Quando Ray Jerome, giornalista del "Whiteford Examiner", uomo pratico e scettico, viene mandato a casa della figlia di un uomo bruciato autonomamente dall'interno a cercare informazioni per un articolo da pubblicare sul giornale, non si sarebbe mai aspettato a quale avventura avrebbe dovuto prendere parte.
Le informazioni, gli indizi e le scoperte lo porteranno ad incrociare la strada che lo indirizzerà ad una missione spaziale diretta su Mercurio.
Quale punto in comune avranno i due avvenimenti?
"Autocombustione umana", scritto nel 1985 da Bob Shaw, si presenta, per struttura e narrazione, più che come un romanzo di fantascienza, una sorta di "giallo scientifico".
Il ritmo della storia, lento e privo di colpi di scena a parte uno anche se abbastanza debole, tenderà a tediare un pó il lettore che non troverà particolare stimolo ad andare avanti nella lettura.
I fatti, nel succedersi, offriranno un racconto lineare e privo di verve che arriverà sino alla fine senza scossoni, il finale infatti non convincerà molto così come alcune scelte sugli accadimenti che parranno un pó forzate.
I pochi personaggi, mal descritti e incapaci di creare empatia con il lettore e la descrizione scarna degli ambienti che il protagonista incontrerà saranno l'ennesimo punto a sfavore di un lavoro che non decolerrà mai.
Un romanzo che pur partendo da un idea interessante, purtroppo non riuscirà ad avere quell'impatto sul lettore che avrebbe invece dovuto avere in relazione al tema trattato.