L'adolescenza di Giulia è divisa tra il silenzio assordante della sua casa veneziana e il fiume di vita del mondo esterno. Il padre medico, rigido e tutto preso da un suo ideale di scienza, tenta di controllare ossessivamente ogni "anomalia" della casa e della moglie. La madre, invece, è un'esteta che lotta contro l'oscurità con velluti, colori e rossetto rosso, ma spesso si ritira sconfitta nella penombra della sua stanza. Crescendo in questo ambiente repressivo, dove le parole mancano e il dolore viene celato, Giulia trova un senso di liberazione nell'incanto rivelatore dell'arte – imparando a "guardare" dai maestri del Cinquecento – e nella vicinanza inattesa della sua compagna di pallavolo, Nica. Decide così di studiare Storia dell'arte, e parte per una ribellione contro la tradizione imposta dal padre, che la vorrebbe a Medicina, e una fuga verso l'autonomia. Ma un estremo atto di volontà della madre rompe per sempre l'ingannevole quiete della famiglia, costringendo Giulia al ritorno mentre il padre registra un dolente monologo come ultima, impossibile difesa. Un coro a tre voci che oscilla tra nostalgia e gioia, rimpianto e rivolta. Anna Toscano indaga le dinamiche famigliari con uno sguardo intrepido e compassionevole e una scrittura di calda eleganza.
Anna Toscano (1970-2025) è stata poetessa, fotografa e docente. Ha dedicato ampia parte del suo lavoro allo studio di autrici donne, attività da cui sono nati articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, come le raccolte Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II (La Vita Felice, 2019 e 2022) e le biografie Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia. Lisetta Carmi, entrambe pubblicate da Electa nel 2023. Ha collaborato con varie testate e riviste, tra cui minima&moralia, doppiozero, Leggendaria, Nazione Indiana, Rivista Studio, Artribune, Domani, Il Sole 24 Ore. La sua settima e ultima raccolta di poesie è Cartografie (Samuele Editore, 2024). Nel 2026 è stato pubblicato il romanzo postumo Brava Giulia.
«A Giulia mancano molto le parole, le parole nella sua lingua madre, le parole così assenti nella sua casa ma così tante nelle altre case; le case in cui la gente ride, gli oggetti cadono facendo rumore, lo stendino della biancheria sta per giorni nelle stanze, il bagno è pieno di calcare e in cucina ci sono piatti nel lavello. Quelle case in cui i letti sono sfatti ed entra la luce dalle finestre a cui si affacciano Piera, Costanza, Matilde, Francesca e si tirano l'acqua e le pantofole e ridono accaldate con i vestiti zuppi». Giulia, la madre, il padre. Tre voci, tre racconti da un punto di vista diverso. Un testo perfetto, teatrale, pervaso da una tensione sottile e da personaggi che non danno risposte, ma continuano a farci porre domande. Tant'è che, appena finito, ho dovuto rileggere la parte di Giulia. Cosa deve fare un romanzo, se non continuare a farci interrogare, a invitarci a scandagliare le emozioni, i sentimenti, a trovare una via, non quella giusta, ma quella che sembra più giusta in quel preciso momento della nostra vita?