Il bar di Peppe è un minuscolo porto di mare nel ventre di Napoli. Uno di quei bar accoglienti e familiari, sempre uguali a se stessi, dove sfogliatelle e caffè sono una scusa per chiacchierare, sfogarsi, litigare e fare pace. Inferno o paradiso, dipende dal momento. Ma più di ogni altra cosa è il luogo ideale dove prepararsi all’Evento, quello che la domenica pomeriggio mette tutti d’accordo intorno a un’unica incontrollata passione. Alla cassa del bar c’è Deborah – rigorosamente con l’acca, ostentata come un titolo nobiliare – che parla al cellulare sempre incastrato tra spalla e testa, mentre Ciccillo, il tuttofare di origine asiatica, è ovunque perché non si ferma mai. A uno dei tavolini siede invece il Professore, attento osservatore dei sentimenti umani, che a un passo dalla pensione ha deciso di scrivere un libro facile facile, che sappia parlare a tutti. Già, ma quale argomento può raggiungere il cuore e l’anima della gente? La risposta è sotto i suoi occhi, nella trepida attesa dell’Evento. Il resto della settimana è un vero romanzo sudamericano: è gioia e nostalgia, è la poesia di un sogno, è la celebrazione di un gioco. È un diario dell’emozione che uomini e donne vivono giorno dopo giorno, e che calamita ricordi, ossessioni e amori. È come il caffè napoletano, una sintesi perfetta di gusto ed energia: ti colpisce forte e ti dà il coraggio per affrontare le avversità della vita, fuori dal bar.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
1. Mi piace il Calcio (nei limiti); 2. Non sono di Napoli (ma mi piace assai, questa Città); 3. Non tifo Napoli (nelle mie vene scorre sangue di altri colori); 4. Adoro Maurizio De Giovanni (senza reticenze).
Detto ciò, per il puro piacere della lettura, ho pienamente assaporato questo libro, pagina dopo pagina, racconto dopo racconto.
Certo, mi è sembrato un po' strano non ritrovarmi sotto gli occhi i nomi tanto amati di Ricciardi e/o di Lojacono e Compagnie belle e bastarde... (Anche se, Aragona... Ah ah ah... Te possino, Mauri'!).
Ma pian piano mi sono ritrovata in altre storie, con nuovi e simpaticissimi soggetti.
E ne sono rimasta coinvolta, mio malgrado, tanto da iniziare a fare un certo tifo anch'io... al che la cosa mi ha impensierita... Ma, in fondo, ho poi capito, si è trattato solo di sensazioni, di sportività, ma soprattutto di Rispetto.
Potere della scrittura, potere delle parole e di quell'aria tutta Partenopea che si respira nelle descrizioni della Città, dei personaggi, delle cose, delle situazioni, come fosse tutto dipinto con i colori indelebili del Cuore, dell'Amore e della Passione.
"Il problema era la solitudine. La solitudine che non aveva mai sentito, compagna subdola di tanta parte della sua vita, ma che ora invece vedeva e riconosceva al suo fianco e sulle sue spalle, più pesante di come potesse immaginare. Una solitudine che non era quella della sua casa o del lavoro che presto non avrebbe avuto più; e nemmeno quella di un tempo libero che presto invece gli sarebbe toccato e che non avrebbe probabilmente saputo gestire. Gli pesava la solitudine dalla passione, dai sentimenti. L'aveva studiata, la passione; e la studiava ancora. L'aveva sezionata, scomposta, ridotta in frammenti. L'aveva sistemata sui vetrini ed esaminata al microscopio. L'aveva testata, analizzata, osservata in controluce. Ne conosceva gli effetti, le cause, il decorso. Ma l'aveva mai provata, la passione? E se sì, da quanto tempo non la sentiva dentro?"
Stile magistrale e occhio attento (non senza un velo talora di ironia, talora di amarezza) verso la natura umana, ma purtroppo incentrato su un tema (il calcio) che proprio detesto.
Partiamo da un presupposto fondamentale: questo libro non è per tutti. Il romanzo consiste in una serie di storie del calcio del Napoli, analizzate però dagli occhi della passione, quella che unisce tutti i tifosi. Mi rendo conto che per una persona esterna all’ambiente la lettura potrebbe risultare solamente noiosa, ma per me è stato tutto il contrario. Emozioni e sensazioni descritte sono quelle che provo ogni giorno essendo una patita di questo sport (seppur non del Napoli), e voglio ringraziare l’autore per questo libro, per aver raccontato, con la sua penna meravigliosa, quello che è un mondo spesso incompreso: quello della passione calcistica. Più volte mi sono ritrovata con gli occhi lucidi ed un sorriso, proprio perché leggendo queste pagine mi sono sentita a casa (senza contare il fatto che la mia squadra di categoria minore viene anche nominata nel libro :)).
Libro frizzante, divertente. L'autore riesce ben ad unire racconti già pubblicati attraverso la fantomatica ricerca sociologica di un professore napoletano sulla città e sullo speciale rapporto che la lega al calcio. Gli episodi, come le pagine, scorrono via leggere e piacevoli lasciando in bocca un piacevole sapore di buon caffè napoletano. Un bell'acquerello di Napoli.
All'indomani di una domenica da dimenticare per quello che è successo in campo e in curva allo #stadiodiegoarmandomaradona , mi trovo a scrivere de #ilrestodellasettimana di @maurizio_de_giovanni che parla di Amore, Passione, Entusiasmo , Riscatto. Un #libro diverso dai soliti dell'autore ma che grazie alla sua #scrittura meravigliosa ha la capacità di trascinarti nel vortice di sensazioni e emozioni che solo il Napoli a #Napoli riesce a dare. ..emozioni che si trascinano da una settimana ad un'altra nell'attesa spasmodica della successiva partita, nell'incontro di personalità diverse ma che hanno in comune la Passione con la P maiuscola , quella che unisce un popolo intero, che lo ha unito sempre e dovrebbe continuare ad unirlo, non a disunirlo.
"C'è qualcosa di magico, di unico nell'istante che precede un evento meraviglioso; una sospensione del tempo e dello spazio, come se l'universo trattenesse il respiro. Questo è vero dovunque, e diventa ancora più vero allo stadio San Paolo. Sarà l'attenzione, la spasmodica tensione di sessantamila persone concentrata su un unico punto; sarà la passione immensa di un popolo che ha un milione di problemi, ma che cerca nell'effimero del pallone un attimo di gioia pura; sarà il desiderio spasmodico di non tornare alla tristezza, alla malinconia. Sarà " "La passione, per esempio. Se dico passione, voi a cosa pensate? L'amore, certo; coniugale, va da sé, o un po' meno coniugale,e che male c'è, se uno se lo può permettere? È anche la passione, no, che ci rende umani? Che mette un poco di sale e pepe nella vecchia, solita minestra delle cose veramente importanti. Ma la passione può anche travolgere, qualche volta. E può portare anche assuefazione, finisce che non se ne può più fare a meno. .. La passione porta colore nella vita, mischia le carte e fa ridere all'improvviso o piangere piano, nel silenzio e nella solitudine. O in mezzo agli altri. Ecco ,vi vedo sorridere state pensando alla passione che c'è nella vostra vita, vero? E al colore che può dare, magari. State pensando ai colori? Forse qualcuno tra voi sta pensando a un colore in particolare. Sta pensando all'azzurro."
Il resto della settimana di Maurizio de Giovanni è una lettura che mi ha sorpresa piacevolmente. Pur non essendo una grande appassionata di calcio, ho apprezzato moltissimo la forza della narrazione e lo stile coinvolgente dell’autore, capace di rendere affascinante un tema che, in partenza, non sentivo particolarmente mio.
De Giovanni riesce a intrecciare emozioni, memoria e identità collettiva con grande sensibilità, dando spazio non solo alle partite e ai risultati, ma soprattutto alle persone, alle passioni e al contesto umano che circonda il mondo del calcio. Particolarmente interessante è il modo in cui vengono citati e rievocati personaggi storici del calcio, inseriti con naturalezza nel racconto e capaci di evocare un immaginario ricco di storia e significato.
La scrittura è fluida, intensa e mai banale, e permette anche a chi non segue il calcio di lasciarsi trasportare dalla storia. Il resto della settimana è quindi un libro che va oltre lo sport: è un racconto di vita, di appartenenza e di emozioni condivise, che consiglio anche a chi, come me, non si definisce tifoso ma ama la buona letteratura.
Dopo l'amore incondizionato provato per il Commissario Ricciardi, la serie a lui dedicata e la città di Napoli - così viva e guizzante che sembra di essere in ogni vicoletto descritto - avrei tranquillamente potuto leggere l'elenco della spesa dell'autore.. Questo romanzo non fa per me, ma chi ero io per non leggerlo? :D La cosa che mi è piaciuta tantissimo è scoprire una nuova sfaccettatura di De Giovanni: l'ansia, la tristezza, il dolore che sono compagni fedeli di Ricciardi, insieme ad una scrittura poetica ed evocativa che raramente ho avuto la fortuna di incontrare lasciano il posto ad una storia più scansonata (ma non per questo meno intelligente, anzi!!), piena di ironia e decisamente più leggera.. Insomma, abbiamo capito che De Giovanni ha il dono e che questo dono non si esaurisce nella serie ormai celebre che ognuno associa all'autore.. Quando dunque ci lascerà orfani (e sento che, ahimé, la fine è vicina) potrà deliziarci con altre mille storie diverse ♥ La struttura del romanzo non mi è dispiaciuta, anche se è un po' una furbata per mettere insieme storie molto diverse tra loro, me ne rendo conto.. Ho apprezzato l'ironia graffiante e la grande capacità di inquadrare Napoli e i napoletani, di riuscire a fornire un quadro variegato e soprattutto di presentare personaggi 'tipi' che tutti noi conosciamo e abbiamo incontrato nella nostra vita; insomma, gli uomini De Giovanni li descrive come (quasi) nessuno *_*
COS'E', ALLORA, CHE NON MI E' PIACIUTO? Il romanzo, ebbene sì, pur scorrendo e pur strappondomi ogni tanto qualche risata, mi ha terribilmente annoiato, e questo non per un'incapacità dell'autore (che mi piace semprissimo) ma per il tema trattato: IL CALCIO. Ero anche abbastanza preparata, ma in realtà il fulcro vero della vicenda è proprio lui, con tanto di descrizioni simil-tecniche di partite di calcio. NO, per favore, no! IL SONNOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! A me già quando mio padre parla con mio fratello di argomenti calcistici cala la palpebra in maniera vergognosa.. Figuriamoci 300 pagine solo su questo! Don't get me wrong, alcune scene sono epiche, divertentissime e appunto, come dicevo, ci ho rivisto mio padre/mio fratello e simili.. Però sono la minoranza e la mia soglia d'attenzione era bassissima O.O
Se però il calcio è la vostra malattia e voleste incontrare vostri simili.. De Giovanni vi conquisterà doppiamente, sia per la storia che probabilmente sembrerà scritta proprio per voi, sia per lo stile impeccabile e l'occhio di falco che osserva la società :) (Se siete parenti/fidanzati/amici di "Malati" del calcio, potrebbe fare anche al caso vostro! :D)
I tifosi azzurri si definiscono così: i Malati. "Io non so' tifoso, so' Malato". "Qullo il mio fidanzato è un Malato, la domenica non si esce". "Non mi parlare di lavoro, oggi: ieri il Napoli ha perso, e io sto Malato". E hanno ragione, la loro è una strisciante, violenta patologia, con sintomatologia multiforme, assolutamente inguaribile. Si contrae in tenera età, spesso per contagio, un padre, un fratello, un amico; più spesso è genetica. Ha incubazione, decorso e crisi con una curva temporale settimanale e culmina la domenica, quando raggiunge la fase acuta. Sintomatologia multiforme, dunque: unghie smangiate, occhi iniettati di sangue, ditate di sudore acido su radio e telecomandi. Urla belluine improvvise, dalle finestre aperte sui placidi pomeriggi estivi. pugni sul muro, soprammobili in legno scagliati sui divani con rimbalzi controllati: le case dei Malati hanno sviluppato un loro personalissimo istinto di conservazione.
"Io una cosa continuo a non capire. Molti di questi sono colti, raffinati. Gente intelligente, che fa lavori impegnativi e di alta responsabilità. Non possono non rendersi conto di quanto non valga la pena di soffrire tanto, nel tessuto di un'esistenza che riserva comunque avversità nella professione, nei rapporti sociali, nelle relazioni familiari. Il passatempo, perché di passatempo si tratta, dovrebbe essere un'isola felice, un luogo nell'anima in cui ci si rifugia proprio per non soffrire. Ma perché offrirsi a qualcoa che ti può far star male?" Peppe rifletté a lungo. Poi rispose: "Sì certo che stanno male. Ma tu Professo', proprio tu che hai tanto studiato le persone e quello che provano, non puoi sottovalutare la Passione". Il professore chiese: "In che senso?" Peppe sorrise: "Nel senso che secondo me è sbagliata la prospettiva. Tu non devi guardare quello che la gente ha nella vita, quindi i dolori, le avversità, le sofferenze, ma quello che non ha. O che non ha abbastanza". "Cioè?" "L'entusiasmo. Lo scoppio di una gioia imprevista e improvvisa. Vincere sul campo, senza dubbi, senza riserve. E soprattutto la condivisione; abbracciarsi urlando, saltellare tenendosi per mano, inveire insieme, perfino scoppiare a piangere uno sulla spalla dell'altro. Tu citami quante volte, nella normale vita di un adulto contemporaneo, ti può capitare, se escludi il pallone".
Il Professore rilevò l'impatto estetico dell'abbigliamento delle due e rifletté su quanto l'omologazione delle mode non lasciasse tener conto della propria complessione fisica nella scelta di quello che indossava. Pur essendo entrambe dotate di un corpo sostanzialmente cubico, con fianchi un poco più larghi delle tornite spalle e ventre appena più sporgente del vasto seno e del triplo mento, le due fanciulle indossavano jeans elasticizzati di almeno tre misure inferiori al necessario, a vita bassissima, e giubbottini di finta pelliccia. Come due Paesi dell'ex Jugoslavia, i capi di abbigliamento non avevano intenzione di avere un confine comune, e quindi si ritiravano un verso il basso, trascinato dalla gravità e dalla tensione superficiale, e uno verso l'alto ricacciato dal ventre, non resistendo alla tentazione di assomigliare a una sciarpa. Il triste panorama era completato da due paia di scarpe col tacco dodici che tuttavia non elevavano la statura delle proprietarie oltre il limite del bancone al quale si erano avvicinate.
Nonostante segua il calcio ed il Napoli, l'argomento (per come è trattato nel libro) non è proprio riuscito ad appassionarmi. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: non avevo voglia di continuare a leggere. La trama generale (la cornice) ed alcuni passaggi mi sono sembrati un po' forzati.
Casualmente iniziato nella settimana che ha preceduto il terzo "coso triangolare" del Napoli. Dire che io sono salernitana e tifosa granata. Vado allo stadio ogni volta che posso, nei Distinti. Come non amare questo saggio racconto d'amore e di passione? Certo, è chiaro che i napoletani e il proprio tifo siano sempre un campionato a parte, ma il messaggio dell'autore è universale.
Strano libro. All’inizio mi sembrava un tantino forzato, nella trama e nei personaggi. Poi sono entrato dentro il clima del tifo napoletano e mi sono appassionato sempre più alla lettura. Raramente,poi, mi è capitato di ridere così tanto come con il capitolo della partita in diretta da studio. Tutto talmente stereotipato, da risultare irresistibile
Molto divertente. DebGiovanni scrive benissimo, ho sempre apprezzato i suoi gialli/neri…. Questo è tutto diverso, una bellissima carrellata di storie da bar, Napoli e l’amore per il Napoli, quasi quasi divento tifoso
Simpatica lettura estiva anche per una che il calcio lo capisce fino al fallo. Mi sono un po' persa con i nomi dei calciatori e ho dovuto cercare sul web e date dei match, ma è stata una lettura godibile per la comprensione del tifo in tutte le sue varianti.
Racconto sagace su un tema difficile. Se estranei alla categoria di cui si parla, è necessario approcciarsi al racconto con sguardo vergine e senza preconcetti così da apprezzarne il punto di vista. Piacevole scrittura che riserva brani di raffinata complessità.
“I clienti giostravano in un locale che in un annuncio immobiliare sarebbe stato definito ‘cucina abitabile’ più che ‘salone con angolo cottura’: due minuscoli tavolini ai quali si accedeva dopo una breve colluttazione all’arma bianca, e una volta conquistati non si abbandonavano facilmente.”
Questo è il bar di Peppe, scenario di tutto il romanzo, dove un professore vicino alla pensione decide di osservare le persone per scrivere un libro facile sulle emozioni umane che possa diventare un bestseller.
“Sei una brava persona; solo un po’ grigio” gli aveva detto la moglie andandosene.
Ora per il professore era venuto il momento di cambiare colore.
E allora accetta l’invito di Peppe a condurre la sua ricerca sulle emozioni proprio all’interno del bar, intervistando e osservando i clienti. Nel bar c’è la cassiera, Deborah con l’acca – precisato come fosse un titolo nobiliare – e l’asiatico tutto fare Ciccillo, nome acquisito poiché dotato di uno impronunciabile. Vanno e vengono in centinaia con i loro discorsi, soprattutto legati al calcio, che cambiano come fossero legati a sette stagioni. La stagione del lunedì: dove anche la tecnologia in campo non riesce a redimere questioni sanguinose di arbitraggi sbagliati; fino ad arrivare alla stagione della domenica, quando tutto si azzera e si riparte con i sogni e le speranze di vittoria.
Il libro del professore s’intitola il resto della settimana: una vera e propria ricerca antropologica – la materia a cui ha dedicato tutta la sua vita – ma portata avanti come un diario delle emozioni.
“Il vecchio Hyde che tamburella con le dita e aspetta il momento in cui lo avrebbero liberato per novanta minuti più recupero.”
È questa la passione per il calcio che permea tutto il romanzo di de Giovanni. Una passione che...
Il bar di Peppe, piccolo "santuario" del caffè, della sfogliatella e del panino salsiccia e friarielli, è un luogo di ritrovo per i "Malati" ubicato in un quartiere popolare di Napoli. E' proprio in questo bar che si reca tutti i giorni il Professore, che a un passo dalla pensione ha deciso di scrivere un libro sulla passione per il calcio e sugli effetti che questa ha sulle persone. Così, dietro consiglio di Peppe, il Professore si siede ad uno dei due tavolini del bar e inizia ad ascoltare le chiacchiere dei clienti, che inevitabilmente riguardano sogni, speranze, paure, tensioni ed emozioni legate all'Evento, quello che la domenica pomeriggio mette tutti d'accordo intorno a un'unica incontrollata passione.
Non sono appassionata di calcio, ma negli ultimi mesi ho letto tutti i romanzi di De Giovanni e ho voluto leggere anche questo, come omaggio al bel tempo “trascorso” con Ricciardi e Lojacono. Ho iniziato la lettura con pregiudizio, pensando “però a me questo tema non interessa”. E invece alla fine è stata una lettura divertente. De Giovanni mette un calore in ciò che scrive che non mi lascia indifferente. La scena che più mi è piaciuta è quella dello studio televisivo, raccontata con una bella modulazione di toni colti e toni popolari. E dire che io mal lo sopporto quel tipo di trasmissioni (come molte altre …).
Romanzo un po' particolare, la storia di un tizio che ascolta, e quindi riporta, storia sentite da vari personaggi che si avvicendano nel libro. La storia principale un po' scialba, con elementi messi a forza (la storia del professore, quella d'amore, del vecchio bar ecc). Ma le storie parallele invece sono molto piu avvincenti. Nonostante io non sia assolutamente un amante del calcio, le storie parallele dei tifosi a seguito della squadra mi sono piaciute, e a volte, emozionato. Consigliato
Adoro il calcio, sono tifos di un'altra squadra, ma devo dire che questo libro mi ha catturata, fatta emozionare. Scrittura colta e scorrevole che come sempre in De Giovanni privilegia il sentimento e lo trasfonde nella pagina scritta.
Bellissimo per chi ama leggere di emozioni!! Bellissimo per chi ama i napoletani! Bellissimo per chi ama, no stante tutto, Napoli.. Bellissimo per chi ama il calcio... Un Vangelo per chi ama il Calcio Napoli
Sono un fedelissimo lettore di de Giovanni, stravedo per le bellissime storie del commissario Ricciardi, ma questo libro fa veramente schifo. Non sono riuscito a finirlo, evento molto piu' che raro. Speriamo non si ripeta.
If you are football fan, well you need to read this! The plot is set in Naples, the town of the sun, and it tells how the fans pass the week between one match and the next one...their thoughts, ideas, hopes...really really interesting and funny. The reader will understand how a passion could make "one" different people :)