Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.
Se potessi dargli 6⭐️, lo farei. Sono certa che questo sarà uno dei libri più belli dell’anno e niente mi farà cambiare idea. Meraviglioso.
La storia delle sorelle Elia mi ha travolta e mi ha fatta sentire parte della loro famiglia e delle loro speranze. Impossibile non affezionarsi a loro, non emozionarsi di fronte alle piccole conquiste e non inorridire di fronte agli abusi e alle ingiustizie che, purtroppo, hanno da sempre fatto parte della vita di tutti gli esseri umani, ma ancora di più della vita delle donne.
Ho terminato le ultime pagine piangendo, così profondamente addolorata e commossa, da aver perso la capacità di esprimere a parole quanto io abbia amato questa storia e le sue coraggiose protagoniste. Francesca Giannone non delude mai, questo lo sapevo, ma non mi sarei mai aspettata che riuscisse ad emozionarmi ancora di più. Il suo migliore romanzo.
“Potete litigare con i padri, i fratelli, gli amanti, ma tra sorelle no.”
Dal film Diamanti di Ferzan Özpetek
Francesca Giannone ritorna il libreria con “Gli anni in bianco e nero”, una storia corale ambientata nel Salento degli anni ’60, un’epoca di grandi cambiamenti in cui l’Italia inizia a colorarsi di modernità.
Protagoniste sono quattro sorelle — quattro ragazze piene di sogni, ambizioni e contraddizioni — che cercano il proprio destino in una società ancora profondamente ancorata alle tradizioni.
Attraverso le loro vite, Francesca Giannone dipinge un affresco vivo e commovente di un’Italia in transizione: le speranze, le rinunce, i primi amori, le lotte per l’indipendenza e i sacrifici necessari per dare un colore più vivo alla propria esistenza.
Con la scrittura calda, fluida e profondamente empatica che la caratterizza, l’autrice racconta una storia di donne determinate, di legami familiari indissolubili e di quel desiderio ostinato di futuro che ha segnato un’intera generazione. Il mio amato Salento fa da sfondo maestoso: il mare, la terra rossa, i colori intensi e i contrasti di un Sud che cambia.
Francesca Giannone ci lascia un messaggio: i sogni, anche nei periodi più “in bianco e nero”, possono accendere di colore la vita.
“Mi avvicino alla porta del vagone e, di colpo, percepisco che non soltanto in valigia, ma anche dentro di me, porto ognuna delle mie sorelle. Sento che, come «preso» e «perso», sono composta dai medesimi segni. Sono fatta di Maria e del suo orgoglio; di Giovanna e del suo spirito ribelle; di Ada e del suo sguardo riflessivo. Sono loro, più io. E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno. Questo senso di appartenenza, tenace come le radici di un ulivo secolare che resiste a dispetto delle intemperie, mi infonde la forza di spiccare il volo.”
Non il miglior libro del autrice. Belli i personaggi, soprattutto Nica, e l’ambientazione degli anni 60 in puglia. Insopportabili la maggior parte degli uomini. Belli i rimandi alla nostra storia nazionale e alle canzoni in voga al epoca. Tanti i temi affrontati: i rapporti fuori dal matrimonio, i diritti delle donne, il ruolo del padre al interno della famiglia, il divorzio e la condizione delle lesbiche. Molto importante il rimando al associazione cassandra per i diritti delle donne. Finale non scontato.
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Un lungo viaggio fatto di amore e sacrificio .....rabbia per ciò che le nostre mamme, le nostre nonne hanno ottenuto per noi.....per darci dei diritti......che ancora oggi non ci vengono riconosciuti......davvero un bel libro
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione". Con Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po' come in Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore libertà (anche sessuale). La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole fare… L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione femminile. Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti, le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud (e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle. La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati). Gli anni in bianco e nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro, La portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del proprio destino. Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed autrici preferiti. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Le protagoniste di 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 sono le sorelle Elia, molto diverse tra loro, unite però dallo stesso desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Mimì e Maria sono i personaggi più simili e che più incarnano il desiderio di emancipazione.
📽 Mimì sogna il cinema e vorrebbe diventare regista come Fellini, studia in città, si sente spesso fuori posto tra i compagni borghesi e trova nel cinema il sogno di una vita diversa. Maria lavora nella sartoria di famiglia e si prepara al matrimonio con Michele, mentre Giovanna la sorella ribelle, creativa e anticonformista, vive un amore impossibile con Luigi, ostacolato dalle differenze politiche e dall’opposizione del padre. Ada invece è la più sognatrice, diversa dalle altre sorelle, si rifugia tra i libri, nell’immaginazione e in un segreto inconfessabile.
🧵 Accanto a loro c’è la madre, colonna silenziosa della famiglia, che sopporta un matrimonio con un marito padrone e violento.
Ambientato nel Salento degli anni ’60, il romanzo racconta un’Italia sospesa tra tradizione e cambiamento, tra patriarcato, famiglia e tensioni politiche dell’epoca. Ma soprattutto parla di emancipazione femminile, sogni negati, libertà, sorellanza e del coraggio di scegliere la propria strada.
🪡 Mi sono immedesimata molto in Maria e Giovanna e nel loro desiderio di costruirsi qualcosa di proprio, staccandosi dall’attività di famiglia. Forse perché è un sogno che, in qualche modo, ho vissuto anch’io e che infine ho realizzato.
🎞 Ho amato anche tutta l’atmosfera degli anni ’60, tra cinema, musica e nostalgia.
Ma ciò che mi ha colpita di più è stata la condizione femminile. L’Italia in cui vivono le sorelle Elia è un Paese dove l’adulterio veniva punito solo se commesso da una donna, dove non esistevano né divorzio né aborto, dove un uomo poteva essere assolto dopo una violenza sposando la vittima e dove la patria potestà apparteneva soltanto al padre. Le donne di quell’epoca — le nostre nonne, le donne che ci hanno preceduto — spesso non hanno avuto la possibilità di scegliere davvero la propria vita. . Ed è impossibile leggere questa storia senza pensare a quanto, per loro, la libertà fosse qualcosa da conquistare ogni giorno. . Con 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 Francesca Giannone torna a raccontare famiglie, sogni e donne che cercano il proprio posto nel mondo, sullo sfondo di un Salento intenso e pieno di cambiamenti. . Della stessa autrice ho letto il meraviglioso 𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 e 𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖, 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖. . Bellissimo ❣️ . ⭐️⭐️⭐️⭐️✨️4,8/5 .
"Gli anni in bianco e nero" racconta le vicende delle sorelle Elia, quattro ragazze diverse sia per carattere che attitudine ma con valori autentici. Ambientato nel Salento degli anni Sessanta è un romanzo che parla di sorellanza e della forza di questo legame unico e speciale che nessuno screzio, ma soprattutto nessun uomo, può intaccare o separare. È una storia tutta al femminile ambientata in un periodo storico dove le donne incominciano a far sentire la propria voce per cambiare una società che le considera inferiori e che le vuole sottomesse. Vorrei tanto riuscire a scrivere tutte le emozioni che questa narrazione è riuscita a suscitarmi ma sono troppe e rischierei di perderne qualcuna. L'ho letto con lentezza, cercando di assaporare parola per parola, ponendomi in una situazione di ascolto, comprensione, coinvolgimento e riscontrando che alcune situazioni, purtroppo, sono rimaste invariate rispetto al passato. Ho letto tutto di Francesca Giannone. Mi piace molto come scrive e le sue donne hanno sempre una marcia in più che le rende uniche perché reali. In questo scritto poi sono quattro (Maria, Giovanna, Ada e Domenica) e insieme queste sorelle emanano un'energia e una forza che coinvolge ed è inevitabile affezionarsi ad ognuna di loro. È una lettura che appassiona e che suggerisco; alcune tematiche poi necessitano di essere lette e rilette per aprire gli occhi e "sentire" la tenacia delle donne. Diventerà sicuramente un altro bestseller.
Un romanzo meraviglioso, una storia di rivoluzione, solidarietà femminile e sorellanza . Attraverso la storia delle sorelle Elia , racconta con delicatezza alcune delle violenze fisiche e dell’anima , che le donne degli anni 60/70 erano costrette a subire, ma soprattutto la passione che le ha mosse per lottare verso il cambiamento e il progresso. Personaggi ai quali non si può non affezionarsi, un libro significativo, molto emozionante.
La penna di questa scrittrice riesce sempre ad emozionarmi.
Quattro sorelle che vivono nel sud Italia negli anni sessanta del Novecento. Sono anni di grandi cambiamenti. Le donne iniziano a voler affermare la loro indipendenza, a combattere per avere più libertà di decidere e di scegliere. Maria, Giovanna, Ada e Domenica mi sono rimaste nel cuore. Ognuna di loro combatte una battaglia personale contro la mentalità retrograda della società dell’epoca e in particolare del loro padre. La sua visione è ancora antica: le donne passano dal padre al marito e non hanno per lui potere decisionale… Ma il loro coraggio e la capacità di restare unite le aiuterà a realizzare i loro progetti di vita. Questo costerà tanta fatica. Fondamentale sarà l’aiuto della loro mamma una grande donna anche lei per me. Consigliato!
Questo libro non mi ha convinto. Nonostante abbia apprezzato il finale, non posso dargli 4 stelle, perché sin dall'inizio mi hanno un po' infastidito le similitudini ad altri libri che ho letto. È sicuramente scorrevole da leggere e mi è piaciuta la dinamica tra le quattro sorelle, quindi lo consiglierei come lettura leggera ma per certi aspetti un po' prevedibile e già visto
Amazing book. A story that talks about rebellion through the small acts of everyday life that intertwine with the bigger protests of the ‘60. Four sisters with big dreams that are ready to risk everything to pursue them. They refused to accept the strict and traditional rules of the father, knowing they can count on each other no matter what.
Una storia che non capisco bene dove vuole andare a parare. Le note storiche che ogni tanto comparivano nel racconto mi sono sembrate i tentativi di uno studente che nello scrivere un tema fa vedere alla professoressa che ha studiato il programma. Nonostante poi il libro copra un arco narrativo di quasi 5/6 anni, i personaggi mi sono sembrati sempre uguali, senza che nessuno facesse un’evoluzione particolare. Mi è proprio dispiaciuto, ci credevo in questo libro :/
Avevo approcciato la Giannone con "La Portalettere " e "Domani, domani". Mi sono chiesta...ma tutto qui? Ora mi sono ricreduto. Veramente in bel libro. Gli ingredienti ci sono tutti. Il padre padrone, la complicità tra sorelle, gli accadimenti degli anni 60-70. Da leggere! Voto: 8.
Gli occhi sono il modo in cui percepiamo il mondo. Eppure può cambiare il modo in cui lo si vede quando si appone ad esso un filtro: può essere la pagina di un libro📕, la bellezza dell'arte o della musica🎶. Oppure come 𝐌𝐢𝐦ì, che pone tra lei e il mondo che la circonda, la lente magica di una cinepresa🎥, scegliendo cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo, dando forma alle storie che abitano la sua mente curiosa.
Ed è proprio attraverso il suo sguardo che, tra le strade del Salento degli anni Sessanta, incontriamo le 𝑆𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎: 👭🏻👭🏻 donne cresciute in un’epoca che sembra aver già deciso quale debba essere il loro destino, ma che continuano a cercare, ciascuna a modo proprio, uno spazio in cui poter essere davvero se stesse.
🎞️Fotogramma dopo fotogramma, Mimì cattura desideri, fragilità e contraddizioni delle persone che ama, restituendoci il ritratto vivido di una famiglia alle prese con il cambiamento, lento, faticoso, eppure inesorabile.
C’è 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐚, impetuosa come una melodia 🎶 che si rifiuta di essere messa a tacere. Ribelle, passionale e indomabile, è pronta a rischiare tutto pur di inseguire ciò che ama.
C’è 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚, la più pragmatica. Dietro la compostezza della donna sposata 💒 si nasconde un’inquietudine silenziosa, il bisogno di sentirsi davvero viva e di ricordare a se stessa che non si smette mai di sognare.
E poi c’è 𝐀𝐝𝐚, la più dolce e riservata. Custodisce un amore giudicato sbagliato dagli altri 👩🏻❤️👩🏼 e proprio per questo il suo percorso è tra i più delicati, dolorosi e struggenti del romanzo.
Ma al centro di tutto resta sempre Mimì. 🎒 È impossibile non affezionarsi a questa ragazzina curiosa e determinata, capace di osservare le ferite della propria famiglia, segnata dalla presenza di un padre vi0lent0 👊🏻 e autoritario, e di cogliere le crepe di una società che continua a imporre alle donne un destino già scritto.
Attraverso i suoi occhi 👀 assistiamo ai cambiamenti che iniziano a farsi strada nella sua casa 🏠, tra i banchi di scuola e nelle strade del paese. Li vediamo nelle proteste 🪧 e nei discorsi urlati al megafono 📣, nelle riunioni in cui le donne trovano finalmente il coraggio di pronunciare parole fino a poco tempo prima impensabili, come divorzio, ma anche nei dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti, come le gonne che si accorciano e diventano il simbolo di una libertà reclamata centimetro dopo centimetro.
#FrancescaGiannone costruisce così una storia fatta di sogni, sacrifici 🪡 e battaglie combattute lontano dai riflettori, dove anche i gesti più semplici finiscono per trasformarsi in atti di coraggio. Nell’𝐴𝑡𝑒𝑙𝑖𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎🧵, tra ago e filo, prendono forma non soltanto abiti 👗, ma anche passioni travolgenti, ferite difficili da rimarginare e la speranza di ritagliarsi un futuro diverso da quello che altri hanno scelto.
Io questo libro l’ho centellinato. Non perché mi mancasse il tempo per leggerlo, ma perché non avevo alcuna voglia di arrivare all’ultima pagina. 📃 Volevo restare ancora un po’ con loro, con le sorelle Elia, dentro quelle vite che a poco a poco erano diventate anche un po’ mie.
E poi, inevitabilmente, il finale è arrivato. 💔 Un finale dolceamaro che mi ha mozzato il fiato e che mi ha fatto piangere tutte le lacrime che avevo tenuto dentro fino a quel momento. Credetemi quando dico che scrivere questa recensione è stato difficilissimo. Questo romanzo ha lasciato dentro di me un piccolo angolo in bianco e nero, come uno dei film che Mimì sogna di realizzare. E sono certa che quel fotogramma resterà con me ancora per molto, moltissimo tempo. 🤍 📽️
Ho adorato Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone, proprio come era successo con La portalettere. È uno di quei romanzi in cui mi sono affezionata così tanto ai personaggi da sentire le loro gioie e soprattutto le loro sofferenze quasi come se fossero mie.
Le quattro sorelle sono caratterizzate benissimo, così come il contesto familiare e sociale nel quale si muovono. Sono tutte diverse, con personalità, desideri e modi di affrontare la vita completamente differenti, e proprio per questo mi hanno ricordato moltissimo le sorelle March di Piccole donne. Ho provato per loro una grande simpatia ed empatia, soprattutto perché ciascuna è costretta ad affrontare pene e difficoltà diverse e, nonostante questo, cerca a modo suo di trovare un posto nel mondo.
Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui ognuna di loro cerca di essere sé stessa andando oltre le apparenze e le convenzioni sociali imposte dalla famiglia e dalla società. In particolare, devono fare i conti con la figura del padre padrone, che stabilisce regole, aspettative e limiti all'interno della famiglia, ma poco alla volta anche la madre, inizialmente completamente succube di lui, comincia a mettere in atto le sue piccole rivoluzioni. Sono gesti forse minuscoli, ma proprio per questo ancora più significativi: rappresentano la lenta conquista di uno spazio personale e di una libertà che sembravano impossibili.
Ho adorato anche il modo in cui Francesca Giannone inserisce gli eventi storici nella vita quotidiana dei personaggi. Le proteste operaie, il cinema, la maternità, l'adulterio, le minigonne e i cambiamenti nella moda non sono semplicemente elementi di contorno, ma contribuiscono a raccontare un'Italia che sta cambiando. Mi è piaciuto particolarmente il riferimento alla vicenda di Franca Viola e al matrimonio riparatore, così come il modo in cui viene raccontato il 1968 e tutto ciò che rappresenta in termini di cambiamento sociale e culturale.
Il romanzo riesce quindi a raccontare la Storia attraverso le piccole storie personali delle protagoniste, mostrando come i grandi cambiamenti finiscano inevitabilmente per entrare nelle case, nelle famiglie e nelle vite delle persone.
L'episodio finale che coinvolge Ada mi ha fatto provare contemporaneamente paura e una rabbia enorme. È una delle parti che mi ha coinvolta maggiormente e la solidarietà dimostrata dalle donne mi ha emozionata profondamente. E quello che succede al padre? Per me è stata l'esatta manifestazione del karma. Dopo tutto quello che aveva rappresentato, non potevo immaginare una conclusione più soddisfacente.
E poi c'è il finale, che mi ha emozionata tantissimo, fino a farmi piangere. Dopo aver accompagnato queste quattro sorelle attraverso gli anni, le loro difficoltà, le loro ribellioni e i loro tentativi di costruirsi una vita propria, arrivare alla fine è stato quasi come salutare delle persone che ormai sentivo vicine.
Un romanzo che ho adorato per i personaggi, per la storia familiare, per il modo in cui racconta un'Italia in trasformazione e soprattutto per queste donne che, ognuna a modo proprio, cercano di conquistare la libertà di essere sé stesse. Per me è stata una lettura bellissima e profondamente emozionante.
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I libri della Giannone sono tutti abbastanza simili l’uno all’altro (si potrebbe dire che letto uno li hai letti tutti), soprattutto nelle ambientazioni sempre nella sua amata Puglia negli anni 50-60 del secolo scorso. Detto questo, sono tutti romanzi meravigliosi tra i quali mi è veramente difficile scegliere un migliore e un peggiore perciò che continui così!!! Ogni scrittore è giusto che scriva di quello che sa e la Giannone riesce ogni volta a creare storie meravigliose dalle quali a fine libro si dura fatica a staccarsi.
In questo nuovo romanzo (che ricorda molto una versione italiana di Piccole Donne) i temi principali sono sicuramente le condizioni che le donne dovevano subire a quei tempi (che poi si parla di nemmeno 70 anni fa…), violenza fisica ed economica, lotte di classe, ecc. Sicuramente tra i tre romanzi della Giannone (pur essendo il ruolo della donna sempre stato un tema centrale) questo è il più politicamente impegnato. Nonostante i temi importanti, riesce sempre a mantenere un tono di leggerezza e delicatezza di fondo, che rende il libro scorrevolissimo e davvero piacevole nella lettura.
Venendo alle note dolenti, ho riscontrato principalmente due difetti nel libro: 1. il villain del romanzo (ovvero Pantaleo) non è stato secondo me costruito benissimo. Non si è avuto il coraggio di renderlo davvero un vero villain, a volte tendendo a giustificarlo. Forse qui, a mio modesto parere, sarebbe servito un po’ più di coraggio… 2. Molti aspetti del romanzo non sono stati chiariti approfonditamente (Pantaleo era buono prima della guerra, ma la sorella dice di no, i parenti di Michele della tabaccheria sono davvero dei poco di buono e, sul finale, chi consegna la busta?).
Ciò nonostante, ogni libro della Giannone è come un caldo abbraccio dal quale si dura davvero fatica a staccarsi.
Autrice conosciuta il 18 giugno del 2026 in uno dei suoi grandi tour. La sera stessa ha parlato del libro, della sua prima ispirazione, dei personaggi presenti, le emozioni che suscita e l'ambientazione. Sono collegate moltissime tematiche in questo libro e per questo lo vedo come spunto per studiare anche un'epoca in cui hanno vissuto persone come le donne che volevano farsi sentire. Le donne qui sono il centro e parlano di come vivono negli anni '60. Mi è piaciuto un sacco il fatto che le vicende raccontate dalla protagonista sono in prima persona e tutto è ripreso attraverso un obbiettivo cinematografico. E' veramente stata una innovazione stupenda che caratterizza questo libro unico. Mi sono ritrovata nel personaggio di Mimì in alcuni casi della sua vita come ad esempio la scuola e il rapporto con i compagni. La sera stessa, dopo aver sentito con entusiasmo il racconto della stessa autrice, ho acquistato il libro.
Lo consiglio vivamente per giovani ragazze come me ma anche per adulti che si possono rispecchiare nei loro anni passati dei '60 e ricordare.
Dopo aver concluso il libro ho realizzato che non ho mai letto una storia più bella di questa: drammatica in certi casi ma allo stesso momento meravigliosa. Mi ha fatto riflettere molto e ho messo spesso a confronto la vita di oggi on quella descritta. Avvolte mi ha spezzato il cuore, altre volte mi faceva ridere e stare bene. Un mix di emozioni indimenticabili.
Quasi ogni mia recensione parte con un'incertezza. Perché non mi sento mai "all'altezza" di scrivere con "sicurezza" del lavoro di qualcun altro. Ma questo libro è un mondo a parte. Un mondo in cui la visione in bianco e nero pian piano si trasforma, diventando a colori. Francesca Giannone descrive un Salento proprio come me l'aspettavo, e talmente bene che mi sembra di averci vissuto, insieme alla protagonista e alle sue tre sorelle. Dopo averlo concluso, mi sento anch'io carica di aspettativa, di speranza e di "combattività". Spero che un giorno, ogni donna possa avere la stessa forza di Mimì di vedere il mondo. Spero che, se mai avrò l'onore di avere una figlia femmina, anche lei possa nutrire il mondo con la caparbietà e la visione di chi sa esattamente come dovrebbe girare (il mondo) e con la consapevolezza che "la rivoluzione, prima che da fuori, parte da dentro". Grazie Francesca, per averci donato questo libro. E grazie a chi crede nei propri sogni e fa di tutto per realizzarli. Infine, ma non per importanza, grazie per averci ricordato che il karma gira, prima o poi. xD Chapeau.
Sarà che ho avuto la possibilità di immergermi in questa lettura completamente, sarà che andare a sentirne la presentazione mi ha permesso di apprezzare ancora di più ogni sfumatura di questa storia nella Storia, sarà che la scrittura “cinematografica” e piena di musica che @francesca_giannone_82 ha saputo creare ti porta a vivere accanto alle quattro sorelle Elia e a tutti gli altri personaggi con una vividezza e una condivisione profonde di ogni gioia, dolore, speranza, desiderio di rivoluzione, ma io a questo libro mi ci sono proprio affezionata! In questo momento ho appena finito di leggerlo e con la copertina davanti agli occhi mi accorgo di quello sguardo così diretto e attento ai dettagli e sento Nica ancora più vicina! ❤️
Bellissimo. Ho adorato la vicenda delle quattro sorelle Maria, Ada, Giovanna e Miimi e del loro mestiere di sarte che apprendono dalla madre. Ho apprezzato moltissimo che non ci sono salti temporali, cose che poi si capiscono dopo, flashback e alternanza di punti di vista. Finalmente un testo lineare come i vecchi romanzi classici, dove a tenerti incollata sono le vicende, i caratteri, i personaggi che diventano amici. Ho riprovato il gusto di quando leggevi da ragazzina Piccole donne ( non a caso!) e Il diario di Giulietta. Personaggi meravigliosi Ada che ama i libri e Giovanna ribelle e spregiudicata. Il padre uno dei cattivi più cattivi che abbia mai trovato. Peccato finirlo questo libro…
Meraviglioso, un libro che mi è entrato nel cuore… impossibile non affezionarsi alle sorelle Elia, specialmente a Mimì. Si tratta di un romanzo corale, ambientato in Salento, negli anni sessanta del Novecento, che vede come protagoniste quattro sorelle, Ada, Maria, Giovanna e la piccola Mimì. Romanzo che è un vero e proprio specchio di un’epoca di profonda transizione. Le sorelle Elia sono il simbolo di una generazione che ha dovuto lottare per, riprendendo il titolo del libro, colorare una società che le voleva relegate in ruoli in bianco e nero.
Ho comprato questo libro all' aeroporto di Pisa, mentre attendevo il mio volo ...un libro scorrevole, un libro che narra di un Amore tra sorelle....ognuna di loro con la propria storia,con i propri sentimenti, passioni...ho sottolineato tantissime righe tra le quali: la libertà non poteva che essere tutta la libertà, e dunque soltanto un pezzo di libertà non poteva essere libertà sul serio..... Ho pianto.... Bellissimo libro! Complimenti alla scrittrice 🌹
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana. Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre. Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state li, in un mondo in bianco e nero.
La scrittura della Giannone è qualcosa di assolutamente coinvolgente e travolgente. Non lascia mai dettagli scoperti senza però, essere mai prolissa. La vita delle sorelle Maria Giovanna Ada e Mimì Elia, vengono raccontate in maniera così esaustiva e completa, che le personalità delle protagoniste sono ben chiare ed evidenti; totalmente diverse ma con una cosa che le accomuna: la voglia di libertà.
Un romanzo che non ha bisogno di eccessi per colpire. Gli anni in bianco e nero racconta legami, coraggio e cambiamento con una delicatezza rara. Un finale che commuove e personaggi che è difficile salutare.
Better than the Portalettere. A bit schematic and didactic but enjoyable nonetheless. Interesting on the beginnings of women’s lib in Italy. A really necessary development given the autocratic behaviour of the father in the story.
Dopo il bellissimo esordio con La Portalettere e il passo falso (almeno per me) del secondo romanzo Domani, domani, Francesca Giannone riconquista la mia fiducia letteraria con Gli Anni in Bianco e Nero, una storia universale, attuale e piena di umanità.
Giannone ci porta nell'Italia degli anni Sessanta, raccontando la vita di una famiglia piccolo-borghese di un paesino vicino Lecce: il padre è commesso comunale, la moglie e le figlie gestiscono una sartoria. La famiglia Elia ci appare solida, con rapporti autentici e legami sinceri. Ma questa apparente normalità viene scalfita dal desiderio di libertà ed emancipazione delle quattro figlie: Maria, Giovanna, Ada e Mimì, la più piccola, che è anche la voce narrante della storia. È lei a raccontare, descrivere e vivere i cambiamenti nei rapporti familiari e la progressiva, drammatica rottura tra il padre e le sorelle maggiori.
Se dovessi darne un'etichetta, direi Maria la tradizionalista, Giovanna la ribelle, Ada l'operaia colta e sensibile, Mimì la sognatrice. Ma sono definizioni di comodo, non gabbie: nel corso del romanzo ciascuna delle quattro affronta il proprio personale percorso di crescita, tra dolori, rifiuti e umiliazioni, trovando però la forza di restare orgogliosamente se stessa — e le sorelle di restare unite fino alla fine.
Maria, la primogenita, è lieta e pronta a sposarsi con il fidanzato storico Michele, conformandosi alla tradizione dell'epoca in cui la donna lasciava la casa paterna per entrare in quella del marito, accettandone l'autorità e aspettando di diventare madre. Sembra felice del suo destino, di lavorare in sartoria con la madre e la sorella Giovanna.
Quest'ultima si rivela invece ribelle e dallo spirito libero: si innamora di Luigi, figlio del falegname, studente universitario e soprattutto impegnato politicamente con i comunisti. Una colpa gravissima agli occhi del padre, convintamente democristiano. Ma Giovanna, pur di seguire cuore e istinto, è disposta a subire la violenta reazione paterna quando la relazione verrà scoperta: scapperà di casa, accettando la condanna del padre che la considera morta per la famiglia.
Ada ama leggere, pur lavorando in una fabbrica di tabacco e sostenendo le cause delle lavoratrici contro i soprusi dei padroni, ma tiene riservata la propria vita sentimentale. Mimì, infine, di nascosto dalla famiglia si rifugia nella sala di proiezione dell'unico cinema del paese, divorando ogni fotogramma dei film che scorrono sullo schermo: il suo sogno è diventare regista come l'amata Fellini.
Gli Anni in Bianco e Nero è una storia di lotta ed emancipazione dal giogo paterno che, ieri come oggi, può rivelarsi il peggiore nemico di un figlio e, in alcuni casi, causa di violenze fisiche e psicologiche. Quattro sorelle legate dall'affetto e pronte a sostenersi a vicenda dimostrano personalità e coraggio nell'inseguire i propri sogni. Con i loro caratteri, incarnano in modo efficace e credibile quattro diversi punti di vista sulla condizione femminile, condizioni che l'autrice fa evolvere nel corso del romanzo dosando tempi e toni fino a un finale agrodolce e allo stesso tempo di grande valore simbolico.
Giannone innesta i grandi cambiamenti culturali, sociali e storici del prima, durante e dopo il '68 nelle vite della famiglia Elia, dando vita a un intreccio narrativo intenso, vivido, incisivo, commovente, che restituisce un quadro preciso della società dell'epoca ed evidenzia le disuguaglianze tra uomo e donna: quanto gli uomini — tranne rari casi, come Michele, il marito di Maria, e Vincenzo, amico e poi primo amore di Mimì — fossero mossi da egoismo e dalla stolta presunzione di poter vantare diritti sulla donna in quanto tale.
L'unica critica al romanzo è, paradossalmente, il finale: pur con passaggi molto forti e risolutivi, si avverte una certa forzatura dell'autrice in alcuni punti, come il superamento del conflitto tra il padre e le figlie, non del tutto in linea con il resto del testo. Una criticità che però non intacca i meriti e il valore di un testo che trasmette emozioni e riflessioni al lettore moderno.
Giannone costruisce una storia in bianco e nero, ma con personaggi di spessore e sorprendentemente moderni, che anche oggi spiccherebbero sia in positivo che in negativo. In conclusione, la lettura è consigliata per i temi affrontati e per i personaggi, costruiti dentro una società in cui una donna era considerata pazza e bisognosa di elettroshock se colpevole di amarne un'altra, e in cui l'adulterio di una donna sposata era punibile con il carcere. Il mondo oggi si dichiara più moderno e inclusivo, ma siamo davvero usciti dagli anni e dalla mentalità in bianco e nero? Francesca Giannone ci offre il modo di capirlo, con il proprio talento, sensibilità e creatività.
Ci sono libri che si leggono e libri che si respirano, che si aggrappano all'anima e non la lasciano più. Questo romanzo appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. Ambientato in un Salento degli anni ’60 immobile e patriarcale, il racconto si trasforma fin dalle prime pagine in un’esperienza sensoriale ed emotiva potentissima, meritando a pieno titolo lo scettro di una delle letture più belle, intense e riuscite dell'anno.Le "Piccole Donne" del Salento: quattro anime in rivolta.Se la Alcott ha cresciuto generazioni con le sorelle March, questa storia ci dona una versione italiana, meridionale e profondamente radicata nella Storia, molto più carnale e complessa. Nella sartoria della famiglia Elia, dove il tempo sembra scandito solo dal rumore ritmico delle forbici e dai divieti insindacabili di un padre-padrone, si consuma un miracolo silenzioso. Quattro ragazze, ognuna a modo suo, decidono che i confini tracciati dagli uomini per loro sono troppo stretti:Giovanna e la sua musica ribelle, che graffia il silenzio della provincia.Ada, che cerca nei romanzi di Jane Austen una grammatica dei sentimenti che la realtà le nega.Maria, mossa da una volontà d'acciaio che rifiuta il compromesso dell'accontentarsi.Mimì, la più giovane, il vero cuore pulsante e visivo di questa rivoluzione.La vera svolta narrativa e concettuale del romanzo risiede negli occhi di Mimì. Dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, lo sguardo della ragazza si nutre del cinema di Fellini e Visconti. È lì che Mimì compie la scoperta più sovversiva: la realtà si può montare diversamente. Non si è obbligati a subire la sequenza di eventi che la società ha già scritto per te.La macchina da presa che Mimì impugna diventa un'arma di emancipazione di massa. Mentre fuori le piazze d'Italia si infiammano con le lotte operaie, le occupazioni studentesche e i primi vagiti del femminismo, dentro casa Elia si combatte una guerriglia identitaria altrettanto epocale. Mimì non filma per vanità; filma per dare un nome alle cose. Filma il non detto: il desiderio, la violenza domestica celata dietro i sorrisi di facciata, il diritto sacrosanto al lavoro e quello, ancora più scandaloso per l'epoca, al piacere.Uno stile che taglia e rammenda.La scrittura è magistrale. L'autrice dimostra una sensibilità rara nel catturare i "gesti impercettibili ma rivelatori". Il contrasto tra il mondo arcaico della sartoria e l'avvento della modernità è reso con una prosa fluida, densa, capace di alternare la delicatezza della poesia alla crudezza della verità. Non c'è retorica, non c'è una ricerca della bellezza estetica fine a se stessa: c'è la ricerca della verità nuda, anche quando fa male, proprio come l'obiettivo della cinepresa di Mimì.Questo romanzo è un omaggio commovente all'atto del raccontare. Ci ricorda che raccontare è resistere. Scrivere, filmare o tramandare le storie delle donne che ci hanno preceduto significa strapparle all'oblio e cambiare il corso della storia. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo vissuto anni in "bianco e nero" – bloccati in situazioni che ci stavano strette – con la speranza e la determinazione di trasformarli, prima o poi, in un meraviglioso film a colori.Un romanzo immenso, necessario, che commuove e scalda il cuore. Cinque stelle sono persino poche.