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I dodici abati di Challant - Il miracolo di santa Odilia - Gli occhi dell'imperatore
Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono qui raccolti in un unico volume tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui l'autrice approda a una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale. I dodici abati di Challant, dove, in una cornice di ironia mondana e gaudente, dodici monaci ricevono l'incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Il miracolo di santa Odilia, immagine della vita che si afferma in chiave religiosa, ma non trascendente, attraverso la storia di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, Gli occhi dell'imperatore, dove una contessa piemontese, un cavaliere-musico-poeta e l'imperatore Federico II, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorso di avventure e sentimenti, che è anche un intreccio di entusiasmo, rassegnazione e senso del destino.
380 pages, Paperback
First published January 1, 1995
About the author
Laura Mancinelli
56 books17 followersLaura Mancinelli (Udine, 18 dicembre 1933 – Torino, 7 luglio 2016) è stata una germanista, medievista e scrittrice italiana.
Docente universitaria, traduttrice e autrice di romanzi storici, si è laureata nel 1956 in lettere moderne all'Università di Torino, con una tesi in letteratura tedesca.
Docente universitaria, traduttrice e autrice di romanzi storici, si è laureata nel 1956 in lettere moderne all'Università di Torino, con una tesi in letteratura tedesca.
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Community Reviews
Displaying 1 - 24 of 24 reviews
July 29, 2017
Termino la lettura del libro della Russo lasciando un Federico II di Svevia quattordicenne, e mi viene voglia di ritrovarlo adulto in una lettura che mi era piaciuta molto, tanti anni fa, in un racconto della Mancinelli. Mi pareva di ricordarlo adulto, ma per essere più precisi l'imperatore qui è ormai invecchiato, stanco e malinconico. A parte questo, nonostante la distanza di oltre dieci anni, l'impressione prodotta dalla rilettura non perde di freschezza, la scrittura della Mancinelli è proprio nelle mie corde.
Da qualche parte nei commenti precedenti a questo, qualcuno ha scritto che "Bianca è insopportabilmente donna dell'amor cortese": a parte quel "insopportabilmente", l'affermazione mi trova d'accordo: era l'Italia tutta che si fiondava come un razzo (un grosso razzo-stivale...) in quella precisa direzione, e la Mancinelli rende perfettamente il senso di questa corsa forse non precipitosa ma certo densissima di eventi e personaggi, e altrettanto densa di codici e linguaggi ben precisi. Federico II altro non è stato se non un precursore di tanti famosi signori e principi che sarebbero comparsi di lì a poco (poco, si fa per dire...) sulla scena della Storia: guardandoli dal nostro punto di vista, sembrano principini che si occupano di smancerie da telenovela, ma sono state proprio quelle smancerie a contraddistinguerli ed elevarli rispetto degli zotici capi-tribù. E allora ben venga l'amor cortese, ché sono la musica e la poesia a distinguerci dalle bestie.
E non è tutto: accanto al racconto romantico di Bianca e alla vena malinconica di Federico II ormai invecchiato, la Mancinelli inserisce con un gusto tutto shakespeariano i dialoghi tra la balia e lo scudiero di Tannhäuser, i voli dei falchi e le corse del grosso cane Pelone che all'occorrenza si trasforma anche in una borsa dell'acqua calda. Un gioiellino, lettura caldamente consigliabile.
May 6, 2018
Se or siam fatti nemici, non d’essi soli è la colpa …
«Il sole di maggio calava dietro le colline tutto indorando il cielo ad occidente. la piccola compagnia sotto il caprifoglio rompeva il silenzio con brevi conversari a voce rattenuta per non guastare la perfezione di quel meriggio che lentamente cedeva alla sera. Anche gli animali tacevano, anche gli uccelli. Tutto pareva attendere il quotidiano morir del giorno con la quieta malinconia della certezza che l’indomani il giorno sarebbe risorto.».
I DODICI ABATI DI CHALLANT (1981)
Ambientato verso la fine del XIII Secolo in un castello della Val d’Aosta. Protagonista l’incantevole Bianca, marchesa di Challant. Il Duca Franchino di Modena, vedovo della sorella di Bianca, eredita il feudo con una clausola di castità. Dodici abati vengono incaricati di vegliare sull’osservanza di tale clausola.
Tanti i personaggi che giugnono al castello, e movimentano la vita dei dodici abati e Bianca(neve). L’ottimo cavaliere Venafro; l’Inventore, Enrico da Morazzone; il Filosofo, scacciato dalla Sorbona, perché in odore di Eresia, in quanto seguace di Abelardo (1079 – 1142. “Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito” …); La saggia Pretessa (che tanto mi ricorda la Donna del Fiume di Candace Robb); madonna Maravì, da Napoli; il Mercante veneziano; il Trovator … cortese; l’Astrologo.
«- Voi siete molto buono, Venafro.
Venafro sorrise in silenzio, poi disse:
- Non so neppure che cos’è la bontà. sto con voi perché mi fa piacere. La vostra presenza mi rende ora lieto ora triste, qualche volta mi fa soffrire molto. Ma sempre mi tiene vivo, mi fa godere di più della gioia, rende più acuti i miei occhi e più sensibili le mie orecchie; la mia mente è più desta, e se mai occorresse, avrei più coraggio. Senza di voi, forse non soffrirei, ma vivrei di meno. E la vita e tutto quello che abbiamo.».
La storia? come fosse … Dodici piccoli … abati …
IL MIRACOLO DI SANTA ODILIA (1989)
Colline del Monferrato, Alto Medioevo (476-1066). Odilia dei Conti di Agliano, viene destinata al convento, dove la vecchia zia Odilia, badessa, inutilmente ha cercato il miracolo che tanto lustro avrebbe portato alla casata. Ancora fanciulla, assiste ad un torneo e si invaghisce di un giovane cavaliere in partenza per le Crociate. Non ancora ventenne è già anche lei Badessa, e si adopera per migliorare le condizioni di vita del convento e del contado attorno.
Anche qui, personaggi che impreziosiscono questo splendido arazzo: Ser Francesco, un nobile vicino, suor Buccia, la cuoca; il cavaliere-pellegrino; il Vescovo Zenone, bonario e saggio, e altri ancora …
«Zenone: Io credo che l’esistenza di un uomo, la sua anima forse, ma di anima preferisco non parlare, sia parte di quel tutto formato dalle esistenze degli esseri umani. Ciò che l’uomo fa, di bene e di male, non muore con lui, ma sopravvive nelle conseguenze che ogni gesto provoca nella vita dell’umanità, nelle sue conseguenze, lo ripeto, piccole, piccolissime, o grandi. L’uomo è parte di una totalità: nessuno sfugge a questa totalità, e ad essa l’uomo dà il suo apporto, in modi e misure infiniti, nel bene e nel male. In questa totalità tutto resta; in essa l’uomo sopravvive anche quando è morto.».
Riuscirà il gelsomino a ... compiere il miracolo? …
GLI OCCHI DELL’IMPERATORE (1993)
XIII Secolo. Due castelli in Puglia e Piemonte. La Contessa Bianca Lancia attende da anni, nel suo castello in Piemonte, un segno di re Federico II di Svevia, padre di suo figlio Manfredi. Federico è trattenuto in Puglia nel suo castello.
Il fedele cavaliere Tannhaüser e la sua arpa; Ben Zargan, consigliere arabo dell’Imperatore; il pirata Stefano; un viaggio per mare da Genova ad Amalfi; un matrimonio in articulo mortis …
«Ma ora mostratemi la via per la capanna, signora, che io possa un poco riposare, poi che così dolce accoglienza ha lenito il dolore che nel mio cuore è insediato come ospite costante.»
Rubando alla Treccani … prosa questa, naturale, semplice, scorrevole, limpida, elegante, lirica ... preziosa!
«Il sole di maggio calava dietro le colline tutto indorando il cielo ad occidente. la piccola compagnia sotto il caprifoglio rompeva il silenzio con brevi conversari a voce rattenuta per non guastare la perfezione di quel meriggio che lentamente cedeva alla sera. Anche gli animali tacevano, anche gli uccelli. Tutto pareva attendere il quotidiano morir del giorno con la quieta malinconia della certezza che l’indomani il giorno sarebbe risorto.».
I DODICI ABATI DI CHALLANT (1981)
Ambientato verso la fine del XIII Secolo in un castello della Val d’Aosta. Protagonista l’incantevole Bianca, marchesa di Challant. Il Duca Franchino di Modena, vedovo della sorella di Bianca, eredita il feudo con una clausola di castità. Dodici abati vengono incaricati di vegliare sull’osservanza di tale clausola.
Tanti i personaggi che giugnono al castello, e movimentano la vita dei dodici abati e Bianca(neve). L’ottimo cavaliere Venafro; l’Inventore, Enrico da Morazzone; il Filosofo, scacciato dalla Sorbona, perché in odore di Eresia, in quanto seguace di Abelardo (1079 – 1142. “Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito” …); La saggia Pretessa (che tanto mi ricorda la Donna del Fiume di Candace Robb); madonna Maravì, da Napoli; il Mercante veneziano; il Trovator … cortese; l’Astrologo.
«- Voi siete molto buono, Venafro.
Venafro sorrise in silenzio, poi disse:
- Non so neppure che cos’è la bontà. sto con voi perché mi fa piacere. La vostra presenza mi rende ora lieto ora triste, qualche volta mi fa soffrire molto. Ma sempre mi tiene vivo, mi fa godere di più della gioia, rende più acuti i miei occhi e più sensibili le mie orecchie; la mia mente è più desta, e se mai occorresse, avrei più coraggio. Senza di voi, forse non soffrirei, ma vivrei di meno. E la vita e tutto quello che abbiamo.».
La storia? come fosse … Dodici piccoli … abati …
IL MIRACOLO DI SANTA ODILIA (1989)
Colline del Monferrato, Alto Medioevo (476-1066). Odilia dei Conti di Agliano, viene destinata al convento, dove la vecchia zia Odilia, badessa, inutilmente ha cercato il miracolo che tanto lustro avrebbe portato alla casata. Ancora fanciulla, assiste ad un torneo e si invaghisce di un giovane cavaliere in partenza per le Crociate. Non ancora ventenne è già anche lei Badessa, e si adopera per migliorare le condizioni di vita del convento e del contado attorno.
Anche qui, personaggi che impreziosiscono questo splendido arazzo: Ser Francesco, un nobile vicino, suor Buccia, la cuoca; il cavaliere-pellegrino; il Vescovo Zenone, bonario e saggio, e altri ancora …
«Zenone: Io credo che l’esistenza di un uomo, la sua anima forse, ma di anima preferisco non parlare, sia parte di quel tutto formato dalle esistenze degli esseri umani. Ciò che l’uomo fa, di bene e di male, non muore con lui, ma sopravvive nelle conseguenze che ogni gesto provoca nella vita dell’umanità, nelle sue conseguenze, lo ripeto, piccole, piccolissime, o grandi. L’uomo è parte di una totalità: nessuno sfugge a questa totalità, e ad essa l’uomo dà il suo apporto, in modi e misure infiniti, nel bene e nel male. In questa totalità tutto resta; in essa l’uomo sopravvive anche quando è morto.».
Riuscirà il gelsomino a ... compiere il miracolo? …
GLI OCCHI DELL’IMPERATORE (1993)
XIII Secolo. Due castelli in Puglia e Piemonte. La Contessa Bianca Lancia attende da anni, nel suo castello in Piemonte, un segno di re Federico II di Svevia, padre di suo figlio Manfredi. Federico è trattenuto in Puglia nel suo castello.
Il fedele cavaliere Tannhaüser e la sua arpa; Ben Zargan, consigliere arabo dell’Imperatore; il pirata Stefano; un viaggio per mare da Genova ad Amalfi; un matrimonio in articulo mortis …
«Ma ora mostratemi la via per la capanna, signora, che io possa un poco riposare, poi che così dolce accoglienza ha lenito il dolore che nel mio cuore è insediato come ospite costante.»
Rubando alla Treccani … prosa questa, naturale, semplice, scorrevole, limpida, elegante, lirica ... preziosa!
June 3, 2017
Tre stelle e mezzo.
I primi due romanzi brevi/racconti lunghi (I dodici abati di Challant e Il miracolo di Santa Odilia) mi sono piaciuti molto. Le protagoniste femminili sono piene di carattere (nel medioevo, hurrà!), le storie sono divertenti e ironiche.
L'ultima parte (Gli occhi dell'imperatore) mi è parsa una puntata di una telenovela. Bianca, la protagonista, è insopportabilmente donna dell'amor cortese.
I primi due romanzi brevi/racconti lunghi (I dodici abati di Challant e Il miracolo di Santa Odilia) mi sono piaciuti molto. Le protagoniste femminili sono piene di carattere (nel medioevo, hurrà!), le storie sono divertenti e ironiche.
L'ultima parte (Gli occhi dell'imperatore) mi è parsa una puntata di una telenovela. Bianca, la protagonista, è insopportabilmente donna dell'amor cortese.
November 22, 2021
Tre brevi racconti che sembrano proprio tre favole o tre leggende ed io li ho letti prendendoli come tali. Una scrittura super scorrevole ed incalzante, che non annoia mai. Quando decidi di prendere questo libro in mano per leggerlo devi assicurarti di avere davvero del tempo perché poi te ne staccherai a fatica. I capitoli sono brevissimi e miscelano ironia, fantasia, un po’ di poesia e armonia, tutto questo per fare rima ma non ho esagerato nulla.
I dodici abati di Challant: una specie di giallo dal sapore tardo medioevale in cui gli abati ospiti di un castello, iniziano a morire l’uno dopo l’altro in situazioni bizzarre e misteriose.
Poi c’è Venafro che a me non dispiacerebbe incontrare nella realtà
Il miracolo di Santa Odilia: non so perché ma in alcuni passaggi mi ha fatto pensare alla prima parte di L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, ovvero la parte bellissima e stupenda che non meritava quella fine ingloriosa, ma questa è un’altra storia.
Forse per la vita monastica vissuta nella gioia e mai nella costrizione o nella privazione.
Gli occhi dell’imperatore che poi sarebbe Federico II: bellissima l’atmosfera bucolica che si respira e il crescere di un sentimento forte fra due dei protagonisti principali; sentimento costretto, forse, a restare platonico.
I dodici abati di Challant: una specie di giallo dal sapore tardo medioevale in cui gli abati ospiti di un castello, iniziano a morire l’uno dopo l’altro in situazioni bizzarre e misteriose.
Poi c’è Venafro che a me non dispiacerebbe incontrare nella realtà
Il miracolo di Santa Odilia: non so perché ma in alcuni passaggi mi ha fatto pensare alla prima parte di L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, ovvero la parte bellissima e stupenda che non meritava quella fine ingloriosa, ma questa è un’altra storia.
Forse per la vita monastica vissuta nella gioia e mai nella costrizione o nella privazione.
Gli occhi dell’imperatore che poi sarebbe Federico II: bellissima l’atmosfera bucolica che si respira e il crescere di un sentimento forte fra due dei protagonisti principali; sentimento costretto, forse, a restare platonico.
March 30, 2018
Raccolta di tre romanzi brevi accomunati dalla stessa ambientazione nel medioevo piemontese, tra castelli, monasteri, cavalieri, dame e religiosi. Sono romanzi graziosi, scritti con un linguaggio arcaicizzante, ma scorrevole e leggibile. Dei tre ho preferito l'ultimo, Gli occhi dell'imperatore, con la storia d'amore tra Bianca e Tannhauser, ma sono un po' rimasta delusa da un finale che lascia molto all'immaginazione del lettore. Questa, secondo me, è la pecca di tutte e tre le storie: lasciano un po' troppo in sospeso il lettore.
September 15, 2017
Tre romanzetti noiosi con un unico pregio: la loro brevità!
September 12, 2025
A me è piaciuto molto, un Medioevo molto "magico".
July 3, 2017
Lo avevo in coda da quasi 6 anni e per un motivo o per l'altro ne ho sempre rimandato la lettura. Sbagliando di grosso: nei tre brevi romanzi/racconti lunghi si viene presi e sbalzati con sapienza nel XIII secolo, tra la Valle d'Aosta, il Monferrato e la Puglia, tra personaggi descritti con bonaria ironia. Piacevolissimo.
January 6, 2019
Racconti molto interessanti. Ho amato soprattutto il Miracolo di Sant'Odilia
January 27, 2013
Fantastico. Scritto molto bene e con grande ironia lancia uno sguardo nuovo sul Medioevo. Insieme a Vassalli, una scrittrice che mi ha aperto un mondo e mostrato una epoca.
August 13, 2015
Scritto molto bene, piacevole e leggero.
Consigliabile per un pomeriggio noioso
Consigliabile per un pomeriggio noioso
April 11, 2021
Un albero abbattuto inutilmente
November 15, 2018
Oggi vi recensisco tre romanzi, che nell’edizione in mio possesso sono contenuti nello stesso libro… che solo leggendo ho scoperto fossero tre storie separate, ma adesso vi spiego perché l’acquistai (e sono passati un po’ di anni) e solo ultimamente ho deciso di leggerlo.
Chi mi segue saprà che sto partecipando alla Made in Italy Books Challenge ideata da Valentina (blogger di Universi Incantati), il tema proposto per settembre è leggere un classico… guardo nella mia libreria e ritrovo questo libro, che avevo comprato quando andavo alle superiori e, per qualche motivo che non mi ricordo più, non lo lessi. Con questa challenge ho trovato il tempo di leggerlo ed ora passo a raccontarvi qualcosa delle trame…
I dodici abati di Challant narra la storia di questi dodici abati che devono sorvegliare il duca Franchino di Mantova, il quale eredita il feudo dove sorge il castello di Challant.
Perché devono sorvegliarlo? Perché la clausola apposta nel testamento impone all’erede di rimanere casto fino alla morte.
Per vari eventi fortuiti, uno dopo l’altro, i dodici abati vanno incontro a diverse sorti…
Il miracolo di santa Odilia narra la storia di Odilia, fatta diventare monaca dalla famiglia per poter vantarsi di aver un santo in famiglia. Odilia diventa perfino badessa e vive una vita da vera monaca esemplare, ma di miracoli neppure l’ombra.
La storia si sposta velocemente – appena al secondo capitolo – su un’altra Odilia, membro della stessa famiglia, che alla morte della precedente omonima, viene fatta diventare monaca e badessa nel medesimo convento.
La seconda Odilia vive e dirige il monastero in maniera diversa dalla sua parente… e questa volta si verificherà qualche miracolo?
Gli occhi dell’imperatore narra la storia del viaggio che devono affrontare una contessa e suo figlio per arrivare alla corte dell’imperatore Federico II (nonché padre del ragazzo e che non ha mai conosciuto).
In questo viaggio si conosce anche la storia del cavaliere che li accompagna, un cavaliere-poeta a cui è stata fatta una fattura, impedendogli di suonare la sua arpa.
Arriveranno dall’imperatore? E poi cosa succederà?
Quando avevo preso questo libro, da subito, il mio istinto mi aveva detto che non mi sarebbe piaciuto più di tanto… e all’istinto bisogna sempre dare retta!
Le tre storie non sono riuscite ad appassionarmi e coinvolgermi, sia per le trame in generale e sia per il linguaggio antiquato e – per quanto mi riguarda – poco scorrevole.
I personaggi sono poco descritti e caratterizzati e anche il mondo in cui vivono è come se non esistesse.
Nessuno dei tre romanzi a mio parere ricrea quell’atmosfera storica e medievale in cui dovrebbero essere ambientati, e anche le trame sono poco credibili e non creano quella curiosità che spinge il lettore a continuare… infatti mi distraevo a ogni riga.
Questa è la mia opinione e non toglie che a qualcuno possa piacere.
Chi mi segue saprà che sto partecipando alla Made in Italy Books Challenge ideata da Valentina (blogger di Universi Incantati), il tema proposto per settembre è leggere un classico… guardo nella mia libreria e ritrovo questo libro, che avevo comprato quando andavo alle superiori e, per qualche motivo che non mi ricordo più, non lo lessi. Con questa challenge ho trovato il tempo di leggerlo ed ora passo a raccontarvi qualcosa delle trame…
I dodici abati di Challant narra la storia di questi dodici abati che devono sorvegliare il duca Franchino di Mantova, il quale eredita il feudo dove sorge il castello di Challant.
Perché devono sorvegliarlo? Perché la clausola apposta nel testamento impone all’erede di rimanere casto fino alla morte.
Per vari eventi fortuiti, uno dopo l’altro, i dodici abati vanno incontro a diverse sorti…
Il miracolo di santa Odilia narra la storia di Odilia, fatta diventare monaca dalla famiglia per poter vantarsi di aver un santo in famiglia. Odilia diventa perfino badessa e vive una vita da vera monaca esemplare, ma di miracoli neppure l’ombra.
La storia si sposta velocemente – appena al secondo capitolo – su un’altra Odilia, membro della stessa famiglia, che alla morte della precedente omonima, viene fatta diventare monaca e badessa nel medesimo convento.
La seconda Odilia vive e dirige il monastero in maniera diversa dalla sua parente… e questa volta si verificherà qualche miracolo?
Gli occhi dell’imperatore narra la storia del viaggio che devono affrontare una contessa e suo figlio per arrivare alla corte dell’imperatore Federico II (nonché padre del ragazzo e che non ha mai conosciuto).
In questo viaggio si conosce anche la storia del cavaliere che li accompagna, un cavaliere-poeta a cui è stata fatta una fattura, impedendogli di suonare la sua arpa.
Arriveranno dall’imperatore? E poi cosa succederà?
Quando avevo preso questo libro, da subito, il mio istinto mi aveva detto che non mi sarebbe piaciuto più di tanto… e all’istinto bisogna sempre dare retta!
Le tre storie non sono riuscite ad appassionarmi e coinvolgermi, sia per le trame in generale e sia per il linguaggio antiquato e – per quanto mi riguarda – poco scorrevole.
I personaggi sono poco descritti e caratterizzati e anche il mondo in cui vivono è come se non esistesse.
Nessuno dei tre romanzi a mio parere ricrea quell’atmosfera storica e medievale in cui dovrebbero essere ambientati, e anche le trame sono poco credibili e non creano quella curiosità che spinge il lettore a continuare… infatti mi distraevo a ogni riga.
Questa è la mia opinione e non toglie che a qualcuno possa piacere.
July 12, 2020
Mi è piaciuto senza troppo entusiasmarmi. Non è un libro che si legge tutto d'un fiato, ma si gusta piano piano assaporandone i vari aspetti. Il racconto che ho amato di più è "Gli occhi dell'imperatore", che mi ha fatto pensare alla storia di Tristano e Isotta. Anche gli altri racconti sono molto piacevoli "I dodici abati di Challant" mi ha ricordato "Dieci piccoli indiani" di A. Christie, mentre in "Il miracolo di santa Odilia" ho trovato spunti di riflessione.
April 29, 2018
Molto belli nel loro inizio e nel loro svolgersi tutti e tre i racconti, ma deludenti i finali. Sembrano sempre scritti di fretta, come se l'autrice non sapesse beme come concludere la narrazione. Un vero peccato.
May 31, 2020
Non particolarmente avvincente, forse da suggerire agli studenti
October 25, 2022
noioso come poche altre cose al mondo
August 11, 2023
Bellissima raccolta di tre racconti, ognuno avente un personaggio femminile interessante.
Read
February 20, 20241/8/1995 - 10/8/1995
September 26, 2024
Due palle tante
August 22, 2026
Meraviglioso.
Currently Reading
May 16, 2026Il miracolo di santa Odilia
Siamo nel Monferrato, nel basso Medioevo: un piccolo convento di monache è turbato dal fatto che alla sua badessa Odilia non è stato attribuito nessun miracolo, nonostante la sua vita di penitenze e privazioni. Sua nipote, anche lei chiamata Odilia, "eredita" l'incarico di badessa, ma lo status di monaca la rende malinconica.
A svegliarla dal torpore, giunge un cavaliere di ritorno da una Crociata, con in dono un seme di gelsomino e un nocciolo di albicocco, ottenuti in Oriente. La sua presenza trasforma Odilia, che di riflesso trasforma l'intera abbazia, rendendola un luogo di gioia, un rifugio per le popolazioni circostanti colpite da alluvioni e persino una scuola per i bambini del posto.
Il romanzo è breve (un centinaio di pagine) e molto gustoso, scritto con un italiano comprensibile ma che imita a volte la sintassi della miglior prosa medievale, così come accadeva ne I dodici abati di Challant, l'esordio narrativo di Laura Mancinelli.
I personaggi sono ritratti con poche pennellate, ma funzionano e risultano credibili e affascinanti: non solo Odilia, con la sua trasformazione da ragazza malinconica a giovane donna vivace, e il cavaliere, ma anche il "mago del vino" ser Francesco, il misterioso suo assistente Biondo Gerardo, che non è biondo né si chiama Gerardo, l'anziana suor Buccia, prima restia ma poi accogliente verso le novità, e l'indimenticabile vescovo Zenone.
Come forse si intuisce, il tema qui è molto simile a quello de I dodici abati di Challant: un luogo che dovrebbe essere sede di privazioni diventa un centro di piaceri, nel senso più nobile e alto che questo termine, spesso visto come negativo da una certa morale bigotta, può assumere. Il tutto si traduce in un elogio alla vita, che porta una risposta abbastanza chiara su a quale delle due Odilia sia da attribuire il miracolo del titolo.
_______________________________________________________
I dodici abati di Challant
I dodici abati di Challant (1981) è il romanzo d'esordio della medievista italiana Laura Mancinelli. Un anno dopo il successo mondiale de Il nome della rosa di Umberto Eco (1980), siamo di nuovo sulle montagne del nord Italia, stavolta non in un'abbazia, ma nel castello di Challant, in cui il duca Franchino è sorvegliato a vista da dodici severi abati, che devono vegliare sulla sua castità, senza la quale perderebbe il suo diritto feudale sul castello stesso.
Certamente un compito non facile, quello degli abati, soprattutto a causa dell'atmosfera gioiosa del castello, in cui gli ospiti (trovatori, chierici vaganti, streghe, filosofi eretici, cavalieri) sono accolti dalla marchesa di Challant con banchetti, acquavite e, per i più avvenenti, il letto di una delle dame di corte (o della marchesa Bianca stessa). E così, una forza centrifuga pian piano allontana da lì i morigerati abati, in modi più o meno tragici, fino allo splendido finale che segna il trionfo della vita e dei suoi piaceri.
Dal punto di vista stilistico, alcuni capitoli sono scritti con un italiano curato, ma corrente; altri, invece, scimmiottano con gran classe la prosa trecentesca, dando un sapore boccacciano ad alcuni episodi.
Si capisce che mi è piaciuto? Consigliatissimo.
Siamo nel Monferrato, nel basso Medioevo: un piccolo convento di monache è turbato dal fatto che alla sua badessa Odilia non è stato attribuito nessun miracolo, nonostante la sua vita di penitenze e privazioni. Sua nipote, anche lei chiamata Odilia, "eredita" l'incarico di badessa, ma lo status di monaca la rende malinconica.
A svegliarla dal torpore, giunge un cavaliere di ritorno da una Crociata, con in dono un seme di gelsomino e un nocciolo di albicocco, ottenuti in Oriente. La sua presenza trasforma Odilia, che di riflesso trasforma l'intera abbazia, rendendola un luogo di gioia, un rifugio per le popolazioni circostanti colpite da alluvioni e persino una scuola per i bambini del posto.
Il romanzo è breve (un centinaio di pagine) e molto gustoso, scritto con un italiano comprensibile ma che imita a volte la sintassi della miglior prosa medievale, così come accadeva ne I dodici abati di Challant, l'esordio narrativo di Laura Mancinelli.
I personaggi sono ritratti con poche pennellate, ma funzionano e risultano credibili e affascinanti: non solo Odilia, con la sua trasformazione da ragazza malinconica a giovane donna vivace, e il cavaliere, ma anche il "mago del vino" ser Francesco, il misterioso suo assistente Biondo Gerardo, che non è biondo né si chiama Gerardo, l'anziana suor Buccia, prima restia ma poi accogliente verso le novità, e l'indimenticabile vescovo Zenone.
Come forse si intuisce, il tema qui è molto simile a quello de I dodici abati di Challant: un luogo che dovrebbe essere sede di privazioni diventa un centro di piaceri, nel senso più nobile e alto che questo termine, spesso visto come negativo da una certa morale bigotta, può assumere. Il tutto si traduce in un elogio alla vita, che porta una risposta abbastanza chiara su a quale delle due Odilia sia da attribuire il miracolo del titolo.
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I dodici abati di Challant
I dodici abati di Challant (1981) è il romanzo d'esordio della medievista italiana Laura Mancinelli. Un anno dopo il successo mondiale de Il nome della rosa di Umberto Eco (1980), siamo di nuovo sulle montagne del nord Italia, stavolta non in un'abbazia, ma nel castello di Challant, in cui il duca Franchino è sorvegliato a vista da dodici severi abati, che devono vegliare sulla sua castità, senza la quale perderebbe il suo diritto feudale sul castello stesso.
Certamente un compito non facile, quello degli abati, soprattutto a causa dell'atmosfera gioiosa del castello, in cui gli ospiti (trovatori, chierici vaganti, streghe, filosofi eretici, cavalieri) sono accolti dalla marchesa di Challant con banchetti, acquavite e, per i più avvenenti, il letto di una delle dame di corte (o della marchesa Bianca stessa). E così, una forza centrifuga pian piano allontana da lì i morigerati abati, in modi più o meno tragici, fino allo splendido finale che segna il trionfo della vita e dei suoi piaceri.
Dal punto di vista stilistico, alcuni capitoli sono scritti con un italiano curato, ma corrente; altri, invece, scimmiottano con gran classe la prosa trecentesca, dando un sapore boccacciano ad alcuni episodi.
Si capisce che mi è piaciuto? Consigliatissimo.
July 23, 2026
Non sono particolarmente amante della narrativa storica ambientata nel medioevo perché solitamente sono troppo fantasiosi per i miei gusti, ma questi brevi romanzi mi hanno piacevolmente stupita.
I dodici abati di Challant si pone sulla soia tra il reale e l'immaginario con una sottilissima vena comica, ne Il miracolo di santa Odilia la cavalleria e l'amore cortese prevalgono sulla solitudine monacale del convento e ne Gli occhi dell'imperatore si racconta fantasiosamente la storia di Bianca d'Agliano, la presunta ultima moglie dell'imperatore Federico II di Svevia.
Il primo mi è piaciuto maggiormente rispetto agli altri, ma in tutti ho apprezzato molto le descrizioni dei luoghi resi quasi fiabeschi o, almeno, emergono come tali in contrasto alla realtà storica che fa da sfondo.
I dodici abati di Challant si pone sulla soia tra il reale e l'immaginario con una sottilissima vena comica, ne Il miracolo di santa Odilia la cavalleria e l'amore cortese prevalgono sulla solitudine monacale del convento e ne Gli occhi dell'imperatore si racconta fantasiosamente la storia di Bianca d'Agliano, la presunta ultima moglie dell'imperatore Federico II di Svevia.
Il primo mi è piaciuto maggiormente rispetto agli altri, ma in tutti ho apprezzato molto le descrizioni dei luoghi resi quasi fiabeschi o, almeno, emergono come tali in contrasto alla realtà storica che fa da sfondo.
August 19, 2017
I 12 abati è tra i più brutti della Mancinelli. Ma Odilia e l'imperatore sono tra i più belli
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