Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.
Se potessi dargli 6⭐️, lo farei. Sono certa che questo sarà uno dei libri più belli dell’anno e niente mi farà cambiare idea. Meraviglioso.
La storia delle sorelle Elia mi ha travolta e mi ha fatta sentire parte della loro famiglia e delle loro speranze. Impossibile non affezionarsi a loro, non emozionarsi di fronte alle piccole conquiste e non inorridire di fronte agli abusi e alle ingiustizie che, purtroppo, hanno da sempre fatto parte della vita di tutti gli esseri umani, ma ancora di più della vita delle donne.
Ho terminato le ultime pagine piangendo, così profondamente addolorata e commossa, da aver perso la capacità di esprimere a parole quanto io abbia amato questa storia e le sue coraggiose protagoniste. Francesca Giannone non delude mai, questo lo sapevo, ma non mi sarei mai aspettata che riuscisse ad emozionarmi ancora di più. Il suo migliore romanzo.
“Potete litigare con i padri, i fratelli, gli amanti, ma tra sorelle no.”
Dal film Diamanti di Ferzan Özpetek
Francesca Giannone ritorna il libreria con “Gli anni in bianco e nero”, una storia corale ambientata nel Salento degli anni ’60, un’epoca di grandi cambiamenti in cui l’Italia inizia a colorarsi di modernità.
Protagoniste sono quattro sorelle — quattro ragazze piene di sogni, ambizioni e contraddizioni — che cercano il proprio destino in una società ancora profondamente ancorata alle tradizioni.
Attraverso le loro vite, Francesca Giannone dipinge un affresco vivo e commovente di un’Italia in transizione: le speranze, le rinunce, i primi amori, le lotte per l’indipendenza e i sacrifici necessari per dare un colore più vivo alla propria esistenza.
Con la scrittura calda, fluida e profondamente empatica che la caratterizza, l’autrice racconta una storia di donne determinate, di legami familiari indissolubili e di quel desiderio ostinato di futuro che ha segnato un’intera generazione. Il mio amato Salento fa da sfondo maestoso: il mare, la terra rossa, i colori intensi e i contrasti di un Sud che cambia.
Francesca Giannone ci lascia un messaggio: i sogni, anche nei periodi più “in bianco e nero”, possono accendere di colore la vita.
“Mi avvicino alla porta del vagone e, di colpo, percepisco che non soltanto in valigia, ma anche dentro di me, porto ognuna delle mie sorelle. Sento che, come «preso» e «perso», sono composta dai medesimi segni. Sono fatta di Maria e del suo orgoglio; di Giovanna e del suo spirito ribelle; di Ada e del suo sguardo riflessivo. Sono loro, più io. E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno. Questo senso di appartenenza, tenace come le radici di un ulivo secolare che resiste a dispetto delle intemperie, mi infonde la forza di spiccare il volo.”
⭐4,5 in realtà. Donne. Donne e ancora Donne! Una storia che parla della loro forza. Un libro che racchiude in sé tutto ciò che vuole dire essere DONNA. C'è amore, c'è rabbia, c'è curiosità, c'è empatia, c'è pazienza, c'è bellezza, c'è fantasia, c'è forza, c'è misericordia, c'è desiderio, c'è sudore, ci sono lacrime, ci sono carezze, ci sono schiaffi, ci sono urla e ci sono silenzi. Leggetelo, leggetelo e se non avete tempo....leggetelo!
- Non credevo possibile che Maria, proprio lei, si stesse cacciando in un guaio simile. Dissi che la ritenevo ben più giudiziosa di così. Cosa diamine le stava succedendo? Pareva un'altra persona da quella che era sempre stata e io, di questo, proprio non mi capacitavo. Giovanna sospirò. "Sai che noia rimanere uguali a sé stessi per tutta la vita".
Non il miglior libro del autrice. Belli i personaggi, soprattutto Nica, e l’ambientazione degli anni 60 in puglia. Insopportabili la maggior parte degli uomini. Belli i rimandi alla nostra storia nazionale e alle canzoni in voga al epoca. Tanti i temi affrontati: i rapporti fuori dal matrimonio, i diritti delle donne, il ruolo del padre al interno della famiglia, il divorzio e la condizione delle lesbiche. Molto importante il rimando al associazione cassandra per i diritti delle donne. Finale non scontato.
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Un lungo viaggio fatto di amore e sacrificio .....rabbia per ciò che le nostre mamme, le nostre nonne hanno ottenuto per noi.....per darci dei diritti......che ancora oggi non ci vengono riconosciuti......davvero un bel libro
Questo libro non mi ha convinto. Nonostante abbia apprezzato il finale, non posso dargli 4 stelle, perché sin dall'inizio mi hanno un po' infastidito le similitudini ad altri libri che ho letto. È sicuramente scorrevole da leggere e mi è piaciuta la dinamica tra le quattro sorelle, quindi lo consiglierei come lettura leggera ma per certi aspetti un po' prevedibile e già visto
"Riflettevo non senza amarezza sul fatto che, per noi che eravamo nate femmine, non c'era modo di svincolarsi dal benestare o dalla protezione di un maschio. Una donna passava dalla legge del padre a quella del marito, e qualche volta, se si aveva fortuna, si poteva incappare in un'eccezione". Con Gli anni in bianco e nero Francesca Giannone torna (ma sarebbe più giusto dire "resta") nel suo e mio Salento. Al centro della storia, che un po' come in Domani, domani è una sorta di romanzo corale, ci sono le quattro sorelle Elia (la nostalgica Maria, la ribelle Giovanna, la sognatrice Ada e la cineasta Mimì, la più giovane e voce narrante del romanzo) e la sartoria di famiglia portata avanti da una madre rassegnata a sottostare alla mentalità patriarcale di un marito-padre-padrone tipica del Salento e del Meridione in generale degli anni '50 e '60 del secolo scorso. E proprio tramite lo sguardo fresco e giovanile di Mimì e della sua piccola cinepresa vedremo scorrere la Storia italiana di quegli anni: le dirompenti trasformazioni culturali (le lotte operaie e studentesche del '68, i primissimi nuclei delle rivendicazioni femministe) e la consapevolezza delle donne verso una maggiore e migliore libertà (anche sessuale). La piccola Mimì, che dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo vede scorrere le immagini dei film di Fellini, Visconti e Sergio Leone, comincia a sognare un futuro completamente agli antipodi da quello imposto dal padre e dalla società dell'epoca. Lei non vuole il cinema, le il cinema lo vuole fare… L'aspetto che maggiormente si apprezza in questo libro è la parte caratteriale delle quattro sorelle Elia: quattro differenti sogni, quattro differenti modi di ribellarsi alle regole imposte dalla società. Ecco allora che vengono affrontati i sempre delicati temi del patriarcato e dell'emancipazione femminile. Ma molto bella è anche la parte storica: il Salento degli anni '50 e '60 del XX secolo non si limita solo a fare da location per lo scorrere della trama ma è il vero cuore pulsante del libro: la famiglia ed i vari ruoli all'interno di essa, la cultura, la politica e le contrapposizioni tra i vari schieramenti, le rivendicazioni femministe… Ecco, tutto ciò ci permette di osservare un Sud (e con esso tutta l'Italia) che sta inesorabilmente cambiando pelle. La scrittura della Giannone è molto scorrevole ed intima (nonché rispettosa nell'affrontare alcuni passaggi un po' più delicati). Gli anni in bianco e nero, dal mio punto di vista, è quasi una sorte di sequel del suo primo libro, La portalettere: in entrambi i romanzi c'è il Salento, la famiglia, la mentalità maschilista dell'epoca e la consapevolezza delle donne di essere artefici del proprio destino. Chi segue le mie recensioni lo sa già: io amo thriller e gialli… ma una Francesca Giannone che "mi parla" (e bene) di saghe familiari, Salento e personaggi dal carattere forte e ribelle entra di diritto tra i miei autori ed autrici preferiti. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
"Gli anni in bianco e nero" racconta le vicende delle sorelle Elia, quattro ragazze diverse sia per carattere che attitudine ma con valori autentici. Ambientato nel Salento degli anni Sessanta è un romanzo che parla di sorellanza e della forza di questo legame unico e speciale che nessuno screzio, ma soprattutto nessun uomo, può intaccare o separare. È una storia tutta al femminile ambientata in un periodo storico dove le donne incominciano a far sentire la propria voce per cambiare una società che le considera inferiori e che le vuole sottomesse. Vorrei tanto riuscire a scrivere tutte le emozioni che questa narrazione è riuscita a suscitarmi ma sono troppe e rischierei di perderne qualcuna. L'ho letto con lentezza, cercando di assaporare parola per parola, ponendomi in una situazione di ascolto, comprensione, coinvolgimento e riscontrando che alcune situazioni, purtroppo, sono rimaste invariate rispetto al passato. Ho letto tutto di Francesca Giannone. Mi piace molto come scrive e le sue donne hanno sempre una marcia in più che le rende uniche perché reali. In questo scritto poi sono quattro (Maria, Giovanna, Ada e Domenica) e insieme queste sorelle emanano un'energia e una forza che coinvolge ed è inevitabile affezionarsi ad ognuna di loro. È una lettura che appassiona e che suggerisco; alcune tematiche poi necessitano di essere lette e rilette per aprire gli occhi e "sentire" la tenacia delle donne. Diventerà sicuramente un altro bestseller.
Che dire? Un romanzo potente. Le protagoniste sono quattro sorelle. A narrare è Mimì, la sorella più piccola che fa tesoro delle vite delle sorelle più grandi per affrontare la sua. Sullo sfondo il solito patriarcato e la solita lotta delle donne per l’emancipazione in un mondo che sembra non voler cambiare. Ambientato nella Puglia degli anni '60 non è tanto la storia in sé, già letta in altri romanzi, a renderlo potente, quanto la capacità di emozionare e di coinvolgere il lettore. Con il suo stile fluido, nitido e diretto la scrittrice ci porta in un’epoca, passata da un po’, che però è ancora dietro l’angolo. Tutti, specialmente noi donne, dovremmo ricordare (come riporta Mimì) che la libertà o esiste tutta o non esiste.
Le protagoniste di 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 sono le sorelle Elia, molto diverse tra loro, unite però dallo stesso desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Mimì e Maria sono i personaggi più simili e che più incarnano il desiderio di emancipazione.
📽 Mimì sogna il cinema e vorrebbe diventare regista come Fellini, studia in città, si sente spesso fuori posto tra i compagni borghesi e trova nel cinema il sogno di una vita diversa. Maria lavora nella sartoria di famiglia e si prepara al matrimonio con Michele, mentre Giovanna la sorella ribelle, creativa e anticonformista, vive un amore impossibile con Luigi, ostacolato dalle differenze politiche e dall’opposizione del padre. Ada invece è la più sognatrice, diversa dalle altre sorelle, si rifugia tra i libri, nell’immaginazione e in un segreto inconfessabile.
🧵 Accanto a loro c’è la madre, colonna silenziosa della famiglia, che sopporta un matrimonio con un marito padrone e violento.
Ambientato nel Salento degli anni ’60, il romanzo racconta un’Italia sospesa tra tradizione e cambiamento, tra patriarcato, famiglia e tensioni politiche dell’epoca. Ma soprattutto parla di emancipazione femminile, sogni negati, libertà, sorellanza e del coraggio di scegliere la propria strada.
🪡 Mi sono immedesimata molto in Maria e Giovanna e nel loro desiderio di costruirsi qualcosa di proprio, staccandosi dall’attività di famiglia. Forse perché è un sogno che, in qualche modo, ho vissuto anch’io e che infine ho realizzato.
🎞 Ho amato anche tutta l’atmosfera degli anni ’60, tra cinema, musica e nostalgia.
Ma ciò che mi ha colpita di più è stata la condizione femminile. L’Italia in cui vivono le sorelle Elia è un Paese dove l’adulterio veniva punito solo se commesso da una donna, dove non esistevano né divorzio né aborto, dove un uomo poteva essere assolto dopo una violenza sposando la vittima e dove la patria potestà apparteneva soltanto al padre. Le donne di quell’epoca — le nostre nonne, le donne che ci hanno preceduto — spesso non hanno avuto la possibilità di scegliere davvero la propria vita. . Ed è impossibile leggere questa storia senza pensare a quanto, per loro, la libertà fosse qualcosa da conquistare ogni giorno. . Con 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 Francesca Giannone torna a raccontare famiglie, sogni e donne che cercano il proprio posto nel mondo, sullo sfondo di un Salento intenso e pieno di cambiamenti. . Della stessa autrice ho letto il meraviglioso 𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 e 𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖, 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖. . Bellissimo ❣️ . ⭐️⭐️⭐️⭐️✨️4,8/5 .
Un romanzo meraviglioso, una storia di rivoluzione, solidarietà femminile e sorellanza . Attraverso la storia delle sorelle Elia , racconta con delicatezza alcune delle violenze fisiche e dell’anima , che le donne degli anni 60/70 erano costrette a subire, ma soprattutto la passione che le ha mosse per lottare verso il cambiamento e il progresso. Personaggi ai quali non si può non affezionarsi, un libro significativo, molto emozionante.
La penna di questa scrittrice riesce sempre ad emozionarmi.
Quattro sorelle che vivono nel sud Italia negli anni sessanta del Novecento. Sono anni di grandi cambiamenti. Le donne iniziano a voler affermare la loro indipendenza, a combattere per avere più libertà di decidere e di scegliere. Maria, Giovanna, Ada e Domenica mi sono rimaste nel cuore. Ognuna di loro combatte una battaglia personale contro la mentalità retrograda della società dell’epoca e in particolare del loro padre. La sua visione è ancora antica: le donne passano dal padre al marito e non hanno per lui potere decisionale… Ma il loro coraggio e la capacità di restare unite le aiuterà a realizzare i loro progetti di vita. Questo costerà tanta fatica. Fondamentale sarà l’aiuto della loro mamma una grande donna anche lei per me. Consigliato!
Una storia che non capisco bene dove vuole andare a parare. Le note storiche che ogni tanto comparivano nel racconto mi sono sembrate i tentativi di uno studente che nello scrivere un tema fa vedere alla professoressa che ha studiato il programma. Nonostante poi il libro copra un arco narrativo di quasi 5/6 anni, i personaggi mi sono sembrati sempre uguali, senza che nessuno facesse un’evoluzione particolare. Mi è proprio dispiaciuto, ci credevo in questo libro :/
Avevo approcciato la Giannone con "La Portalettere " e "Domani, domani". Mi sono chiesta...ma tutto qui? Ora mi sono ricreduto. Veramente in bel libro. Gli ingredienti ci sono tutti. Il padre padrone, la complicità tra sorelle, gli accadimenti degli anni 60-70. Da leggere! Voto: 8.
Terzo libro dell’autrice Francesca Giannone che ha accompagnato l’estate di moltissimi. Nonostante lo abbia letto subito dopo aver finito “Domani domani”, ambientato negli stessi anni, ho sicuramente ritrovato la pervicace volontà dell’autrice di soffermarsi sulla sorellanza (come era stato fatto nel libro precedente), ma con una storia comunque originale e con il suo “perché”. Al centro la sorellanza delle sorelle Elia, la cui voce narrante è quella di Mimì, aspirante regista, ma al contempo ritrovo il grande pregio della Giannone di rendere protagoniste anche le altre voci, con lo stesso spazio, con la stessa importanza e con la stessa forza. 4 donne molto diverse tra loro, accomunate dallo stesso desiderio di ribellarsi al padre padrone violento che manifestano in modo diverso, più incline all’indole di ciascuna. Giovanna in modo palese con un la scelta netta e inequivocabile, Ada in modo più silenzioso, Mimi in modo più sibillino, la zia Emilia con la propria scelta di fedeltà a se stessa piuttosto che al concetto patriarcale della famiglia.. Tutte alla ricerca di un’emancipazione che nè il nucleo familiare nè lo Stato riconosce loro. La Giannone si rivela nuovamente in grado di restituirci delle figure femminili lodevoli, quasi simili alle eroine di Jane Austen, con un’attenzione e una cura tale da non lasciare indietro proprio nessuna. Neanche la madre che pur ricalcando il modello da cui le sorelle vogliono differenziarsi, è la linfa che le spinge a ribellarsi così. Ma questa volta l’autrice fa un passo in più e , sfruttando il fatto che sia ambientato negli anni delle lotte operaie, negli anni in cui si discuteva della condizione femminile (del diritto al divorzio, all’aborto, etc), tratta anche del tema della sorellanza di queste lavoratrici della fabbrica che si riuniscono nel circolo delle “Cassandre” per avere la voce che nell’ambito familiare o lavorativo non hanno o che hanno perso. È un libro fortemente intriso degli anni Sessanta. Tuttavia, a differenza del precedente, ho trovato che la lunghezza fosse eccessiva e non giustificasse la struttura narrativa: nel senso che, seppur i temi fossero tanti, le pagine non sono state utilizzate per trattarli. Essi rimanevano una “toccata e fuga” e il focus rimanevano comunque le vicende familiari. Questo, purtroppo, lo rendeva noioso in certi passaggi eccessivamente descrittivi e ridondanti. Questo l’ho percepito soprattutto verso la fine dove una circostanza storica dimenticata (come quella del manicomio per le persone omosessuali) risultante nell’ultimo capitolo si è rivelato un espediente narrativo affrettato, non sviluppato bene, sciupando, a mio avviso, l’occasione di poter dare spazio a un fenomeno così triste e rivelandosi per l’ennesima volta un ulteriore pretesto per dedicare spazio a una vicenda su cui poi non c’era moltissimo da dire. Da ultimo non ho gradito il cross over tautologico a Domani Domani che nuovamente mirava a enfatizzare il pentimento del personaggio per la propria scelta. Francamente, non l’ho trovata necessaria e forse un po’ smielata, in palese contrasto con il tenore di entrambi i romanzi.
La storia di 4 sorelle in un paese della Puglia degli anni 60, raccontata da Mimi’ la piu’ piccola di loro. Quattro personalità completamente diverse: Maria riflessiva e giudiziosa, Giovanna ribelle, Ada sensibile e chiusa rispetto al mondo e infine Mimì la sognatrice, la ragazza che voleva diventare una regista, che amava il cinema più di ogni cosa nella sua vita. Le storie di queste quattro donne si intrecciano nel romanzo raccontate dalla penna e dalla delicatezza di Francesca Giannone. Un romanzo avvincente che ti tiene incollato alla lettura. Da leggere tutto d’un fiato.
Storie di famiglie piene di donne che attraversano i decenni della storia italiana? I'm in! Scorrevole, gradevole, con alcuni affondi interessanti su musica italiana anni '60, cinema e moda.
L'unica sensazione negativa è stata l'iper-spiegazione. I punti chiave dell'emancipazione femminile e della sorellanza erano chiari fin dall'inizio ma ripetuti all'inverosimile, alcune parti erano veramente ridondanti e troppo esplicitate. Se mi dite tutto, cosa mi immagino io? E soprattutto, è realistico che la voce narrante così saggia, brava, emancipata, meravigliosa ecc...abbia tipo 9 anni? (Comunque letto in qualche giorno perché la storia non ti molla).
Questo libro mi ha tirata fuori dal blocco e mi ha concesso di tornare a casa per qualche giorno ♥️ ho amato Mimì, l’ho sentita vicina a me per quanto siamo molto diverse. La storia più bella di Francesca Giannone resterà sempre La portalettere, ma anche questo è un ottimo libro
Amazing book. A story that talks about rebellion through the small acts of everyday life that intertwine with the bigger protests of the ‘60. Four sisters with big dreams that are ready to risk everything to pursue them. They refused to accept the strict and traditional rules of the father, knowing they can count on each other no matter what.
Un romanzo che non ha bisogno di eccessi per colpire. Gli anni in bianco e nero racconta legami, coraggio e cambiamento con una delicatezza rara. Un finale che commuove e personaggi che è difficile salutare.
Gli occhi sono il modo in cui percepiamo il mondo. Eppure può cambiare il modo in cui lo si vede quando si appone ad esso un filtro: può essere la pagina di un libro📕, la bellezza dell'arte o della musica🎶. Oppure come 𝐌𝐢𝐦ì, che pone tra lei e il mondo che la circonda, la lente magica di una cinepresa🎥, scegliendo cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo, dando forma alle storie che abitano la sua mente curiosa.
Ed è proprio attraverso il suo sguardo che, tra le strade del Salento degli anni Sessanta, incontriamo le 𝑆𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎: 👭🏻👭🏻 donne cresciute in un’epoca che sembra aver già deciso quale debba essere il loro destino, ma che continuano a cercare, ciascuna a modo proprio, uno spazio in cui poter essere davvero se stesse.
🎞️Fotogramma dopo fotogramma, Mimì cattura desideri, fragilità e contraddizioni delle persone che ama, restituendoci il ritratto vivido di una famiglia alle prese con il cambiamento, lento, faticoso, eppure inesorabile.
C’è 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐚, impetuosa come una melodia 🎶 che si rifiuta di essere messa a tacere. Ribelle, passionale e indomabile, è pronta a rischiare tutto pur di inseguire ciò che ama.
C’è 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚, la più pragmatica. Dietro la compostezza della donna sposata 💒 si nasconde un’inquietudine silenziosa, il bisogno di sentirsi davvero viva e di ricordare a se stessa che non si smette mai di sognare.
E poi c’è 𝐀𝐝𝐚, la più dolce e riservata. Custodisce un amore giudicato sbagliato dagli altri 👩🏻❤️👩🏼 e proprio per questo il suo percorso è tra i più delicati, dolorosi e struggenti del romanzo.
Ma al centro di tutto resta sempre Mimì. 🎒 È impossibile non affezionarsi a questa ragazzina curiosa e determinata, capace di osservare le ferite della propria famiglia, segnata dalla presenza di un padre vi0lent0 👊🏻 e autoritario, e di cogliere le crepe di una società che continua a imporre alle donne un destino già scritto.
Attraverso i suoi occhi 👀 assistiamo ai cambiamenti che iniziano a farsi strada nella sua casa 🏠, tra i banchi di scuola e nelle strade del paese. Li vediamo nelle proteste 🪧 e nei discorsi urlati al megafono 📣, nelle riunioni in cui le donne trovano finalmente il coraggio di pronunciare parole fino a poco tempo prima impensabili, come divorzio, ma anche nei dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti, come le gonne che si accorciano e diventano il simbolo di una libertà reclamata centimetro dopo centimetro.
#FrancescaGiannone costruisce così una storia fatta di sogni, sacrifici 🪡 e battaglie combattute lontano dai riflettori, dove anche i gesti più semplici finiscono per trasformarsi in atti di coraggio. Nell’𝐴𝑡𝑒𝑙𝑖𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎🧵, tra ago e filo, prendono forma non soltanto abiti 👗, ma anche passioni travolgenti, ferite difficili da rimarginare e la speranza di ritagliarsi un futuro diverso da quello che altri hanno scelto.
Io questo libro l’ho centellinato. Non perché mi mancasse il tempo per leggerlo, ma perché non avevo alcuna voglia di arrivare all’ultima pagina. 📃 Volevo restare ancora un po’ con loro, con le sorelle Elia, dentro quelle vite che a poco a poco erano diventate anche un po’ mie.
E poi, inevitabilmente, il finale è arrivato. 💔 Un finale dolceamaro che mi ha mozzato il fiato e che mi ha fatto piangere tutte le lacrime che avevo tenuto dentro fino a quel momento. Credetemi quando dico che scrivere questa recensione è stato difficilissimo. Questo romanzo ha lasciato dentro di me un piccolo angolo in bianco e nero, come uno dei film che Mimì sogna di realizzare. E sono certa che quel fotogramma resterà con me ancora per molto, moltissimo tempo. 🤍 📽️
Ho adorato Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone, proprio come era successo con La portalettere. È uno di quei romanzi in cui mi sono affezionata così tanto ai personaggi da sentire le loro gioie e soprattutto le loro sofferenze quasi come se fossero mie.
Le quattro sorelle sono caratterizzate benissimo, così come il contesto familiare e sociale nel quale si muovono. Sono tutte diverse, con personalità, desideri e modi di affrontare la vita completamente differenti, e proprio per questo mi hanno ricordato moltissimo le sorelle March di Piccole donne. Ho provato per loro una grande simpatia ed empatia, soprattutto perché ciascuna è costretta ad affrontare pene e difficoltà diverse e, nonostante questo, cerca a modo suo di trovare un posto nel mondo.
Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui ognuna di loro cerca di essere sé stessa andando oltre le apparenze e le convenzioni sociali imposte dalla famiglia e dalla società. In particolare, devono fare i conti con la figura del padre padrone, che stabilisce regole, aspettative e limiti all'interno della famiglia, ma poco alla volta anche la madre, inizialmente completamente succube di lui, comincia a mettere in atto le sue piccole rivoluzioni. Sono gesti forse minuscoli, ma proprio per questo ancora più significativi: rappresentano la lenta conquista di uno spazio personale e di una libertà che sembravano impossibili.
Ho adorato anche il modo in cui Francesca Giannone inserisce gli eventi storici nella vita quotidiana dei personaggi. Le proteste operaie, il cinema, la maternità, l'adulterio, le minigonne e i cambiamenti nella moda non sono semplicemente elementi di contorno, ma contribuiscono a raccontare un'Italia che sta cambiando. Mi è piaciuto particolarmente il riferimento alla vicenda di Franca Viola e al matrimonio riparatore, così come il modo in cui viene raccontato il 1968 e tutto ciò che rappresenta in termini di cambiamento sociale e culturale.
Il romanzo riesce quindi a raccontare la Storia attraverso le piccole storie personali delle protagoniste, mostrando come i grandi cambiamenti finiscano inevitabilmente per entrare nelle case, nelle famiglie e nelle vite delle persone.
L'episodio finale che coinvolge Ada mi ha fatto provare contemporaneamente paura e una rabbia enorme. È una delle parti che mi ha coinvolta maggiormente e la solidarietà dimostrata dalle donne mi ha emozionata profondamente. E quello che succede al padre? Per me è stata l'esatta manifestazione del karma. Dopo tutto quello che aveva rappresentato, non potevo immaginare una conclusione più soddisfacente.
E poi c'è il finale, che mi ha emozionata tantissimo, fino a farmi piangere. Dopo aver accompagnato queste quattro sorelle attraverso gli anni, le loro difficoltà, le loro ribellioni e i loro tentativi di costruirsi una vita propria, arrivare alla fine è stato quasi come salutare delle persone che ormai sentivo vicine.
Un romanzo che ho adorato per i personaggi, per la storia familiare, per il modo in cui racconta un'Italia in trasformazione e soprattutto per queste donne che, ognuna a modo proprio, cercano di conquistare la libertà di essere sé stesse. Per me è stata una lettura bellissima e profondamente emozionante.
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I libri della Giannone sono tutti abbastanza simili l’uno all’altro (si potrebbe dire che letto uno li hai letti tutti), soprattutto nelle ambientazioni sempre nella sua amata Puglia negli anni 50-60 del secolo scorso. Detto questo, sono tutti romanzi meravigliosi tra i quali mi è veramente difficile scegliere un migliore e un peggiore perciò che continui così!!! Ogni scrittore è giusto che scriva di quello che sa e la Giannone riesce ogni volta a creare storie meravigliose dalle quali a fine libro si dura fatica a staccarsi.
In questo nuovo romanzo (che ricorda molto una versione italiana di Piccole Donne) i temi principali sono sicuramente le condizioni che le donne dovevano subire a quei tempi (che poi si parla di nemmeno 70 anni fa…), violenza fisica ed economica, lotte di classe, ecc. Sicuramente tra i tre romanzi della Giannone (pur essendo il ruolo della donna sempre stato un tema centrale) questo è il più politicamente impegnato. Nonostante i temi importanti, riesce sempre a mantenere un tono di leggerezza e delicatezza di fondo, che rende il libro scorrevolissimo e davvero piacevole nella lettura.
Venendo alle note dolenti, ho riscontrato principalmente due difetti nel libro: 1. il villain del romanzo (ovvero Pantaleo) non è stato secondo me costruito benissimo. Non si è avuto il coraggio di renderlo davvero un vero villain, a volte tendendo a giustificarlo. Forse qui, a mio modesto parere, sarebbe servito un po’ più di coraggio… 2. Molti aspetti del romanzo non sono stati chiariti approfonditamente (Pantaleo era buono prima della guerra, ma la sorella dice di no, i parenti di Michele della tabaccheria sono davvero dei poco di buono e, sul finale, chi consegna la busta?).
Ciò nonostante, ogni libro della Giannone è come un caldo abbraccio dal quale si dura davvero fatica a staccarsi.
Autrice conosciuta il 18 giugno del 2026 in uno dei suoi grandi tour. La sera stessa ha parlato del libro, della sua prima ispirazione, dei personaggi presenti, le emozioni che suscita e l'ambientazione. Sono collegate moltissime tematiche in questo libro e per questo lo vedo come spunto per studiare anche un'epoca in cui hanno vissuto persone come le donne che volevano farsi sentire. Le donne qui sono il centro e parlano di come vivono negli anni '60. Mi è piaciuto un sacco il fatto che le vicende raccontate dalla protagonista sono in prima persona e tutto è ripreso attraverso un obbiettivo cinematografico. E' veramente stata una innovazione stupenda che caratterizza questo libro unico. Mi sono ritrovata nel personaggio di Mimì in alcuni casi della sua vita come ad esempio la scuola e il rapporto con i compagni. La sera stessa, dopo aver sentito con entusiasmo il racconto della stessa autrice, ho acquistato il libro.
Lo consiglio vivamente per giovani ragazze come me ma anche per adulti che si possono rispecchiare nei loro anni passati dei '60 e ricordare.
Dopo aver concluso il libro ho realizzato che non ho mai letto una storia più bella di questa: drammatica in certi casi ma allo stesso momento meravigliosa. Mi ha fatto riflettere molto e ho messo spesso a confronto la vita di oggi on quella descritta. Avvolte mi ha spezzato il cuore, altre volte mi faceva ridere e stare bene. Un mix di emozioni indimenticabili.
Quasi ogni mia recensione parte con un'incertezza. Perché non mi sento mai "all'altezza" di scrivere con "sicurezza" del lavoro di qualcun altro. Ma questo libro è un mondo a parte. Un mondo in cui la visione in bianco e nero pian piano si trasforma, diventando a colori. Francesca Giannone descrive un Salento proprio come me l'aspettavo, e talmente bene che mi sembra di averci vissuto, insieme alla protagonista e alle sue tre sorelle. Dopo averlo concluso, mi sento anch'io carica di aspettativa, di speranza e di "combattività". Spero che un giorno, ogni donna possa avere la stessa forza di Mimì di vedere il mondo. Spero che, se mai avrò l'onore di avere una figlia femmina, anche lei possa nutrire il mondo con la caparbietà e la visione di chi sa esattamente come dovrebbe girare (il mondo) e con la consapevolezza che "la rivoluzione, prima che da fuori, parte da dentro". Grazie Francesca, per averci donato questo libro. E grazie a chi crede nei propri sogni e fa di tutto per realizzarli. Infine, ma non per importanza, grazie per averci ricordato che il karma gira, prima o poi. xD Chapeau.
Sarà che ho avuto la possibilità di immergermi in questa lettura completamente, sarà che andare a sentirne la presentazione mi ha permesso di apprezzare ancora di più ogni sfumatura di questa storia nella Storia, sarà che la scrittura “cinematografica” e piena di musica che @francesca_giannone_82 ha saputo creare ti porta a vivere accanto alle quattro sorelle Elia e a tutti gli altri personaggi con una vividezza e una condivisione profonde di ogni gioia, dolore, speranza, desiderio di rivoluzione, ma io a questo libro mi ci sono proprio affezionata! In questo momento ho appena finito di leggerlo e con la copertina davanti agli occhi mi accorgo di quello sguardo così diretto e attento ai dettagli e sento Nica ancora più vicina! ❤️
Bellissimo. Ho adorato la vicenda delle quattro sorelle Maria, Ada, Giovanna e Miimi e del loro mestiere di sarte che apprendono dalla madre. Ho apprezzato moltissimo che non ci sono salti temporali, cose che poi si capiscono dopo, flashback e alternanza di punti di vista. Finalmente un testo lineare come i vecchi romanzi classici, dove a tenerti incollata sono le vicende, i caratteri, i personaggi che diventano amici. Ho riprovato il gusto di quando leggevi da ragazzina Piccole donne ( non a caso!) e Il diario di Giulietta. Personaggi meravigliosi Ada che ama i libri e Giovanna ribelle e spregiudicata. Il padre uno dei cattivi più cattivi che abbia mai trovato. Peccato finirlo questo libro…
La scrittura mi ha fatto storcere il naso in più di un punto e in generale l’ho trovato un libro molto piacione ma come sempre sarò sincera… Se un romanzo del genere riesce a veicolare alla massa concetti e una storia che dovrebbero esseri sacrosanti e scontati ma a quanto pare non lo sono affatto ben venga! Ben venga che ci facciano una fiction sulla RAI strappalacrime e ben venga che lo leggano i ragazzetti nelle scuole. Non è quella che io ritengo alta letteratura ma il filtro del cinema l’ho apprezzato molto e alla fine sì, pure io, che sono snob con questo tipo di romanzi, mi sono commossa. Brava Giannone.