Sorprendentemente la storia inizia con una bomba atomica gettata su Varsavia e la sepoltura di un vecchio bassotto.
Alle soglie della terza guerra mondiale la protagonista torna nella sua casa d’infanzia per seppellire il suo amato cane. Mentre trova rifugio nella vecchia villa da tempo abbandonata le comunicazioni col mondo esterno si interrompono: benzina finita, batteria del cellulare scarica. Non resta più nulla. Non resta che cercare di sopravvivere nutrendosi col poco che si trova dentro casa e fuori in giardino. Non resta che l’essenziale.
Uno sguardo alla piscina dismessa accende la scintilla dei ricordi e la narratrice ripercorre la storia della sua famiglia disfunzionale, ricostruendo così il suo passato disagiato e sofferente. Difendersi da una madre egocentrica e sprezzante diventa il compito principale di una bambina indifesa ma ostinata, per riuscire a salvarsi dalle spire dell’autosvalutazione. L’odiata piscina, fiore all’occhiello della materna brama di lusso e prevaricazione, diventa per lei il simbolo di tutto ciò che è apparentemente bello e puro, ma che, in assenza di cura, è destinato a corrompersi e sprofondare. Così celeste prima, così torbido e desolato poi. Come quella fatua piscina. Come il nostro vituperato pianeta.
Un racconto di intensa introspezione nel quale la protagonista, in una circostanza estrema, ripercorre il travaglio emotivo della propria vita, e fissando lo sguardo nel buio schiude alla consapevolezza del bene il suo sguardo lucido e chiaroveggente.
Come e quanto incidono le nostre origini su ciò che siamo oggi? E quanto ci plasmano i luoghi, positivi o negativi, che abbiamo frequentato?
È questo il perno attorno a cui ruota “Così celeste” di Roberta Lepri, un romanzo malinconico che intreccia memoria e natura attraverso il genere dell’autofiction.
La protagonista della vicenda fa ritorno nella storica villa di famiglia, un luogo che le suscita soprattutto tristezza e che la riporta alle umiliazioni subite. L’isolamento nella struttura la costringe a rivivere, attraverso continui flashback, alcuni brutti momenti e a confrontarsi con ferite ancora aperte.
Ma, in mezzo alla negatività, c’è spazio anche per alcune persone amate.
Sarà tutto questo utile per intraprendere un vero “percorso di guarigione”?
Poco più di 120 pagine, scritte con uno stile accessibile, che invitano a riflettere sul peso che il passato continua ad avere sul nostro presente.
Una lettura consigliata a chiunque abbia voglia di guardarsi dentro.