I Torinesi ben sanno che il Sacro Graal si trova nascosto da qualche parte nel sottosuolo cittadino: o così almeno vuole la leggenda popolare (recentissima, in realtà, e nata attorno agli anni '70 del Novecento, ma questa è un'altra storia). Giocando su questa tradizione, Laura Mancinelli, per anni titolare della cattedra di Filologia nell'università di Torino, scrive un racconto nella quale la cerca dei Sacro Graal conduce i cavalieri erranti proprio sulle rive del Po.
Come andrà a finire? Non lo spoilero, ma dico solo che la conclusione è esattamente quella che ci si aspetterebbe da un romanzo cavalleresco medievale. Ed è molto interessante anche il diverso approccio con cui i tre cavalieri tentano la cerca: il Graal sarà trovato mediante la forza fisica, mediante la fede, o mediante la magia?
Ciò detto: l'autrice non riproduce in maniera fedele le avventure dei cavalieri del Graal, ma si limita a giocare sul tema, e anche in modo molto divertito, adattandolo al folklore locale della città in cui viveva all'epoca. Temo che alcuni easter eggs si riescano a cogliere solo se ci conosce anche il "mito" piemontese del Graal nascosto a Torino (es. Merlino che pratica la magia degli antichi egizi, e non ad esempio quella dei druidi celti, è chiaramente un omaggio al mito secondo cui Torino sarebbe stata fondata da un mistico dissidente fuggito dall'Antico Egitto per scampare alle persecuzioni della casta sacerdotale. Se lo sai, ti strappa un sorriso; se non lo sai, ti sembra solo un dettaglio strampalato piazzato lì senza motivo, e ti irrita).
Per questo motivo, il racconto mi è piaciuto molto (e anzi, l'avrei gradito assai più lungo), ma non fatico a credere che altri potrebbero non apprezzarlo affatto. Secondo me è una storiella scritta da una Torinese, per Torinesi: chi non vive in Piemonte se lo gode a metà (e anzi, probabilmente anche meno).