanni della sua cucina. Il silenzio del proprio passato fa un gran rumore nel futuro di una donna che ha il coraggio di ricominciare.
Molto interessante la parte della vita di Adele da governante, ma il resto troppo descrittivo. Un personaggio ben scritto, ma non ho apprezzato lo stile del autrice. Troppe descrizioni/riflessioni della protagonista e pochi discorsi. Interessante l’ambientazione francese e i negozi del paesino. Non mi ha molto convinta.
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La storia di Adele è quella di una donna che, a più di sessant’anni, trova finalmente il coraggio di assecondare i propri desideri, smettendo di compiacere gli altri e di abitare una vita apparentemente "perfetta", ma carica di solitudine. Nelle intenzioni, il libro vorrebbe essere sia un percorso di emancipazione sia una riabilitazione del lavoro domestico, che rappresenta l'autentica aspirazione della protagonista. L’ombra che accompagna la lettura è però un dubbio profondo: per quante donne il confinamento tra le mura domestiche ha rappresentato una prigione anziché una libera scelta? Quali lavori umili offrono davvero la stessa dignità e soddisfazione di quello di Adele? E quante donne (soprattutto tra chi lavora ancora a sessant’anni) potrebbero permettersi una simile virata dal punto di vista economico? Avevamo davvero bisogno di una storia in cui l'affrancamento femminile passa attraverso un idilliaco ritorno alla casa e un impiego domestico fin troppo romantico? Se è vero che nessuno ha il diritto di giudicare le aspirazioni altrui, per una lettrice di oggi risulta urticante e irrealistico il benessere economico dato per scontato che permette questa libertà, unito a una sottile nostalgia per un passato in cui, per le donne e le governanti, casa e lavoro non erano affatto una scelta. Peccato, perché le due storie parallele (la donna milanese realizzata ma infelice e la governante saggia e appagata) sarebbero state godibili senza la pretesa di legarle in questo modo. Nonostante entrambe richiedano a più riprese la sospensione dell’incredulità — la realtà della maggior parte delle donne è ben lontana da serate alla Scala, gioielli con rubini e cene in barca con l'amore della propria vita —, ho comunque apprezzato le ambientazioni, i cibi e le mise en place provenzali.
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Mi sono avvicinata a questo libro con curiosità: tanti ne parlavano bene e li consideravano grande successo. Adele Casagrande, la protagonista del romanzo, è una donna fredda, scostante, decisamente poco simpatica; a 61 anni decide di andare a lavorare come governante in una nobile casa in Provenza. La sua sicurezza, il sapere sempre tutto di tutto ( si intende di cucina, di bon ton, sa mandare avanti una grande casa senza sforzo, riesce a conquistare tutti i membri della famiglia anche i ragazzi ( ma non la signora), e’ perfetta nel vestire, parla diverse lingue, in passato è stata una star televisiva, insomma non c’è niente che non sappia fare, o forse no…a me non ha convinto, non mi ha affascinata, anzi questo suo “so fare tutto “ mi ha infastidito. Tra l’altro posso dire che il romanzo risulta anche poco credibile, tutto perfetto come per magia. Cara Csaba dalla Zorza scrivi bene, in un bel modo preciso e corretto, ma non convinci, non coinvolgi, non appassioni, che è quello che il lettore cerca.
Un anno fa avevo letto La governante, il romanzo d'esordio di Csaba dalla Zorza: nella recensione avevo segnalato uno stile a tratti ripetitivo, un ritmo che rallentava nella parte centrale e una certa distanza emotiva, dovuta anche alla scelta di lasciare la protagonista senza nome e di raccontarla dal punto di vista esterno di Alby, uno dei due figli della donna (l'altra, Rebecca, restava sullo sfondo).
Un anno dopo, con il seguito Io sono Adele, l'autrice fa un netto passo in avanti: restituisce alla protagonista un nome, Adele Casagrande, una voce in prima persona e un passato raccontato finalmente per intero, risolvendo proprio il limite che nel primo romanzo teneva il lettore a debita distanza.
Il romanzo parte da alcune domande fondamentali: a sessanta anni, una donna ha il diritto di dire basta e di cambiare vita? Una vita persino idilliaca, fatta di un bel lavoro, due figli e un marito?
Perché, parliamoci chiaro: se a compiere un simile passo in letteratura o al cinema è un uomo, quasi sempre si parla di crisi d'identità o di un comprensibile desiderio di fuga; se invece a farlo è una donna, viene spesso etichettata come irresponsabile, se non addirittura giudicata sbagliata.
Adele Casagrande, tuttavia, ci racconta un'esistenza complessa e segnata fin dall'infanzia dall'abbandono del padre. A vent'anni, mossa dal desiderio di indipendenza, si era trasferita a lavorare in Giappone; a ventisei era rimasta incinta, dando il via a un matrimonio infelice sin dall'inizio e segnato dai tradimenti del marito.
Arrivata a un punto di svolta – dopo essere diventata una cuoca e una star della televisione, come scopriremo alla fine – decide di mollare tutto e di cambiare radicalmente strada, ricominciando come governante.
È qui che Csaba dalla Zorza compie l'atto più interessante. Avete presente Mary Poppins? Dimenticatela: non c'è Julie Andrews che canta. Adele è una governante serena, tranquilla e appagata, che sa fare perfettamente il proprio lavoro e che, di fronte all'antipatia e alla gelosia della padrona di casa, Solange Colbert, risponde con calma e compostezza, diventando un punto di riferimento e una spalla preziosa per i figli adolescenti della coppia, Alexandre e Juliette, in particolare per quest'ultima.
Io sono Adele è un romanzo che parla di indipendenza, di forza e di responsabilità. Il motto che Adele fa proprio è chiaro: chi non fa non sbaglia, chi sbaglia fa esperienza.
La scrittura è semplice e lineare; la storia non è fatta di eroismo o di gesti grandiosi, bensì di normalità. Racconta di un personaggio che a un certo punto sceglie di riprendersi il proprio spazio e la propria vita, magari attraverso un lavoro apparentemente più umile, pur di ritrovare la propria dimensione.
A sessanta anni, esattamente come a venti, si può sempre cambiare vita, purché al centro ci siano la persona, la felicità e la propria identità.
Ed è proprio la semplicità con cui Csaba dalla Zorza porta avanti questo messaggio a rendere la storia scorrevole, anche se il romanzo affida molto al passato sentimentale di Adele e a un solo vero colpo di scena la parte più delicata della sua evoluzione.
Forse, però, si poteva osare qualcosa di più con Juliette. Il personaggio viene costruito come una presenza importante nel rapporto con Adele, quasi un possibile contraltare alla protagonista, ma a un certo punto sparisce dal radar in maniera troppo brusca. È un peccato, perché proprio il suo rapporto con la governante avrebbe potuto offrire un'altra prospettiva sulla storia e sulla stessa Adele.
Conclusione questo romanzo rappresenta senz'altro un salto in avanti, sia nella scrittura sia nell'impostazione, per Csaba dalla Zorza, lasciando al lettore un messaggio completo e luminoso: si è sempre in tempo per cambiare e per fare ciò che ci fa stare bene.
Un romanzo che scorre bene e che arriva al suo messaggio con semplicità, pur lasciando qualche personaggio, come Juliette, troppo presto ai margini.
Ho iniziato Io sono Adele senza particolari aspettative e mi sono ritrovata completamente coinvolta dalla storia.
La scrittura di Csaba dalla Zorza mi ha colpita per la sua delicatezza e per la capacità di raccontare la quotidianità senza mai renderla banale. Seguire la vita di Adele aveva qualcosa di rassicurante: pagina dopo pagina, mi sono affezionata a questa donna, alle sue fragilità, ai suoi silenzi e alla sua costante ricerca di equilibrio.
Ho apprezzato in particolare il modo in cui il romanzo affronta temi universali come il dovere, la maternità, l’indipendenza, l’amore e la ricerca della felicità, soprattutto in una fase della vita che la narrativa racconta ancora troppo poco. Adele è una protagonista complessa e autentica, nella quale è facile riconoscere paure, rinunce e desideri che appartengono a molte donne.
Se devo trovare un limite, è nel finale. Mi ha lasciata un po’ sorpresa per la rapidità con cui alcune vicende si risolvono. Dopo aver investito emotivamente così tanto nella storia di Adele, avrei voluto restare con lei ancora qualche pagina, conoscere meglio alcuni aspetti della sua vita e approfondire maggiormente le conseguenze delle sue scelte.
Resta comunque una lettura che consiglio. Intima, elegante e capace di accompagnare il lettore con discrezione dentro la vita di una donna che, dopo aver pensato per anni agli altri, prova finalmente a chiedersi che cosa significhi essere felice.
The narrative proceeds at glacial pace for 4/5 of the book. I enjoyed it greatly until about halfway, then started getting bored and impatient. Then all of a sudden the author 1) inserts an absolutely unnecessary and ridiculous love story 2) buries the reader under an avalanche of backstory told at a dizzying pace. Also, what the hell is up with putting motherhood and homemaking on such a pedestal? The rhetoric could have been toned down. Given all this, one would think I hated it. But it was beautifully written and did give me a sense of renewed appreciation for the profound happiness that comes from simple things like loving your home and the food that nourishes you.
Non mi è piaciuto per niente. La protagonista è insopportabile, saccente, condiscendente e priva di vera empatia o compassione per gli altri. Le descrizioni di servizi di piatti e posate vengono presto a noia. La vicenda è totalmente priva di pathos, nonostante i colpi di scena che l'autrice ha voluto infilare a fine libro. I personaggi sono stereotipati e ricordano la serie Downton Abby senza avere la stessa genuinità. Tolti i riferimenti a telefoni cellulari e computer, il mondo raccontato sembra quello di 60 anni fa. Davvero brutto.
Bravissima a scrivere, il romanzo scorre e dona una pace incredibile con questo ritratto di donna forte che finalmente sceglie di fare qualcosa per sé e che la fa stare bene. Anche la descrizione degli ambienti e della cura nella cucina e nell’ordine della casa rende questa lettura molto rilassante e riflessiva. La protagonista è caratterizzata bene e anzi, molte riflessioni e molte situazioni sono realistiche e nelle quali ci si riesce a immedesimare.
E se scrivessi che mi è piaciuto? Pensare che "La governante" mi era stata sconsigliato! "Io sono Adele" mi è piaciuto anche di più. Mai banale, seppur avesse tutti gli elementi per esserlo. Uno stile fresco,mai ridondante. Così ben descritto, da sentirsi a casa. Per una lettura di svago, ma anche di riflessione, io lo consiglio. Adele non è così fredda come appare. E da oggi, Csaba dalla Zorza ha una fan in più!
Questo sequel de "La Governante" ha finalmente risposto a tutte le domande che mi erano sorte col primo libro e ha soddisfatto la mia curiosità. Romanzo ben scritto e con un finale che può lasciar trasparire l'idea di far diventare questa dilogia una trilogia, ma che può anche benissimo concludere il ciclo grazie al suo finale esaustivo.
Un libro dolce ! Da serenità , le parole scorrono veloci ordinate sensibili! La protagonista è una donna determinata capace di ricostruire la sua vita di reinventarsi in un ruolo umile , capace però di renderlo delicato ! Lei è eccezionale meravigliosa ! Mentre si legge il libro si vede il movimento della protagonista ,si riescono a sentire perfino le parole ! Splendido divorato in tre giorni!
Mi è piaciuta molto l’ambientazione e come è raccontato ma questo personaggio purtroppo nella mia mente creava un rimando continuo alla scrittrice, sembrando quasi una linea temporale della vita dell’autrice. Soprattuto quando si scoprono le origini di Adele. Quindi scritto da Csaba sotto pseudonimo sarebbe stato da 4 ma così troppo “autobiografico”
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Avevo letto "La governante" e, nonostante le descrizioni un po' piatte e stereotipate legate al lavoro e all'indole della protagonista, non mi erano dispiaciute né la trama, né la caratterizzazione dei personaggi. Questo romanzo, invece, non mi ha colpita; narrazione pressoché lenta, trama poco avvincente e finale frettoloso. No!
Questo nuovo capitolo della storia di Adele Casagrande, l’ho trovato decisamente più bello del primo libro. Personaggio descritto benissimo, la vita della protagonista ricca di dettagli. A me personalmente è piaciuto tanto, e mi ha trasmesso un senso di serenità, ordine e calma incredibile. Letto in pochi giorni e super consigliato
Quello che resta non è la trama. È il modo in cui il libro guarda gli oggetti: una porcellana, una tovaglia stesa bene,il tempo che serve a un tè. Il libro non decide mai se scegliere di servire sia una liberazione o una resa elegante
Libro molto gradevole,scrittura scorrevole un racconto molto delicato ma a tratti molto intenso!Ognuna di noi ,come scritto nelle ultime righe del romanzo....,è l'artefice della sua fortuna!!