Due famiglie legate al mare e alla terra. Tre donne unite da una maledizione.
Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria.
Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.
«Lei erediterà la maledizione di mia madre, sarà una masciara». «Perché lo dici?». «Perché negli occhi ha un fuoco che ho visto solo in quelli di Nilde. Le sue sorelle temono il buio, ma lei no, non ha paura di niente».
Autrice, editor, illustratrice e grafica editoriale. Di origine pugliese, vive e lavora a Roma. Artista poliedrica, ha all’attivo numerose pubblicazioni, in Italia e all’estero. Le sue illustrazioni per l’infanzia sono state pubblicate da Pearson Italia, Sassi e Pendragon. Come scrittrice, ha pubblicato fiabe per bambini, poesie, romanzi Fantasy, per poi approdare alla narrativa contemporanea con “Il filo rosso” edito da HarperCollins nel 2016. “Il profumo del mosto e dei ricordi” edito Newton Compton, è stato vincitore del Premio Vermentino 2018. Con Newton Compton ha pubblicato anche “La ragazza del faro” e “La voce segreta dei ricordi”. Il 2026 è l’anno del ritorno con “Nate dalla Tempesta”, edito da Fazi Editore.
Una lettura coinvolgente, intensa e commovente. Nate dalla tempesta racconta le vicende della famiglia pugliese Guadalupi/Malerba nell'arco temporale del ventesimo secolo, soffermandosi sui personaggi femminili di Cosma, Mina, Rosa e Nives. La struttura narrativa con il punto di vista multiplo e i salti temporali tra passato e presente mi ha ricordato molto La casa degli Spiriti di Isabel Allende, quindi mi sento di consigliare la lettura se apprezzate il genere del romanzo familiare e se volete leggere di personaggi resilienti. Inoltre, la rappresentazione nuda e cruda della vita di provincia a Carovigno mi ha fatto pensare alla Napoli raccontata da Elena Ferrante ne "L'amica geniale". Lo stile di scrittura di Alessia Coppola l'ho trovato metaforico, poetico, sensoriale, poiché l'autrice è riuscita sempre a trasmettere con le sue parole delle immagini vivide, che restano impresse nella mente di chi legge. Ho apprezzato moltissimo le scene antitetiche, dove spesso erano a contrasto i grandi pilastri di questa storia, ovvero la vita e la morte. Ogni evento è inserito nella narrazione con uno scopo preciso ed è stato interessante scoprire come i pezzi del puzzle si incastrassero tra di loro alla perfezione. Le protagoniste sono il pilastro del romanzo e ognuna di loro racconta la difficoltà di essere donna in una società patriarcale, le sfide che affrontano per emanciparsi e i dispiaceri che subiscono. La mia preferita è stata indubbiamente Mina, poiché ritengo sia anche il personaggio più complesso ed umano. Nonostante provenga da una famiglia che non l'ha mai amata, riesce a intraprendere la sua strada, a scegliere chi vuole essere e creare la propria di famiglia. Tuttavia, un evento terribile la cambia per sempre e ripercorre i passi di sua madre, Cosma. Ecco, se dovessi descrivere Nate dalla Tempesta con un oggetto, sarebbe lo specchio. Le vite dei personaggi femminili fanno eco tra di loro, ci sono degli schemi comportamentali o legati a delle vicende che si ripetono, fin quando non si arriva a Rosa, la quale spezza il cerchio. Infatti, mi hanno permesso di riflettere i temi analizzati nel romanzo in modo egregio: il trauma generazionale, che ci porta a pensare se siamo destinati a ripetere gli errori dei nostri genitori o se avremo la forza di interrompere quei cicli disfunzionali; la famiglia, che non è solo quella di sangue, ma è soprattutto quella che scegliamo; le scelte, se sono già scritte nella pietra per delle tradizioni millenarie o se possiamo prendere in mano le redini della nostra vita. Inoltre, ho adorato conoscere il folklore pugliese legato alla figura delle masciare. Ogni donna abbraccia questo lato esoterico in un modo del tutto personale, chi per scelta, chi per obbligo, chi per necessità e c'è anche chi lo rifiuta. L'epilogo mi ha straziato l'anima ed ero davvero triste all'idea di salutare per sempre questi personaggi, perché ormai mi sentivo parte integrante della famiglia. Una lettura che consiglio vivamente e non vedo l'ora di leggere le prossime opere di Alessia Coppola, che so già saranno dei capolavori.
Sono sdraita sul divano con il libro chiuso sul petto e le lacrime agli occhi. Questo è senza ombra di dubbio uno dei libri più belli che io abbia mai letto! Ho pianto disperatamente, pianto di malinconia, pianto di tristezza e di tenerezza! Mi sono immedesimata in OGNI singola donna presente in queste 424 pagine, nel bene e nel male, nei loro momenti migliori e in quelli peggiori! Mi sono sentita parte di più famiglie che si intrecciano e condividono destini crudeli e mi sono sentita una figlia che lotta contro un mondo difficile, una madre che perde ogni cosa, una zia che dona amore incondizionato e una nonna che tramanda un passato difficile; mi sono sentita cittadina Pugliese e soprattutto, mi sono sentita una masciara. Che meraviglia! Mi porterò questa storia cucita nel cuore! Grazie infinitamente ad Alessia Coppola che ha scritto questo capolavoro di romanzo famigliare!
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è uno di quei romanzi che non si leggono soltanto ma si attraversano, come si attraversa una notte di vento di mare del mio amatissimo Sud. Ambientato nel Salento dei primi del Novecento, il libro segue la storia di una stirpe di donne segnate da una maledizione antica, sospese tra terra, mare, dolore e magia: da Cosma a Mina, fino a Rosa, in un intreccio familiare che sa di destino, sangue e riscatto.
Per me, però, questo romanzo è stato molto più di una storia. Mi ha devastato nel senso più bello del termine. Mi ha restituito la mia terra del Sud, facendomela rivivere con una forza quasi viscerale: i suoi silenzi, le sue superstizioni, il peso delle radici, la durezza di certe mentalità. E proprio per questo me l’ha fatta amare e, allo stesso tempo, detestare per quella visione spesso gretta e soffocante della vita che chi viene da certi luoghi conosce bene.
Credo profondamente che i libri non arrivino mai per caso, e “Nate dalla tempesta” è capitato in un momento esatto della mia vita, quasi fosse destinato a trovarmi. È arrivato quando avevo bisogno di sentire il richiamo delle origini, ma anche il dolore di ciò che ci portiamo dentro da esse.
La scrittura di Alessia Coppola è semplicemente magnetica, quasi magica: ogni frase sembra avere una musicalità ipnotica, ogni pagina trascina come una corrente. I suoi personaggi hanno una tale verità emotiva che sembra di averli conosciuti davvero. Non sono rimasti sulla carta: sono entrati nella memoria, come persone care.
E adesso mi mancano tutti. Soprattutto Rosa.
Lei ha toccato le mie corde più profonde, perché mi ha ricordato la mia nonna, che ho perso appena una settimana fa. Forse è anche per questo che questo romanzo ha lasciato dentro di me un solco così profondo e doloroso ma allo stesso tempo dolce. Rosa non è stata soltanto un personaggio di questa storia ma è diventata un ponte tra il racconto e il ricordo, tra la storia raccontata e la mia perdita ancora viva.
Forse è questo il dono più raro di un libro: farci sentire meno soli nel nostro dolore, restituirci volti, voci e fantasmi quando nella realtà ci mancano terribilmente. E, sì, certi libri arrivano proprio quando il cuore è pronto a riconoscerli ♥️
TW: morte di un marito, morte di una madre, aborto, abbandono di un foglio, matrimonio combinato, violenza domestica
Non leggo molto spesso letteratura italiana contemporanea, ma Nate dalla Tempesta di Alessia Coppola è una di quelle storie che sapevo mi avrebbe preso dalla prima pagina. Una storia intergenerazionale che segue una famiglia di donne nella Puglia, che comincia dai primi del 1900 fino ai giorni nostri.
Se come me amate le tradizioni e il folklore, questa storia è per voi. In questo libro sono presentato così tante antiche credenze, e l'autrice è in grado di farti sentire la magia della terra fin dentro le ossa. Questa è una storia di femminismo, ma anche di ostracismo del diverso, e le protagoniste sono tutto tranne che perfette. Sono oscure e a volte difficili da capire, ma alla fine emozionano e smuovono.
È esattamente così che si scrive una saga familiare. “Nate dalla tempesta” prende posto nel mio cuore tra i romanzi che mi hanno visto dentro e scavato un solco nell’anima. È il resoconto delle vite di una stirpe di donne baciate dal destino e avvolte dall’eredità di una loro antenata, Almuneda, portatrice di un dono che forse è più una maledizione.
Il peso della capacità di guardare oltre le cose terrene e di ascoltare gli spiriti renderà aspre e aride le vite di Nilde e Minerva e, di riflesso, quelle delle loro figlie, costrette a subire una vita priva d’amore materno e ricca di privazioni e di paura. In un succedersi di eventi travolgenti e commoventi è impossibile non rimanere avvolti dalle dinamiche familiari, da questa corda che stringe e soffoca le donne della famiglia Guadalupi-Malerba.
Eppure, per quanto faticoso e difficile, il doloroso retaggio familiare si può superare e si può iniziare una nuova vita a partire dal perdono. Rosa è il motore del cambiamento ed è la protagonista morale del racconto, prima da bambina fragile e spaventata e poi da giovane donna coraggiosa e resiliente. È solo grazie a lei, alla quantità immensa di amore che è sopravvissuto ed è esploso attraverso lei, che le ferite sanguinanti di tutte le donne della sua famiglia possono diventare contenitori per nuovi e rigogliosi germogli.
Un romanzo che sublima tutti i topoi del genere della saga familiare e lo riesce a fare attraverso un linguaggio e uno stile di scrittura così pieni e avvolgenti da essere quasi stordente. Una penna elegante e precisa, che scava con le parole e buca il foglio, travolgendo il lettore con l’immenso e immaginifico potere della scrittura.
Con questo libro Alessia Coppola ha curato parti di me che non sapevo avessero bisogno di una cura, e questo romanzo è stato il perfetto balsamo.
Ho iniziato “Nate dalla Tempesta” di Alessia Coppola qualche giorno fa e da allora sono riuscita a staccarmene solo per necessità. Grazie all’editore Fazi ho potuto leggere questo romanzo in anteprima: il libro infatti esce oggi, 21 aprile, in libreria. Ho avuto anche l’opportunità di conoscere l’autrice la scorsa settimana e porle alcune domande. Come descrivere l’incontro con Alessia? In tre parole direi incantato, surreale, confortante. Questi anche i sentimenti che trasmette il suo romanzo, insieme ad una buona dose di commozione.
Alessia Coppola costruisce una saga familiare che attraversa il Novecento salentino, intrecciando dolore e amore, colpa e perdono. Le donne della famiglia Malerba-Guadalupi sono il cuore pulsante del romanzo: donne temute, giudicate, spesso ferite, ma mai davvero spezzate. La “masciara” diventa così molto più di una figura folklorica: è il simbolo di un’eredità ambigua, di un potere che pesa quanto una maledizione, di uno sguardo che vede troppo e per questo paga un prezzo.
La prosa è evocativa, quasi ipnotica, capace di restituire la voce delle storie tramandate. Quelle sussurrate davanti al fuoco, quelle che restano addosso come il vento di mare. E proprio come suggerisce uno dei passaggi più intensi, non è l’odio a segnare queste donne, ma la paura che suscita la loro libertà.
È un romanzo che parla di eredità invisibili, di sangue e di scelte, e della possibilità, fragile ma ostinata, di spezzare ciò che sembra già scritto. Un affresco potente, che non si limita a raccontare una terra, ma la fa sentire. Un romanzo che imprime nel cuore dei lettori il ricordo di ognuno dei suoi indimenticabili personaggi.
Questo libro ci racconta la storia delle famiglie Malerba e Guadalupi, che comincia nei primi anni del Novecento, sullo sfondo di un paesino pugliese, Carovigno. Le figure emergenti della storia sono tutte femminili, donne orgogliose meglio note come masciare (termine che indica generalmente la strega) che si tramandano un potere che spesso è più una condanna che un dono. Il libro si divide in due parti, entrambe estremamente coinvolgenti ed emozionanti: la prima vede svolgersi le vicende riguardanti l'unione delle due famiglie, la nascita di numerose figlie, il rapporto conflittuale di alcune di esse con le proprio madri. La seconda riguarda la vita di Rosa, l'ultima nata della masciara Minerva. A caratterizzare questa seconda parte è il tristissimo e doloroso rapporto di Rosa e Mina, un rapporto che è tutt'altro che materno e che sin da subito Minerva ha rifiutato di riconoscere e coltivare, delegando la periodica custodia di Rosa alle zie. Tra le due parti possiamo notare una grande differenza: Mina ha subìto un severo trattamento da sua madre, rimanendone schiacciata e riproponendo con le figlie lo stesso modello di comportamento; Rosa invece, trova in quel vuoto la forza di amare sua figlia Liliana con una grande potenza. Il mio libro preferito è "Gente del Sud" di Raffaello Mastrolonardo, proprio una saga familiare ambientata in Puglia, quindi non potevo non amare questa meravigliosa vicenda che unisce legami familiari a tradizioni popolari antiche, che ha forti e indomite figure femminili come protagoniste. Ho sentito un grande senso di familiarità perché culturalmente la mia terra ha tradizioni molto simili e lo stile dell'autrice mi è piaciuto così tanto che ho voglia di scoprire se ha scritto altri libri. Mi capita raramente di emozionarmi fino alle lacrime e in questo caso è capitato più volte. Lo porterò nel cuore e ne consiglio caldamente la lettura. Bellissimo!
Se ci ripenso bene, faccio fatica a isolare gli episodi più intensi e commoventi di questo romanzo. La verità è che è l'intera trama ad essere straziante, e non soltanto perché si snoda lungo due guerre mondiali. Né per le numerose morti e disgrazie che colpiscono i protagonisti. In generale, "Nate dalla tempesta" è permeato da un'atmosfera cupa e malinconica, e da un senso di fatalismo che strizza l'occhio all'occulto e al soprannaturale. Al centro di tutto questo vi sono le donne, vittime della storia, della società e di schemi destinati a ripetersi. La forza di questo libro, a mio avviso, sta nel ripercorrere la storia di tre generazioni, invece di limitarsi a due. In tal modo, Questa scelta narrativa, in altre parole, trasmette l'importanza di credere nell'esistenza di una via d'uscita, anche quando le circostanze sembrano negarne la presenza. C'insegna a non permettere che tali circostanze avverse induriscano il nostro cuore, ma a trasformarle in occasioni per stringerci ancora più stretti a coloro che amiamo, anziché respingerli e aggiungere altro male al male.
"«È la legge del mondo, la legge degli uomini». «E quella delle donne che dice?». «Non dice, non esiste»."
"«L'hai mai perdonata?». «Sì, come tu hai perdonato la tua». «Sì. E l'ho anche ringraziata». «Perché?». «Per il dolore che mi ha dato, perché da quello ho imparato cos'è il bene. Ho imparato a essere madre perché non sono stata figlia»."
Una delle saghe familiari più belle e intense mai lette. Ogni singola donna racconta la sua vita, è ben descritta, sembra di aver vissuto con loro la vita. Il mio personaggio preferito è Rosa❤️ leggetelo perchè è stupendo!
De finibus terrae…. Il Salento, estrema punta di una penisola che si insinua nel mare quasi a cercare un’identità, una ragione alla sua esistenza…. Là dove due mari si incontrano… Una terra arsa, selvaggia, in cui credenze popolari, superstizioni scandiscono la vita quotidiana e i destini familiari degli individui…. Una terra dove l’antica magia delle masciare ( fattucchiere, streghe, guaritrici ) si interseca e si sovrappone ad una stirpe di donne segnata da una maledizione antica, costretta a fare i conti con un’eredità di dolore, colpa e segreti che si tramanda di generazione in generazione…. Queste donne tracciano le loro storie fra le pagine come sospinte da una tempesta quasi a voler spezzare le catene che le tengono relegate in una definizione, cercando di ridisegnare la loro vita e trovare finalmente la libertà…. Descritta magistralmente dall’autrice, con una prosa evocativa e vibrante, vero punto di forza di tutto il romanzo, la vicenda familiare di queste donne si interseca perfettamente e con equilibrio, fra ricostruzione storica e leggende popolari… È un’analisi profonda sui legami di sangue che uniscono queste figure femminili rendendole, a modo loro, imperfette, ferite ma determinate a lottare contro i pregiudizi del loro tempo per trovare la loro vera dimensione in un mondo così duro e ostile… Sopra tutto questo si erge, imponente e determinante, il Salento, che non fa semplicemente da sfondo alle vicende, ma diventa vero e proprio personaggio, dando volume e spessore ai silenzi, alle emozioni, ai sentimenti…. Durante la lettura di questo romanzo molte sono state le considerazioni che mi sono venute in mente ma una sopra a tutte mi è rimasta impressa…. Il passato può condizionare il futuro, ma la determinazione a voler riprendere in mano il proprio destino può ricostruire ciò che le tempeste della vita hanno distrutto….
Era da tempo che non mi emozionavo così tanto! Questo romanzo ha rievocato ricordi personali di infanzia, leggende narrate per i vicoli del mio paese. Una storia che si tramanda, leggenda e vita reale. Stupendo! La storia di due famiglie che si incrocia e crea una storia indimenticabile!
Nate dalla tempesta mi ha travolta come un fiume in piena. È una saga familiare intrisa di un realismo arcaico e viscerale, dove la Storia si intreccia indissolubilmente con le vicende di una stirpe di donne segnate da un destino comune. Attraverso una scrittura magnetica, evocativa ed elegante, Alessia Coppola ci conduce nel cuore della Puglia del Novecento, presentandoci figure femminili di una complessità disarmante, le cui esistenze sono costantemente scosse da ondate di dolore, fame e guerra.
Il fulcro della narrazione è il legame, spesso conflittuale, tra madri e figlie. All'inizio del romanzo è facile giudicare personaggi come Cosma o sua figlia Mina, ma l'autrice ci permette di comprendere che la loro apparente "cattiveria" è in realtà un muro, una protezione eretta contro un mondo che non ha fatto sconti. Comprendiamo il rancore di Cosma verso la madre Nilde, una figura potente che incarna la radice di tutto: la "maledizione della masciara" vissuta come un fardello inevitabile. Una sofferenza che si riflette come un’ombra su Mina, cresciuta isolata e temuta.
Emblematico è il percorso di quest’ultima. Inizialmente, Mina cerca di rifuggire il proprio destino: a differenza della madre, lei non teme la propria eredità magica, ma si rifiuta di usarla per profitto. Eppure, la realtà la colpisce duramente. Se la Prima Guerra Mondiale era stata solo un riflesso lontano, la Seconda arriva con una violenza inaudita. Tra la fame e la perdita del marito Vincenzo, avviene la trasformazione più dolorosa: schiacciata dal trauma e dalla necessità di sopravvivere, Mina finisce per trasformarsi in ciò che più odiava, diventando una donna dura e incapace di mostrare tenerezza, vittima di quel circolo vizioso del dolore che si tramanda di generazione in generazione.
La "maledizione", in fondo, appare come una potente metafora della condizione femminile dell'epoca, costretta tra tradizioni arcaiche e pregiudizi. È un ciclo di sofferenze, tramandate da madre in figlia, che sembra infinito, finché non arriva qualcuno capace di spezzare la catena. In questo scenario di oscurità, Rosa rappresenta la svolta. Grazie a figure luminose come zia Eloisa, zia Angela e Liliana, che le ha aperto le porte della cultura, Rosa scopre che esiste un'alternativa. I libri le offrono il coraggio di desiderare di più, di "emanciparsi" da un copione già scritto.
Un aspetto straordinario del libro è il modo in cui l'autrice tratta il tema della guerra. Non è fatta di date, ma di emozioni umane: è il terrore di chi resta a casa con visioni premonitrici che il cuore si rifiuta di accettare, ed è l'empatia dei soldati al fronte, come Vincenzo e Antonio, che riconoscono nei nemici degli esseri umani ugualmente condannati da scelte che non gli appartengono.
Il cerchio si chiude magnificamente quando Rosa riesce a fare pace con il passato, perdonando sua madre e ricongiungendosi alla sua terra. Ho trovato profondamente commovente il ruolo della lettura: sentire Rosa descrivere come i libri le abbiano cambiato la vita, proprio mentre io stessa subivo l'incantesimo delle parole di Alessia, è stato un momento unico e potentissimo.
L'autrice scava nel profondo dell'animo umano senza paura. È una storia cruda, piena di sfumature, che richiede pause necessarie per metabolizzare un'intensità emotiva a cui è impossibile resistere. Un romanzo che parla di resilienza e della faticosa, ma splendida, possibilità di rinascere.
Questo romanzo è una saga familiare al femminile, dove le tre protagoniste principali, Cosma, Mina e Rosaspina, rappresentano tre pilastri su cui si fonda l’intero intreccio narrativo.
Tre donne, tre figure distinte, solo in apparenza. Per quanto ognuna sviluppi un proprio percorso di vita, nessuna può considerarsi indipendente dall’altra e non solo per una questione di sangue o di discendenza. Tutte condividono un destino, amaro, duro, che trafigge, e una determinazione nel portare avanti la propria strada nonostante le difficoltà, nonostante gli errori. Sono tre madri che si rapportano con i propri figli, sono tre figure femminili che, a loro modo, cercano il riscatto con i mezzi che hanno a disposizione, pronte, comunque, a sfidare le convenzioni sociali, chi per un verso, chi per un altro.
Essere una masciara non era ben visto. Attorno a sé c’era quell’alone mistico, cupo, nero, che a volte faceva paura, anche se, talora, questa figura diveniva un punto di riferimento per la comunità degno di competere con il medico o il prete confessore.
Pagina dopo pagina si ripercorrono le vicissitudini di queste tre donne – nonna, madre, figlia – le si accompagna nell’inevitabile sali e scendi della vita, si cerca di comprendere i loro comportamenti, a volte si riesce in questa impresa, talora le si condanna. Sicuramente Rosa è la più “fortunata”, colei che ha preso tra le mani il desiderio di riscatto delle altre due e con coraggio è riuscita a percorrere questa strada.
E le figure maschili? In un’epoca in cui l’uomo era al centro della vita familiare, in quest’opera è messo sullo sfondo. Non che non ci sia o che non incida profondamente sulla trama, ma l’intenzione dell’autrice è quella di focalizzarsi sulla componente femminile, quindi gli uomini ci sono, agiscono, ma cedono lo “scettro” alle donne.
Molto rilevante è l’ambientazione. La campagna del Sud, e della Puglia in particolare, non costituisce una mera scenografia ma diviene protagonista essa stessa con i suoi paesaggi, i colori, le tradizioni e le superstizioni. Tra le righe si respira l’amore dell’autrice per la sua terra, storicamente legata al concetto di riscatto, alla separazione dalle proprie famiglie di origine, alle difficoltà quotidiane.
Lo stile della prosa è curatissimo nei dettagli. Ogni frase è magnetica, quasi musicale, capace di catturare il lettore, prenderlo per mano e accompagnarlo in un vortice di eventi.
Un romanzo che sa di potere femminile. Una lettura che parla di rinascita, perdono e ostinata possibilità di spezzare ciò che sembra già stato scritto.
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è stata una delle letture che ho amato di più negli ultimi mesi. È un romanzo che coinvolge fin dalle prime pagine grazie a una scrittura fluida e scorrevole, capace di accompagnare il lettore attraverso una storia che attraversa tre generazioni senza mai perdere intensità.
Ciò che ho apprezzato maggiormente sono stati i personaggi, costruiti con grande cura e profondità. Tra tutti, i miei preferiti sono stati Rosa, Liliana, Amaranta ed Eloisa, donne molto diverse tra loro ma accomunate da una straordinaria forza interiore.
Rosa mi ha colpita per il suo percorso di riscatto rispetto alle proprie origini, per la determinazione con cui cerca di costruirsi una vita diversa senza dimenticare da dove viene. Liliana, invece, è stata per me una sorta di angelo custode: una presenza luminosa, capace di mostrare a Rosa il bello della vita anche nei momenti più difficili. Amaranta rappresenta l'amore incondizionato nella sua forma più pura, mentre Eloisa è forse il personaggio che più mi ha commossa per la sua capacità di riemergere dal dolore e dalle punizioni che la vita le ha inflitto, trovando comunque la forza di amare e crescere la figlia della sorella come fosse sua.
Un discorso a parte merita Minerva, probabilmente il personaggio che mi ha fatto provare le emozioni più contrastanti. All'inizio l'ho amata per la sua diversità, la sua ribellione e la sua unicità. Mi sembrava destinata a rompere gli schemi e a costruire un percorso diverso da quello delle donne che l'avevano preceduta. Proprio per questo mi ha fatto soffrire vederla prendere una strada che l'ha portata ad assomigliare sempre di più alla madre, fino a ripeterne gli stessi errori. È un'evoluzione che ho trovato dolorosa ma anche molto realistica, perché dimostra quanto sia difficile liberarsi davvero dalle ferite e dai modelli che ci hanno cresciuti.
L'unico elemento che mi ha lasciata un po' insoddisfatta riguarda l'ambientazione. Il paese e il contesto storico restano spesso sullo sfondo, quasi sfumati, e avrei voluto conoscerli meglio. Credo che una maggiore definizione dei luoghi e del periodo avrebbe reso la storia ancora più immersiva.
Gli ultimi capitoli sono stati senza dubbio quelli che mi hanno toccata di più. Dopo aver seguito le vicende di questa famiglia per tre generazioni, vedere tutti i fili della narrazione ricomporsi è stato emozionante e profondamente soddisfacente. Il finale chiude perfettamente il cerchio e lascia quella sensazione rara di aver accompagnato dei personaggi veri lungo un intero arco di vita.
In definitiva, Nate dalla tempesta è un romanzo che consiglio con entusiasmo: una storia di donne, di resilienza, di amore e di eredità emotive che attraversano le generazioni. Una lettura che mi ha emozionata profondamente e che difficilmente dimenticherò.
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E' un romanzo intenso e profondamente evocativo che intreccia magia popolare memoria familiare e destino femminile sullo sfondo di un Salento arcaico e tempestoso. La storia segue tre generazioni di donne segnate da un’eredità difficile da spezzare Cosma, Mina e Rosa. Attraverso guerre lutti passioni e silenzi il romanzo racconta il peso delle tradizioni e il coraggio necessario per ribellarsi a una vita già scritta. Centrale è la figura della “masciara”, simbolo di una femminilità libera, diversa e spesso temuta che diventa metafora di tutte quelle donne costrette a lottare contro il giudizio della società. Il punto di forza del libro è senza dubbio la scrittura di Alessia Coppola lirica, viscerale e immersiva. Ogni pagina restituisce il profumo della terra pugliese, il rumore del mare in tempesta e il calore di case piene di segreti e dolore. Le ambientazioni non fanno soltanto da sfondo ma diventano parte viva della narrazione, contribuendo a creare un’atmosfera malinconica e magnetica. Le protagoniste sono costruite con grande profondità emotiva donne fragili e forti allo stesso tempo, capaci di suscitare empatia, rabbia e commozione. Mina in particolare rappresenta il cuore oscuro e ribelle del romanzo, mentre Rosa incarna la speranza di spezzare finalmente la catena della sofferenza ereditaria. Più che una semplice saga familiare Nate dalla tempesta è un romanzo di sensazioni parla di identità, appartenenza, maternità, libertà e memoria. È una lettura che travolge lentamente e lascia addosso una dolce malinconia anche dopo l’ultima pagina. Un libro potente poetico e profondamente femminile, consigliato a chi ama le storie generazionali ricche di folklore, emozioni autentiche e personaggi impossibili da dimenticare.
Questo romanzo è un'epopea dai primi del novecento fino ai giorni nostri dove si raccontano generazioni di donne che nascono dalla tempesta fatta di acqua salata, di vento, di folklore e di magia. Ti sembrerà strano trovare tra i miei episodi un romanzo che in un certo senso parla di mare. È vero, io non sono un’amante del mare solitamente punto i miei scarponi in alto sugli Appennini.
Alessia è riuscita a portarmi giù in Salento e farmi percepire il ruggito delle onde, l'odore del mare il lettore in certi punti viene risucchiato da questa storia e in altri punti rimane fermo assaporando una grande nostalgia.
La scrittrice ha le sue radici qui in Salento, la sua terra è un'altra donna protagonista di questo racconto familiare è la terra madre che dona e riprende tutte queste donne della storia. Le protagoniste principali sono: Cosma, Minerva e RosaSpina hanno in comune la linea di sangue: il sangue di Masciara.
La Masciara è la strega della Puglia: maga, guaritrice, fine conoscitrice delle erbe e dell'uso della magia. La Masciare è capace di dialogare con gli spiriti e di avere anche delle premonizioni. Le donne di questo romanzo sono diverse ma legate dal sangue di Masciara. Siamo a Caro Vigno, in provincia di Brindisi tra terra e mare, tra Campania e costa. Tutto inizia nel casolare dei Guadaluppi. Cosma e la madre di Minerva e di altri due femmine e essa stessa figlia di Masciara. Nilde e Cosma danno il via a questa danza conflittuale piena di ombre che Minerva (figlia di Cosma) a sua volta erediterà e…
Un romanzo che ti trattiene nella vita di queste donne. Una lettura coinvolgente, emozionante e in certi punti commovente capace di farti sentire il freddo del vento e il dolce profumo del mare.
"Un racconto di sangue, verità, dolore e tanta nostalgia." Come dice la stessa Alessia Coppola nel finale del libro. Ed è proprio così, è un romanzo che ti prende e ti strazia, ti porta con sè e non ti lascia andare fino alla fine (e anche dopo).
In questa storia stupenda, generazioni di donne della famiglia Guadalupi-Malerba percorrono il cammino della loro vita, a volte subendolo a volte impugnandolo. C’è tanta sofferenza, tanto mancato amore e tanta paura, ma c’è luminosità e speranza che, se se ne ha il coraggio, può vincere sull’oscurità.
La storia è ambientata nel Salento, dagli inizi del 1900, passando per le guerre, fino a giorni più recenti. È una storia famigliare, che percorre gli eventi belli e brutti accaduti alla famiglia nel corso del tempo, ci porta con loro nelle case e nel loro paesino, ci fa conoscere le loro paure e i loro desideri. Ma è anche una storia con un po' di magia perché queste donne portano in sé sangue antico, sangue di masciare – streghe – che deriva da una loro antenata migrata dalla Spagna. Questo porta alcune donne della famiglia a vedere cose, a sviluppare abilità, a prevedere. E questo sarà un dono o una condanna, a seconda della protagonista e di come sceglierà di usare queste abilità.
Ogni personaggio è caratterizzato, descritto e parlato a 360 gradi e da ogni parola traspare l'amore che Alessia ha avuto per ognuno di loro e che ha trasmesso anche a noi. La sua scrittura è un tripudio di similitudini e metafore evocative che ti attraversano e trasportano con la storia e i suoi personaggi. Si legge un soffio, anche perché…è un libro che strega! E vi assicuro che questa storia rimarrà con voi a lungo...
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è una saga familiare viscerale e malinconica, radicata nella terra aspra e nel mare del Salento. Attraverso la storia delle famiglie Guadalupi e Malerba, il romanzo traccia un affresco lungo decenni — dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri — incentrato su una stirpe di donne indomite, segnate da antiche maledizioni, guerre e segreti taciuti. La narrazione racconta come il dolore trasformi le persone, rendendole o miti e compassionevoli, oppure sgretolandole in una durezza d'acciaio. Il tema principale del romanzo è il peso delle colpe dei padri (e delle madri) che ricade sui figli, come un domino. La narrazione mostra con spietata lucidità come l'anaffettività si tramandi. Nella famiglia Guadalupi, la magia è presentata in modo ambivalente. Da un lato è una maledizione atavica, dall'altro è una forma di potere femminile in un mondo dominato dagli uomini. Tuttavia, il romanzo suggerisce che la magia non salva. L'unica vera magia che emancipa e spezza le catene della miseria è l'istruzione. Mentre le sue sorelle cercano la fuga attraverso matrimoni sbagliati, Rosa si affida ai libri. Nate dalla tempesta insegna che il dolore non deve necessariamente trasformarsi in odio, e che il perdono è l'unico strumento per liberarsi dai fantasmi del passato. Rosa capisce di aver ereditato non solo i traumi, ma anche l'ostinazione e la forza della sua stirpe. Il romanzo ci dice che nessuno muore davvero, tutti finiscono nella terra della memoria e che non possiamo rinnegare le nostre radici, perché esse ci definiscono.
Nate dalla tempesta mi ha completamente travolta. 🌪️⚡️ Ho divorato queste pagine in pochi giorni, incapace di staccarmi da una storia così intensa, magnetica capace di travolgere il lettore con una forza emotiva davvero potente ✨
Tra il Salento, il folklore pugliese e il mondo delle masciare, seguiamo la storia di 3 generazioni di donne: Cosma, Mina e Rosa, le cui vite si intrecciano tra superstizione, dolore e un rapporto viscerale con la terra e il mare. E io, sinceramente, ne sono rimasta incantata 🖤
Il Salento è uno dei protagonisti a tutti gli effetti, e non una mera cornice della storia. Tra superstizioni, maledizioni e tarocchi che si intrecciano con le tradizioni popolari, il territorio e le radici, sembra di fluttuare, sospesi, in una dimensione dove si mescolano il reale e l’arcano.
Ma ciò che porterò davvero con me è Rosa. La sua forza. Il suo tentativo di spezzare la catena della maledizione delle masciare che si tramanda di madre in figlia. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui prova a costruire qualcosa di diverso, attraverso lo studio e la consapevolezza e il rapporto con la figlia e con la nipote Nives.
Ed è stato proprio il legame con Nives a colpirmi nel profondo 🤍 In quelle pagine ho ritrovato qualcosa che mi ha ricordato tantissimo la mia nonna, mancata la scorsa estate.
E poi Vincenzo. In una storia dominata da figure femminili così forti e complesse, è stato il personaggio maschile che ho amato di più. La sua lettera, alla fine della prima parte del romanzo, mi ha toccata profondamente. È uno di quei momenti che restano impressi e che ti costringono a fermarti qualche secondo prima di continuare a leggere.
Ho amato anche la scrittura di @alessiacoppola84,così evocativa e immersiva da farmi sentire costantemente dentro la tempesta insieme ai personaggi 🌙
Ed è stato ancora più bello condividere questa lettura nelle stories e ricevere dall’autrice messaggi così gentili e partecipi ✨
Non vedo l’ora di parlarne insieme il 3 giugno al book club di @heloolabooks 📚 E grazie a @fazieditore per aver portato in libreria una storia così intensa e piena di magia.🌊
La storia di Mina e Rosa mi ha travolta, trascinandomi in un'ondata di odio e acredine che si abbatte spietata sulle loro vite, colpevoli solo di custodire un dono percepito dal mondo e da loro stesse come una maledizione. Tra le pagine ho respirato la stessa asprezza e la stessa aridità di sentimenti dei grandi classici siciliani (impossibile non pensare ai Malavoglia) ma declinata al femminile.
La penna di Alessia Coppola, per me una splendida scoperta, scorre fluida ma sa essere intensamente emotiva. Scava nell'anima dei personaggi fino a commuovere e riserva risvolti imprevisti, proprio come fa la vita… e anche il lettore passa dall’amore all’odio assieme ai personaggi (almeno per me è stato così).
La tempesta del titolo è tante cose, secondo me: un evento atmosferico, ma anche un tormento interiore, un potere ancestrale legato alla natura… e la forza selvaggia della vita capace di travolgere chiunque non abbia la forza di resistere.
Ma che bel romanzo! Faccio i miei complimenti alla autrice. L ho letto attraverso il book club di Heloola dove ultimamente stavo saltando vari titoli. Questo però mi ha attirata fin dalla copertina(Fazi ha le più belle secondo me) . Devo dire che in molti tratti mi ha coinvolta e commossa. È la storia di più generazioni di donne della stessa famiglia. Una storia del mio Sud. Una storia di tradizioni popolari , di radici , di verità. L’argomento “masciara” e magie varie non deve spaventare chi non ama il fantasy o il “paranormale”, perché qui ê tutto molto “normale”. Sono racconti tramandati, sono storie vere. Ci sono di mezzo i contesti storici, la guerra, la povertà, l orgoglio, gli errori dei padri che ricadono sui figli. E c è soprattutto la voglia di andare oltre. Di superare il posto nel mondo che ci ha dato qualcun altro.
C'è qualcosa in questo romanzo che non mi ha convinta ma non riesco ancora a capire cosa, per cui andrò per punti. Premetto che comunque è un romanzo che mi è piaciuto. Non mi ha entusiasmata ma che consiglierei assolutamente. Saranno quindi commenti/osservazioni probabilmente sciocche e inutili considerando che le dico io che non sono nessuno e davanti a me ho il frutto di un duro lavoro di una Scrittrice che sa il fatto suo.
Però mi piace sviscerare i miei pensieri e ciò che leggo, quindi: 1. La scelta dei nomi. Io capisco che la storia inizialmente sia ambientata all'inizio del novecento ma mi sono sembrati assurdi e questo ha intaccato un pò la sonorità della storia. 2. La maciara. All'inizio della storia il tema della maciara è il fulcro ma andando avanti - con l'arrivo delle figlie di Mina - il tema si perde, viene citato meno. Ho pensato che fosse una giusta correlazione tra il periodo post guerra e lo scorrere degli anni, ma non ne sono del tutto convinta perchè se questo "sentimento" di essere una maciara era così forte nelle antenate e in Mina - e come veniva raccontato ad inizio romanzo - non può essere avvizzito con la nascita delle ultime figlie. 3. Avrei voluto che i personaggi fossero più sviscerati. Un pò come se fossero stati presentati solo all'ottanta percento. Tranne per Eloisa, l'unica per la quale ho avuto una forte empatia. Il suo cambiamento è stato tangibile. 4. L'amore tra Mina e Vincenzo è stato raccontato in punta di piedi, non sono riuscita ad empatizzare con la loro storia perchè è come se non mi fosse stata presentata.
Ringrazio Alessia e la Fazi editore per avermi permesso di leggere questo libro splendido, una saga familiare che si dispiega tra tre generazioni di donne, in un percorso di perdita, sofferenza e rinascita. Un libro che trasporta il lettore nel folklore salentino in un paesaggio dalla natura aspra e selvaggia. Un romanzo straordinario che mi ha ricordato le storie e la storia della mia nonna materna. Per leggere la recensione completa vi lascio il link del mio blog "La curatrice di libri":
Avrei solo voluto sapere qualcosa di più su Mina dopo Vincenzo, il suo punto di vista sulla propria terribile caduta a picco nel diventare una donna arida e quasi crudele. La sua storia contiene tanto dolore, e avrei voluto viverla di più attraverso le sue parole, sicuramente disperate. A parte questo, libro davvero bello sul senso di appartenenza, della memoria, della storia del mondo e di chi ci ha preceduto che, fortunatamente, non va mai realmente persa ma vive eternamente attraverso il malinconico potere del ricordo.
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Stupendo. Una storia al femminile che passa di generazione in generazione assieme alla maledizione di questa famiglia salentina. Un intreccio di folklore, drammi e piccole storie che commuovono dall’inizio alla fine. Nilde, Cosma, Minerva, Rosa… un filo rosso le unisce e le divide, madri, figlie e sorelle che non riescono a trovare un punto di incontro e che si fanno divorare da rancori e invidie. Eppure tutto torna indietro e tutto torna al mare tempestoso da cui sono nate. 🌊🩵🥺
Libro bellissimo. Ho amato I personaggi, la trama e la scrittura cosi evocativa da farmi leggere continuamente con la pelle d'oca. Ho amato moltissimo Eupremio e Vincenzo, due uomini che mi hanno fatto molta tenerezza. É un libro veramente meraviglioso impossibile da mettere giù. Mi sono commossa tantissime volte e alla fine credo di essermi commossa (anche) perché mi rattristava lasciar andare i personaggi di questa storia, a cui mi sono proprio affezionata.