«Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.» Luca Bianchini Tunisi, [redacted-phone-number]. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America, e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria - una bella trentottenne fiera e determinata - vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d'occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all'orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l'amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l'amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi, ci sono le sue Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e con l'indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv. Le ragazze di Tunisi è un romanzo coloratissimo che emoziona e sorprende. Luca Bianchini mescola ricordi familiari ad aneddoti esilaranti in una storia comune a molti italiani. Sarebbe stato un peccato non raccontarla.
Una storia familiare arricchita di alcuni aneddoti divertenti che la rendono leggera, pur conservando un aspetto complesso e profondo. Siamo nella Tunisi di fine anni 50, una città cosmopolita che ospita cittadini stranieri, dove i tra i vicoli e le case colorate convivono razze, culture e tradizioni diverse, in un perfetto mix senza prevaricazioni.
L'autore molto attento ai riferimenti storici e politici ci regala un racconto di famiglia senza particolari drammi nè colpi di scena: tre sorelle adolescenti tra amori, sogni impossibili e amicizie sincere. Una madre e un segreto da scoprire, e vecchi rancori da metabilizzare.
In ogni pagina si percepisce la cura e l'attenzione che l'autore ha riversato in questa storia, frutto della volontà della ricerca delle proprie origini, e grazie ai suoi racconti di vita vera risulta autentica e coinvolgente.
Ad un primo impatto Le ragazze di Tunisi mi ha ricordato una sorta di Piccole Donne, ma ambientato in un contesto completamente diverso. Una delle cose che mi ha colpita di più è stata proprio l’accuratezza delle descrizioni: riesci davvero a percepire il luogo, gli odori, l’atmosfera e le sensazioni della Tunisia di quegli anni. Mi è piaciuto molto anche il modo in cui il libro mostra quanto i soldi siano fondamentali per vivere, perché purtroppo senza non si può andare avanti, ma allo stesso tempo fa capire che ciò che rende davvero felici non sono le cose materiali, bensì il calore di una famiglia unita. Ed è proprio questo il cuore del romanzo. Quello che forse mi sarebbe piaciuto di più leggere sono stati i pensieri e i sentimenti dei personaggi: in alcuni momenti ho avuto la sensazione che venissero raccontati più i fatti che il loro mondo interiore. È praticamente l’unica vera critica che mi sento di fare al libro. Una cosa che emerge tantissimo è quanto quegli anni fossero limitanti, soprattutto per le donne, e quanto la libertà fosse quasi un privilegio riservato a pochi.
Nel complesso, però, l’ho trovata una lettura molto piacevole: leggera, scorrevole, tranquilla, senza drammi eccessivi, e proprio per questo si legge davvero in poco tempo. Ho percepito tantissimo l’amore che Luca Bianchini ha messo in questa storia. Più che un semplice romanzo, mi è sembrato quasi un racconto di famiglia, come quando un parente ti parla della propria gioventù e di un mondo che non hai mai vissuto. È stato un piccolo tuffo nel passato. Inoltre, non conoscevo molti degli aspetti storici e politici raccontati nel libro, quindi è stato interessante scoprire qualcosa di nuovo mentre leggevo.
Credo che “normale” sia davvero l’aggettivo perfetto per descrivere questa storia: è il racconto di una famiglia normale, con persone normali, che commettono errori e fanno scelte che magari non sempre condividiamo. Non aspettatevi quindi un libro pieno di colpi di scena o momenti sconvolgenti: è una storia semplice, reale, molto umana, che racconta di una famiglia italiana degli anni ’60 che ha cercato fortuna non in America, ma in Tunisia. Ed è proprio questa semplicità a renderla autentica.
La scrittura di Luca Bianchini mi è piaciuta davvero tanto: è fresca, fluida, molto scorrevole. Forse a volte le descrizioni risultano persino abbondanti, ma senza di esse sarebbe stato impossibile immergersi davvero nell’ambientazione. Perché il vero focus del libro non sono solo i personaggi, ma anche la Tunisia stessa, che diventa quasi un personaggio del racconto.
Alla fine, è stata una lettura molto carina, delicata e piena di calore. Una di quelle storie che non hanno bisogno di grandi colpi di scena per lasciare qualcosa.
“Le ragazze di Tunisi” è un romanzo che conquista soprattutto per l’ambientazione e per il forte legame emotivo con la memoria familiare dell’autore. Attraverso gli occhi della giovane Anna, veniamo trasportati nella Tunisi degli anni ’50 e ’60, una città luminosa e cosmopolita, dove culture diverse convivono tra vicoli colorati, case bianche e atmosfere sospese tra sogno e nostalgia. La vera protagonista del libro è proprio Tunisi: un microcosmo fatto di italiani, francesi, arabi ed ebrei che condividono spazi e abitudini senza mai perdere la propria identità. In questo contesto si muove la famiglia Brancata, emigrata dalla Sicilia in cerca di una vita migliore. Le figure femminili, guidate dalla forte e determinata mamma Maria, sono il cuore emotivo della storia: donne romantiche, resilienti e capaci di affrontare povertà, delusioni e sacrifici senza perdere la voglia di sognare. Si percepisce chiaramente la componente autobiografica del romanzo, nata dalla ricerca dell’autore sulle proprie radici familiari. Questo aspetto dona autenticità al racconto e rende particolarmente riusciti i momenti più nostalgici e malinconici. Anche la scrittura risulta scorrevole, con dialoghi spesso ironici che alleggeriscono temi importanti come l’emigrazione, l’identità e i cambiamenti sociali. Nel complesso, una lettura piacevole, delicata e ricca di fascino storico, capace di evocare immagini vivide e sentimenti autentici, ma che forse avrebbe guadagnato qualcosa da una trama più strutturata e approfondita.
Le ragazze di Tunisi mi ha colpito soprattutto per Maria e per il suo dolore di madre: un dolore silenzioso, profondo, che non cerca mai di imporsi ma arriva ugualmente con forza. La parte più struggente è proprio questa: il peso di una madre costretta ad abbandonare una figlia, e a convivere per sempre con il senso di colpa, la nostalgia e l’amore che non smette di esistere. Maria è una figura ferita, intensa, umanissima. Un personaggio che lascia dentro una tristezza vera e che rende il romanzo ancora più toccante.
La scrittura di Bianchini é calda e rassicurante come un abbraccio, e i suoi personaggi riescono sempre in qualche modo a diventare un po’ famiglia. Non il suo libro migliore, ma mi ha tenuto compagnia con la leggerezza e autenticità di cui avevo bisogno in questo momento della mia vita.
Una scrittura veramente basica (per non dire banale), molto piaciona e densa di sentimentalismo per descrivere una storia che ha sicuramente del potenziale (assoluto rispetto per la componente autobiografica) ma che presenta per me grosse criticità. Al di là della presenza di molti cliché e semplificazioni non ho apprezzato affatto la leggerezza con cui sono stati trattati molti temi importanti che vengono normalizzati ed edulcorati.
Questa storia è stata una lettura fuori dalla mia comfort zone e, proprio per questo, in parte una bella scoperta. Non so bene cosa mi abbia spinta a iniziarla, ma fatto sta che in un pomeriggio l’ho finita. Mi sono ritrovata immersa nella storia della famiglia Brancata, nella Tunisi tra gli anni ’50 e ’60, un mondo vivace e multiculturale fatto di odori, lingue e tradizioni che si intrecciano… e che, in qualche modo, ti restano addosso anche dopo aver chiuso il libro.
La loro quotidianità mi ha fatta entrare nella loro “finestra di vita”, soprattutto grazie al contrasto tra lo sguardo più fresco e aperto delle figlie di Maria e quello più chiuso degli adulti. In particolare il marito di Maria, inizialmente così distante e quasi ai margini della storia, finisce poi per avere un ruolo decisivo nel destino della famiglia Brancata, ed è stato interessante (e anche un po’ spiazzante) vedere come la sua presenza pesi davvero fino in fondo.
So che questo è un libro autobiografico, ma quanto avrei voluto che Maria riuscisse a prendere in mano la sua vita in un altro modo, che le sue figlie potessero mettere radici in Tunisia e che, nonostante i segreti e le difficoltà, riuscissero a costruirsi una vita davvero soddisfacente lì. Non sappiamo se, una volta andati via, le cose siano davvero andate meglio—probabilmente sì, forse no—ma io mi ritrovo a immaginare che, in qualche modo, una parte di quella felicità sia comunque arrivata anche per loro.
Il punto di forza del romanzo sono sicuramente i personaggi, soprattutto Maria: una figura materna intensa, segnata da un dolore profondo e silenzioso che arriva e resta fino alla fine. È proprio attraverso di lei che il libro tocca le corde più emotive, raccontando sacrifici, sensi di colpa e legami familiari complessi. Anche le figlie e il microcosmo che le circonda contribuiscono a creare una storia corale a cui è facile affezionarsi.
Allo stesso tempo, però, ho avuto la sensazione che in alcuni momenti tutto fosse un po’ troppo leggero, quasi trattenuto. Alcuni passaggi (soprattutto quelli più drammatici) avrebbero meritato maggiore approfondimento, mentre certe dinamiche e il finale risultano leggermente forzati o affrettati. Questo mi ha lasciata con un piccolo senso di incompiuto, come se la storia potesse dare ancora di più.
Nonostante ciò, resta un romanzo emozionante e delicato, capace di raccontare uno spaccato di storia poco conosciuto e di dare voce, soprattutto, alle donne e alle loro vite fatte di sogni, rinunce e resistenza.
In generale, una lettura coinvolgente e malinconica, che mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca ma anche con un certo affetto per i suoi personaggi.
Le ragazze di Tunisi è uno di quei libri che non si limitano a raccontare una storia, ma riescono a entrare dentro chi legge e restare lì, a lungo. La scrittura di Luca Bianchini è coinvolgente, sensoriale, capace di far sentire i profumi, i colori e le atmosfere della Tunisia: i mercati, il cibo, le tradizioni familiari, i legami profondi e i silenzi che spesso dicono più delle parole. In quegli anni la Tunisia era da poco indipendente dalla Francia (1956) e, sotto la guida di Habib Bourguiba, stava vivendo una fase di grande trasformazione. Proprio in quel periodo convivevano ancora molte culture e comunità, tra cui una numerosa presenza italiana arrivata nel dopoguerra per ragioni di lavoro e di vicinanza geografica con il Sud Italia. È in questo contesto che si sviluppa una storia familiare intensa, fatta di radici e... segreti che attraversano le generazioni. Alcune rivelazioni arrivano all’improvviso e cambiano per sempre il modo in cui si guarda al passato, ai propri legami e alle proprie origini. Il romanzo emoziona proprio per questo: perché racconta quanto le famiglie siano complesse, stratificate, piene di luci e ombre che convivono nello stesso racconto. E perché, pagina dopo pagina, si ha la sensazione di entrare in una storia che potrebbe appartenere a chiunque di noi. Per me è stata una lettura profondamente emotiva. Mi ha riportata ai racconti della mia famiglia, ai mie nonni, alla memoria di un tempo che non ho vissuto ma che sento comunque mio. E questo è forse il dono più grande che un libro possa fare: farci sentire parte di una storia più ampia, anche quando parla di altri. Un romanzo che consiglio a chi ama le storie familiari autentiche, capaci di emozionare e di far riflettere, e che ricordano quanto le vite delle persone siano sempre più intrecciate di quanto sembri.
📖 Perché leggere "Le ragazze di Tunisi" (Per tutte le età) 🌍 1. Un "mondo a colori" che profuma di mare Immaginate la Tunisia degli anni '50. Non è solo un deserto, è un incrocio di culture. La cosa più bella? Il modo in cui parlano: un mix pazzesco di arabo, siciliano e francese. È un tuffo nella memoria di un Mediterraneo dove ci si capiva tutti, anche con parole diverse. 👩👧👧 2. Tre sorelle, tre destini Al centro ci sono tre sorelle, ognuna con un carattere opposto. • C’è chi vuole trasgredire, chi vuole restare legata alle tradizioni e chi cerca la propria strada a metà. • È impossibile non rivedersi in una di loro o non pensare al rapporto con i propri fratelli o genitori. Bianchini descrive le dinamiche familiari in modo così vero che sembra di stare a tavola con loro. 🤝 3. Amici, ma con dei "però" Il libro ci insegna una lezione importante: si può vivere in pace nella stessa via, ma il pregiudizio è sempre dietro l'angolo. • Italiani, francesi e tunisini convivono, ma sotto la superficie ci sono piccole e grandi forme di razzismo. • È un tema che parla a chiunque: ci ricorda che l'integrazione è un lavoro quotidiano, non solo una bella parola. 🏠 4. Nessuna famiglia è perfetta A volte guardiamo gli altri e pensiamo: "Beati loro, non hanno problemi". • Bianchini ci porta dentro le case, sia quelle dei nobili che quelle più umili, per dirci che ogni famiglia ha la sua croce. • Dietro le finestre chiuse, le difficoltà sono le stesse per tutti: amori difficili, segreti e la paura del futuro.
Non so cosa dire, se non che questo è un libro davvero emozionante e commovente, che ha avuto su di me una presa fortissima sia perché scorre velocemente, sia perché racconta uno spaccato davvero minuscolo di storia a me sconosciuto e che riguarda (in parte) le radici di quella che è la Sicilia che conosco, la mia terra (soprattutto Trapani).
Luca Bianchini tira fuori e racconta una storia famigliare a lui tanto cara e personale, fa finalmente luce su quelle che sono le origini della famiglia della madre, e lo fa in un modo che è al tempo stesso semplicissimo e complesso. Semplicissimo per la narrazione, per i dialoghi rapidi, per le descrizioni essenziali ma che riescono a trasportare il lettore in una Tunisi colorata, rumorosa, con odori e sapori e lingue, dialetti, tutti particolari e "vivi" nel più ampio senso possibile del termine. Complesso perché parla di esseri umani, in particolar modo di donne, con le loro proibizioni e costrizioni, con la loro voglia di evadere e di appartenere, con i loro legami indissolubili, i sogni, i desideri e gli amori, ma soprattutto le negazioni e le possibilità.
Questo romanzo mi ha ricordato molto "L'amica Geniale", e al tempo stesso ha un'identità forte e tutta sua. Avrei voluto più approfondimento su alcuni aspetti, soprattutto nelle parti drammatiche, ma devo dire che anche se strutturata in questo modo la storia regge e colpisce.
Un romanzo che tocca il cuore. Rivivere una parte di vita, scoprire una parte delle proprie origini. Ci troviamo a Tunisi tra il 1959 e 1961 e la famiglia Brancata è una delle tante famiglie italiane, di origine siciliana, che si trova in Tunisia. Italiano, francesi migrati a Tunisi.Culture, usi e tradizioni che si scoprono e si mescolano tra loro. Anna, 16 anni, osserva con un occhio attento e acuta sensibilità gli atteggiamenti degli adulti, delle sue amiche e dei ragazzi. Vede l' amore come qualcosa di irraggiungibile, che tocca tutti quelli che la circondano tranne lei. L' amore precoce e combinato in età precoce, l' amore adolescenziale, l' amore adulto.Un rapporto che vede sempre la donna in forma di sottomissione. Segreti del passato emergono portando rivelazioni che smuovono il cuore e i sentimenti. Generazioni di donne messe a confronto, la libertà femminile vista in due culture differenti. Donne che senza filtri si raccontano nella loro infinita tenerezza. Una naturale ingenuità fatta di sogni, che lascia il posto alla matura consapevolezza. Una storia che tocca il cuore ed emoziona.⭐⭐⭐⭐⭐
Divorato! Capitoli brevi, scrittura e stile veramente semplici e scorrevoli (difetto? No) e un’atmosfera esotica che ti trasporta subito tra le strade, i terrazzi e il mare di Tunisi alla fine degli anni ’30. Al centro della storia ci sono Maria, madre forte e orgogliosa e le sue tre figlie Brancata, ragazze piuttosto libere per l’epoca e per il contesto in cui vivono. Ma ci sono anche gli altri componenti della famiglia e i vicini, ma soprattutto un segreto.
Tra tutte, Anna, la maggiore, osserva il mondo dal terrazzo di casa, guardando il mare e le navi che lo attraversano, tra primi amori e speranze. È anche il racconto di una città multiculturale e in trasformazione, mentre la Tunisia rivendica la propria autonomia e il futuro si fa incerto per gli stranieri.
La storia si chiude con una fotografia di famiglia, poco prima dell’imbarco verso l’Italia.
E lì resta una domanda: cosa succederà dopo? Io spero davvero che Luca Bianchini ci racconti ancora qualcosa di questa sua famiglia di origini sicule ma tunisina di adozione.
Le ragazze di Tunisi è stata una piacevolissima lettura capace di tenermi incollata alle pagine. Ambientato nella Tunisi tra il 1958 e il 1961, il romanzo racconta un periodo di grande cambiamento che riguarda il passaggio dal periodo coloniale all’indipendenza, costringendo molti italiani a lasciare il Paese. Questo sfondo storico si intreccia in modo naturale con la storia privata dei protagonisti. Al centro troviamo una madre alle prese con la crescita delle sue tre figlie, tra difficoltà, trasformazioni e tanto amore. I personaggi femminili sono vivi e autentici, a cui è impossibile non affezionarsi. L’ambientazione e talmente intensa da farti sentire lì. Consiglio "Le ragazze di Tunisi" a chi ha voglia di una storia coinvolgente che si divora in poco tempo, ma che resta nel cuore.
Sento la mano dell'autore tanto calcata a rendere tutto leggero. Il primo terzo del libro l'ho sentita così tanto che mi sembrava di avere in mano carta velina. I personaggi mi sembravano insipidi e la narrazione poco evocativa, viva. Poi, il libro per gran parte mi è piaciuto. Sono stato coi Brancata nella Tunisi di 60 anni fa, tra meraviglia, silenzi di piccoli misteri e convivenze con frizioni tutto sommato dolci, dentro la famiglia, e tra siciliani, francesi e tunisini. Forse la svolta finale un po' forzata? Ma davvero è andata così nella famiglia dell'autore? Dal romanzo sembra un po' una trovata estemporanea.
Questo romanzo mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. È ricchissimo di spunti anche molto interessanti (emigrazione siciliana in Tunisia, la vita in una Tunisi multiculturale e multietnica negli anni Sessanta, le conseguenze della decolonizzazione per citarne solo alcuni) e sicuramente ho apprezzato il fatto di voler condividere con i lettori una vicenda familiare reale. Tuttavia la narrazione è spesso frettolosa i personaggi stereotipati e superficiali; in poche parole una occasione mancata. 2,5 arrotondate a 3 in onore al gatto Cocò.
Questo romanzo racconta la storia della famiglia Brancata nella Tunisi tra il 1959 e il 1961, in un periodo segnato dai cambiamenti politici successivi all’indipendenza della Tunisia. La scrittura è scorrevole, ricca di dettagli e incredibilmente immersiva. È uno squarcio di vita autentica che fa riflettere sulle condizioni di vita e sull’incontro tra culture diverse, trasmettendo infinite emozioni con un tono delicato ed estremamente sensibile, tra nostalgia, ricordi, ironia e memorie familiari. Davvero molto bello.
Tunisi, anni Sessanta. È la fine della colonizzazione francese. Il mondo sta cambia, i tunisino acquistano maggiori diritti, a scapito di francesi ed italiani, costretti a emigrare in Francia o in Italia. Non fanno eccezione i Brancata, famiglia siciliana nata e cresciuta a Tunisi, che vedranno la propria vita cambiare radicalmente. Le ragazze di Tunisi è la storia di Maria, Anna, Vitina e Pupetta Brancata, delle loro amicizie e amori nati e finiti a Tunisi.
Luca Bianchini narra le vicende della sua famiglia in modo appassionante e divertente. Quando ho saputo che si parlava della sua famiglia mi ero preoccupata perché, spesso, nei romanzi di questo genere, non mi sento presa. Invece.....coinvolgente, spiritoso, leggero e profondo...Luca Bianchini, anche in questo romanzo, si conferma un narratore eccellente
Mi sono emozionata. Un 5⭐️ totalmente inaspettato. Ti apre la mente e ti fa vedere la mentalità dell’epoca, la vita degli italiani a Tunisi del 1960, le donne che vorrebbero la propria indipendenza, la tanto amata libertà. Bellissimo. L’autore racconta la storia della madre e delle sue sorelle, e della nonna. È una storia vera
Ho letto tutti i libri di Bianchini (e continuerò a farlo) perché mi piace la sua scrittura scorrevole e un po’ pop. Stavolta la trama è stata meno avvincente del solito e su alcuni personaggi poteva andare più a fondo, ma sono contenta mi abbia fatto scoprire Tunisi e la storia di italiani là e apprezzo che ci abbia raccontato la storia della sua famiglia.