Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.
Se potessi dargli 6⭐️, lo farei. Sono certa che questo sarà uno dei libri più belli dell’anno e niente mi farà cambiare idea. Meraviglioso.
La storia delle sorelle Elia mi ha travolta e mi ha fatta sentire parte della loro famiglia e delle loro speranze. Impossibile non affezionarsi a loro, non emozionarsi di fronte alle piccole conquiste e non inorridire di fronte agli abusi e alle ingiustizie che, purtroppo, hanno da sempre fatto parte della vita di tutti gli esseri umani, ma ancora di più della vita delle donne.
Ho terminato le ultime pagine piangendo, così profondamente addolorata e commossa, da aver perso la capacità di esprimere a parole quanto io abbia amato questa storia e le sue coraggiose protagoniste. Francesca Giannone non delude mai, questo lo sapevo, ma non mi sarei mai aspettata che riuscisse ad emozionarmi ancora di più. Il suo migliore romanzo.
“Potete litigare con i padri, i fratelli, gli amanti, ma tra sorelle no.”
Dal film Diamanti di Ferzan Özpetek
Francesca Giannone ritorna il libreria con “Gli anni in bianco e nero”, una storia corale ambientata nel Salento degli anni ’60, un’epoca di grandi cambiamenti in cui l’Italia inizia a colorarsi di modernità.
Protagoniste sono quattro sorelle — quattro ragazze piene di sogni, ambizioni e contraddizioni — che cercano il proprio destino in una società ancora profondamente ancorata alle tradizioni.
Attraverso le loro vite, Francesca Giannone dipinge un affresco vivo e commovente di un’Italia in transizione: le speranze, le rinunce, i primi amori, le lotte per l’indipendenza e i sacrifici necessari per dare un colore più vivo alla propria esistenza.
Con la scrittura calda, fluida e profondamente empatica che la caratterizza, l’autrice racconta una storia di donne determinate, di legami familiari indissolubili e di quel desiderio ostinato di futuro che ha segnato un’intera generazione. Il mio amato Salento fa da sfondo maestoso: il mare, la terra rossa, i colori intensi e i contrasti di un Sud che cambia.
Francesca Giannone ci lascia un messaggio: i sogni, anche nei periodi più “in bianco e nero”, possono accendere di colore la vita.
“Mi avvicino alla porta del vagone e, di colpo, percepisco che non soltanto in valigia, ma anche dentro di me, porto ognuna delle mie sorelle. Sento che, come «preso» e «perso», sono composta dai medesimi segni. Sono fatta di Maria e del suo orgoglio; di Giovanna e del suo spirito ribelle; di Ada e del suo sguardo riflessivo. Sono loro, più io. E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno. Questo senso di appartenenza, tenace come le radici di un ulivo secolare che resiste a dispetto delle intemperie, mi infonde la forza di spiccare il volo.”
Non il miglior libro del autrice. Belli i personaggi, soprattutto Nica, e l’ambientazione degli anni 60 in puglia. Insopportabili la maggior parte degli uomini. Belli i rimandi alla nostra storia nazionale e alle canzoni in voga al epoca. Tanti i temi affrontati: i rapporti fuori dal matrimonio, i diritti delle donne, il ruolo del padre al interno della famiglia, il divorzio e la condizione delle lesbiche. Molto importante il rimando al associazione cassandra per i diritti delle donne. Finale non scontato.
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Un lungo viaggio fatto di amore e sacrificio .....rabbia per ciò che le nostre mamme, le nostre nonne hanno ottenuto per noi.....per darci dei diritti......che ancora oggi non ci vengono riconosciuti......davvero un bel libro
Le protagoniste di 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 sono le sorelle Elia, molto diverse tra loro, unite però dallo stesso desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Mimì e Maria sono i personaggi più simili e che più incarnano il desiderio di emancipazione.
📽 Mimì sogna il cinema e vorrebbe diventare regista come Fellini, studia in città, si sente spesso fuori posto tra i compagni borghesi e trova nel cinema il sogno di una vita diversa. Maria lavora nella sartoria di famiglia e si prepara al matrimonio con Michele, mentre Giovanna la sorella ribelle, creativa e anticonformista, vive un amore impossibile con Luigi, ostacolato dalle differenze politiche e dall’opposizione del padre. Ada invece è la più sognatrice, diversa dalle altre sorelle, si rifugia tra i libri, nell’immaginazione e in un segreto inconfessabile.
🧵 Accanto a loro c’è la madre, colonna silenziosa della famiglia, che sopporta un matrimonio con un marito padrone e violento.
Ambientato nel Salento degli anni ’60, il romanzo racconta un’Italia sospesa tra tradizione e cambiamento, tra patriarcato, famiglia e tensioni politiche dell’epoca. Ma soprattutto parla di emancipazione femminile, sogni negati, libertà, sorellanza e del coraggio di scegliere la propria strada.
🪡 Mi sono immedesimata molto in Maria e Giovanna e nel loro desiderio di costruirsi qualcosa di proprio, staccandosi dall’attività di famiglia. Forse perché è un sogno che, in qualche modo, ho vissuto anch’io e che infine ho realizzato.
🎞 Ho amato anche tutta l’atmosfera degli anni ’60, tra cinema, musica e nostalgia.
Ma ciò che mi ha colpita di più è stata la condizione femminile. L’Italia in cui vivono le sorelle Elia è un Paese dove l’adulterio veniva punito solo se commesso da una donna, dove non esistevano né divorzio né aborto, dove un uomo poteva essere assolto dopo una violenza sposando la vittima e dove la patria potestà apparteneva soltanto al padre. Le donne di quell’epoca — le nostre nonne, le donne che ci hanno preceduto — spesso non hanno avuto la possibilità di scegliere davvero la propria vita. . Ed è impossibile leggere questa storia senza pensare a quanto, per loro, la libertà fosse qualcosa da conquistare ogni giorno. . Con 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗿𝗼 Francesca Giannone torna a raccontare famiglie, sogni e donne che cercano il proprio posto nel mondo, sullo sfondo di un Salento intenso e pieno di cambiamenti. . Della stessa autrice ho letto il meraviglioso 𝐿𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 e 𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖, 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖. . Bellissimo ❣️ . ⭐️⭐️⭐️⭐️✨️4,8/5 .
"Gli anni in bianco e nero" racconta le vicende delle sorelle Elia, quattro ragazze diverse sia per carattere che attitudine ma con valori autentici. Ambientato nel Salento degli anni Sessanta è un romanzo che parla di sorellanza e della forza di questo legame unico e speciale che nessuno screzio, ma soprattutto nessun uomo, può intaccare o separare. È una storia tutta al femminile ambientata in un periodo storico dove le donne incominciano a far sentire la propria voce per cambiare una società che le considera inferiori e che le vuole sottomesse. Vorrei tanto riuscire a scrivere tutte le emozioni che questa narrazione è riuscita a suscitarmi ma sono troppe e rischierei di perderne qualcuna. L'ho letto con lentezza, cercando di assaporare parola per parola, ponendomi in una situazione di ascolto, comprensione, coinvolgimento e riscontrando che alcune situazioni, purtroppo, sono rimaste invariate rispetto al passato. Ho letto tutto di Francesca Giannone. Mi piace molto come scrive e le sue donne hanno sempre una marcia in più che le rende uniche perché reali. In questo scritto poi sono quattro (Maria, Giovanna, Ada e Domenica) e insieme queste sorelle emanano un'energia e una forza che coinvolge ed è inevitabile affezionarsi ad ognuna di loro. È una lettura che appassiona e che suggerisco; alcune tematiche poi necessitano di essere lette e rilette per aprire gli occhi e "sentire" la tenacia delle donne. Diventerà sicuramente un altro bestseller.
Un romanzo meraviglioso, una storia di rivoluzione, solidarietà femminile e sorellanza . Attraverso la storia delle sorelle Elia , racconta con delicatezza alcune delle violenze fisiche e dell’anima , che le donne degli anni 60/70 erano costrette a subire, ma soprattutto la passione che le ha mosse per lottare verso il cambiamento e il progresso. Personaggi ai quali non si può non affezionarsi, un libro significativo, molto emozionante.
La penna di questa scrittrice riesce sempre ad emozionarmi.
Quattro sorelle che vivono nel sud Italia negli anni sessanta del Novecento. Sono anni di grandi cambiamenti. Le donne iniziano a voler affermare la loro indipendenza, a combattere per avere più libertà di decidere e di scegliere. Maria, Giovanna, Ada e Domenica mi sono rimaste nel cuore. Ognuna di loro combatte una battaglia personale contro la mentalità retrograda della società dell’epoca e in particolare del loro padre. La sua visione è ancora antica: le donne passano dal padre al marito e non hanno per lui potere decisionale… Ma il loro coraggio e la capacità di restare unite le aiuterà a realizzare i loro progetti di vita. Questo costerà tanta fatica. Fondamentale sarà l’aiuto della loro mamma una grande donna anche lei per me. Consigliato!
Questo libro non mi ha convinto. Nonostante abbia apprezzato il finale, non posso dargli 4 stelle, perché sin dall'inizio mi hanno un po' infastidito le similitudini ad altri libri che ho letto. È sicuramente scorrevole da leggere e mi è piaciuta la dinamica tra le quattro sorelle, quindi lo consiglierei come lettura leggera ma per certi aspetti un po' prevedibile e già visto
Gli occhi sono il modo in cui percepiamo il mondo. Eppure può cambiare il modo in cui lo si vede quando si appone ad esso un filtro: può essere la pagina di un libro📕, la bellezza dell'arte o della musica🎶. Oppure come 𝐌𝐢𝐦ì, che pone tra lei e il mondo che la circonda, la lente magica di una cinepresa🎥, scegliendo cosa mostrare e cosa lasciare fuori campo, dando forma alle storie che abitano la sua mente curiosa.
Ed è proprio attraverso il suo sguardo che, tra le strade del Salento degli anni Sessanta, incontriamo le 𝑆𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎: 👭🏻👭🏻 donne cresciute in un’epoca che sembra aver già deciso quale debba essere il loro destino, ma che continuano a cercare, ciascuna a modo proprio, uno spazio in cui poter essere davvero se stesse.
🎞️Fotogramma dopo fotogramma, Mimì cattura desideri, fragilità e contraddizioni delle persone che ama, restituendoci il ritratto vivido di una famiglia alle prese con il cambiamento, lento, faticoso, eppure inesorabile.
C’è 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐚, impetuosa come una melodia 🎶 che si rifiuta di essere messa a tacere. Ribelle, passionale e indomabile, è pronta a rischiare tutto pur di inseguire ciò che ama.
C’è 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚, la più pragmatica. Dietro la compostezza della donna sposata 💒 si nasconde un’inquietudine silenziosa, il bisogno di sentirsi davvero viva e di ricordare a se stessa che non si smette mai di sognare.
E poi c’è 𝐀𝐝𝐚, la più dolce e riservata. Custodisce un amore giudicato sbagliato dagli altri 👩🏻❤️👩🏼 e proprio per questo il suo percorso è tra i più delicati, dolorosi e struggenti del romanzo.
Ma al centro di tutto resta sempre Mimì. 🎒 È impossibile non affezionarsi a questa ragazzina curiosa e determinata, capace di osservare le ferite della propria famiglia, segnata dalla presenza di un padre vi0lent0 👊🏻 e autoritario, e di cogliere le crepe di una società che continua a imporre alle donne un destino già scritto.
Attraverso i suoi occhi 👀 assistiamo ai cambiamenti che iniziano a farsi strada nella sua casa 🏠, tra i banchi di scuola e nelle strade del paese. Li vediamo nelle proteste 🪧 e nei discorsi urlati al megafono 📣, nelle riunioni in cui le donne trovano finalmente il coraggio di pronunciare parole fino a poco tempo prima impensabili, come divorzio, ma anche nei dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti, come le gonne che si accorciano e diventano il simbolo di una libertà reclamata centimetro dopo centimetro.
#FrancescaGiannone costruisce così una storia fatta di sogni, sacrifici 🪡 e battaglie combattute lontano dai riflettori, dove anche i gesti più semplici finiscono per trasformarsi in atti di coraggio. Nell’𝐴𝑡𝑒𝑙𝑖𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐸𝑙𝑖𝑎🧵, tra ago e filo, prendono forma non soltanto abiti 👗, ma anche passioni travolgenti, ferite difficili da rimarginare e la speranza di ritagliarsi un futuro diverso da quello che altri hanno scelto.
Io questo libro l’ho centellinato. Non perché mi mancasse il tempo per leggerlo, ma perché non avevo alcuna voglia di arrivare all’ultima pagina. 📃 Volevo restare ancora un po’ con loro, con le sorelle Elia, dentro quelle vite che a poco a poco erano diventate anche un po’ mie.
E poi, inevitabilmente, il finale è arrivato. 💔 Un finale dolceamaro che mi ha mozzato il fiato e che mi ha fatto piangere tutte le lacrime che avevo tenuto dentro fino a quel momento. Credetemi quando dico che scrivere questa recensione è stato difficilissimo. Questo romanzo ha lasciato dentro di me un piccolo angolo in bianco e nero, come uno dei film che Mimì sogna di realizzare. E sono certa che quel fotogramma resterà con me ancora per molto, moltissimo tempo. 🤍 📽️
I libri della Giannone sono tutti abbastanza simili l’uno all’altro (si potrebbe dire che letto uno li hai letti tutti), soprattutto nelle ambientazioni sempre nella sua amata Puglia negli anni 50-60 del secolo scorso. Detto questo, sono tutti romanzi meravigliosi tra i quali mi è veramente difficile scegliere un migliore e un peggiore perciò che continui così!!! Ogni scrittore è giusto che scriva di quello che sa e la Giannone riesce ogni volta a creare storie meravigliose dalle quali a fine libro si dura fatica a staccarsi.
In questo nuovo romanzo (che ricorda molto una versione italiana di Piccole Donne) i temi principali sono sicuramente le condizioni che le donne dovevano subire a quei tempi (che poi si parla di nemmeno 70 anni fa…), violenza fisica ed economica, lotte di classe, ecc. Sicuramente tra i tre romanzi della Giannone (pur essendo il ruolo della donna sempre stato un tema centrale) questo è il più politicamente impegnato. Nonostante i temi importanti, riesce sempre a mantenere un tono di leggerezza e delicatezza di fondo, che rende il libro scorrevolissimo e davvero piacevole nella lettura.
Venendo alle note dolenti, ho riscontrato principalmente due difetti nel libro: 1. il villain del romanzo (ovvero Pantaleo) non è stato secondo me costruito benissimo. Non si è avuto il coraggio di renderlo davvero un vero villain, a volte tendendo a giustificarlo. Forse qui, a mio modesto parere, sarebbe servito un po’ più di coraggio… 2. Molti aspetti del romanzo non sono stati chiariti approfonditamente (Pantaleo era buono prima della guerra, ma la sorella dice di no, i parenti di Michele della tabaccheria sono davvero dei poco di buono e, sul finale, chi consegna la busta?).
Ciò nonostante, ogni libro della Giannone è come un caldo abbraccio dal quale si dura davvero fatica a staccarsi.
Quasi ogni mia recensione parte con un'incertezza. Perché non mi sento mai "all'altezza" di scrivere con "sicurezza" del lavoro di qualcun altro. Ma questo libro è un mondo a parte. Un mondo in cui la visione in bianco e nero pian piano si trasforma, diventando a colori. Francesca Giannone descrive un Salento proprio come me l'aspettavo, e talmente bene che mi sembra di averci vissuto, insieme alla protagonista e alle sue tre sorelle. Dopo averlo concluso, mi sento anch'io carica di aspettativa, di speranza e di "combattività". Spero che un giorno, ogni donna possa avere la stessa forza di Mimì di vedere il mondo. Spero che, se mai avrò l'onore di avere una figlia femmina, anche lei possa nutrire il mondo con la caparbietà e la visione di chi sa esattamente come dovrebbe girare (il mondo) e con la consapevolezza che "la rivoluzione, prima che da fuori, parte da dentro". Grazie Francesca, per averci donato questo libro. E grazie a chi crede nei propri sogni e fa di tutto per realizzarli. Infine, ma non per importanza, grazie per averci ricordato che il karma gira, prima o poi. xD Chapeau.
Sarà che ho avuto la possibilità di immergermi in questa lettura completamente, sarà che andare a sentirne la presentazione mi ha permesso di apprezzare ancora di più ogni sfumatura di questa storia nella Storia, sarà che la scrittura “cinematografica” e piena di musica che @francesca_giannone_82 ha saputo creare ti porta a vivere accanto alle quattro sorelle Elia e a tutti gli altri personaggi con una vividezza e una condivisione profonde di ogni gioia, dolore, speranza, desiderio di rivoluzione, ma io a questo libro mi ci sono proprio affezionata! In questo momento ho appena finito di leggerlo e con la copertina davanti agli occhi mi accorgo di quello sguardo così diretto e attento ai dettagli e sento Nica ancora più vicina! ❤️
Meraviglioso, un libro che mi è entrato nel cuore… impossibile non affezionarsi alle sorelle Elia, specialmente a Mimì. Si tratta di un romanzo corale, ambientato in Salento, negli anni sessanta del Novecento, che vede come protagoniste quattro sorelle, Ada, Maria, Giovanna e la piccola Mimì. Romanzo che è un vero e proprio specchio di un’epoca di profonda transizione. Le sorelle Elia sono il simbolo di una generazione che ha dovuto lottare per, riprendendo il titolo del libro, colorare una società che le voleva relegate in ruoli in bianco e nero.
Ho comprato questo libro all' aeroporto di Pisa, mentre attendevo il mio volo ...un libro scorrevole, un libro che narra di un Amore tra sorelle....ognuna di loro con la propria storia,con i propri sentimenti, passioni...ho sottolineato tantissime righe tra le quali: la libertà non poteva che essere tutta la libertà, e dunque soltanto un pezzo di libertà non poteva essere libertà sul serio..... Ho pianto.... Bellissimo libro! Complimenti alla scrittrice 🌹
Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana. Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre. Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state li, in un mondo in bianco e nero.
La scrittura della Giannone è qualcosa di assolutamente coinvolgente e travolgente. Non lascia mai dettagli scoperti senza però, essere mai prolissa. La vita delle sorelle Maria Giovanna Ada e Mimì Elia, vengono raccontate in maniera così esaustiva e completa, che le personalità delle protagoniste sono ben chiare ed evidenti; totalmente diverse ma con una cosa che le accomuna: la voglia di libertà.
Avevo approcciato la Giannone con "La Portalettere " e "Domani, domani". Mi sono chiesta...ma tutto qui? Ora mi sono ricreduto. Veramente in bel libro. Gli ingredienti ci sono tutti. Il padre padrone, la complicità tra sorelle, gli accadimenti degli anni 60-70. Da leggere! Voto: 8.
Un romanzo che non ha bisogno di eccessi per colpire. Gli anni in bianco e nero racconta legami, coraggio e cambiamento con una delicatezza rara. Un finale che commuove e personaggi che è difficile salutare.
Better than the Portalettere. A bit schematic and didactic but enjoyable nonetheless. Interesting on the beginnings of women’s lib in Italy. A really necessary development given the autocratic behaviour of the father in the story.
Dopo il bellissimo esordio con La Portalettere e il passo falso (almeno per me) del secondo romanzo Domani, domani, Francesca Giannone riconquista la mia fiducia letteraria con Gli Anni in Bianco e Nero, una storia universale, attuale e piena di umanità.
Giannone ci porta nell'Italia degli anni Sessanta, raccontando la vita di una famiglia piccolo-borghese di un paesino vicino Lecce: il padre è commesso comunale, la moglie e le figlie gestiscono una sartoria. La famiglia Elia ci appare solida, con rapporti autentici e legami sinceri. Ma questa apparente normalità viene scalfita dal desiderio di libertà ed emancipazione delle quattro figlie: Maria, Giovanna, Ada e Mimì, la più piccola, che è anche la voce narrante della storia. È lei a raccontare, descrivere e vivere i cambiamenti nei rapporti familiari e la progressiva, drammatica rottura tra il padre e le sorelle maggiori.
Se dovessi darne un'etichetta, direi Maria la tradizionalista, Giovanna la ribelle, Ada l'operaia colta e sensibile, Mimì la sognatrice. Ma sono definizioni di comodo, non gabbie: nel corso del romanzo ciascuna delle quattro affronta il proprio personale percorso di crescita, tra dolori, rifiuti e umiliazioni, trovando però la forza di restare orgogliosamente se stessa — e le sorelle di restare unite fino alla fine.
Maria, la primogenita, è lieta e pronta a sposarsi con il fidanzato storico Michele, conformandosi alla tradizione dell'epoca in cui la donna lasciava la casa paterna per entrare in quella del marito, accettandone l'autorità e aspettando di diventare madre. Sembra felice del suo destino, di lavorare in sartoria con la madre e la sorella Giovanna.
Quest'ultima si rivela invece ribelle e dallo spirito libero: si innamora di Luigi, figlio del falegname, studente universitario e soprattutto impegnato politicamente con i comunisti. Una colpa gravissima agli occhi del padre, convintamente democristiano. Ma Giovanna, pur di seguire cuore e istinto, è disposta a subire la violenta reazione paterna quando la relazione verrà scoperta: scapperà di casa, accettando la condanna del padre che la considera morta per la famiglia.
Ada ama leggere, pur lavorando in una fabbrica di tabacco e sostenendo le cause delle lavoratrici contro i soprusi dei padroni, ma tiene riservata la propria vita sentimentale. Mimì, infine, di nascosto dalla famiglia si rifugia nella sala di proiezione dell'unico cinema del paese, divorando ogni fotogramma dei film che scorrono sullo schermo: il suo sogno è diventare regista come l'amata Fellini.
Gli Anni in Bianco e Nero è una storia di lotta ed emancipazione dal giogo paterno che, ieri come oggi, può rivelarsi il peggiore nemico di un figlio e, in alcuni casi, causa di violenze fisiche e psicologiche. Quattro sorelle legate dall'affetto e pronte a sostenersi a vicenda dimostrano personalità e coraggio nell'inseguire i propri sogni. Con i loro caratteri, incarnano in modo efficace e credibile quattro diversi punti di vista sulla condizione femminile, condizioni che l'autrice fa evolvere nel corso del romanzo dosando tempi e toni fino a un finale agrodolce e allo stesso tempo di grande valore simbolico.
Giannone innesta i grandi cambiamenti culturali, sociali e storici del prima, durante e dopo il '68 nelle vite della famiglia Elia, dando vita a un intreccio narrativo intenso, vivido, incisivo, commovente, che restituisce un quadro preciso della società dell'epoca ed evidenzia le disuguaglianze tra uomo e donna: quanto gli uomini — tranne rari casi, come Michele, il marito di Maria, e Vincenzo, amico e poi primo amore di Mimì — fossero mossi da egoismo e dalla stolta presunzione di poter vantare diritti sulla donna in quanto tale.
L'unica critica al romanzo è, paradossalmente, il finale: pur con passaggi molto forti e risolutivi, si avverte una certa forzatura dell'autrice in alcuni punti, come il superamento del conflitto tra il padre e le figlie, non del tutto in linea con il resto del testo. Una criticità che però non intacca i meriti e il valore di un testo che trasmette emozioni e riflessioni al lettore moderno.
Giannone costruisce una storia in bianco e nero, ma con personaggi di spessore e sorprendentemente moderni, che anche oggi spiccherebbero sia in positivo che in negativo. In conclusione, la lettura è consigliata per i temi affrontati e per i personaggi, costruiti dentro una società in cui una donna era considerata pazza e bisognosa di elettroshock se colpevole di amarne un'altra, e in cui l'adulterio di una donna sposata era punibile con il carcere. Il mondo oggi si dichiara più moderno e inclusivo, ma siamo davvero usciti dagli anni e dalla mentalità in bianco e nero? Francesca Giannone ci offre il modo di capirlo, con il proprio talento, sensibilità e creatività.
Ci sono libri che si leggono e libri che si respirano, che si aggrappano all'anima e non la lasciano più. Questo romanzo appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. Ambientato in un Salento degli anni ’60 immobile e patriarcale, il racconto si trasforma fin dalle prime pagine in un’esperienza sensoriale ed emotiva potentissima, meritando a pieno titolo lo scettro di una delle letture più belle, intense e riuscite dell'anno.Le "Piccole Donne" del Salento: quattro anime in rivolta.Se la Alcott ha cresciuto generazioni con le sorelle March, questa storia ci dona una versione italiana, meridionale e profondamente radicata nella Storia, molto più carnale e complessa. Nella sartoria della famiglia Elia, dove il tempo sembra scandito solo dal rumore ritmico delle forbici e dai divieti insindacabili di un padre-padrone, si consuma un miracolo silenzioso. Quattro ragazze, ognuna a modo suo, decidono che i confini tracciati dagli uomini per loro sono troppo stretti:Giovanna e la sua musica ribelle, che graffia il silenzio della provincia.Ada, che cerca nei romanzi di Jane Austen una grammatica dei sentimenti che la realtà le nega.Maria, mossa da una volontà d'acciaio che rifiuta il compromesso dell'accontentarsi.Mimì, la più giovane, il vero cuore pulsante e visivo di questa rivoluzione.La vera svolta narrativa e concettuale del romanzo risiede negli occhi di Mimì. Dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, lo sguardo della ragazza si nutre del cinema di Fellini e Visconti. È lì che Mimì compie la scoperta più sovversiva: la realtà si può montare diversamente. Non si è obbligati a subire la sequenza di eventi che la società ha già scritto per te.La macchina da presa che Mimì impugna diventa un'arma di emancipazione di massa. Mentre fuori le piazze d'Italia si infiammano con le lotte operaie, le occupazioni studentesche e i primi vagiti del femminismo, dentro casa Elia si combatte una guerriglia identitaria altrettanto epocale. Mimì non filma per vanità; filma per dare un nome alle cose. Filma il non detto: il desiderio, la violenza domestica celata dietro i sorrisi di facciata, il diritto sacrosanto al lavoro e quello, ancora più scandaloso per l'epoca, al piacere.Uno stile che taglia e rammenda.La scrittura è magistrale. L'autrice dimostra una sensibilità rara nel catturare i "gesti impercettibili ma rivelatori". Il contrasto tra il mondo arcaico della sartoria e l'avvento della modernità è reso con una prosa fluida, densa, capace di alternare la delicatezza della poesia alla crudezza della verità. Non c'è retorica, non c'è una ricerca della bellezza estetica fine a se stessa: c'è la ricerca della verità nuda, anche quando fa male, proprio come l'obiettivo della cinepresa di Mimì.Questo romanzo è un omaggio commovente all'atto del raccontare. Ci ricorda che raccontare è resistere. Scrivere, filmare o tramandare le storie delle donne che ci hanno preceduto significa strapparle all'oblio e cambiare il corso della storia. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo vissuto anni in "bianco e nero" – bloccati in situazioni che ci stavano strette – con la speranza e la determinazione di trasformarli, prima o poi, in un meraviglioso film a colori.Un romanzo immenso, necessario, che commuove e scalda il cuore. Cinque stelle sono persino poche.
"Questo, di mio padre, non l' ho mai capito. Il motivo per cui ci imponeva la sensazione costante della sua mancanza. Ho compreso nel profondo, però, quanto sia sciocco, e ingrato, dare il meglio di noi a degli sconosciuti, e destinare invece il peggio a chi ci vuol bene".
Ne "Gli anni in bianco e nero" è indubbio che il tema principale riguarda le donne, la loro voglia di libertà, riscatto, cambiamento. È altrettanto vero, che l'argomento che mi ha colpita maggiormente, è uno dei concetti esposti inizialmente. Una bella riflessione sul nostro modo di essere verso gli altri. Crediamo di mostrarci come siamo realmente, soprattutto con le persone a cui vogliamo bene. Dall' esterno però i nostri familiari vedono che la nostra parte migliore la doniamo agli "estranei". L'essenza più gentile, generosa e attenta. A casa, riversiamo tutti quegli aspetti che sono più sgradevoli. Probabilmente perché ci sentiamo al sicuro, protetti nel mostrare le nostre insicurezze e fragilità. Perché donare a degli sconosciuti la parte buona e sommergere le persone a cui vogliamo bene dei nostri aspetti peggiori? Non dovrebbe essere il contrario? Ci vorrebbe un maggiore equilibrio tra le parti, tra le due facce della stessa medaglia. Francesca Giannone porta sì l' attenzione del lettore sul movimento femminista, l'occupazione delle fabbriche, delle Università. Allo stesso tempo, pone l'accento su un ostracismo paterno nei confronti delle figlie. Su una chiusura mentale; su un analfabetismo che più che culturale si rivela soprattutto emotivo e morale, nei confronti di una famiglia che vorrebbe semplicemente "vivere". Questo padre- padrone, che cerca di tarpare le ali alle proprie figlie con mezzi e modi "discutibili", con la malsana idea di essere un rivoluzionario, prefigurandosi una società gestita interamente da uomini e nella quale, le donne assumono un posto di minimo rilievo. Relegato al rassettamento della casa, alla preparazione del pasto casalingo. Questo libro ci parla di un'Italia degli anni '60, al passato. Che ancora oggi resta aggrappata a quegli aspetti anacronistici. Un' Italia che fa difficoltà a emergere, andare avanti, migliorarsi e soprattutto a superare quel "bianco e nero". Attualmente nel nostro Paese, abbiamo difficoltà a vedere i "colori" in riferimento a determinate tematiche. Orientamento sessuale, la tipologia di lavoro che vogliono intraprendere le donne, un divorzio, una gravidanza indesiderata. Quindi la riflessione è su ciò che è stato, ciò che è, ciò che dovrebbe e potrebbe essere e che purtroppo facciamo ancora fatica a raggiungere come obiettivo, pur ingaggiando battaglie di cui spesso nemmeno conosciamo nome, motivazioni e aspetti.
Una lettura che mi ha riportato, inevitabilmente, a Cinema Paradiso e Piccole Donne. Al centro ci sono quattro sorelle, ciascuna costruita con cura attorno a una specifica sfaccettatura dell'umano. Maria è la concretezza: sceglie sentimenti meno travolgenti ma autentici, capaci di restituire sicurezza. Giovanna è ribelle, eppure il suo lato romantico finisce per prevalere. Ada, la più riservata, si rivela la figura più sorprendente: custode di una profonda sofferenza in un mondo non ancora pronto per lei, compie scelte spiazzanti e di un affetto raro. Infine Mimì, la più piccola, una Jo March che sogna la regia in un'epoca in cui l'unico riferimento dietro la macchina da presa era Lina Wertmüller. In una famiglia di sarte, Giovanna e Maria fondano un atelier che è un atto di resistenza contro la moda dozzinale dei grandi magazzini, un'idea modernissima per l'epoca. Ada si fa invece portavoce del "gruppo Cassandra", cercando uno spazio di parola in una società fortemente maschilista. Ognuna, a modo suo, insegue il proprio destino con determinazione esemplare. Se le figure della madre e della zia Emilia splendono pur rimanendo sullo sfondo, i personaggi maschili, al contrario, deludono quasi tutti: il padre, Luigi, e Giulio su tutti. Persino Vincenzo, che sembrava potersi distinguere, alla fine ripiega sulla comodità delle proprie certezze borghesi. L'unica eccezione è Michele: forse fa un po’ la figura del fesso, ma la sua generosità genuina, unita a un fare amorevole e attento, finisce per conquistare il cuore di chi legge. Non manca, tuttavia, qualche riserva. Il finale si chiude in modo un po' troppo ordinato: tutti i nodi si sciolgono perfettamente, e questa impeccabilità toglie un pizzico di verità al vissuto della storia. Ma il limite più grande risiede nel contesto: mi sarei aspettata una Puglia più presente, più "pesante". Il clima politico e sociale del Sud in quegli anni aveva un peso specifico che qui, purtroppo, resta troppo sullo sfondo. Nel complesso, un romanzo corale decisamente riuscito, capace di far affezionare a ogni personaggio.
“Gli anni in bianco e in nero” di Francesca Giannone Mi è entrato sottopelle, ha scosso i miei sentimenti e ha colorato il tempo della lettura di sfumature intense, indimenticabili. Ambientato nell'Italia degli anni '60 - un'epoca di boom economico, di rivoluzioni musicali, di cinema e di grandi speranze - il libro ci porta nel Salento, all'interno della sartoria della famiglia Elia. Qui il tempo sembra scorrere immobile, scandito dai divieti e dalla mentalità patriarcale di un padre che teme la libertà e l'indipendenza delle sue figlie. Leggere questo romanzo significa accettare di farsi travolgere. Pagina dopo pagina, si avverte una strana e bellissima sensazione di vertigine emotiva; il cuore si gonfia, colmo di una nostalgia dolce e di una partecipazione quasi fisica alle vicende dei protagonisti. L'autrice non si limita a descrivere un'epoca o a tratteggiare dei personaggi: li rende carne, sangue, respiro. Ci si ritrova a ridere con loro, a soffrire per i loro silenzi, a sperare nei loro riscatti. È impossibile non notare i numerosi riferimenti a Piccole Donne di Louisa May Alcott, libro a cui, secondo me, la Giannone si è ispirata. In Piccole donne ogni sorella rappresenta un modo diverso di essere donna, sospesa tra i desideri personali e i doveri dell'epoca. Nel libro della Giannone ritroviamo questa stessa coralità femminile. Le sue donne sono capaci di gesti di un'intraprendenza e di un coraggio straordinari, ma sono anche abitate da profonde contraddizioni: cercano l'indipendenza eppure restano fatalmente legate a tradizioni e sentimenti che le incatenano; mostrano una corazza d'acciaio all'esterno, ma nascondono fragilità ed esitazioni che le rendono incredibilmente umane e vicine a noi. La Giannone conferma la sua straordinaria capacità di intrecciare il microcosmo dei legami familiari con il macrocosmo della storia d'Italia. La sua scrittura è calda, avvolgente, ricca di dettagli visivi e sensoriali che richiamano la sua formazione legata al mondo del cinema.
Domenica, detta Mimì, è la più giovane delle sorelle Elia. Cresce seguendo i passi di chi l'ha preceduta, ma inizia ben presto a lasciarsi dietro come una striscia di sassolini grazie ai quali troverà la sua, di strada. Stavo per scrivere che forse lei è la più coraggiosa, ma ripensandoci ognuna di loro lo è, per motivi diversi, e questo spiega perché il personaggio di Mimì sia così ben riuscito. E' proprio vero che quando hai accanto le persone giuste riesci ad arrivare dove mai avresti immaginato.
Maria è la più grande, quasi una seconda mamma. E' la più pragmatica, quella con i piedi per terra. Giovanna è molto testarda ed è pronta a tutto pur di non fermarsi davanti agli ostacoli. Ada è la più dolce e crede fermamente nei suoi ideali. E poi c'è Mimì, la giovane aspirante regista. La storia ruota proprio attorno al suo grande sogno: portare al cinema uno dei suoi film e poterci mettere sopra la sua firma. A volte non basta "solo" credere nei propri sogni, bisogna anche poter contare sull'aiuto e sull'amore delle persone che hai accanto. Mimì ha ben cinque donne pronte e supportarla: le sorelle, la madre e la zia. Apparentemente sempre tutto semplice, ma siamo negli anni '60 e per le sorelle Elia non è facile imporsi, in quanto donne. Il loro padre è uomo crudele, preoccupato di quello che le persone possono pensare della sua famiglia, non si cura di coloro che avrebbe dovuto amare e fino alla fine tenta in ogni modo di mettere i bastoni tra le ruote alle sue figlie. Nonostante la sua grande autorità, il coraggio e la tenacia delle donne Elia le ricompenserà lasciandole finalmente libere di poter scegliere.
Ho iniziato la lettura di questo libro un po' scettica perché Domani, domani mi aveva molto deluso e temevo che avrei ritrovato un'altra storia sbrigativa e poco emozionante. Mi sono ricreduta e ritrovato la stessa autrice che mi aveva tanto convinta con La portalettere.
Ho letto questo libro con piacere e genuino interesse. La scrittura è scorrevole, eppure, arrivata alla fine, mi è rimasta la sensazione di aver letto qualcosa di piuttosto scontato, quasi fin troppo “moderno”. Il libro appare infatti costruito attorno ad alcune idee molto precise, care alla sensibilità del pubblico contemporaneo, con protagoniste femminili che mostrano un loro percorso di emancipazione. Le eroine sembrano avere, in qualche modo, il compito di incarnare e rafforzare una serie di valori e posizioni che oggi incontrano facilmente il favore del lettore. È proprio questa evidente intenzionalità a lasciarmi qualche perplessità. I personaggi femminili sono fortemente contrapposti ad un mondo maschile distante e nemico, quasi relegato al ruolo di elemento da cui prendere le distanze per affermare la propria libertà. Avrei forse preferito personaggi meno funzionali a un messaggio già definito e più in divenire. L’unico esemplare maschile mansueto, che si comporta bene ( Michele) viene ripagato con una delle menzogne più orribili che ci siano: una moglie che lo sposa senza amarlo e che gli affibbia una figlia concepita con un altro uomo. L’apoteosi della menzogna! La stessa Mimì non mi entusiasma più di tanto. Una Pippi Calzelunghe che passa sul cadavere di chi le vuole bene ( Vincenzo) pur di raggiungere il suo scopo. L’amore per il cinema è più forte di ogni sentimento e da un momento all’altro lo liquida perché lo vede di impedimento a conseguire i suoi obiettivi. La figura distante del padre padrone ( guarda caso grande sostenitore del partito della DC) a cui parte l’embolo ogni volta che una delle sue figlie non si comporta così come i costumi dell’epoca imponevano potrebbe anche starci ma alla fine risulta quasi una caricatura. Interessante il richiamo ad alcuni eventi storici e conflitti degli anni ‘60 semplificati e un po’ di parte dove buoni e cattivi sono già definiti.
Ho sempre letto pareri molto contrastanti sulla scrittura di Francesca Giannone ma dopo aver letto anche quest'ultimo suo libro, posso dire di essere decisamente dalla parte di chi la apprezza.
Trovo che abbia una scrittura elegante, scorrevole e coinvolgente, di quelle che ti fanno girare pagina senza quasi accorgertene. Ha un modo molto naturale di intrecciare le storie dei suoi personaggi con gli eventi storici, senza che uno prevalga sull'altro. In questo romanzo seguiamo la vita di quattro sorelle, ognuna con un carattere ben definito e una personalità diversa. Ognuna affronta, a modo suo, i cambiamenti e le difficoltà di un'epoca in piena trasformazione, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Mi è piaciuto molto il modo in cui l'autrice le ha caratterizzate: è facile comprenderne le scelte, affezionarsi a loro e vedere il mondo attraverso i loro occhi. È un romanzo che parla di famiglia, di crescita, di emancipazione e di cambiamento, raccontando con delicatezza quanto fosse difficile, soprattutto per le donne, trovare il proprio posto in quegli anni.
Per me è stata una lettura davvero coinvolgente, capace di emozionare senza mai risultare pesante. Se amate le saghe familiari e i romanzi in cui la Storia fa da sfondo alle vicende dei protagonisti, ve lo consiglio assolutamente.
Il terzo libro della Giannone racconta la storia delle quattro sorelle Elia: Maria, Giovanna, Ada e Domenica nella Puglia degli anni Sessanta. Le due maggiori lavorano con la madre nella piccola sartoria di famiglia, Ada lavora in fabbrica a Lecce e la piccola, chiamata Mimi’, è l’unica che prosegue negli studi, anche se la sua passione e il cinema e sogna di diventare una regista. Il padre Pantaleo è un uomo autoritario, violento, simbolo del patriarcato di quegli anni. Tuttavia il desiderio d’indipendenza e di emancipazione delle figlie e più forte della paura e della sottomissione al padre.
“Sono loro, più io. E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno.”
Questo, a mio parere, è il romanzo migliore dell’autrice, maturo e autentico, in cui si riversa una grande attenzione nella ricostruzione del contesto storico e sociale dell’epoca senza trascurare l’introspezione psicologica dei protagonisti. Più volte viene sottolineata l’importanza vitale dei diritti per le donne, la necessità di leggi sul divorzio, sull’aborto ecc…
“la condizione femminile era una questione politica e sociale, e che, se si manteneva una casta in stato d’inferiorità, essa rimaneva inferiore. Solo la libertà poteva spezzare il cerchio.”
Il rapporto fra le sorelle e il sostegno reciproco è intenso nonostante le diversità di carattere, dal racconto si eleva il desiderio di libertà da un ambiente soffocante e ingiusto. Evocativi i riferimenti alla moda, al cinema, alla musica, oltre che alle battaglie sociali, che rendono il racconto più dettagliato e credibile, facendo fare al lettore un salto nel passato italiano. Fin dalle prime pagine si è coinvolti dalle storie delle quattro sorelle grazie a una narrazione che irretisce e ad un’atmosfera fortemente evocativa. Non ho avuto una preferenza spiccata per una o l’altra sorella, ognuna di esse mi ha colpita differentemente. Un romanzo ricco di emozioni e riflessioni, un’ottima lettura.