Quindici anni. Ci sono distanze che sembrano definitive, fatte di silenzi, incomprensioni, parole non dette. E poi c'è il mare, che continua a tornare, con le sue onde basse, a ricordarci da dove veniamo e chi siamo. La madre del mare è un romanzo sulla possibilità fragile di ricominciare, sempre e comunque. Anche quando chi se n'è andata è una madre, che riappare quando non la si aspettava più, come una domanda ancora aperta, e chi è rimasto non sa se vuole una risposta, ormai. A tornare per prima è la "Sono la mamma", dice al telefono, per poi presentarsi in una casa ormai straniera. Una donna nuova, una valigia leggera e mani esperte che sanno piegare la carta in forme nuove e sorprendenti, uccelli, rane, pavoni, che pian piano si appropriano degli spazi, quasi a riportarli in vita. E intanto riaffiorano i frammenti dell'infanzia, del padre assente, della nonna severa, di un mondo sommerso che solo ora comincia a prendere forma e respiro. Perché raccontare è forse l'unico modo per tornare davvero. E ascoltare è l'unico per restare. Con una scrittura intensa e luminosa, Marco Franzoso ci consegna un romanzo sulla memoria, sul perdono e sulla possibilità di riconciliarsi con ciò che siamo stati, sempre e comunque. Ma soprattutto la storia di una famiglia, imperfetta e ostinata, quasi una sfida, in un'epoca in cui tutto sembra mobile e provvisorio. E ci racconta che non è mai troppo tardi per tornare a casa. E che il mare, da sempre, lo sa. Basta saperlo ascoltare.
Marco Franzoso è nato nel 1965 in provincia di Venezia, dove attualmente vive. Nel 1998 ha pubblicato il romanzo Westwood dee-jay (Baldini & Castoldi), da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale, e con Marsilio i romanzi Edisol- M. Water Solubile (2002) e Tu non sai cos'è l'amore (2006, Premio Castiglioncello), anch'esso diventato uno spettacolo teatrale. Nel 2012 Einaudi ha pubblicato Il bambino indaco. Nel 2014, sempre per Einaudi, è uscito il romanzo breve Gli invincibili. Seguono nel 2016 Mi piace camminare sui tetti (Rizzoli) e nel 2018 L'innocente (Mondadori).
Ci sono ritorni che riaprano antiche ferite, soprattutto quelli che seguono dopo quindici anni di silenzio e assenza, quando, per chi resta, la persona che se ne è andata sembra morta, pur essendo ancora viva.
Eccolo il suono di una voce al telefono quasi dimenticata
“«Sono la mamma» aveva detto, come si direbbe “sono ancora qui”, intendendo “non dimenticarti di me”. E io che negli anni dell’assenza avevo fatto del silenzio un’abitudine e del distacco la mia regola, avevo cercato le parole giuste.”
La madre riappare improvvisamente nella vita dei figli, irrompendo in una casa ormai diventata straniera. Ed eccoli i figli tornare a fare i conti con il vuoto dell’abbandono
“Ho visto Emma girarsi, chiudere la porta di servizio, spegnere il mondo esterno con un gesto secco ma controllato. E nel vuoto che è seguito si apriva un’altra stanza, quella dove eravamo solo noi due, di nuovo, come bambini che si tengono per mano in un sogno che appena sveglio minaccia di svanire.”
Con una valigia leggera e mani capaci di piegare la carta in forme delicate (uccelli, rane, pavoni), inizia a riappropriarsi degli spazi e dei rapporti interrotti, mentre il mare continua a lambire la memoria di tutti.
Marco Franzoso racconta con intensità e delicatezza una famiglia ferita che tenta di ricucire una frattura profonda: i rancori accumulati, i silenzi, i sensi di colpa e quell’amore “congelato” che non ha mai trovato pace. Al centro c’è il confronto tra una madre che cerca redenzione e un figlio che deve decidere se è pronto a perdonare e a ricominciare.
“Ho cercato intorno, poi con la mano mi sono protetto gli occhi dal sole e ho potuto vedere meglio, e infatti l’ho vista, seduta immobile che guardava dalla nostra parte e ci sorrideva soddisfatta. E ho capito che ero stato io a non aver mai visto bene. Perché la mamma non si era mai mossa da lì, per tutta la vita.”
Con una scrittura luminosa e profondamente umana, La madre del mare esplora il tema del perdono, della memoria e della possibilità fragile di ricostruire legami familiari. Un romanzo intimo e commovente, a tratti autobiografico, che tocca corde universali con sincerità e senza retorica. Un libro che resta nel cuore per la sua capacità di raccontare quanto sia complesso, e allo stesso tempo necessario, tornare a volersi bene.