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Ed è un poco la notte e un poco l'alba
«Scappa, Serafina.»
È con queste parole che l’anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti.
E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un’invasione ma un insediamento.
Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone.
Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l’alba.»
Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.
È con queste parole che l’anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti.
E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un’invasione ma un insediamento.
Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone.
Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l’alba.»
Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.
320 pages, Kindle Edition
Published June 16, 2026
About the author
Ilaria Tuti
34 books652 followersIlaria Tuti lives in Gemona del Friuli, in the province of Udine. She has a degree in economics, has always had a passion for painting, and freelances for a small independent publisher in her spare time. She won the 2014 Gran Giallo Città di Cattolica literary prize for her short story “The Pagan Child.” Flowers over the Inferno is her debut novel.
(source: Amazon)
(source: Amazon)
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Displaying 1 - 30 of 58 reviews
July 1, 2026
Ilaria Tuti non sbaglia un colpo.
E questo suo ultimo lavoro è una gemma. Insuperata, elegante, profondamente umana.
Il romanzo ruota attorno a un episodio della seconda guerra mondiale poco noto e poco esplorato: l'insediamento dei cosacchi in Carnia nel 1944. Un episodio che diventa il pretesto per far germogliare una riflessione sull'umanità, sul dolore e sulla capacità di riconoscersi nell'altro.
La protagonista, Serafina, appartiene a una tradizione antica e misteriosa, quella delle donne custodi dei "santuari del respiro", sospese tra fede, superstizione e speranza: una tradizione trasmessale dalla nonna Silva, figura simbolo della memoria della comunità e delle tradizioni della Carnia.
Attraverso lo sguardo di Serafina il lettore assiste all'arrivo degli invasori, alla violenza della guerra e al crollo di ogni certezza. Tuttavia, il romanzo evita accuratamente di ridurre la guerra a una mera divisione tra buoni e cattivi: i nemici non vengono ridotti a figure monolitiche, ma diventano esseri umani, anch'essi segnati dalla sofferenza e dallo sradicamento. È proprio in questa zona grigia, dove convivono crudeltà e compassione, che la scrittura della Tuti trova la sua forza più autentica: in questa zona grigia i cosacchi invasori e gli italiani invasi si muovono su un terreno comune, scoprendo di avere le stesse fragilità, di essere più simili di quanto avessero immaginato.
Una menzione speciale la devo dedicare alla meravigliosa penna della Tuti. Lirica senza risultare ridondante, ricca di immagini evocative e profondamente legata al paesaggio montano e alla natura in generale, trasforma la Carnia in un personaggio vivo, capace di custodire memoria e identità. La natura accompagna ogni pagina, facendo da contrappunto alla devastazione della guerra e offrendo uno spiraglio di speranza anche nei momenti più oscuri.
Il titolo, infine, sintetizza perfettamente il senso dell'opera. Quel momento sospeso "tra la notte e l'alba" rappresenta il confine tra disperazione e rinascita, tra odio e unione, tra oscurità e speranza. È un'immagine simbolica di transizione che attraversa tutto il romanzo e che diventa metafora della possibilità di ritrovare una luce anche quando tutto sembra perduto.
Cinque stelle, senza indugio.
E questo suo ultimo lavoro è una gemma. Insuperata, elegante, profondamente umana.
Il romanzo ruota attorno a un episodio della seconda guerra mondiale poco noto e poco esplorato: l'insediamento dei cosacchi in Carnia nel 1944. Un episodio che diventa il pretesto per far germogliare una riflessione sull'umanità, sul dolore e sulla capacità di riconoscersi nell'altro.
La protagonista, Serafina, appartiene a una tradizione antica e misteriosa, quella delle donne custodi dei "santuari del respiro", sospese tra fede, superstizione e speranza: una tradizione trasmessale dalla nonna Silva, figura simbolo della memoria della comunità e delle tradizioni della Carnia.
Attraverso lo sguardo di Serafina il lettore assiste all'arrivo degli invasori, alla violenza della guerra e al crollo di ogni certezza. Tuttavia, il romanzo evita accuratamente di ridurre la guerra a una mera divisione tra buoni e cattivi: i nemici non vengono ridotti a figure monolitiche, ma diventano esseri umani, anch'essi segnati dalla sofferenza e dallo sradicamento. È proprio in questa zona grigia, dove convivono crudeltà e compassione, che la scrittura della Tuti trova la sua forza più autentica: in questa zona grigia i cosacchi invasori e gli italiani invasi si muovono su un terreno comune, scoprendo di avere le stesse fragilità, di essere più simili di quanto avessero immaginato.
Una menzione speciale la devo dedicare alla meravigliosa penna della Tuti. Lirica senza risultare ridondante, ricca di immagini evocative e profondamente legata al paesaggio montano e alla natura in generale, trasforma la Carnia in un personaggio vivo, capace di custodire memoria e identità. La natura accompagna ogni pagina, facendo da contrappunto alla devastazione della guerra e offrendo uno spiraglio di speranza anche nei momenti più oscuri.
Il titolo, infine, sintetizza perfettamente il senso dell'opera. Quel momento sospeso "tra la notte e l'alba" rappresenta il confine tra disperazione e rinascita, tra odio e unione, tra oscurità e speranza. È un'immagine simbolica di transizione che attraversa tutto il romanzo e che diventa metafora della possibilità di ritrovare una luce anche quando tutto sembra perduto.
Cinque stelle, senza indugio.
June 21, 2026
Ilaria Tuti torna in libreria con un nuovo romanzo storico, ambientato nel Friuli del 1944, durante uno degli episodi più drammatici e meno ricordati della Seconda Guerra Mondiale: l’arrivo dei Cosacchi nella Carnia.
La Carnia non è solo una terra di confine, ma è anche un personaggio vivo, dove storia, natura e mistero si intrecciano.
Al centro della storia c’è Serafina, nata durante una tempesta da una madre morta di parto e cresciuta dalla nonna Silva, custode di antichi saperi e di una pietà considerata stregoneria. Serafina vive ai margini del paese, libera, solitaria, legata alla montagna e ai suoi riti; crescendo, diventa una giovane donna dal carattere forte e complesso, custode di antiche tradizioni e di segreti.
“Serafina abbassò gli occhi. Non sapeva perché si stesse intestardendo. Era la spinta della lepre, era la cocciutaggine del corvo, era la cautela della lupa”
La sua esistenza “di confine” viene sconvolta dall’arrivo dei cosacchi, percepiti come barbari e lupi. L’occupazione porta violenza, paura e convivenza forzata.
La guerra trasforma persone e relazioni, ma Serafina sceglie di restare e resistere come le donne della sua terra.
Col tempo, lo sguardo cambia: i nemici rivelano fragilità, nostalgia, umanità. Non più bestie, ma esseri feriti dalla storia. In questo spazio liminale, tra vita e morte, fede e scienza,
Intorno a Serafina si intrecciano le vite di famiglie, partigiani, soldati e civili travolti dall’occupazione cosacca, tra violenza, rituali, paure ancestrali e una resistenza silenziosa ma tenace.
Il romanzo diventa così un omaggio alla Carnia e alla sua memoria dimenticata, un racconto attualissimo sulla pietà come forma di amore e cura anche dentro la guerra, dove la luce dell’alba convive sempre con l’ombra della notte.
In questo romanzo, guerra, superstizione, maternità, perdita e speranza si mescolano in modo potente, consegnando al lettore la possibilità di riconoscere l’altro come simile, oltre i confini e i pregiudizi.
La Carnia non è solo una terra di confine, ma è anche un personaggio vivo, dove storia, natura e mistero si intrecciano.
Al centro della storia c’è Serafina, nata durante una tempesta da una madre morta di parto e cresciuta dalla nonna Silva, custode di antichi saperi e di una pietà considerata stregoneria. Serafina vive ai margini del paese, libera, solitaria, legata alla montagna e ai suoi riti; crescendo, diventa una giovane donna dal carattere forte e complesso, custode di antiche tradizioni e di segreti.
“Serafina abbassò gli occhi. Non sapeva perché si stesse intestardendo. Era la spinta della lepre, era la cocciutaggine del corvo, era la cautela della lupa”
La sua esistenza “di confine” viene sconvolta dall’arrivo dei cosacchi, percepiti come barbari e lupi. L’occupazione porta violenza, paura e convivenza forzata.
La guerra trasforma persone e relazioni, ma Serafina sceglie di restare e resistere come le donne della sua terra.
Col tempo, lo sguardo cambia: i nemici rivelano fragilità, nostalgia, umanità. Non più bestie, ma esseri feriti dalla storia. In questo spazio liminale, tra vita e morte, fede e scienza,
Intorno a Serafina si intrecciano le vite di famiglie, partigiani, soldati e civili travolti dall’occupazione cosacca, tra violenza, rituali, paure ancestrali e una resistenza silenziosa ma tenace.
Il romanzo diventa così un omaggio alla Carnia e alla sua memoria dimenticata, un racconto attualissimo sulla pietà come forma di amore e cura anche dentro la guerra, dove la luce dell’alba convive sempre con l’ombra della notte.
In questo romanzo, guerra, superstizione, maternità, perdita e speranza si mescolano in modo potente, consegnando al lettore la possibilità di riconoscere l’altro come simile, oltre i confini e i pregiudizi.
June 27, 2026
Il romanzo è ambientato nel Friuli Venezia Giulia durante la Seconda Guerra Mondiale.
La narrazione si concentra in particolare sull’invasione dei Cosacchi nelle terre friulane. In quel periodo i Cosacchi non avevano più una loro patria e l’intento era proprio quello di occupare il Friuli.
Per un lungo periodo la popolazione del luogo ha dovuto condividere la terra e le proprie case con questi invasori.
Sono anni travagliati in cui la fame e la povertà regnano.
Serafina è la protagonista di questa bella storia, una donna forte che sogna di studiare a cui piace costruire biciclette, aggiustare radio…
Una donna coraggiosa e giusta che vuole vedere la sua terra e la sua gente libera…
Grazie Ilaria Tuti, non mi deludi mai!
La narrazione si concentra in particolare sull’invasione dei Cosacchi nelle terre friulane. In quel periodo i Cosacchi non avevano più una loro patria e l’intento era proprio quello di occupare il Friuli.
Per un lungo periodo la popolazione del luogo ha dovuto condividere la terra e le proprie case con questi invasori.
Sono anni travagliati in cui la fame e la povertà regnano.
Serafina è la protagonista di questa bella storia, una donna forte che sogna di studiare a cui piace costruire biciclette, aggiustare radio…
Una donna coraggiosa e giusta che vuole vedere la sua terra e la sua gente libera…
Grazie Ilaria Tuti, non mi deludi mai!
August 18, 2026
Nì per questa storia ambientata nella seconda guerra mondiale e in particolare l'invasione del Friuli Veneza Giulia da parte dei cosacchi. A mio avviso molto romanzata e che molto ben si adatterebbe a diventare uno sceneggiato televisivo. È il primo libro di questa autrice che leggo e che mi è stato regalato ma mi va bene fermarmi qui.
July 6, 2026
“Ed è un poco la notte e un poco l’alba” racconta la storia di Serafina una donna forte, libera e coraggiosa che, nonostante sia cresciuta ai margini del suo paese perché considerata una strega, sogna di poter studiare e costruirsi un futuro.
Ambientato in Carnia durante la seconda guerra mondiale, il romanzo concentra l’attenzione sull’occupazione del Friuli da parte dei cosacchi, “aggressione” che cambia profondamente la quotidianità degli abitanti del luogo, incidendo inevitabilmente sulle loro vite e spegnendo le speranze di libertà.
Ilaria Tuti ha il talento di saper scrivere storie che toccano nel profondo portando il lettore a mettersi in discussione e aprendo gli occhi su vicende storiche poco conosciute.
La ricerca minuziosa dei particolari e dei fatti storici, insieme alle descrizioni e all’amore per la sua terra natia, emergono in ogni pagina; le sue donne poi sono sempre uniche e piene di sfaccettature, figure talmente umane che entrano nella memoria.
Questo è uno di quei libri sul quale ci sarebbe molto da scrivere ma che è meglio lasciare alla lettura personale per permettere a chi legge di perdersi nelle sue pagine.
È una lettura assolutamente consigliata e, come i precedenti romanzi della Tuti, sono certa diventerà un bestseller.
Ambientato in Carnia durante la seconda guerra mondiale, il romanzo concentra l’attenzione sull’occupazione del Friuli da parte dei cosacchi, “aggressione” che cambia profondamente la quotidianità degli abitanti del luogo, incidendo inevitabilmente sulle loro vite e spegnendo le speranze di libertà.
Ilaria Tuti ha il talento di saper scrivere storie che toccano nel profondo portando il lettore a mettersi in discussione e aprendo gli occhi su vicende storiche poco conosciute.
La ricerca minuziosa dei particolari e dei fatti storici, insieme alle descrizioni e all’amore per la sua terra natia, emergono in ogni pagina; le sue donne poi sono sempre uniche e piene di sfaccettature, figure talmente umane che entrano nella memoria.
Questo è uno di quei libri sul quale ci sarebbe molto da scrivere ma che è meglio lasciare alla lettura personale per permettere a chi legge di perdersi nelle sue pagine.
È una lettura assolutamente consigliata e, come i precedenti romanzi della Tuti, sono certa diventerà un bestseller.
August 9, 2026
Dopo anni da “Fiori di Roccia”, l’autrice torna al romanzo storico sembra di ambientazione carnica: una prosa dolce e lineare per una trama non particolarmente approfondita dal punto di vista storico, ma molto “umana” e profonda.
July 14, 2026
Ed è un poco la notte e un poco l’alba di Ilaria Tuti ci porta indietro nel tempo, sul finire della seconda guerra mondiale, quando i Cosacchi cominciarono a insediarsi nel Friuli Venezia Giulia prendendo possesso di tutto quello che trovarono sulla loro strada.
Ilaria Tuti con i suoi libri ci ha raccontato numerosi frammenti di storia che i più hanno dimenticato (tra cui il sottoscritto) e che difficilmente abbiamo studiato sui libri di scuola. Anche questa volta è riuscita a riportare a galla cose di cui si parla e si sa poco: i Cosacchi, perseguitati da Stalin, diventano i nuovi alleati di Hitler nella speranza di avere un posto in cui vivere. Dall’altro lato però loro sono dei terribili invasori.
L’inizio di Ed è un poco la notte e un poco l’alba è davvero potente ma poi per tutta la lettura mi è sembrato di rimanere in attesa di qualcosa che sembrava non accadere mai.
Il romanzo nel complesso l’ho trovato troppo lineare, senza un guizzo che animasse e che svoltasse la mia lettura. Solo sul finale si riaccende una fiammella ma, a mio parere, troppo tardi.
La scrittura è sempre elegante, perfezionata dalla ricerca della parola giusta al posto giusto.
La protagonista è interessante ma l’ho trovata un po’ incolore su una tela che avrebbe potuto dare molto di più.
Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un libro piacevole, che probabilmente gli amanti della narrativa storica ameranno, ma che personalmente, rispetto ai precedenti, non ha brillato come avrei sperato.
Lo dico un po’ dispiaciuto ma con lo sguardo verso il prossimo libro che spero saprà regalarmi nuove emozioni uniche.
Puoi trovare questa e altre recensioni sul mio profilo Instagram “I libri di Dede” www.instagram.com/ilibrididede o sul mio blog/sito www.ilibrididede.it 📚
Se non vuoi perderti neanche una recensione c’è anche il canale telegram: https://t.me/ilibrididede
Ho anche una newsletter gratuita! Puoi iscriverti qui: ilibrididede.substack.com/subscribe
Mi è stata inviata una copia gratuita di questo libro da parte della casa editrice che ringrazio.
Ilaria Tuti con i suoi libri ci ha raccontato numerosi frammenti di storia che i più hanno dimenticato (tra cui il sottoscritto) e che difficilmente abbiamo studiato sui libri di scuola. Anche questa volta è riuscita a riportare a galla cose di cui si parla e si sa poco: i Cosacchi, perseguitati da Stalin, diventano i nuovi alleati di Hitler nella speranza di avere un posto in cui vivere. Dall’altro lato però loro sono dei terribili invasori.
L’inizio di Ed è un poco la notte e un poco l’alba è davvero potente ma poi per tutta la lettura mi è sembrato di rimanere in attesa di qualcosa che sembrava non accadere mai.
Il romanzo nel complesso l’ho trovato troppo lineare, senza un guizzo che animasse e che svoltasse la mia lettura. Solo sul finale si riaccende una fiammella ma, a mio parere, troppo tardi.
La scrittura è sempre elegante, perfezionata dalla ricerca della parola giusta al posto giusto.
La protagonista è interessante ma l’ho trovata un po’ incolore su una tela che avrebbe potuto dare molto di più.
Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un libro piacevole, che probabilmente gli amanti della narrativa storica ameranno, ma che personalmente, rispetto ai precedenti, non ha brillato come avrei sperato.
Lo dico un po’ dispiaciuto ma con lo sguardo verso il prossimo libro che spero saprà regalarmi nuove emozioni uniche.
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October 5, 2026
"Era come se in lei ci fossero radici invisibili che attecchivano nel profondo della terra e in quel buio fertile si nutrivano. La vita era feroce eppure pregna di una dolcezza che lei non sapeva spiegare, molto simile alla compassione. La riconosceva nelle lacrime che accompagnavano ogni nascita e ogni morte".
Scordatevi i libri su Teresa Battaglia: questo romanzo della friulana Ilaria Tuti è completamente altra cosa.
Si parla, anche se in forma fortemente romanzata, dell'occupazione della Carnia (nord del Friuli) da parte dei cosacchi sul finire della Seconda guerra mondiale: un intero popolo, ingannato dalla Germania nazista, costretto ad occupare una terra non sua. La popolazione locale si dispera; solo la saggia e sognatrice Serafina, ragazza indipendente cresciuta ai margini della comunità dalla nonna (la madre è morta mettendola al mondo), in quell'orda che ha invaso la sua terra non ci vede barbari occupanti ma altre persone strappate alle proprie origini.
Che dire di questo romanzo…? Ilaria Tuti ha scritto di una storia dimenticata (o volutamente messa da parte?) usando un linguaggio molto poetico ed in cui le montagne ed i fiumi del Friuli non si limitano a fare da semplice sfondo allo scorrere degli eventi, ma si ergono a veri e propri personaggi.
Al centro di Ed è un poco la notte e un poco l'alba c'è l'incontro con l'estraneo e come, anche in situazioni estreme, in lui vi si possa scorgere una persona che, nonostante il panico e la sofferenza per ciò che sta patendo, ha ancora sete di futuro. Quindi, ecco Serafina incarnare la compassione e la pietà. Ma si parla anche di resilienza, del ruolo delle donne e del loro senso materno, di fede (sia i friulani che i cosacchi andranno a pregare nella stessa chiesa), di pregiudizi e di speranza (è il titolo del libro stesso che già ci fa capire questa cosa: il passaggio dal buio della notte alla luce del giorno).
Ciononostante, per chi (come il sottoscritto) cerca le atmosfere thriller, potrebbe restare leggermente disorientato: come ho detto pocanzi, dimenticatevi i toni dark incontrati in Fiori sopra l'inferno e nei successivi volumi della saga. Questa volta il registro si fa lento e meditativo. Azione zero (trama più lineare e prevedibile di così non si può), solo memoria storica e tantissimo clima emotivo.
[https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Scordatevi i libri su Teresa Battaglia: questo romanzo della friulana Ilaria Tuti è completamente altra cosa.
Si parla, anche se in forma fortemente romanzata, dell'occupazione della Carnia (nord del Friuli) da parte dei cosacchi sul finire della Seconda guerra mondiale: un intero popolo, ingannato dalla Germania nazista, costretto ad occupare una terra non sua. La popolazione locale si dispera; solo la saggia e sognatrice Serafina, ragazza indipendente cresciuta ai margini della comunità dalla nonna (la madre è morta mettendola al mondo), in quell'orda che ha invaso la sua terra non ci vede barbari occupanti ma altre persone strappate alle proprie origini.
Che dire di questo romanzo…? Ilaria Tuti ha scritto di una storia dimenticata (o volutamente messa da parte?) usando un linguaggio molto poetico ed in cui le montagne ed i fiumi del Friuli non si limitano a fare da semplice sfondo allo scorrere degli eventi, ma si ergono a veri e propri personaggi.
Al centro di Ed è un poco la notte e un poco l'alba c'è l'incontro con l'estraneo e come, anche in situazioni estreme, in lui vi si possa scorgere una persona che, nonostante il panico e la sofferenza per ciò che sta patendo, ha ancora sete di futuro. Quindi, ecco Serafina incarnare la compassione e la pietà. Ma si parla anche di resilienza, del ruolo delle donne e del loro senso materno, di fede (sia i friulani che i cosacchi andranno a pregare nella stessa chiesa), di pregiudizi e di speranza (è il titolo del libro stesso che già ci fa capire questa cosa: il passaggio dal buio della notte alla luce del giorno).
Ciononostante, per chi (come il sottoscritto) cerca le atmosfere thriller, potrebbe restare leggermente disorientato: come ho detto pocanzi, dimenticatevi i toni dark incontrati in Fiori sopra l'inferno e nei successivi volumi della saga. Questa volta il registro si fa lento e meditativo. Azione zero (trama più lineare e prevedibile di così non si può), solo memoria storica e tantissimo clima emotivo.
[https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
September 2, 2026
La protagonista è Serafina, una giovane donna che vive in una comunità della Carnia e appartiene a una tradizione antichissima legata ai cosiddetti “santuari del respiro”.
Questi piccoli luoghi sacri erano legati alla credenza secondo cui i neonati morti senza essere stati battezzati potessero ricevere un ultimo soffio di vita. Le donne della comunità custodiscono questa tradizione e Serafina ne eredita il compito dalla nonna.
La vita della protagonista cambia improvvisamente quando, nel 1944, arrivano in Carnia i cosacchi, alleati della Germania nazista. La loro presenza porta violenza, paura, distruzione e sconvolge completamente la vita della popolazione.
Serafina si trova quindi a vivere una situazione estrema: da una parte c'è il nemico, responsabile dell'invasione e delle sofferenze della sua comunità; dall'altra, però, la protagonista scopre che anche dietro l'immagine del nemico esistono persone, sentimenti, paure e sofferenze.
Lo stile di Ilaria Tuti è molto evocativo e poetico. La scrittrice presta grande attenzione alla natura, ai paesaggi della Carnia, ai suoni, alle tradizioni e alle immagini, come in tutti i suoi libri.
Per l'ennesima volta, mom cambio parere. Al di fuori della serie dedicata a Teresa Battaglia, gli altri libri mi sembrano troppo statici, apatici, privi di quel guizzo che ti tiene incollata.
Voto; 6.
Questi piccoli luoghi sacri erano legati alla credenza secondo cui i neonati morti senza essere stati battezzati potessero ricevere un ultimo soffio di vita. Le donne della comunità custodiscono questa tradizione e Serafina ne eredita il compito dalla nonna.
La vita della protagonista cambia improvvisamente quando, nel 1944, arrivano in Carnia i cosacchi, alleati della Germania nazista. La loro presenza porta violenza, paura, distruzione e sconvolge completamente la vita della popolazione.
Serafina si trova quindi a vivere una situazione estrema: da una parte c'è il nemico, responsabile dell'invasione e delle sofferenze della sua comunità; dall'altra, però, la protagonista scopre che anche dietro l'immagine del nemico esistono persone, sentimenti, paure e sofferenze.
Lo stile di Ilaria Tuti è molto evocativo e poetico. La scrittrice presta grande attenzione alla natura, ai paesaggi della Carnia, ai suoni, alle tradizioni e alle immagini, come in tutti i suoi libri.
Per l'ennesima volta, mom cambio parere. Al di fuori della serie dedicata a Teresa Battaglia, gli altri libri mi sembrano troppo statici, apatici, privi di quel guizzo che ti tiene incollata.
Voto; 6.
August 14, 2026
L'ho terminato in due giorni.
Avevo amato Fiori di roccia e mi aspettavo grandi cose anche da questo; e sì, non sono rimasta delusa.
Ilaria Tuti torna nella sua terra, il Friuli, e questa volta ci porta dentro una pagina di storia che conoscevo poco: l'arrivo dei Cosacchi in Carnia nel 1944, famiglie intere trasferite con la promessa di una terra autonoma, due culture lontanissime costrette a convivere mentre la guerra partigiana infuria nei boschi.
Un'ambientazione potente, viscerale, fatta di fango, odori, vento e montagna. Tuti sa raccontare la terra come pochi, la senti mentre leggi.
Al centro di questa vicenda c'è Serafina, custode di un rito antico e liminale: le evocatrici di respiri, donne che accoglievano i neonati nati morti per restituire loro un ultimo battito, un battesimo, la pace.
Ho faticato a entrare nella psicologia dei personaggi ma ciò non mi ha impedito di apprezzare meno il romanzo.
Sul finale ho pianto.
"La pietât a è amôr" — la pietà è amore.
È questa la frase che mi porto via.
Lo consiglio a chi ama la narrativa storica ambientata in Italia, chi ha amato Fiori di roccia, chi cerca storie di resistenza femminile e di umanità ritrovata anche nel momento più buio.
Avevo amato Fiori di roccia e mi aspettavo grandi cose anche da questo; e sì, non sono rimasta delusa.
Ilaria Tuti torna nella sua terra, il Friuli, e questa volta ci porta dentro una pagina di storia che conoscevo poco: l'arrivo dei Cosacchi in Carnia nel 1944, famiglie intere trasferite con la promessa di una terra autonoma, due culture lontanissime costrette a convivere mentre la guerra partigiana infuria nei boschi.
Un'ambientazione potente, viscerale, fatta di fango, odori, vento e montagna. Tuti sa raccontare la terra come pochi, la senti mentre leggi.
Al centro di questa vicenda c'è Serafina, custode di un rito antico e liminale: le evocatrici di respiri, donne che accoglievano i neonati nati morti per restituire loro un ultimo battito, un battesimo, la pace.
Ho faticato a entrare nella psicologia dei personaggi ma ciò non mi ha impedito di apprezzare meno il romanzo.
Sul finale ho pianto.
"La pietât a è amôr" — la pietà è amore.
È questa la frase che mi porto via.
Lo consiglio a chi ama la narrativa storica ambientata in Italia, chi ha amato Fiori di roccia, chi cerca storie di resistenza femminile e di umanità ritrovata anche nel momento più buio.
August 3, 2026
Un racconto profondamente umano che mi ha scosso quanto stupito, perché la riflessione che ne deriva è che nella barbarie umana, a volte, le cose non sono necessariamente in un unico modo, non sempre vanno come ci si apetta e non per forza ci deve essere un unico vincitore.
In caso di conflitto siamo abituati a un popolo che vince e uno che soccombe, ma l'autrice in maniera splendidamente magistrale ci mostra una versione diversa, più umana e inclusiva.
Siamo nel periodo della seconda guerra mondiale quando i Cosacchi invadono la Carnia.
Devastazione, violenze e atti deprecabili.
Ma anche momenti di pura commozione, stupore e meraviglia per lo scontro di culture diverse, che da una parte pretendono superiorità ma dall'altra tendono verso l'integrazione.
Una narrazione evocativa quella di Ilaria Tuti, autrice di grande talento, che coinvolge nella lettura dove la natura é la protagonista assoluta, la Carnia ossia una regione montana del Friuli-Venezia Giulia, come non l'avete mai letta.
E che dire di Serafina?
Un'indomita protagonista femminile che racchiude dentro di sé forza e coraggio, ma anche usi e tradizioni delle sue adorate montagne.
In caso di conflitto siamo abituati a un popolo che vince e uno che soccombe, ma l'autrice in maniera splendidamente magistrale ci mostra una versione diversa, più umana e inclusiva.
Siamo nel periodo della seconda guerra mondiale quando i Cosacchi invadono la Carnia.
Devastazione, violenze e atti deprecabili.
Ma anche momenti di pura commozione, stupore e meraviglia per lo scontro di culture diverse, che da una parte pretendono superiorità ma dall'altra tendono verso l'integrazione.
Una narrazione evocativa quella di Ilaria Tuti, autrice di grande talento, che coinvolge nella lettura dove la natura é la protagonista assoluta, la Carnia ossia una regione montana del Friuli-Venezia Giulia, come non l'avete mai letta.
E che dire di Serafina?
Un'indomita protagonista femminile che racchiude dentro di sé forza e coraggio, ma anche usi e tradizioni delle sue adorate montagne.
July 19, 2026
“Ed è un poco la notte e un poco l’alba” di Ilaria Tuti
Serafina vive in Carnia, nel Friuli. Nell’ottobre del 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia di cosacchi giunsero nella zona per creare una sorta di colonia, concessagli da Hitler. Inizialmente ci furono tensioni, violenze e soprusi che portarono allo scontro e successivamente all’incontro di due culture agli antipodi.
Serafina è un’evocatrice di respiri, cioè una donna che “dona” l’ultimo sospiro a un neonato per dargli la possibilità di essere battezzato. Questa sua capacità viene considerata una sorta di stregoneria e la donna si sente sola e isolata dal resto della sua comunità, soprattutto dopo l’abbandono della nonna che decide di allontanarsi e vivere come un eremita. L’arrivo dei cosacchi e la guerra cambieranno la vita della donna per sempre.
“Il grembo di una donna non è una pubblica piazza, dove tutti siete giudici e padroni tranne lei. ”
Mai un romanzo avrebbe potuto essere più attuale. Descrive la guerra, la paura del diverso, la necessità di trovare un punto di incontro, d’integrarsi, di evolvere.
Amo l’attenzione della scrittrice ai particolari e al folklore di un territorio che spesso non conosciamo e la capacità con la quale li intreccia con i personaggi che crea con tanta abilità. Serafina è una donna che riesce a superare odio e ostacoli, che sa prendersi cura degli altri e amarli anche in mezzo agli orrori del conflitto. I personaggi sono solidi e realistici anche quando vengono tratteggiati con poche e rapide pennellate, sia i friulani che i cosacchi, rendendo in modo evidente e vivido la comunità come un simbolo di forza e collaborazione, dove la pietà e la compassione diventano un elemento imprescindibile della società.
“È facile stringersi attorno alla propria gente, quando arriva un nemico. È più difficile farlo in tempo di pace, quando dispensa e pancia sono piene. Allora ogni occasione è buona per dividere e giudicare.”
Un romanzo emozionante che pone molteplici interrogativi sul passato, ma soprattutto sul nostro presente, sull’atteggiamento con cui lo stiamo affrontando, su come giudichiamo coloro che ci sembrano distanti e tanto diversi da noi.
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June 16, 2026Incipit
La bufera percuoteva la notte, ma l’antica chiesetta resisteva.
Continua su IncipitMania
La bufera percuoteva la notte, ma l’antica chiesetta resisteva.
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September 9, 2026
Anche con romanzo Ilaria Tuti ci regala un racconto storico intriso di cultura e umanità. Un episodio durante la seconda guerra mondiale che ha fatto incontrare due popoli diversi e nemici, ma con simili sentimenti di umanità. Molto bello e da leggere
July 6, 2026
all'inizio un po' faticoso. Una storia difficile e dolorosa che impari a conoscere man mano che prosegui con la lettura .... poi un crescendo ....
August 17, 2026
L'ho letto per un book club. Indubbiamente è ben scritto, il Friuli rurale durante la guerra, con il risvolto storico dei cosacchi in Italia. Fine del libro, dopo pochi capitoli. La storia va avanti con un piagnisteo pesantissimo, comune a certi libroni di successo, dove l'eroina si nutre del solito dolore invisibile agli uomini, esseri inferiori, è levatrice e fattucchiera contro la propria volontà, è un genio incompreso a la Goodwill Hunting, una contadina che, non si sa come, ripara apparecchi elettronici usando l'istinto femminile ma poi rimane incantata quando vede accendersi una lampadina. Roba da non credere. Avremmo potuto trasferire senza difficoltà il tutto in un indefinito passato, con draghi al posto dei cammelli, orchi al posto dei guerrieri cosacchi e avremmo letto un libro più vicino a quello che è: un fantasy mediocre. A proposito, che c'entra il personaggio americano inserito a poche pagine dalla fine?
July 12, 2026
Dopo l'otto settembre del 1943 l'Italia e gli italiani si ritrovano a vivere due realtà diverse. Il Centro-Sud liberato dagli Alleati, il Nord invece precipitato per due anni in una tragica guerra civile tra le forze dell'Asse in ritirata e gli Alleati spalleggiati dai partigiani. Pagine di violenza, atrocità e giustizie sommarie da parte di entrambi gli schieramenti, che ancora oggi creano dolore e polemiche.
Se dei repubblichini di Salò e dei nazisti si sa quasi tutto, personalmente ignoravo che una parte dei cosacchi russi avesse scelto di allearsi con Hitler nell'illusione di ottenere una terra sempre negata da Stalin. Una parte di loro si ritrovò così ad occupare parte del Friuli e in particolare della Carnia, diventando dei barbari invasori agli occhi della piccola comunità locale.
Ilaria Tuti ha dimostrato nel corso degli anni talento e creatività nel districarsi tra epoche storiche diverse, trovando il giusto mix tra finzione e realtà alla base di romanzi capaci di dar voce a protagoniste sempre coraggiose, emancipate e diverse rispetto ai costumi del loro tempo. Ed è un poco la notte e un poco l'alba non si discosta molto, come struttura narrativa e spirito, dallo stile ormai consolidato della scrittrice: asciutto, essenziale, evocativo e preciso nel restituire luoghi, cose e personaggi.
La protagonista è Serafina, rimasta orfana alla nascita e cresciuta da una nonna giudicata eretica dalla Chiesa perché battezzava per pietà i bambini nati morti o fuori dal matrimonio. Da lei ha ereditato il mestiere di dare il respiro ai neonati e pochi ma chiari insegnamenti: non fare del male, non avere paura, essere sempre se stessa. Il suo sogno, però, è studiare la meccanica e progettare.
Siamo nel 1944. I tedeschi stanno arretrando ma non intendono arrendersi e per mantenere le retrovie hanno assoldato i cosacchi, con la promessa che in caso di vittoria la Carnia sarebbe diventata la loro nuova casa. Per gli abitanti del posto sono barbari che parlano una lingua incomprensibile, occupano le loro case, saccheggiano ogni cosa e si macchiano di violenze sulle donne.
La Tuti racconta l'occupazione e la resistenza da una prospettiva inedita: non solo odio e timore, ma la lenta trasformazione di quel rapporto in qualcosa di più complesso. I cosacchi combattevano perché perseguitati da Stalin e illusi da Hitler, per ritrovarsi poi consegnati in catene dagli inglesi alla ferocia del dittatore comunista. È anche una storia di maternità negate e ritrovate, di pietà verso i bambini e le madri morti durante il parto.
I momenti più riusciti sono quelli che seguono l'avvicinamento tra Serafina e il piccolo Ivan, un bambino cosacco. Un legame che cresce mese dopo mese, fatto di gesti minimi e silenzi, fino a farsi materno. È lì che il libro respira davvero. Nella casa di Serafina vivono tre cosacchi, tra cui Il Guerriero, con cui Serafina costruirà un rapporto di quasi-amicizia, difficile da definire e ancora più da ammettere. E quando quel legame con Ivan viene messo alla prova, in un finale che non svelerò, la pagina acquista un peso emotivo che le parti più descrittive faticano a raggiungere.
Perché il limite del romanzo sta proprio in questo contrasto: la mentalità friulana, le usanze e le tradizioni sono rese con sensibilità autentica, ma tornano troppe volte senza aggiungere profondità. Anche la formazione di Serafina e i precetti della nonna vengono ripetuti più volte, rallentando il ritmo. Il finale, pur parzialmente prevedibile, riesce però a sbloccare lo stallo con un colpo di scena emotivo che il lettore apprezzerà.
Complessivamente una lettura consigliata, anche solo per conoscere una pagina poco nota della Resistenza friulana e di una convivenza forzata tra due popoli che cercavano, in fondo, la stessa cosa: una casa non come luogo ma come identità di popolo.
Se dei repubblichini di Salò e dei nazisti si sa quasi tutto, personalmente ignoravo che una parte dei cosacchi russi avesse scelto di allearsi con Hitler nell'illusione di ottenere una terra sempre negata da Stalin. Una parte di loro si ritrovò così ad occupare parte del Friuli e in particolare della Carnia, diventando dei barbari invasori agli occhi della piccola comunità locale.
Ilaria Tuti ha dimostrato nel corso degli anni talento e creatività nel districarsi tra epoche storiche diverse, trovando il giusto mix tra finzione e realtà alla base di romanzi capaci di dar voce a protagoniste sempre coraggiose, emancipate e diverse rispetto ai costumi del loro tempo. Ed è un poco la notte e un poco l'alba non si discosta molto, come struttura narrativa e spirito, dallo stile ormai consolidato della scrittrice: asciutto, essenziale, evocativo e preciso nel restituire luoghi, cose e personaggi.
La protagonista è Serafina, rimasta orfana alla nascita e cresciuta da una nonna giudicata eretica dalla Chiesa perché battezzava per pietà i bambini nati morti o fuori dal matrimonio. Da lei ha ereditato il mestiere di dare il respiro ai neonati e pochi ma chiari insegnamenti: non fare del male, non avere paura, essere sempre se stessa. Il suo sogno, però, è studiare la meccanica e progettare.
Siamo nel 1944. I tedeschi stanno arretrando ma non intendono arrendersi e per mantenere le retrovie hanno assoldato i cosacchi, con la promessa che in caso di vittoria la Carnia sarebbe diventata la loro nuova casa. Per gli abitanti del posto sono barbari che parlano una lingua incomprensibile, occupano le loro case, saccheggiano ogni cosa e si macchiano di violenze sulle donne.
La Tuti racconta l'occupazione e la resistenza da una prospettiva inedita: non solo odio e timore, ma la lenta trasformazione di quel rapporto in qualcosa di più complesso. I cosacchi combattevano perché perseguitati da Stalin e illusi da Hitler, per ritrovarsi poi consegnati in catene dagli inglesi alla ferocia del dittatore comunista. È anche una storia di maternità negate e ritrovate, di pietà verso i bambini e le madri morti durante il parto.
I momenti più riusciti sono quelli che seguono l'avvicinamento tra Serafina e il piccolo Ivan, un bambino cosacco. Un legame che cresce mese dopo mese, fatto di gesti minimi e silenzi, fino a farsi materno. È lì che il libro respira davvero. Nella casa di Serafina vivono tre cosacchi, tra cui Il Guerriero, con cui Serafina costruirà un rapporto di quasi-amicizia, difficile da definire e ancora più da ammettere. E quando quel legame con Ivan viene messo alla prova, in un finale che non svelerò, la pagina acquista un peso emotivo che le parti più descrittive faticano a raggiungere.
Perché il limite del romanzo sta proprio in questo contrasto: la mentalità friulana, le usanze e le tradizioni sono rese con sensibilità autentica, ma tornano troppe volte senza aggiungere profondità. Anche la formazione di Serafina e i precetti della nonna vengono ripetuti più volte, rallentando il ritmo. Il finale, pur parzialmente prevedibile, riesce però a sbloccare lo stallo con un colpo di scena emotivo che il lettore apprezzerà.
Complessivamente una lettura consigliata, anche solo per conoscere una pagina poco nota della Resistenza friulana e di una convivenza forzata tra due popoli che cercavano, in fondo, la stessa cosa: una casa non come luogo ma come identità di popolo.
July 1, 2026
Quando viene portato alle stampe un libro di ILARIA Tuti, sono sicura di leggerlo, se non fosse altro perché attraverso i suoi libri ho sempre appreso delle storie sconosciute di una terra molto affascinante: la Carnia.
Le storie della Tuti sono quasi sempre incentrate su una protagonista femminile, una donna non esattamente comune come lo è in effetti la protagonista di questo libro, Serafina. Cresciuta con la nonna, ritenuta nei paesi della Carnia sicuramente una brava erborista ma anche poco amata dalla chiesa per alcune sue pratiche al limite fra superstizione e religione, Serafina eredita alcune qualità della nonna ma possiede di suo una strana capacità di invenzione e riparazione di oggetti, al punto che il suo sogno è quello di andare a scuola per affinare questa capacità.
Siamo negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, la Carnia viene invasa da una strana popolazione, i cosacchi: alcune delle armate e della popolazione dei cosiddetti russi bianchi, sfuggiti alla rivoluzione, sono alleati dei nazisti i quali hanno promesso loro delle terre dove insediarsi. Nelle stesse case di alcuni paesini della Carnia convivono perciò abitanti locali e cosacchi dai Lucidi destrieri; sui monti e nei boschi, la resistenza fa quel che può contro gli invasori nazisti.
La guerra con le sue vicende più importanti entra poco nella storia di Serafina, che ha molto più a che fare con la sua piccola comunità, il prete, la levatrice, un Medico dalla gamba offesa che appoggia la resistenza, le storie di donne, a volte vittime di violenza, altre volte vittime di troppo amore. Ed è questo alla fine il messaggio che ci consegna la scrittrice, l’umanità va oltre ogni confine mescola i saperi e le razze, si nutre di amore, compassione e soprattutto di grande speranza.
July 9, 2026
Ci sono romanzi che si leggono, e romanzi che restano. E' un poco notte e un poco l'alba appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È un libro percorso da un'estrema malinconia, sottile e persistente, che accompagna ogni pagina e continua a riverberare anche dopo la fine. Una malinconia che non è mai artificio, ma sostanza viva del racconto, intrecciata alla memoria, al dolore e alla sorte di terre e vite troppo a lungo dimenticate.
La forza più grande del romanzo, per me, sta nell'intensa empatia che suscita verso le protagoniste femminili. Ilaria Tuti le costruisce con una sensibilità rara: sono donne profondamente umane, ferite, tenaci, capaci di custodire dentro di sé insieme vulnerabilità e coraggio. È impossibile non sentirsi toccati dal loro destino, non partecipare intimamente al loro dolore e alla loro silenziosa resistenza.
I libri di Ilaria Tuti sono sempre interessanti e scritti con grande cura, ma quelli in cui racconta la vita dei luoghi "dimenticati" del Nordest italiano durante le guerre hanno, a mio parere, una grandezza speciale. In essi la scrittura si fa memoria, testimonianza, restituzione poetica e morale di un mondo laterale, ferito, e proprio per questo profondamente necessario.
Un romanzo di grande bellezza e profondità, che commuove senza mai indulgere e che lascia nel lettore un senso di struggimento autentico.
La forza più grande del romanzo, per me, sta nell'intensa empatia che suscita verso le protagoniste femminili. Ilaria Tuti le costruisce con una sensibilità rara: sono donne profondamente umane, ferite, tenaci, capaci di custodire dentro di sé insieme vulnerabilità e coraggio. È impossibile non sentirsi toccati dal loro destino, non partecipare intimamente al loro dolore e alla loro silenziosa resistenza.
I libri di Ilaria Tuti sono sempre interessanti e scritti con grande cura, ma quelli in cui racconta la vita dei luoghi "dimenticati" del Nordest italiano durante le guerre hanno, a mio parere, una grandezza speciale. In essi la scrittura si fa memoria, testimonianza, restituzione poetica e morale di un mondo laterale, ferito, e proprio per questo profondamente necessario.
Un romanzo di grande bellezza e profondità, che commuove senza mai indulgere e che lascia nel lettore un senso di struggimento autentico.
June 27, 2026
Ho terminato il libro con la sensazione di aver vissuto, insieme ai protagonisti, un pezzo di storia che non conoscevo, tanto doloroso quanto umano. È un romanzo che coinvolge fin dalle prime pagine e continua a farsi sentire anche dopo averlo concluso. L'autrice riesce a dare vita alla Carnia: i suoi paesaggi, i boschi, i profumi e gli odori diventano così vividi da trasportare il lettore in quei luoghi. Allo stesso modo, ogni personaggio è costruito con grande sensibilità, tanto da farci condividere paure, speranze e sofferenze come se fossero le nostre. Sullo sfondo dell'occupazione cosacca del 1944, il romanzo mette a confronto la brutalità della guerra con l'umanità delle persone mostrando come la sofferenza condivisa riesca a far nascere gesti di solidarietà e compassione e come anche chi è profondamente segnato dal dolore riesca a trovare la forza di tendere la mano all'altro.
Il lettore attraversa questa storia assieme a Serafina: pur segnata da perdite e sofferenze, riesce a non lasciarsi consumare dall'odio e a trovare una strada per rinascere.
Un romanzo che emoziona, fa riflettere e soprattutto resta nel cuore.
Il lettore attraversa questa storia assieme a Serafina: pur segnata da perdite e sofferenze, riesce a non lasciarsi consumare dall'odio e a trovare una strada per rinascere.
Un romanzo che emoziona, fa riflettere e soprattutto resta nel cuore.
August 16, 2026
Un romanzo bellissimo, che racconta una pagina della nostra storia tanto importante quanto poco conosciuta: l'invasione cosacca della Carnia e la difficile, stranissima e complicata convivenza tra una popolazione arrivata da lontano e quella del territorio che la ospita.
Ilaria Tuti riesce a raccontare tutto questo attraverso personaggi che difficilmente si dimenticano. Serafina, il piccolo Ivan, il pre Checco e Andrea, il dottor Ros, resteranno sicuramente nel mio cuore. Ognuno porta con sé una storia, delle ferite e un modo diverso di affrontare un periodo tanto drammatico.
E poi c'è Malerba, la fantastica capra, che riesce persino a strappare qualche sorriso in una storia tutt'altro che leggera.
Per i personaggi cosacchi vi lascio alla lettura.
Una storia di guerra, ma soprattutto di persone, di incontri, di convivenza, di paura e di umanità. Un romanzo intenso e scritto magnificamente, che mi ha fatto conoscere una vicenda storica che ignoravo e che, proprio per questo, credo meriti davvero di essere letta.
Una lettura che consiglio assolutamente.
Ilaria Tuti riesce a raccontare tutto questo attraverso personaggi che difficilmente si dimenticano. Serafina, il piccolo Ivan, il pre Checco e Andrea, il dottor Ros, resteranno sicuramente nel mio cuore. Ognuno porta con sé una storia, delle ferite e un modo diverso di affrontare un periodo tanto drammatico.
E poi c'è Malerba, la fantastica capra, che riesce persino a strappare qualche sorriso in una storia tutt'altro che leggera.
Per i personaggi cosacchi vi lascio alla lettura.
Una storia di guerra, ma soprattutto di persone, di incontri, di convivenza, di paura e di umanità. Un romanzo intenso e scritto magnificamente, che mi ha fatto conoscere una vicenda storica che ignoravo e che, proprio per questo, credo meriti davvero di essere letta.
Una lettura che consiglio assolutamente.
August 21, 2026
Un libro che narra di un fatto storico realmente accaduto: la conquista da parte dei cosacchi della Carnia nella seconda guerra mondiale. Questo, purtroppo, è un argomento che non si studia a scuola, o almeno io non ho ricordi di averlo mai incontrato nei libri di storia.
La trama non scorre lineare in senso cronologico, ci sono infatti un po’ di salti temporali, ma la maggior parte delle vicende è ambientata durante la seconda guerra mondiale.
Viene raccontata la violenza di quegli anni, ma soprattutto sono raccontate l’unione di un popolo e la speranza dello stesso.
È un libro molto delicato per le sue tematiche, ma che allo stesso tempo sa essere molto forte e crudele.
I personaggi, ma soprattutto le donne della storia, sono veramente umani, con i loro pregi e difetti, forze e debolezze.
Il finale, sapendo come va la Storia, non è una sorpresa, direi anzi che è un po’ prevedibile.
La trama non scorre lineare in senso cronologico, ci sono infatti un po’ di salti temporali, ma la maggior parte delle vicende è ambientata durante la seconda guerra mondiale.
Viene raccontata la violenza di quegli anni, ma soprattutto sono raccontate l’unione di un popolo e la speranza dello stesso.
È un libro molto delicato per le sue tematiche, ma che allo stesso tempo sa essere molto forte e crudele.
I personaggi, ma soprattutto le donne della storia, sono veramente umani, con i loro pregi e difetti, forze e debolezze.
Il finale, sapendo come va la Storia, non è una sorpresa, direi anzi che è un po’ prevedibile.
September 7, 2026
Il testo si sviluppa a partire da eventi e fonti storiche, per approdare con bella prosa al mondo interiore della protagonista. La collocazione temporale tra primo dopoguerra e complesse fasi conclusive della seconda guerra mondiale, nel piccolo universo parallelo della Carnia, coglie la parte arcaica e nascosta di questa Piccola Patria italiana.
Ho avuto qualche difficoltà, nell'affrontare questo romanzo, per la sua sovrabbondanza di dettagli e personaggi, quasi che non si volesse perdere l'occasione per introdurre il lettore nel mondo così specifico dell'alto Friuli e della Carnia, con finalità che talvolta mi sono sembrate più didascaliche che narrative. Avrei certamente preferito una prosa più asciutta, più essenziale.
Resta in ogni caso un bel romanzo, che ci regala in Serafina un personaggio capace di entrare nel cuore e nella memoria del lettore.
Ho avuto qualche difficoltà, nell'affrontare questo romanzo, per la sua sovrabbondanza di dettagli e personaggi, quasi che non si volesse perdere l'occasione per introdurre il lettore nel mondo così specifico dell'alto Friuli e della Carnia, con finalità che talvolta mi sono sembrate più didascaliche che narrative. Avrei certamente preferito una prosa più asciutta, più essenziale.
Resta in ogni caso un bel romanzo, che ci regala in Serafina un personaggio capace di entrare nel cuore e nella memoria del lettore.
August 6, 2026
Anche questa volta Ilaria Tuti ha scritto un capolavoro travolgente. La storia é ambientata in Carnia, nella zona nord del Friuli e racconta un accadimento storico poco narrato, ovvero l’invasione e successivo insediamento dei cosacchi nelle montagne friulane, durante la seconda guerra mondiale. La protagonista, Serafine, incarna la forza e la conoscenza delle donne friulane, già abituate alla guerra e che per la seconda volta si trovano loro stesse ad operare in prima linea per il mantenimento della comunità. Il racconto fa vivere le giornate dell’occupazione, senza giudicare e senza prendere delle posizioni su chi fossero i buoni e i cattivi, ma descrivendo l’umanità di quei giorni che di umano e speranzoso non avevano nulla.
Review of advance copy
Ilaria tuti ha una capacità unica: ti fa entrare nella storia fino a farti sentire la fame, il freddo, la paura, la gioia, la speranza. Ogni pagina è un’esperienza sensoriale: cammini nella neve, senti il gelo che taglia la pelle, ridi, piangi e speri. La sua prosa è precisa, scolpita più che scritta e ti scava dentro con una eleganza che non lascia scampo.
Non è un libro che si legge soltanto: è un libro che si attraversa. E quando lo chiudi, ti accorgi che questo non è un romanzo. E’un pezzo di storia romanzata che andava raccontata.
Non è un libro che si legge soltanto: è un libro che si attraversa. E quando lo chiudi, ti accorgi che questo non è un romanzo. E’un pezzo di storia romanzata che andava raccontata.
July 1, 2026
Di nuovo nel nostro Friuli a scoprire pezzi di storia di cui si parla troppo poco, di nuovo storie di donne forti, sopravvissute all'orrore della guerra e a strappi dell'animo che sembravano insanabili ma che si rimarginano grazie a eventi inattesi, stravolgimenti di vita e nuovi arrivi che donano un amore talmente puro da risanare qualsiasi ferita. Nuovi personaggi che, alla fine, ti sembra di aver avuto accanto, di aver conosciuto. Di nuovo storie di vecchie tradizioni che rischiano di finire affossate ma vanno ricordate.
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August 26, 2026
Di Ilaria Tuti avevo letto Fiori sopra l'inferno e Ninfa Dormiente, due dei libri del ciclo dedicato al commissario Teresa Battaglia, e li avevo entrambi adorati.
E ho adorato anche questo romanzo, che mi ha fatto conoscere una pagina della storia d'Italia e, in particolare, della Carnia, di cui nulla sapevo: l'arrivo dei Cosacchi in Italia ai quali Hitler aveva promesso una parte del Friuli in cambio dell' aiuto in guerra. Il romanzo tratta della difficile convivenza tra invasore ed invaso, attraverso lo sguardo di Serafina, una donna emancipata, libera, curiosa e determinata.
E ho adorato anche questo romanzo, che mi ha fatto conoscere una pagina della storia d'Italia e, in particolare, della Carnia, di cui nulla sapevo: l'arrivo dei Cosacchi in Italia ai quali Hitler aveva promesso una parte del Friuli in cambio dell' aiuto in guerra. Il romanzo tratta della difficile convivenza tra invasore ed invaso, attraverso lo sguardo di Serafina, una donna emancipata, libera, curiosa e determinata.
June 30, 2026
Ilaria non si smentisce mai ! Un romanzo di cuore, delicato che però vive in una situazione di guerra! Con la crudeltà della seconda guerra mondiale e l invasione dei cosacchi in Friuli , la Tuti racconta una storia di puro amore tra una donna e due figli che non partorisce ma che la vita le dona ...... Bellissimo
August 2, 2026
La storia dei cosacchi in Carnia mi ha colto completamente di sorpresa, anche se alla mia ignoranza ci sono pochi limiti, specialmente per quanto riguarda la storia d'Italia o in generale. Un bel racconto che, anche se in qualche modo finisce fin troppo bene, ci offre uno spaccato piuttosto realistico di quello che potrebbe essere successo ai tempi.
August 28, 2026
Una meraviglia. Personaggi che rimangono nel.cuore. Emozioni che scavano dentro. Commovente. Incantevole. Un omaggio alla forza delle donne. Un inno alla maternita, in tutte le sue accezioni. Una riflessione profonda sulla guerra, da parte degli invasori e degli sfollati, dei vincitori e dei vinti. Perché in tempo di guerra non vince nessuno.
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