Un'esplosione in pieno centro a Stoccolma.
Un attentato terroristico alza un muro tra il "NOI" e il "VOI", tra i presunti colpevoli e i normali cittadini.
Questo romanzo è un atto di denuncia nei confronti di quei "normali cittadini" che si fermano all'esteriorità, al colore della pelle; quei "normali cittadini", che poiché hanno la pelle bianca, allora per definizione, sono onesti; come se gli attentatori non potessero che essere persone dalla pelle non bianca.
Khemiri denuncia la mentalità razzista svedese, che nel 2013, mise in atto il Reva, il «Piano di Implementazione Efficace e Garantista», "un progetto di collaborazione tra polizia, dipartimento dell’immigrazione e amministrazione penitenziaria per rendere piú efficace il processo di espulsione degli immigrati irregolari". Khemiri, che si è opposto fermamente a questo progetto, sostiene che "il Reva è la prosecuzione logica di una costante oppressione a bassa intensità, il Reva si perpetua nella nostra incapacità di riformulare un’immagine nazionale irrigidita."
Quanta strada c'è ancora da fare per non fermarsi al dualismo colore della pelle/onestà della persona?
Khemiri in questo breve romanzo crea la tensione giusta per descrivere la paranoia che può attanagliare un uomo dalla pelle non bianca, quando, da un momento all'altro si ritrova gli occhi puntati addosso, perché è tra i possibili sospettati.
"E voi direte: Ma come si fa a conciliare una rete di protezione sociale il piú ampia possibile con l’accoglienza per tutti? E noi ci guardiamo i piedi e ci raschiamo la gola, perché a essere del tutto sinceri non abbiamo una risposta. Però sappiamo che un essere umano non può mai essere illegale, e che quando le uniformi diffondono insicurezza e la Legge si rivolta contro la popolazione che dovrebbe difendere è arrivato il momento di fare qualcosa."
Quanto il colore della pelle è ancora fonte di mille pregiudizi?
Uno Stato di diritto cosa può fare per smantellare questi pregiudizi?
Cosa può fare la società perché ci sia una reale e fattiva inclusione?