Hannah è una romantica, ha un temperamento forte, è una donna che travolge e si lascia travolgere dagli eventi, è volitiva ma anche piena di insicurezze, Michael ha un temperamento più mite, è affidabile, parla poco e pone molta attenzione a ciò che dice e quando non ha parole con cui rispondere, restituisce un sorriso a una domanda che rimane senza risposta. Se dovessimo raffigurare entrambi i personaggi come delle linee all’interno di un grafico, Hannah sarebbe una linea che fa su e giù in continuazione, Michael una linea retta e costante, queste due linee si intersecano, per poco e solo ogni tanto.
Nella loro vita di coppia non ci sarà un evento scatenante che possa essere la causa di una rottura, non accadrà nulla che si possa ritenere particolarmente grave, se non sul piano psicologico, infatti basta davvero poco, qualche mese, ad Hannah per scoprire che vivere con Michael al proprio fianco è diverso da ciò che si aspettava, che l’idea di vita matrimoniale fantasticata è ben lontana dalla “reale routine matrimoniale” e che lei stessa è diversa da ciò che credeva di essere come donna, come moglie e come madre. Che cosa aveva trovato in quell'uomo e che cosa sapeva di lui prima di sposarlo?
A far da sfondo a questo romanzo è una nuova e splendente Israele, una nazione che combatte con se stessa e con gli altri per sopravvivere, per mantenere la sua indipendenza. Una nazione dove la situazione politica è problematica, dove questo giovane paese deve lottare incessantemente, proprio come la giovane Hannah deve lottare con la sua nuova vita coniugale. Il conflitto interiore della protagonista si riflette su Gerusalemme e verso Gerusalemme: “Questa non è una città, è un’illusione. Da ogni parte siamo circondati dalle colline: Castel, Monte Scopus, Augusta Victoria, NebiSamwil, Missa Carey. A volte sembra che la città non esista”.
Il libro parla della relazione di coppia tra i due protagonisti, dove c’è una vittima e un carnefice, dove il carnefice non è chi credi e neanche la vittima è davvero tanto vittima, parla delle loro differenti personalità e di come queste, seppure con le migliori intenzioni, non si incastrano, parla dello scontro passivo tra un soggetto che ha una conformazione psicologica umanistica e uno che ha una forma mentis scientifica. Mi è piaciuto perché Amoz Oz è stato molto onesto nel rappresentare questo matrimonio, è altrettanto vero che ogni tanto mi sono persa tra le elucubrazioni di Hannah, davvero tante, troppe, tanto da distrarti (fortunatamente poi rientrava in scena Michael che portava un po’ d’ordine al racconto, si perde l’orientamento con Hannah e si ritrova la retta via con Michael, sarà stata questa l’intenzione dell’autore?). Merita di essere letto e quando è necessario bisogna fare un passo indietro e riprendere la lettura da qualche pagina prima.