Zanna è un ragazzo diciannovenne con due una per lo Zanardi di Pazienza, cui deve il suo soprannome, e l'altra per gli squali e i loro attacchi mortali. Mentre è in vacanza al mare da solo, senza genitori, conosce Onoria, un'affascinante cinquantenne incinta, che lui trova irresistibile.
Fra i due inizia una complicata relazione, ma quello che il giovane non può immaginare è che la donna in realtà è una femmina di squalo, costretta ad assumere sembianze umane per portare a termine la gravidanza. Non è l'unica della sua specie a da tempo, infatti, a causa delle disastrose condizioni dei mari, sempre più esemplari risalgono in superficie e si nascondono tra gli uomini per sopravvivere. Onoria però ha una personalità orgogliosa e vendicativa e il rapporto speciale che sta sviluppando con Zanna non basta a tenere a bada i suoi istinti naturali di spietata predatrice, a cui segretamente continua a dedicarsi…
Al suo debutto in libreria, Giulio Iovine fonde realtà e surrealtà in una originalissima doppia storia di formazione, capace sia di indagare le relazioni manipolatorie sia di denunciare lo stato di degrado delle acque mediterranee e globali, unendo tematiche apparentemente lontane con ardita immaginazione. Cartilagine è un esordio sorprendente, già vincitore del premio InediTO.
Esordio più atteso di questo 2026, non ha deluso le aspettative, anzi. Cartilagine riesce a fare qualcosa che in Italia si prova a fare spesso, ma in cui si ha successo raramente, ovvero inserire elementi fantastici e speculativi in un romanzo di formazione senza che questi sembrino posticci, estetici o esclusivamente funzionali alla trama.
Onoria e Zanna, speculari e complementari, sono personaggə vivə e vividə; crudele (e non potrebbe essere altrimenti, vista la sua natura) lei, patetico (nell'accezione originale del termine) lui, il loro incontro è il motore degli eventi, è la scintilla che fa scoppiare la calda estate del paesino ligure in cui si ambienta la storia, che Giulio Iovine ci racconta avvicinandosi e poi ritraendosi dallə suə protagonistə come le onde del mare, permettendoci di entrare nella testa di Onoria, di spiare con lei Zanna dal buco della serratura del bagno, di vedere i due attraverso gli occhi del coro di villeggianti che li circondano, di sentire il brivido voyeuristico di chi è ossessionato dal dolore altrui.
Non la classica lettura da spiaggia, soprattutto se siete selacofobicə, ma quella da scegliere se volete una storia coinvolgente, in grado di suscitare dilemmi etici e profonda empatia (sì, anche nei confronti degli squali).
4.5 ⭐ Chi se lo immaginava che un librino così piccolo potesse contenere così tanto? Un breve romanzo surreale che parla di relazioni, dipendenze, cambiamento climatico e molto altro. Una storia estiva come non ne avevo mai lette, con due protagonisti che definirei indimenticabili. Letto tutto d'un fiato e costruito intorno a due delle ossessioni dell'autore: gli squali e Andrea Pazienza (parliamone!). Un esordio brillante che si legge benissimo e lascia dietro di sé parecchie riflessioni profonde e mai banali.
Ero in dubbio se questo romanzo mi sarebbe piaciuto perché prendo sempre un po’ con le pinze le voci narranti donna scritte da uomini, specie quando la narrazione verte sul tema del corpo e del desiderio, e invece sono rimasta colpita: Giulio Iovine scrive una (doppia) storia di formazione che pesca nel territorio di un fantastico estremamente verosimile (siamo proprio sicuri che gli squali non possano davvero trasformarsi in umani? I want to believe…) per parlare di pelle, vuoto emotivo, relazioni ed ecologia. Zanna e Onoria sono due pezzi di un complicato puzzle che non possono incastrarsi, ma che nello spazio di un estate ci provano: lui un ragazzetto appena diciottenne che non riesce a provare emozioni, che dallo Zanardi di Pazienza ha preso in prestito il vuoto emotivo che ha poi scoperto essere una gabbia, lei uno squalo femmina nel corpo di donna umana che deve portare a termine la sua gravidanza prima di tornare al mare, ritrovare la sua pelle coriacea e abbandonare questo stupido sacco di pelle umana che le fa sentire tutto con troppa intensità, dal piacere al dolore. Una storia d’amore ma anche di manipolazione affettiva e di critica ecologista nei confronti dell’inquinamento umano del mare che costringe gli squali ad abbandonarlo, Cartilagine è buffo, tenero e grottesco, decisamente una perla.
Ma che bella scoperta! Preso al salone del libro di quest’anno per caso e mi ha sorpreso positivamente. Libro che si divora in poche ore, un libro che parla di depressione, relazioni tossiche ed ecologia. Il finale mi è piaciuto molto! 4.5🌟
Sono tentata di dargli 5 stelle perché nell’assurdità di questo racconto non solo ho imparato tantissimo sugli squali bianchi, ma ho potuto riflettere su questioni ecologiche, sulla crudeltà umana, ma anche sull’importanza dei bei sentimenti. Si parla di relazioni tossiche, di depressione, di identità.
Non me la aspettavo tutta questa profondità, è stata una bellissima sorpresa!
“Quello che sto facendo, Orazio lo chiama uccidere per gioco; io preferisco chiamarlo: dare un messaggio.”
Ho avuto l’onore di dialogare con Giulio Iovine durante la presentazione di Cartilagine, per l’incontro con l’autore che si è tenuto presso la mia scuola.
Con questo sorprendente esordio, Giulio Iovine, ha vinto il Premio InediTO.
Il protagonista è Zanna, un diciottenne con due passioni: lo Zanardi di Pazienza (da cui prende il soprannome) e gli squali con i loro attacchi mortali. In vacanza al mare da solo conosce Onoria, un’affascinante cinquantenne incinta, che trova irresistibile.
Fra i due inizia una relazione complicata, ma Onoria nasconde un segreto straordinario: è una femmina di squalo costretta ad assumere sembianze umane per portare a termine la gravidanza. Non è l’unica della sua specie: a causa delle disastrose condizioni dei mari, sempre più esemplari risalgono in superficie per sopravvivere.
“Colpa dei tuoi conspecifici, caro Zanna, che mandano a rotoli gli equilibri del mio mondo. E non è un caso che così tanti tra noi scelgano di salire in superficie, e ci restino. Che te ne fai dell’orgoglio quando c’è la pelle di mezzo? Ma queste riflessioni non mi piacciono. Non mi piace quella sensazione aguzza sul retro della mia testa, quel sapore acido sul fondo della gola – la consapevolezza, accecante di notte come di giorno il sole, che al netto di tutte le mie pretese ho agito esattamente come tanti miei compagni: ho venduto il mio ruolo di regina dei mari per un pizzico di sicurezza in più.”
Giulio Iovine unisce tematiche apparentemente lontane (crescita personale, relazioni tossiche, crisi ambientale) con un’immaginazione ardita e una scrittura incisiva, creando un’opera ibrida, visionaria e profondamente contemporanea.
“Mica dico di sterminare i due-gambe, non potrei. Ma ecco, ricordargli che nel mare sono a casa nostra – che quando ci vanno, devono dare qualcosa in cambio: un arto, un loro caro, vent’anni di vita per lo spavento, o la vita proprio – ecco: che imparino a rispettare questo nostro regno. Che ci vengano in punta di piedi. Chi ha detto che per campare devono mangiare pesce? Hanno quelle loro bestie immonde, le mucche, le galline, le scrofe. Si nutrano di quelle. E di verdure, che gli fa anche bene. Questa fissazione per la pesca, oltre che dannosa per noi, per la loro sopravvivenza è del tutto inutile. Estrarre sangue blu dai limuli, strappare le aragoste alle loro tane, fare a pezzi i tonni sul tavolo dei banchi frigo – perché? Andare per barca, per nave, per sottomarino – perché? Hanno gli aerei adesso, quei giganti di metallo che volano ad altezze atroci, a velocità oscene. Possono andare da un capo all’altro del pianeta in meno di dodici ore! Vadano a farsi spiaccicare le oche sui finestrini e non scoccino i nostri mari. O se proprio ci tengono, sappiano che nei mari ci siamo noi.”
Un romanzo originale e audace, nel quale realtà e surrealtà si fondono, per investigare da un lato le relazioni manipolatorie e denunciare dall’altro lo stato di degrado delle acque mediterranee e globali.
Giulio Iovine sa essere esilarante ovunque: dal vivo e sulla pagina.
La cartilagine sta messa lì nel corpo a proteggere l’estremità delle ossa e pensate che lo squalo ha le ossa di cartilagine (che è diversa dalla nostra eh). Questo è il mio massimo apporto scientifico alla questione, quindi potete stoppare l’Aria sulla quarta corda di Bach che avete avviato all’inizio di queste parole, perché è finito il momento Superquark. Adesso inizia il momento pippone. All’inizio del libro, tipo fino a una cinquantina di pagine ho avuto una convinzione: è un libro sulla scoperta, sul mondo nuovo, sulla difesa della propria identità e sul senso di appartenenza, ma anche sull’adattabilità, sul disvelamento di lati di sé in rapporto agli altri che non credevamo possibili, sul cambiamento. Bello, bello e edificante. Poi all’improvviso ma neanche tanto mi si è strappata la bellezza davanti, deflagrando nella brutale identità umana. Le abitudini che perpetriamo stanno letteralmente distruggendo il mondo e Onoria, la donna-squalo protagonista arriva sulla costa denunciandolo. Non è mica l’unica, anzi! Tanti squali ormai vivono con gli uomini per scampare al disastro nel mondo marino; capite? Vanno a vivere con la causa del loro male. E cosa impara tra le tante cose Onoria dagli umani, insieme alla pizza, il costume da bagno, la doccia, il s3ss0 e Google? Impara che il consenso è giusto, ma alle volte non viene rispettato ed è normalizzato. Mantiene il suo lato vendicativo, che comunque è proprio pure della specie umana. Impara che mors tua vita mea, che il rispetto per gli altri può essere scavalcato dalla sua rabbia. Che la rabbia e la distruzione giustificano altra rabbia e distruzione. Che ogni strumento a disposizione può diventare utile per il proprio tornaconto. Quando il mese scorso si è tanto parlato di essere esseri umani, eccoli, alcuni degli esseri umani. Mica tutti eh, ma la romanticizzazione del concetto di essere umano è posticcia, noiosa. Che essere esseri umani sia la chiave della bontà, il pozzo di solidarietà da cui abbeverarsi quando tutto sembra crollare. Il mondo in fiamme mi suggerisce che questa definizione è una palla vera, forse comunque non è quello che ci voleva dire Giulio Iovine ma è quello che ci ho tirato fuori io. «Oooooohhhhhppiglia» diceva la mi nonna. Zanna, per contro, sì che è un essere umano dal cuore buono, ispirato però alla sua totale nemesi: Zanardi di Andrea Pazienza. Se quest’ultimo è vuoto, spietato e senza scrupoli, provate a pensare a Zanna che vi si ispira e che viene definito “c0gli0ne buono”. Ecco. Essere vuoti, amorali, freddi, sembra che sia l’ambizione dei nuovi adulti (pure la mia eh, che ogni tanto vorrei diventare un monolite asentimentale); dice Willie Peyote “dovresti dare meno ascolto ai sentimenti che non sono mai dei buoni investimenti” ma scoprirsi vuoti lascia l’ossigeno fuori e finiamo per sentirci persi, senza uno scopo e senza un orto da coltivare. Stiamo tutti qua, come le estremità delle ossa, a farci proteggere da questa cartilagine che cerchiamo di rinfoltire nella speranza che nessuno travalichi la nostra fortezza, che nessun sentimento ci tocchi più della nostra volontà, inscalfibili nella nostra durezza, ma forse anche consci del fatto che basta un movimento diverso per capire che se invece che proteggerci ci impegnassimo a sentirci cartilagine di squalo, riusciremmo ad ammortizzare le contingenze con un impatto più morbido, che il personaggio a cui facciamo riferimento non è detto che ci rispecchi, che essere bravi esseri umani è una scelta (ma lo è anche essere bravi squali).
Bella storia originale, scrittura disinvolta e incantatrice. Un esordio narrativo in bilico tra ambientazione locale nei paesini della Liguria e ampi temi generali, dall'amicizia, all'amore, alla maternità, ai turbamenti post-adolescenziali. L'autore disegna a mano libera e con fresca libertà i continui passaggi tra reale e fantastico, trascinandosi dietro il lettore sempre più disposto ad abboccare al suo amo. Sullo sfondo la presenza costante del mare, accogliente e potenzialmente pericoloso, tra squali e orche, dal quale possono emergere creature fantastiche che rievocano antichi miti marinareschi.
I protagonisti sono due, ma le lezioni di forza sono tante e tali da dimenticarsi la roba sul fuoco. A tratti rischiare la vita o toglierla sembra loro il meno rispetto a sopravvivere così, in uno dei due mondi o in entrambi. Ma, avendo amato fino in fondo, qualcosa rimane loro addosso. Non è poco.
4,5 ⭐️ che potrebbero essere serenamente 5. Ma cosa ho appena letto!!! Geniale, un esordio brillante, una prosa frizzante, una storia matta che tocca psicologia e ecologia. Mi ha totalmente assorbita. Complimenti a Giulio Iovine e grazie ad Accento edizioni per averlo portato sullo scaffale.
C’è qualcosa di profondamente affascinante in Cartilagine di Giulio Iovine: la capacità di trasformare una delle creature più temute dell’immaginario collettivo in un personaggio complesso, vulnerabile e sorprendentemente umano.
Onoria è uno squalo bianco che assume sembianze umane per vivere sulla terraferma. Potrebbe essere una semplice antagonista, una creatura animata dalla vendetta nei confronti di una specie che ha saccheggiato il mare e alterato gli equilibri naturali. Eppure Iovine sceglie una strada diversa. Onoria non è soltanto una predatrice: è una madre. È incinta, porta dentro di sé una nuova generazione e questo dettaglio cambia completamente la prospettiva del romanzo.
La sua rabbia non nasce soltanto dall’istinto o dall’odio, ma dalla paura di non avere più un mondo da lasciare ai propri figli. In questa scelta narrativa si nasconde una delle riflessioni più interessanti del libro: la crisi ambientale smette di essere un concetto astratto e diventa qualcosa di profondamente personale. Onoria combatte per sopravvivere, ma soprattutto per garantire un futuro a ciò che verrà dopo di lei.
Attraverso il rapporto con Zanardi, un ragazzo che fatica a trovare il proprio posto nel mondo, Cartilagine costruisce un dialogo continuo tra due solitudini diverse. Entrambi si sentono estranei, entrambi cercano una direzione e, pur appartenendo a mondi opposti, finiscono per riconoscersi nelle reciproche fragilità.
L’elemento weird e surreale non serve soltanto a stupire il lettore, ma diventa uno strumento per parlare di identità, appartenenza e responsabilità. Lo squalo, da mostro per eccellenza, si trasforma in una voce che costringe l’essere umano a guardare le conseguenze delle proprie azioni. E forse la domanda più inquietante che il romanzo pone non è se Onoria sia un mostro, ma chi lo sia davvero.
Con una scrittura che alterna ironia, malinconia e riflessione, Giulio Iovine firma un esordio originale e coraggioso, capace di unire racconto di formazione, critica ecologica e immaginario fantastico senza perdere mai di vista i suoi personaggi.
Un romanzo insolito e intelligente che utilizza il fantastico per raccontare le fragilità umane e il rapporto sempre più complesso tra l’uomo e il mondo che lo circonda.
📖 Zanardi è un ragazzo di diciotto anni appassionato di nuoto e squali con una famiglia praticamente assente. Come regalo per la maggiore età i genitori gli danno la possibilità di trascorrere l’estate da solo nella loro casa al mare. Il nome Zanardi viene dal personaggio creato da Andrea Pazienza
📖 Onoria è una signora sui cinquant’anni che trascorre l’estate nello stesso paesino dove Zanardi ha la casa al mare. È una signora avvenente (“m1lfona” come spesso viene definita nel libro) e Zanardi si invaghisce di lei. Ma ci sono due piccoli particolari: Onoria è incinta e… Onoria è un grande squalo bianco che può assumere le sembianze umane e ha deciso di portare a termine la gravidanza sulla terra ferma
📖 Onoria e Zanardi vivranno una incredibile storia di passione ma tutto ciò porterà a galla solo i loro difetti, facendo emergere la loro vera indole…
🖊️ Ho adorato questo libro per la sua trama sicuramente poco convenzionale e surreale. Con i suoi protagonisti apparentemente così distanti caratterialmente, ci mostra due facce della solitudine: Onoria prova un piacere perverso nel cibarsi degli uomini e del loro dolore ma è fondamentalmente sola e Zanardi ha un rapporto con la sua famiglia inesistente e le sue storie d’amore si tramutano in semplici conquiste sessuali
🖊️ Non posso raccontarvi altro del libro perché rischierei un grande spoiler ma, in appena 194 pagine, questo libro ci regala una splendida storia da leggere sotto l’ombrellone o a casa ma, per favore, non chiamatelo “lettura da ombrellone” perché è un libro che fa riflettere sulla natura dell’uomo e sul rapporto con la natura
👉 Il mio voto è 5⭐️/5 sia che amiate le favole moderne sia che voi siate alla ricerca di un libro intenso che faccia riflettere, questo è il libro che fa per voi: Consigliatissimo!!!