Non voglio soffermarmi subito sull'argomento, ma più sulla maniera in cui questo libro è stato scritto.
È molto caotico e per aiutare i futuri lettori:
Questo libro non è un romanzo. Non è nemmeno un rigoroso documento storico.
È il figlio di entrambi. Non è un libro di storia, ma non è nemmeno fiction e basta.
Il libro è un enorme rabberciamento di testimonianze, poesie, atti giuridici, annotazioni, interviste e archivi nazisti etc etc. sui più svariati argomenti che concernono le deportazioni e i campi di sterminio. La divisione in capitoli aiuta ad orientarsi fra gli argomenti, ma la coralità delle fonti spesso confonde. Passiamo da testimonianza in testimonianza da fonte a fonte.
Il vero grosso problema di questo libro, da qui il caos, sta nella attestazione di queste fonti. Non c'è uno sforzo di differenziare, perlomeno in questa edizione italiana, la differenza fra ROMANZO e DOCUMENTO STORICO che convivono nel testo.
Le parti romanzate attestate ad Adam (personaggio fittizio che rappresenta il popolo giudaico e partecipa come narratore, testimone, persona-non-esterna-ai-fatti) vengono alternate a veri scritti/atti processuali/testimonianze, rendendo impossibile discernere fra realtà storica e romanzo storico verosimile. Quando sto leggendo fiction, per quanto realistica, e quando sto leggendo un documento storico?
Direte: basta stare attenti a quando parla Adam! No! L'autore decide di modificare alcune testimonianze per rendere "veritiera l'esistenza di Adam" mettendolo in bocca a veri personaggi. Che tutte le testimonianze di Adam siano testimonianze dei prigionieri anonimi, che prendono insieme il nome del loro progenitore? (Ma anche qui: Perché allora attribuire in un dialogo ad Adam una citazione di PRIMO LEVI, che ad onore del vero viene attestata correttamente nel testo dall'autore, e attribuendo erroneamente così la testimonianza ad Adam???)
Cosa ne esce fuori dunque? Un libro zeppo di documenti storici pieno di testimonianze, sia di perseguitati che persecutori, tinto ogni tanto dalla prosa, verosimile per carità, dell'autore che "tappa i buchi" della narrazione.
Il libro avrebbe giovato da una vera cornice se fosse stato un romanzo o da un miglior apparato di attestazioni se fosse stato un documento storico. Così non è né carne né pesce.
Detto questo il lavoro di raccolta e studio è immenso. Schlesak parte dalla sua cittadina nella Transilvania e intervista/ricerca sui suoi concittadini che hanno sia partecipato come vittime ma anche di quelli che ne furono i carnefici. (Capesius il farmacista e anche Roland il cugino di sua madre). Non fermandosi qui raccoglie, ricerca e studia tantissime altre fonti all'infuori dei suoi connazionali Rumeni. Unico motivo per cui non mi sento di bocciare questo libro:
La raccolta delle fonti e le interviste effettuate sono di un enorme valore storico, essendo molte, mi sento di dire, uniche nel loro genere. La prosa e la lirica dell'autore sono anche piacevoli; ma egli avrebbe dovuto decidersi se voler essere storico o romanziere per questo libro!
Il libro è diviso in 9 capitoli e grossomodo il contenuto di questi rispecchia il suo titolo/argomento, con qualche eccezioni di testi che nulla hanno a che fare con l'argomento del capitolo ma va be'. Abbiamo quindi capitoli dedicati ai processi, alla farmacia, agli esperimenti genetici (quello dei gemelli neonati mi ha dato la strizza), alla ricerca scientifica, all'amore, al ruolo della lingua tedesca e della Chiesa, ai Muzelman, alla liberazione etc.
A mio parere una più chiara divisione microscopica avrebbe sicuramente giovato alla reperibilità delle fonti.
Ringrazio chiunque mi sappia attestare di chi sia la frase: "Amando voglio appartenerti, vieni da me questa notte?" [Sicnel testo] (p. 308)
Se sia davvero del Dottor Schumann, una citazione poetica o uno scritto originale dell'autore, sinceramente non so dirlo poiché io non so più chi abbia detto cosa in questo libro.