Il quadro di un’epoca che sottomise e uccise le donne che osavano non obbedire
Tra il Trecento e il Settecento, l’Europa fu attraversata, a ondate, dai fuochi dei roghi a cui erano condannate le streghe. L’Italia, pur con tratti suoi peculiari, non fece nelle vallate alpine, nei borghi del Nord, nei margini rurali della penisola, antichi saperi femminili divennero una colpa. Guarire, conoscere le erbe, assistere alle nascite, interpretare i segni della ciò che per secoli era stato necessario alla sopravvivenza delle comunità si trasformò in minaccia all’ordine costituito. Questo libro attraversa quattro secoli di caccia alle streghe nel nostro paese, dimostrando come l’accusa di stregoneria sia stata uno strumento di controllo sociale, politico e simbolico. Un’accusa usata per disciplinare i corpi, silenziare il dissenso, contenere l’autonomia femminile e riaffermare un ordine patriarcale fondato sulla paura e l’obbedienza. Dai primi processi medievali alle ultime fiamme del Settecento, Malefiche presenta al lettore una messe di informazioni, frutto di un lavoro di ricerca minuzioso su fonti d’archivio, atti inquisitoriali e testi demonologici, riuscendo a estrarre da quelle carte le storie vivissime di donne perseguitate. Storie di violenza, certo, ma anche di resistenza a un potere che sempre tenta di controllare e punire ciò che non riesce a governare.
È un buon resoconto della storia della caccia alle streghe in Italia ma nulla di approfondito dato che offre di rado letture critiche degli eventi. Probabilmente dopo Calibano e la strega - nonostante il taglio diverso - è difficile trovare un altro libro sul tema soddisfacente. L'ultimo capitolo sulla rimozione dalla cultura italiana del fenomeno della caccia alle streghe l'ho trovato molto interessante e mi sarebbe piaciuto se questo aspetto fosse stato maggiormente indagato.
Un ottimo punto di partenza per approcciarsi al tema: molti i temi trattati e per approfondirli in maniera esaustiva necessiterebbero dei volumi a sé ma nel complesso mi sento soddisfatta della panoramica proposta. Viene presentato proprio ciò che è promesso nel titolo. Completo di glossario, bibliografia e apparati con schede consultabili nel corso della lettura.
In un’epoca in cui la memoria storica rischia spesso di essere semplificata o, peggio, rimossa, questo saggio si pone come un’opera assolutamente necessaria. L’autrice riesce in un’impresa non facile: affrontare un tema complesso e doloroso mantenendo un rigore storico impeccabile (basato su fonti dirette ed archivi) ed una cifra stilistica elegante e formale, che tuttavia non preclude l’accesso ad un pubblico vasto.
“Malefiche” trasforma magistralmente la ricerca d’archivio in una narrazione attuale ed avvincente, il cui cuore pulsante risiede nell’abilità della scrittrice di andare oltre il semplice resoconto dei fatti e la giustificazione – spesso volutamente fumosa e superficiale – del fenomeno come semplice conseguenza di ignoranza e superstizione. Giovanna Potenza rivela la vera natura della caccia alle streghe in Italia: un metodico strumento di controllo ideologico, politico e sociale. Attraverso la consultazione di fonti dirette ed un’analisi storica meticolosa, il saggio dimostra come le ‘malefiche’ siano state perseguitate non per oscuri sortilegi o improbabili congressi carnali col demonio, ma per il loro desiderio di indipendenza e la loro non conformità ai canoni imposti da un sistema patriarcale repressivo e intollerante.
Ciò che forse, come donna e lettrice moderna , ho apprezzato di più nel testo è l’impegno dell’autrice nel restituire voce e dignità a chi è stato ridotto al silenzio dai roghi, con un atto di giustizia poetica e storica che rappresenta un monito contro l'imbarazzo collettivo che spesso spinge a dimenticare queste vicende, invitandoci a riflettere invece sulle radici profonde della violenza di genere.
In conclusione, consiglio la lettura di questo libro a chiunque desideri approfondire la storia italiana da una prospettiva diversa e necessaria, acquisendo consapevolezza di come dinamiche di potere e di controllo ancora oggi presenti nella nostra società (e subito penso alla piaga del femminicidio) abbiano radici in un passato che troppo spesso si crede scomparso come i corpi consumati dal fuoco.
In un’epoca in cui la memoria storica rischia spesso di essere semplificata o, peggio, rimossa, questo saggio si pone come un’opera assolutamente necessaria. L’autrice riesce in un’impresa non facile: affrontare un tema complesso e doloroso mantenendo un rigore storico impeccabile (basato su fonti dirette ed archivi) ed una cifra stilistica elegante e formale, che tuttavia non preclude l’accesso ad un pubblico vasto.
“Malefiche” trasforma magistralmente la ricerca d’archivio in una narrazione attuale ed avvincente, il cui cuore pulsante risiede nell’abilità della scrittrice di andare oltre il semplice resoconto dei fatti e la giustificazione – spesso volutamente fumosa e superficiale – del fenomeno come semplice conseguenza di ignoranza e superstizione. Giovanna Potenza rivela la vera natura della caccia alle streghe in Italia: un metodico strumento di controllo ideologico, politico e sociale. Attraverso la consultazione di fonti dirette ed un’analisi storica meticolosa, il saggio dimostra come le ‘malefiche’ siano state perseguitate non per oscuri sortilegi o improbabili congressi carnali col demonio, ma per il loro desiderio di indipendenza e la loro non conformità ai canoni imposti da un sistema patriarcale repressivo e intollerante.
Ciò che forse, come donna e lettrice moderna , ho apprezzato di più nel testo è l’impegno dell’autrice nel restituire voce e dignità a chi è stato ridotto al silenzio dai roghi, con un atto di giustizia poetica e storica che rappresenta un monito contro l'imbarazzo collettivo che spesso spinge a dimenticare queste vicende, invitandoci a riflettere invece sulle radici profonde della violenza di genere.
In conclusione, consiglio la lettura di questo libro a chiunque desideri approfondire la storia italiana da una prospettiva diversa e necessaria, acquisendo consapevolezza di come dinamiche di potere e di controllo ancora oggi presenti nella nostra società (e subito penso alla piaga del femminicidio) abbiano radici in un passato che troppo spesso si crede scomparso come i corpi consumati dal fuoco.
Caccia alle streghe in Italia. La maggior parte delle accusate furono donne. Anziane, vedove, levatrici o guaritrici. Comunque, sempre lontane dal modello femminile fondato sull'obbedienza. Da questa premessa nasce la volontà di Giovanna Potenza di prenderci per mano attraverso questo viaggio per ridare voce a coloro che sono state spezzate dalla società del tempo.
L'autrice parte dall'evoluzione della figura della strega e, con un linguaggio privo di fronzoli, ci guida nel rapporto fra le regioni italiane e la persecuzione.
La ricerca storica effettuata é completa, infatti non dimentica di menzionare anche il ruolo dei bambini e delle bambine nei processi alle streghe.
In fondo al volume, poi, troviamo un elenco di tutte le processate,con tanto di accusa e condanna. Ognuna, una vita spezzata, la loro unica colpa: essere diverse. Leggere tutti i loro nomi permette di non dimenticarle, e trovo che la scelta di pubblicare anche le statistiche fornisca ancora più autorevolezza al testo.
Non si può certo pretendere che un solo volume spieghi in modo approfondito psicologia, storia, politica e religione, ma questo non è ciò che il volume ha la presunzione di fare.
Ho trovato interessante, soprattutto, il concetto che la memoria sia una scelta politica, un filtro attraverso il quale le società decidono cosa ricordare. Se l'argomento vi incuriosisce e volete iniziare a esplorarlo, o se siete esperti e vi va di scoprire qualcosa in più, questa è davvero un'ottima lettura.