All’inizio è una famiglia come tante, infelice a modo suo. Un padre presente e insicuro, una madre assente ed eccentrica, una figlia combattuta tra loro, felicità e fedeltà. Le crepe sono dappertutto, ma vengono coperte da piccoli spiragli di normalità, dalla vita che deve andare avanti. Poi un giorno tutto crolla, per ognuno in un modo diverso, e sotto le macerie, compromessa per sempre, resta lei, la bambina che tutti volevano per sé e che nessuno ha amato abbastanza; lei, cuore di un corpo che non esiste più. Alessandra Carati, con la consueta lucida empatia, ci racconta la fine drammatica ma possibile di una famiglia, dando spazio alle versioni di tutti gli attori, spesso discordi, contraddittorie, ma non per questo meno vere, per dirci che il male non necessita sempre di corpi violati, ma può insinuarsi anche dietro al silenzio, la codardia, la menzogna.
Il libro racconta tre diversi punti di vista dei protagonisti di una dolorosa disgregazione familiare, che vede la figlia contesa tra i genitori.
Incomprensioni, dispetti, colpe e sofferenze sono inevitabili in situazioni delicate come questa, e l'autrice é stata bravissima a mettere in risalto le fragilità emotive di ognuno di essi. Il libro non giudica, nè offre una soluzione, ma ci invita a riflettere sulle dolorose conseguenze di una separazione.
Certamente non mi aspettavo la verità che si è palesata davanti ai miei occhi, abituata a leggere certe narrazioni che vedono l'uomo colpevole di voler abbandonare la propria famiglia. E i figli.
Bè, dovete leggere questo libro, è diverso da come potete immaginare son certa vi piacerà
“Quando mi dici che vuoi la verità, di quale verità parli?”
Una storia che può “infastidire”: la narrazione di una famiglia disfunzionale dal punto di vista dei protagonisti coinvolti. Prosa veloce ed equilibrata: narrazione caleidoscopica…geniale! Una grande riconferma.
“ Quando aveva cominciato a studiare cosa accade nella scatola cranica, quel gomitolo di ramificazioni così misteriose, era rimasta colpita da un'immagine. Mostrava come il groviglio, in certe età e situazioni, subisca una potatura, con lo scopo di scartare le connessioni meno utilizzate e far funzionare meglio le altre. Parti del cervello, diventate superflue, si deteriorano e muoiono. Ogni crescita, per avverarsi, ha bisogno di farsi spazio. L'immagine dei filamenti che si consumano e degenerano, si ritraggono e si spargono, aveva suscitato in lei una commozione profonda. Stava lì a dire che la vita è un lavoro in perdita. “
Per vivere meglio, alcune connessioni devono morire. L’immagine è neuro scientifica, ma nel romanzo diventa un’etica. Alessandra Carati non scrive sulla separazione ma sulla filiazione come condanna. La libertà richiede una necrosi. Non basta capire e pacificarsi con il passato. Bisogna che qualcosa muoia, per potervi sopravvivere. Doloroso, reale, scritto bene.
[ tempi strani hanno certi libri, nel venirti a stanare. ]
In questo suo intenso romanzo Alessandra Carati esplora la disgregazione silenziosa di un nucleo familiare all’apparenza normale. Al centro della storia infatti c'è una coppia la cui relazione scivola progressivamente dall'amore (che forse è più co-dipendenza) al risentimento, sfociando in una durissima battaglia legale per l'affidamento della figlia piccola di cui seguiamo tutti i vari momenti. L’autrice ci racconta di questa dolorosa e violenta separazione attraverso sezioni distinte che mostrano rispettivamente i tre punti di vista dei protagonisti (il padre, la madre e la figlia). Attraverso questo efficace espediente narrativo Carati riesce a mettere in evidenza come la memoria possa riscrivere i fatti in modo soggettivo e dipendente da vincoli emotivi, allontanandosi così non da una divisione netta tra bene e male, giusto o sbagliato ma da un giudizio assoluto non solo sui fatti stessi ma anche sui personaggi che risultano così estremamente umani. Io ho adorato lo stile di scrittura graffiante, incisivo e assolutamente coinvolgente di questo libro che riesce a fornire un’analisi psicologica profonda e netta dei personaggi permettendo a chi legge di sentirsi molto vicino a loro e alle vicende narrate. Decisamente un gran bel libro! ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
4.5⭐️ Iniziato e terminato nel corso di una giornata perché è un romanzo da cui diventa impossibile staccarsi. La storia ti avvolge fino a stritolarti, ti soffoca. Per riprendere fiato, l’unica possibilità era arrivare all’ultima pagina, attraversare il dolore delle vicende. Splendido.
Atto di famiglia di Alessandra Carati è un pugno in pancia che sai di dover ricevere, perché un po’ dalla trama te lo immagini, ma quando lo incassi rimani comunque destabilizzato. Il libro è diviso in tre parti, ognuna dedicata a una diversa prospettiva della stessa storia. Una famiglia infelice va in pezzi di fronte ai suoi stessi componenti: un padre accudente, una madre distante e una figlia contesa. Atto di famiglia racconta di una separazione caratterizzata da incomprensioni, bugie, ferite e ripicche che nessuno voleva infliggere ma che segnano la vita di ogni protagonista. Carati riesce a descrivere le piccole e talvolta invisibili crepe che si formano in un rapporto familiare e che sfociano in una rottura. E una volta che qualcosa si è rotto, anche cercando di ricomporre il tutto, ormai è inevitabilmente danneggiato. Le strade per tornare al prima sono ripide e insidiose, mai facili. Proprio le dinamiche che portano alla disgregazione di questa famiglia sembrano così autentiche e vere che non mi sono posto molte domande mentre leggevo. Volevo saperne di più. Ma più andavo avanti e più mi sentivo disorientato, un po’ confuso. Alla fine mi sono sentito come se non avessi capito appieno Atto di famiglia. Ma forse è anche questo il suo bello e a me sta bene così. Una mia amica una volta mi ha detto “io non sempre capisco tutto tutto dei libri di Neri Pozza ma mi piacciono per questo”. Come darle torto? Non ci sono sempre risposte a tutto! Ma nonostante questo particolare è un libro che mi ha graffiato e che ha lasciato il segno.
Atto di famiglia è un romanzo che riesce a raccontare il fallimento di una famiglia con una sincerità quasi disarmante. Alessandra Carati prende una situazione dolorosamente comune: una separazione, il rancore che cresce, una figlia contesa e la trasforma in una storia intensa, soffocante e profondamente umana.
Il libro segue la lenta frattura di un nucleo familiare composto da un padre, una madre e una bambina. Quello che inizialmente appare come un rapporto semplicemente stanco si incrina sempre di più fino a diventare un luogo di tensione continua, dove ogni parola pesa e ogni gesto viene interpretato come un attacco. Nel mezzo di questo conflitto resta la figlia, costretta ad assorbire silenzi, accuse e frustrazioni che non le appartengono ma che finiranno inevitabilmente per segnarla.
La particolarità del romanzo sta nel modo in cui la storia viene raccontata. Carati affida la narrazione alle tre voci della famiglia, permettendo al lettore di entrare nei pensieri di ciascun personaggio. È una scelta narrativa potentissima, perché cambia continuamente la percezione degli eventi: ciò che sembra vero in una pagina viene rimesso in discussione in quella successiva. Ognuno cerca di proteggere la propria versione dei fatti, di dare un senso alle proprie ferite e di trovare una giustificazione alle proprie mancanze.
Non esistono personaggi completamente innocenti o colpevoli. Ed è proprio questa ambiguità a rendere il libro così autentico. Alessandra Carati evita il melodramma e costruisce invece un dolore quotidiano, fatto di incomprensioni, egoismi, bisogno d’amore e incapacità di comunicare davvero. La famiglia che racconta non esplode all’improvviso: si consuma lentamente, in un logoramento continuo che rende la lettura ancora più intensa.
La sua scrittura è precisa, elegante, mai eccessiva. Anche nei momenti più duri mantiene sempre una grande misura narrativa, lasciando che siano gli sguardi, le omissioni e le tensioni trattenute a parlare. È una prosa che riesce a essere fredda e emotiva allo stesso tempo, e proprio per questo colpisce così a fondo.
Ciò che più mi ha colpito di questo romanzo è la capacità di mostrare quanto sia sottile il confine tra amore e possesso, tra protezione e controllo. Tutti i personaggi credono, in qualche modo, di stare agendo per il bene dell’altro, ma finiscono invece per ferirsi continuamente. E la figura della figlia diventa il simbolo più doloroso di questo scontro: una bambina che osserva tutto, assorbe tutto e cresce tra le macerie emotive lasciate dagli adulti.
Atto di famiglia è un romanzo breve ma densissimo, capace di lasciare addosso inquietudine, rabbia e compassione nello stesso momento. Una lettura che non cerca soluzioni semplici, ma che riesce a raccontare con grande lucidità quanto possano essere fragili e contraddittori i legami familiari.
Un uomo che non sa riconoscere e accettare la sua sessualità sceglie una donna per farne la madre di sua figlia. Una donna che appare forte, che lo domina, ma che nasconde infinite debolezze. Il loro matrimonio naufraga e la figlia ne subisce le conseguenze. Soggetto-oggetto conteso soffre così tanto durante l’infanzia che ha paura di crescere e diventare donna. Ho percepito tutta l’angoscia di due anime che si incontrano sfiorandosi per non comprendersi mai. La domanda che mi sono posta durante tutta la lettura l’ho trovata alla fine del libro, nei pensieri della bambina, ormai adulta: perché l’hanno voluta senza poi essere capaci di proteggerla dalle loro angosce e renderla libera?
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Un romanzo che promette molto, ma che ti lascia veramente poco. Riflessioni scontate su una famiglia che si disgrega velocemente a danno di tutti e tre i componenti. Una bambina abusata nella sua sensibilità che diventa una donna piena di problemi. Non lo consiglio.
Una storia dolorosa ma necessaria che mette a nudo la fragilità dei legami umani e ci ricorda la verità più amara: nelle guerre dei grandi, a pagare il prezzo più alto sono sempre i figli.
Qual è la verità dietro una famiglia che si spacca?
Le famiglie non si rompono all’improvviso. Si sgretolano lentamente, tra silenzi, incomprensioni e ferite che nessuno riesce più a ricucire.
Atto di famiglia di Alessandra Carati racconta proprio questo: la disgregazione di una famiglia apparentemente normale attraverso tre punti di vista diversi, ognuno convinto di possedere la propria verità. Al centro della storia c’è una bambina, contesa dai genitori e costretta a portare il peso di una guerra che non ha scelto.
Con una scrittura asciutta e intensa, Carati esplora i conflitti, le responsabilità e le zone d’ombra che possono trasformare l’amore in un campo di battaglia.
Un libro breve, dolorosamente attuale, capace di ricordarci che ogni storia ha più di una versione e che, a volte, la verità si nasconde proprio negli spazi tra una voce e l’altra.
Forse non il miglior libro per suscitare emozioni, che rimangono congelate nella pagina, ma sicuramente utile a capire che la nostra verità non è mai la sola.
Ho sentito molte critiche sullo stile di scrittura “freddo” di questo libro, io che comprendo bene l’esperienza narrata nel romanzo, anche se in modo diverso, l’ho apprezzato molto perché in realtà trasmette benissimo il messaggio. Questo libro mi ha smosso tante cose, ci penserò a lungo.
“Ognuno nel proprio angolo, ignari - non ne è totalmente certa - del disastro che stanno provocando. E lei, piccina, senza parole, è sempre stata lì, a chiedere protezione, a chiedere di poter fare cose da bambina - sognare, ridere, arrabbiarsi - ancora per un po'.”❤️🩹
Carati racconta questo dramma familiare dal punto di vista dei tre protagonisti: il padre, la madre, la figlia. Non so se sia corretto definirlo "familiare", perché il dramma narrato è principalmente quello della figlia, messa al mondo per convenzione sociale e posta al centro di un eterno conflitto tra due anime che insieme non potevano sopravvivere. La scrittura è asciutta, un po' distaccata dalle difficoltà descritte, ma ho trovato comunque il testo magnetico. Interessante spunto di riflessione sull'enorme responsabilità di mettere al mondo una persona.
Le emozioni sono il drive del libro, ma spesso troppo intense, divisive, fino a sembrare irreali. Mette davanti allo spaccato di vita di una famiglia e di individui problematici senza trovare soluzioni condivise
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“ Sa che esiste un tempo non lineare, in cui gli eventi non si superano una volta per tutte in una risoluzione definitiva, tornano a cicli e riportano pezzi di passato, integri, come se di mezzo non ci fossero stati settimane, decenni.”
Un libro che si lascia leggere tutto di un fiato. Crudele, soffocante ma al contempo affascinante. Racconta la fine di un amore e il travaglio di una separazione feroce che non risparmia nessuno. Una scrittura snella e acuta che regala al romanzo una fluidità tagliente.
Libro destabilizzante nel senso che guida a compiere un processo introspettivo, sopratutto quando nell’infanzia e nella gioventù si sono sperimentate determinate dinamiche familiari. Io lo consiglierei.
Raramente accade di leggere una storia così concentrata. Tutto è ridotto all’essenziale in questo libro. Tagliente, morbosa e distruttiva è la storia di questa famiglia
Letto dopo la presentazione dell' autrice . La lettura è stata coinvolgente e non si riesce ad amare nessuno dei protagonisti anche se ognuno ci spinge a riflettere sulle nostre relazioni .