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Il grande mantenuto

Il grande mantenuto è un giovane laureato a vanvera che vuole fare lo scrittore ma è nato in una famiglia dove nessuno sa leggere. La sua catastrofica vocazione non è fame di fama o creatività molesta, è la volontà di sbarazzarsi dei troppi padri, il desiderio di nascere direttamente dal proprio cervello e deludere tutti, dai parenti mangiapatate al dio sordomuto.
Dopo aver lasciato Bergamo, sua zolla natale, mentre prova a scrivere come fosse un lavoro vero, il grande mantenuto è costretto a farsi mantenere da chi capita andando su e giù lungo le fasce di reddito: vive con una coppia di lesbiche lecchesi, scrive nello spogliatoio di una prostituta bresciana, visita il buco domestico del più grande scrittore europeo nullatenente, frequenta l'ambiente malaeditoriale nel ruolo di spacciatore di manoscritti fino a quando, innamoratosi di una filosofessa dei Navigli, entra nell'immondo mondo altoborghese che si rivelerà essere ancora più mantenuto di lui.
Il grande mantenuto del titolo assume così tanti significati quanti sono i personaggi del romanzo. Grande mantenuto è l'aspirante scrittore ma è anche lo scrittore letterario che non può vivere di scrittura perché adesso scrivono tutti, grandi mantenuti sono i professionisti della cultura nati ricchi, grandi mantenuti sono i trentenni intrappolati in un'adolescenza perenne, sempre al verde. Sorta di Martin Eden aggiornato e ormai impossibile, ambientato negli anni dal 2008 al 2020, dalla crisi finanziaria al covid, Il grande mantenuto è dunque il racconto tragicomico e paradossale di una società che, abolito il Novecento con le sue famigerate lotte, torna a una fissità economica quasi ottocentesca: i ricchi sono ricchi, i poveri sono poveri e la cultura è dichiarazione dei redditi per i primi e vertiginoso discensore sociale per i nuovi ultimi.

296 pages, Kindle Edition

Published April 7, 2026

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Alberto Ravasio

4 books11 followers

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1 star
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Displaying 1 - 19 of 19 reviews
Profile Image for Lorenzo.
100 reviews8 followers
April 11, 2026
La domanda sul perché uno poi si ammazza non rende giustizia all’indecenza della vita
Profile Image for Filippo Lonardi.
11 reviews32 followers
April 14, 2026
Ravasio scrive come nessun altro in italia, poco da fare. È originale e ispirato in ogni pagina del libro e di conseguenza lo è meno sulla struttura, ma di questo frega poco se uno sa scrivere. Si è lanciato sulle trecentocinquanta pagine senza grandi idee per me, sapeva giusto come iniziare e come finire e una o due cose in mezzo. Il resto sono scenette, come capitava anche nel suo libro d’esordio, che sono comunque troppo divertenti e dissacranti per non essere apprezzate e amate.
Critica il mondo editoriale da cima a fondo, tra agenzie letterarie, riviste online fondate da scrittori falliti, case editrici truffaldine, scrittori affermati che non scrivono, premi che non premiano, giornalisti podcaster fondatori di riveste che tengono corsi in scuole di scrittura, e tanta altra merda che abbonda in questa cosa che non è più editoria ma antieditoria per eccellenza. Un mondo accessibile solo a mantenuti ormai, a grandi mantenuti, oppure a gente con qualche centinaio di migliaia di follower da qualche parte.
E poi vabbè, c’è sempre la chiesa e la sua insulsità, dio e la sua inesistenza, come nel suo primo libro. E come si fa a non apprezzare tutto ciò? Un fratello, Alberto.
7 reviews1 follower
April 21, 2026
L’autore prende la rincorsa, salta il fiume, cade nel mezzo, il lettore annega dalla noia.
2 reviews
April 9, 2026
"sono finiti i soldi ma tutto il resto c'è ancora"
"anche i sogni russano"

E potrei citare mille altre frasi memorabili. Perché questo libro è memorabile, imprescindibile, già un classico della letteratura (tragi)comica italiana. Non ho mai riso e pianto a distanza di così poche pagine in un libro.

Ravasio 1 era stato un esordio geniale. Ravasio 2 non solo resta geniale nella scrittura, non solo la perfeziona, ma ci offre un ritratto incredibilmente credibile della nostra generazione di miserabili. Della nostra Italia gerontocratica. Dell'editoria gattovolpesca.

Potrei dire tante altre cose, ne dico una soltanto: se la letteratura fosse un por*o, i soliti autori mediocri e trascurabili che ci propinano in libreria sarebbero L***u. Ravasio invece sarebbe BL*****.com
Profile Image for Carlo Venturini.
185 reviews2 followers
June 15, 2026
Ravasio è scrittore vero.
Dopo un buon esordio, decide di calcare la mano su tutto quello che poteva già sembrare la sua cifra, e ne esce un secondo romanzo, a mio parere, di gran lunga migliore del primo.

Il Grande Mantenuto è per larga parte una satira feroce sul mondo letterario ed editoriale, in cui risalta la voce del narratore, acrobatica, eccessiva e ridondante. Una lingua affilata che non risparmia aggettivi, giochi di parole, figure retoriche; lingua che non risparmia la società della cultura, ma anche il mondo "produttivo" e che finisce per non risparmiare anche il narratore stesso.

Una scrittura che può risultare indigeribile, ma che a me, dopo un inizio sofferto, ha trascinato dentro fino a risucchiarmi completamente.
Ravasio è a tratti comico (anche forzatamente), a tratti cinico, spesso lucido, finanche commovente (il finale, con il racconto della fine del Totem).
Originale.
Profile Image for Tommaso.
95 reviews14 followers
August 21, 2026
Se c’è una stenosi tra la comicità e il reale nella scrittura di Alberto Ravasio è che in realtà laddove il comico dovrebbe deformare parodizzare caricaturare ecco che invece mantiene tutto com’è dice le cose come sono davvero, spiattella la verità cambiando giusto i nomi propri, ma tutto il resto viene mantenuto nella sua sostanza.
Potremmo dire che è satira? Satira di un mondo in cui vi è certamente un potere e vi sono certamente privilegi, ma anche commedia, in cui anche gli uomini peggiori e subalterni mostrano la loro meschinità e le loro malversazioni. I peggiori siamo noi, il mondo editoriale con le sue macchiette, i laureati in lettere a fare da bambinai negli istituti professionali, la letteratura che lentamente muore. Il quadro è quello di una generazione perduta totalmente e senza possibilità di riscatto, inetti senza profondità che riciclano vite già vissute da altri in altri tempi, che di esprimono per formule e in cui la speranza non c’è e quindi l’unica cosa rimasta da fare per chi scrive è riderci sopra.
Profile Image for Richárd Janczer.
42 reviews3 followers
August 22, 2026
Ho amato lo Sputacchiera come pochi altri libri in vita mia ma è proprio per questo che do un giudizio così severo al secondo. Stilisticamente inarrivabile come sempre, Ravasio dimostra un'intelligenza gargantuesca nell'esaminare lo zoo umano in cui viviamo ma il libro è troppo immobile, si discosta leggermente dal primo per nuovi temi ma perde nel dinamismo, nella violenza, finisce a ripetere eternamente gli stessi luoghi/scenari/personaggi, senza a volte aggiungere qualcosa di significativo. Un romanzo in definitiva molto ricco nella prosa neobarocca e veramente carente nella composizione, per non parlare del finale... Peccato perché mi aspettavo molto di più da uno scrittore che riesce a immerdare il reale a briglia sciolta raggiungendo gli abissi del nichilismo più coatto e il momento successivo aprire spiragli di smisurata empatia.
Profile Image for Vincenzo Politi.
173 reviews173 followers
April 29, 2026
Nel 2022, Alberto Ravasio esordì con La Vita Sessuale di Gugliemo Sputacchiera, romanzo 'kafkiano' sulle disavventure di un tizio senza arte e senza parte, ovvero un tizio qualunque, che un bel giorno si sveglia 'transessualizzato'. (A me di solito non piace parlare di un autore accostandolo immediatamente a un altro, cosa che si fa spessissimo, specie con gli autori italiani, come se per apprezzare un autore italiano abbiamo bisogno di dimostrare che assomiglia a un altro autore, magari non-italiano, meglio ancora se morto; però, se uno comincia un romanzo con una 'metamorfosi' e poi lo conclude con una 'lettera al padre', allora certi accostamenti se li va a cercare.) Quel romanzo, già finalista al Premio Calvino, venne accolto favoralmente dalla critica, o da quello che ne rimane, e credo che tutto sommato non si fosse lamentato più di quel tanto nemmeno il cosiddetto pubblico, o quello che ne rimane. A me lo Sputacchiera non dispiacque, però a dirla tutta nemmeno mi fece impazzire. Quella di Ravasio, più che ironica e tagliente, mi parve una scrittura che volesse 'fare la simpatica', riuscendoci solo in parte. Soprattutto trovai gracile la struttura, diciamo, 'episodica' del romanzo. Una struttura 'a panino', con le due 'fette' sostanziali di inizio e fine 'farcite' da una serie di scene che spesso erano solo scenette, o addirittura vignette (lo Sputacchiera va a parlare col prete, lo Sputacchiera va a parlare con l'amico di campagna, lo Sputacchiera va, lo Sputacchiera viene...), nessuna delle quali era veramente essenziale alla totalità della storia.

Avendo promosso con la sufficienza l'esordio di Ravasio, rimanevo in attesa della sua opera seconda, vero banco di prova di uno scrittore. Prova che Ravasio, stavolta, supera a pieni voti.

Il Grande Mantenuto è un "Illusioni Perdute nell'Italia di oggi". (Aridaje con i paragoni! Però è anche vero che questi paragoni fanno molto 'fascetta', 'acchiappano' molto: e se magari mi dessi al marketing? Chissà...) Il protagonista/voce narrante è un provinciale che vuole fuggire dalla realtà cattocontadina del Bergamasco inseguendo sogni di gloria e d'inchiostro. Vuole diventare uno scrittore, per dimostrare alla sua famiglia che si può vivere di cultura e non solo di umile e sfiancante lavoro; e, forse, per dimostrare a sé stesso che tutti quegli anni trascorsi a leggere e scrivere, poi leggere e poi di nuovo scrivere (racconti brevi, racconti lunghi, romanzi, saghe), alla fine della fiera, un loro perché ce lo hanno avuto. Il nostro novello Rubenpré della campagna lombarda, si getta a capofitto nella sua impresa, consapevole che scrivere non è un mestiere, che gli scrittori fanno la fame e che quindi 'vivere di scrittura' significa, a conti fatti, vivere alle spalle di qualcun altro, ovvero vivere da mantenuto. Ma sarebbe una vita da 'grande mantenuto': la vita di un mantenuto di classe, di un mantenuto-scrittore.

Strutturalmente, il Mantenuto può sembrare simile allo Sputacchiera (inizio, fine, roba in mezzo); ma la somiglianza è apparente. Le disavventure del nostro sfaticato anti-eroe barocco del Lago del Barbellino non sono raccontate per mezzo di scenette o vignette, ma attraverso capitoli con archi narrativi ampi, dove succede questo e quello, e dove i personaggi che entrano ed escono sono tridimensionali, 'a tutto tondo', come si suol dire. Mentre il transessualizzato Sputacchiera era un personaggio talmente 'forte' (e strano) da schiacciare e appiattire tutti gli altri, qui è semmai l'aspirante mantenuto a dover fare spazio, giocoforza, a personaggi molto solidi, che non sono solo ombre cinesi proiettate sullo schermo della sua mente narrante, ma veri e propri co-protagonisti che si rubano la scena a vicenda sul palcoscenico della loro stessa tragicommedia. In chiave psicoanalitica, potremmo dire che l'egocentrismo infantile-adolescenziale dello Sputacchiera è stato superato dalla maturità dell'aspirante mantenuto, che 'si mette accanto' agli altri personaggi, anzi, spesso si mette addirittura 'sotto'. Ma siccome la psicoanalisi è passata di moda, diciamo che, nel suo secondo romanzo, Ravasio non utilizza i personaggi secondari per far risaltare la figura del protagonista, ma si serve del protagonista per entrare nella vita dei personaggi secondari. Bisogna sottolineare, quindi, che le illusioni che il protagonista perderà non sono solo quelle relative a sé stesso e al suo ruolo nel mondo, ma anche quelle che lui nutriva nei confronti di tutti gli altri e, in ultima analisi, della vita che aveva sognato. L'aspirante mantenuto scoprirà che tutte le persone che ammira (amiche, fidanzate, scrittori) non sono più libere di lui, non sono migliori di lui e, soprattutto, sono più mantenute di lui.

La trama procede per accumulo, ma il romanzo non è un 'panino'. Ogni incontro dell'aspirante mantenuto è cruciale per il suo percorso di deformazione e autodistruzione. Gli effetti di vicende concluse in un capitolo, con certi personaggi, riverberano nei capitoli successivi e influenzano le relazioni con altri personaggi. Nessuna delle scene che si sussegguono fra il primo e l'ultimo capitolo, quindi, può essere tolta senza alterare significamente il racconto complessivo: l'esito finale delle peripezie dell'aspirante mantenuto è il risultato di tutto quello che ha vissuto. Gli idoli crollano uno dopo l'altro, così come il sogno di una vita più alta, più degna, lontano dai monti e dai parenti ignoranti. Ne emerge un ritratto cinico dell'Italia di oggi, un paese che è allo stesso tempo 'ex-povero' ed 'ex-ricco', dove studiare non serve a nulla e in cui con la cultura non si mangia perché è lei stessa che, semmai, ti divora.

Tutto questo, però, viene raccontato senza sentimentalismi e senza quei piagnistei tanto di moda fra gli scellerati autofictionados, ovvero affezionati a sé stessi e ai loro vittimismi da quattro soldi, che hanno trasformato la letteratura in un lacrimificio. Torna in grande spolvero la penna affilata, lucida e ludica del Ravasio, che non è più uno scrittore che 'vuole fare il simpatico', ma è semmai uno scrittore veramente satirico, beffardo, tragicomico. Con spietata giocosità, Ravasio smonta le banalità delle espressioni idiotematiche, ovvero idiote in quanto idiomatiche, e le rimonta a suo piacimento per dotarle di sensi nuovi. I suoi personaggi abitano in deridenti cittadine (praticamente, cittadine che si prendono gioco dei loro stessi abitanti); i matti sono, giustamente, da slegare; gli scrittori famosi vanno in giro circondati da una piccola corte di amichette di ogni sesso: insomma, Ravasio distrugge le frasi fatte e scrive per frasi rifatte, o addirittura per frasi sfatte. Uno sfregio alla lingua? Ma no, che banalità! Questa è una vera e propria distruzione, ma una distruzione creativa, addirittura costruttiva.

Insomma, con Il Grande Mantenuto Ravasio ha scritto un 'vero' romanzo, scorrevolissimo, comico al punto giusto, cinico al punto giusto. Un romanzo con al centro un anti-eroe che distrugge i propri idoli, persino l'idolo più grande di tutti, ovvero l'idea di sé che aveva scolpito, custodito, adornato, coccolato e che, infine, si riduce in polvere. Una gran bella lettura, da parte di una delle voci più interessanti e stonate nel coro da messa cantata delle patrie lettere.
Profile Image for Bill Clinton.
105 reviews1 follower
May 3, 2026
“Uscendo dal mio isolamento scoprivo che quasi ogni cittadino italiano provvisto di computer aveva scritto anche lui. Chiunque avesse sfogliato almeno un libro ne scriveva due e voleva essere letto, darsi alle stampe, come se la pubblicazione fosse un nuovo inalienabile diritto umano.”

“Non chiedevo altro, solo l’illusione che a aspettarmi non ci fosse per forza l’inferno.”

“Ecco, la letteratura non esisteva, ma io ci credevo, io la sentivo dentro e non avevo altro”



Il primo capitolo non mi ha entusiasmato, sempre un corpo alieno al romanzo. Il resto,invece, farà sì che abbraccerò Ravasio appena lo rivedo.
Profile Image for Chiara.
103 reviews3 followers
May 30, 2026
Scritto benissimo, ironico, a volte divertente e originale peccato che dopo alla lunga questa voce narrante diventi ampollosa, supponente e un po' spocchiosa. Una lamentela lunga più di 300 pagine con una critica di fondo al mondo dell'editoria, dai toni passivo-aggressivi, almeno questo è quello che è arrivato a me.

Peccato, avevo aspettative molto alte, ho preferito il suo esordio. Leggerò altro di suo se pubblicherà ancora? Sicuramente sì, sperando in un tema trattato diversamente.
Profile Image for Giulia.
20 reviews
June 24, 2026
Che fortuna aver incontrato un libraio che mi ha consigliato Il grande mantenuto, l’autobiografia “dello scrittore contemporaneo dell’anno”.
Non so se Ravasio è finalmente riuscito a diventare un grande mantenuto ma, di certo, Il grande mantenuto è un romanzo sulla giovinezza che diventa adulta, che, col senno di poi, avrei letto pure senza la premessa del libraio. Quel sarcasmo autoironico e perfino autodistruttivo mi ha fatto voler bene al giovane protagonista e a tutti i personaggi incontrati nella sua vita. Che siamo un po’ noi stessi e i personaggi delle nostre vite, “gementi, piangenti e nullatenenti”, una generazione in uno stato di minorità economica che si affida a una “fede cattoholliwoodiana” secondo cui, potendo diventare chiunque, il nostro dio saremmo stati noi nel futuro, senza renderci conto che il sogno americano non avrebbe funzionato in Italia,”paese feudale e gattopardiano”. Come tutte le storie di tentativi di diventare adulti, è presente anche il distacco dal padre, anzi lo “sgravo” da lui, nel tentativo di provare a vivere davvero la propria vita.
A fatica, pur senza soldi, si riesce a viverla questa vita a modo nostro. Alla fine c’è speranza!
Profile Image for Filippo Pasqui.
Author 3 books105 followers
August 8, 2026
Ravasio mi ha fatto innamorare con il suo libro di esordio 3 anni fa, ma stavolta lo vorrei sposare. Anche perché non me ne capacito: nessuna struttura sulla trama, come se andasse a braccio su ogni pagina, ma porca troia come scrive bene. Intorta talmente tanto bene chi lo legge che, secondo me, potrebbe anche scrivere una lunga lista della spesa come suo prossimo libro e riuscirebbe a intrattenermi lo stesso. Usa uno stile talmente sincero, schietto, stronzo, che viene voglia di andarlo a cercare solo per prendere una sbronza insieme a lui e portare ancora di più all’esagerazione questo suo modo di raccontare che non ho mai trovato in nessun libro che abbia mai letto. È una scarica di dopamina continua, il ritmo non scende mai e, se proprio succede, si riprende due pagine dopo applicando il bestemmione tattico che ripercuote i sensi e ridà sapore alla lettura. Stilisticamente insuperabile. A molti potrebbe dare fastidio. Io lo trovo sagace e super incalzante, furbo, vispo, geniale. Uno dei miei autori preferiti in assoluto. Grande Alberto
Profile Image for Agostino Cambise.
17 reviews
August 19, 2026
Il protagonista di questo libro comincia come un Fantozzi millennial e laureato, quindi grande mantenuto. Il tono caricaturale rimane per tutto il libro anche se via via prendono il sopravvento toni sempre più tragici, fino (per fortuna) al finale lieto e "meta"!

Da grande mantenuto, mi sono rivisto in molte pagine, quindi è stata anche una lettura catartica.
Profile Image for Ivana Librici.
27 reviews1 follower
Did Not Finish
September 30, 2026
Arrivata a metà circa. L'autore ha senz'altro grandi capacità stilistiche e affabulatorie, l'inventiva lessicale è notevole, anche se alla lunga si ripete nelle sue trovate. La scrittura ha una certa qualità ipnotica che però non arriva a colpire nel segno pienamente perdendosi un po' nelle proprie arguzie e, di conseguenza, perdendo anche il lettore.
Profile Image for Laura Gotti.
675 reviews593 followers
April 13, 2026
Notevole scrittura quella di Ravasio.
Notevole sguardo sulla bergamasca ( e chi meglio di me può dirlo)
È un gran libro, forse si perde un po', avrei tolto un centinaio di pagine. Ma brillante, davvero.
1 review1 follower
July 4, 2026

Un flusso di coscienza che ti fa ridere di gusto, ridere amaramente, e a volte ridere e basta . Lo leggi e ti rivedi, poi ti allontani , poi immedesimi.
Arriva la conclusione, e vuoi finirlo, ma non vuoi, e hai la pelle d’oca, perché alla fine Alberto siamo noi.
Profile Image for MsElisaB.
281 reviews23 followers
August 21, 2026
madonna, che antipatico che deve essere ravasio 
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