Due famiglie legate al mare e alla terra. Tre donne unite da una maledizione.
Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria.
Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.
«Lei erediterà la maledizione di mia madre, sarà una masciara». «Perché lo dici?». «Perché negli occhi ha un fuoco che ho visto solo in quelli di Nilde. Le sue sorelle temono il buio, ma lei no, non ha paura di niente».
Alessia Coppola è una scrittrice, blogger e illustratrice pugliese. Artista poliedrica, ha all’attivo numerose pubblicazioni che spaziano dalla narrativa per l’infanzia, al fantasy e alla narrativa contemporanea. Il profumo del mosto e dei ricordi è il primo romanzo pubblicato dalla Newton Compton Editori, per il quale ha ricevuto il Premio eno-letterario Vermentino. Per Newton ha pubblicato anche La Ragazza del Faro. Con La Corte Editore, invece, ha pubblicato Wolfheart e Vision.
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è uno di quei romanzi che non si leggono soltanto ma si attraversano, come si attraversa una notte di vento di mare del mio amatissimo Sud. Ambientato nel Salento dei primi del Novecento, il libro segue la storia di una stirpe di donne segnate da una maledizione antica, sospese tra terra, mare, dolore e magia: da Cosma a Mina, fino a Rosa, in un intreccio familiare che sa di destino, sangue e riscatto.
Per me, però, questo romanzo è stato molto più di una storia. Mi ha devastato nel senso più bello del termine. Mi ha restituito la mia terra del Sud, facendomela rivivere con una forza quasi viscerale: i suoi silenzi, le sue superstizioni, il peso delle radici, la durezza di certe mentalità. E proprio per questo me l’ha fatta amare e, allo stesso tempo, detestare per quella visione spesso gretta e soffocante della vita che chi viene da certi luoghi conosce bene.
Credo profondamente che i libri non arrivino mai per caso, e “Nate dalla tempesta” è capitato in un momento esatto della mia vita, quasi fosse destinato a trovarmi. È arrivato quando avevo bisogno di sentire il richiamo delle origini, ma anche il dolore di ciò che ci portiamo dentro da esse.
La scrittura di Alessia Coppola è semplicemente magnetica, quasi magica: ogni frase sembra avere una musicalità ipnotica, ogni pagina trascina come una corrente. I suoi personaggi hanno una tale verità emotiva che sembra di averli conosciuti davvero. Non sono rimasti sulla carta: sono entrati nella memoria, come persone care.
E adesso mi mancano tutti. Soprattutto Rosa.
Lei ha toccato le mie corde più profonde, perché mi ha ricordato la mia nonna, che ho perso appena una settimana fa. Forse è anche per questo che questo romanzo ha lasciato dentro di me un solco così profondo e doloroso ma allo stesso tempo dolce. Rosa non è stata soltanto un personaggio di questa storia ma è diventata un ponte tra il racconto e il ricordo, tra la storia raccontata e la mia perdita ancora viva.
Forse è questo il dono più raro di un libro: farci sentire meno soli nel nostro dolore, restituirci volti, voci e fantasmi quando nella realtà ci mancano terribilmente. E, sì, certi libri arrivano proprio quando il cuore è pronto a riconoscerli ♥️
Ho iniziato “Nate dalla Tempesta” di Alessia Coppola qualche giorno fa e da allora sono riuscita a staccarmene solo per necessità. Grazie all’editore Fazi ho potuto leggere questo romanzo in anteprima: il libro infatti esce oggi, 21 aprile, in libreria. Ho avuto anche l’opportunità di conoscere l’autrice la scorsa settimana e porle alcune domande. Come descrivere l’incontro con Alessia? In tre parole direi incantato, surreale, confortante. Questi anche i sentimenti che trasmette il suo romanzo, insieme ad una buona dose di commozione.
Alessia Coppola costruisce una saga familiare che attraversa il Novecento salentino, intrecciando dolore e amore, colpa e perdono. Le donne della famiglia Malerba-Guadalupi sono il cuore pulsante del romanzo: donne temute, giudicate, spesso ferite, ma mai davvero spezzate. La “masciara” diventa così molto più di una figura folklorica: è il simbolo di un’eredità ambigua, di un potere che pesa quanto una maledizione, di uno sguardo che vede troppo e per questo paga un prezzo.
La prosa è evocativa, quasi ipnotica, capace di restituire la voce delle storie tramandate. Quelle sussurrate davanti al fuoco, quelle che restano addosso come il vento di mare. E proprio come suggerisce uno dei passaggi più intensi, non è l’odio a segnare queste donne, ma la paura che suscita la loro libertà.
È un romanzo che parla di eredità invisibili, di sangue e di scelte, e della possibilità, fragile ma ostinata, di spezzare ciò che sembra già scritto. Un affresco potente, che non si limita a raccontare una terra, ma la fa sentire. Un romanzo che imprime nel cuore dei lettori il ricordo di ognuno dei suoi indimenticabili personaggi.
Nate dalla tempesta mi ha travolta come un fiume in piena. È una saga familiare intrisa di un realismo arcaico e viscerale, dove la Storia si intreccia indissolubilmente con le vicende di una stirpe di donne segnate da un destino comune. Attraverso una scrittura magnetica, evocativa ed elegante, Alessia Coppola ci conduce nel cuore della Puglia del Novecento, presentandoci figure femminili di una complessità disarmante, le cui esistenze sono costantemente scosse da ondate di dolore, fame e guerra.
Il fulcro della narrazione è il legame, spesso conflittuale, tra madri e figlie. All'inizio del romanzo è facile giudicare personaggi come Cosma o sua figlia Mina, ma l'autrice ci permette di comprendere che la loro apparente "cattiveria" è in realtà un muro, una protezione eretta contro un mondo che non ha fatto sconti. Comprendiamo il rancore di Cosma verso la madre Nilde, una figura potente che incarna la radice di tutto: la "maledizione della masciara" vissuta come un fardello inevitabile. Una sofferenza che si riflette come un’ombra su Mina, cresciuta isolata e temuta.
Emblematico è il percorso di quest’ultima. Inizialmente, Mina cerca di rifuggire il proprio destino: a differenza della madre, lei non teme la propria eredità magica, ma si rifiuta di usarla per profitto. Eppure, la realtà la colpisce duramente. Se la Prima Guerra Mondiale era stata solo un riflesso lontano, la Seconda arriva con una violenza inaudita. Tra la fame e la perdita del marito Vincenzo, avviene la trasformazione più dolorosa: schiacciata dal trauma e dalla necessità di sopravvivere, Mina finisce per trasformarsi in ciò che più odiava, diventando una donna dura e incapace di mostrare tenerezza, vittima di quel circolo vizioso del dolore che si tramanda di generazione in generazione.
La "maledizione", in fondo, appare come una potente metafora della condizione femminile dell'epoca, costretta tra tradizioni arcaiche e pregiudizi. È un ciclo di sofferenze, tramandate da madre in figlia, che sembra infinito, finché non arriva qualcuno capace di spezzare la catena. In questo scenario di oscurità, Rosa rappresenta la svolta. Grazie a figure luminose come zia Eloisa, zia Angela e Liliana, che le ha aperto le porte della cultura, Rosa scopre che esiste un'alternativa. I libri le offrono il coraggio di desiderare di più, di "emanciparsi" da un copione già scritto.
Un aspetto straordinario del libro è il modo in cui l'autrice tratta il tema della guerra. Non è fatta di date, ma di emozioni umane: è il terrore di chi resta a casa con visioni premonitrici che il cuore si rifiuta di accettare, ed è l'empatia dei soldati al fronte, come Vincenzo e Antonio, che riconoscono nei nemici degli esseri umani ugualmente condannati da scelte che non gli appartengono.
Il cerchio si chiude magnificamente quando Rosa riesce a fare pace con il passato, perdonando sua madre e ricongiungendosi alla sua terra. Ho trovato profondamente commovente il ruolo della lettura: sentire Rosa descrivere come i libri le abbiano cambiato la vita, proprio mentre io stessa subivo l'incantesimo delle parole di Alessia, è stato un momento unico e potentissimo.
L'autrice scava nel profondo dell'animo umano senza paura. È una storia cruda, piena di sfumature, che richiede pause necessarie per metabolizzare un'intensità emotiva a cui è impossibile resistere. Un romanzo che parla di resilienza e della faticosa, ma splendida, possibilità di rinascere.
Se ci ripenso bene, faccio fatica a isolare gli episodi più intensi e commoventi di questo romanzo. La verità è che è l'intera trama ad essere straziante, e non soltanto perché si snoda lungo due guerre mondiali. Né per le numerose morti e disgrazie che colpiscono i protagonisti. In generale, "Nate dalla tempesta" è permeato da un'atmosfera cupa e malinconica, e da un senso di fatalismo che strizza l'occhio all'occulto e al soprannaturale. Al centro di tutto questo vi sono le donne, vittime della storia, della società e di schemi destinati a ripetersi. La forza di questo libro, a mio avviso, sta nel ripercorrere la storia di tre generazioni, invece di limitarsi a due. In tal modo, Questa scelta narrativa, in altre parole, trasmette l'importanza di credere nell'esistenza di una via d'uscita, anche quando le circostanze sembrano negarne la presenza. C'insegna a non permettere che tali circostanze avverse induriscano il nostro cuore, ma a trasformarle in occasioni per stringerci ancora più stretti a coloro che amiamo, anziché respingerli e aggiungere altro male al male.
"«È la legge del mondo, la legge degli uomini». «E quella delle donne che dice?». «Non dice, non esiste»."
"«L'hai mai perdonata?». «Sì, come tu hai perdonato la tua». «Sì. E l'ho anche ringraziata». «Perché?». «Per il dolore che mi ha dato, perché da quello ho imparato cos'è il bene. Ho imparato a essere madre perché non sono stata figlia»."
Questo libro ci racconta la storia delle famiglie Malerba e Guadalupi, che comincia nei primi anni del Novecento, sullo sfondo di un paesino pugliese, Carovigno. Le figure emergenti della storia sono tutte femminili, donne orgogliose meglio note come masciare (termine che indica generalmente la strega) che si tramandano un potere che spesso è più una condanna che un dono. Il libro si divide in due parti, entrambe estremamente coinvolgenti ed emozionanti: la prima vede svolgersi le vicende riguardanti l'unione delle due famiglie, la nascita di numerose figlie, il rapporto conflittuale di alcune di esse con le proprio madri. La seconda riguarda la vita di Rosa, l'ultima nata della masciara Minerva. A caratterizzare questa seconda parte è il tristissimo e doloroso rapporto di Rosa e Mina, un rapporto che è tutt'altro che materno e che sin da subito Minerva ha rifiutato di riconoscere e coltivare, delegando la periodica custodia di Rosa alle zie. Tra le due parti possiamo notare una grande differenza: Mina ha subìto un severo trattamento da sua madre, rimanendone schiacciata e riproponendo con le figlie lo stesso modello di comportamento; Rosa invece, trova in quel vuoto la forza di amare sua figlia Liliana con una grande potenza. Il mio libro preferito è "Gente del Sud" di Raffaello Mastrolonardo, proprio una saga familiare ambientata in Puglia, quindi non potevo non amare questa meravigliosa vicenda che unisce legami familiari a tradizioni popolari antiche, che ha forti e indomite figure femminili come protagoniste. Ho sentito un grande senso di familiarità perché culturalmente la mia terra ha tradizioni molto simili e lo stile dell'autrice mi è piaciuto così tanto che ho voglia di scoprire se ha scritto altri libri. Mi capita raramente di emozionarmi fino alle lacrime e in questo caso è capitato più volte. Lo porterò nel cuore e ne consiglio caldamente la lettura. Bellissimo!
De finibus terrae…. Il Salento, estrema punta di una penisola che si insinua nel mare quasi a cercare un’identità, una ragione alla sua esistenza…. Là dove due mari si incontrano… Una terra arsa, selvaggia, in cui credenze popolari, superstizioni scandiscono la vita quotidiana e i destini familiari degli individui…. Una terra dove l’antica magia delle masciare ( fattucchiere, streghe, guaritrici ) si interseca e si sovrappone ad una stirpe di donne segnata da una maledizione antica, costretta a fare i conti con un’eredità di dolore, colpa e segreti che si tramanda di generazione in generazione…. Queste donne tracciano le loro storie fra le pagine come sospinte da una tempesta quasi a voler spezzare le catene che le tengono relegate in una definizione, cercando di ridisegnare la loro vita e trovare finalmente la libertà…. Descritta magistralmente dall’autrice, con una prosa evocativa e vibrante, vero punto di forza di tutto il romanzo, la vicenda familiare di queste donne si interseca perfettamente e con equilibrio, fra ricostruzione storica e leggende popolari… È un’analisi profonda sui legami di sangue che uniscono queste figure femminili rendendole, a modo loro, imperfette, ferite ma determinate a lottare contro i pregiudizi del loro tempo per trovare la loro vera dimensione in un mondo così duro e ostile… Sopra tutto questo si erge, imponente e determinante, il Salento, che non fa semplicemente da sfondo alle vicende, ma diventa vero e proprio personaggio, dando volume e spessore ai silenzi, alle emozioni, ai sentimenti…. Durante la lettura di questo romanzo molte sono state le considerazioni che mi sono venute in mente ma una sopra a tutte mi è rimasta impressa…. Il passato può condizionare il futuro, ma la determinazione a voler riprendere in mano il proprio destino può ricostruire ciò che le tempeste della vita hanno distrutto….
E' un romanzo intenso e profondamente evocativo che intreccia magia popolare memoria familiare e destino femminile sullo sfondo di un Salento arcaico e tempestoso. La storia segue tre generazioni di donne segnate da un’eredità difficile da spezzare Cosma, Mina e Rosa. Attraverso guerre lutti passioni e silenzi il romanzo racconta il peso delle tradizioni e il coraggio necessario per ribellarsi a una vita già scritta. Centrale è la figura della “masciara”, simbolo di una femminilità libera, diversa e spesso temuta che diventa metafora di tutte quelle donne costrette a lottare contro il giudizio della società. Il punto di forza del libro è senza dubbio la scrittura di Alessia Coppola lirica, viscerale e immersiva. Ogni pagina restituisce il profumo della terra pugliese, il rumore del mare in tempesta e il calore di case piene di segreti e dolore. Le ambientazioni non fanno soltanto da sfondo ma diventano parte viva della narrazione, contribuendo a creare un’atmosfera malinconica e magnetica. Le protagoniste sono costruite con grande profondità emotiva donne fragili e forti allo stesso tempo, capaci di suscitare empatia, rabbia e commozione. Mina in particolare rappresenta il cuore oscuro e ribelle del romanzo, mentre Rosa incarna la speranza di spezzare finalmente la catena della sofferenza ereditaria. Più che una semplice saga familiare Nate dalla tempesta è un romanzo di sensazioni parla di identità, appartenenza, maternità, libertà e memoria. È una lettura che travolge lentamente e lascia addosso una dolce malinconia anche dopo l’ultima pagina. Un libro potente poetico e profondamente femminile, consigliato a chi ama le storie generazionali ricche di folklore, emozioni autentiche e personaggi impossibili da dimenticare.
Nate dalla tempesta di Alessia Coppola è una saga familiare viscerale e malinconica, radicata nella terra aspra e nel mare del Salento. Attraverso la storia delle famiglie Guadalupi e Malerba, il romanzo traccia un affresco lungo decenni — dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri — incentrato su una stirpe di donne indomite, segnate da antiche maledizioni, guerre e segreti taciuti. La narrazione racconta come il dolore trasformi le persone, rendendole o miti e compassionevoli, oppure sgretolandole in una durezza d'acciaio. Il tema principale del romanzo è il peso delle colpe dei padri (e delle madri) che ricade sui figli, come un domino. La narrazione mostra con spietata lucidità come l'anaffettività si tramandi. Nella famiglia Guadalupi, la magia è presentata in modo ambivalente. Da un lato è una maledizione atavica, dall'altro è una forma di potere femminile in un mondo dominato dagli uomini. Tuttavia, il romanzo suggerisce che la magia non salva. L'unica vera magia che emancipa e spezza le catene della miseria è l'istruzione. Mentre le sue sorelle cercano la fuga attraverso matrimoni sbagliati, Rosa si affida ai libri. Nate dalla tempesta insegna che il dolore non deve necessariamente trasformarsi in odio, e che il perdono è l'unico strumento per liberarsi dai fantasmi del passato. Rosa capisce di aver ereditato non solo i traumi, ma anche l'ostinazione e la forza della sua stirpe. Il romanzo ci dice che nessuno muore davvero, tutti finiscono nella terra della memoria e che non possiamo rinnegare le nostre radici, perché esse ci definiscono.
Stupendo. Una storia al femminile che passa di generazione in generazione assieme alla maledizione di questa famiglia salentina. Un intreccio di folklore, drammi e piccole storie che commuovono dall’inizio alla fine. Nilde, Cosma, Minerva, Rosa… un filo rosso le unisce e le divide, madri, figlie e sorelle che non riescono a trovare un punto di incontro e che si fanno divorare da rancori e invidie. Eppure tutto torna indietro e tutto torna al mare tempestoso da cui sono nate. 🌊🩵🥺
Libro bellissimo. Ho amato I personaggi, la trama e la scrittura cosi evocativa da farmi leggere continuamente con la pelle d'oca. Ho amato moltissimo Eupremio e Vincenzo, due uomini che mi hanno fatto molta tenerezza. É un libro veramente meraviglioso impossibile da mettere giù. Mi sono commossa tantissime volte e alla fine credo di essermi commossa (anche) perché mi rattristava lasciar andare i personaggi di questa storia, a cui mi sono proprio affezionata.