C’era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. Come «due ciottoli sott’acqua», i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un’ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. Poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. Era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell’esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata «per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo». Incuriosita dalle storie di quell’uomo misterioso e ammaliata dalla «forza strana» dell’uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. E durante il cammino – come narra Han Kang in questo racconto delicato e visionario, che ricorda una fiaba di Miyazaki – il mondo intero iniziò a mutare dentro e fuori di lei.
Librarian Note: There is more than one author by this name in the Goodreads database.
Han Kang ( 한강) was born in 1970 in South Korea. She is the author of The Vegetarian, winner of the International Booker Prize, as well as Human Acts, The White Book, Greek Lessons, and We Do Not Part. In 2024, she was awarded the Nobel Prize in Literature "for her intense poetic prose that confronts historical traumas and exposes the fragility of human life."
mi sono approcciata a questa lettura non consapevole del fatto che si tratti di una fiaba. è una fiaba, sì, ma come tutte le vere fiabe non è mai davvero per bambini.
la bambina che apre questo piccolo libro piange per tutto: per il vento, per un’ombra, per una melodia lontana. le sue lacrime non sono un eccesso, sono un linguaggio penetrante. e poi arriva un uomo, un collezionista di lacrime; figura quasi mitologica, sospesa tra il mercante e il traghettatore di anime.
da quel momento, la storia si apre come una scatola fragile: dentro non c’è una trama, ma un’esperienza. han kang costruisce un mondo in cui il dolore non è un errore da correggere, ma una materia preziosa da custodire. non si tratta di “guarire” dal pianto, ma di attraversarlo.
la prosa è lieve, quasi trasparente, ma è una trasparenza ingannevole: sotto scorre qualcosa di profondissimo. ogni frase sembra posata con cura rituale, come se anche il linguaggio dovesse rispettare il peso delle emozioni. non c’è mai eccesso, mai retorica, solo una precisione emotiva che taglia piano ma arriva in profondità.
leggerlo è un po’ come ascoltare qualcuno respirare nel buio.
e poi c’è quell’atmosfera sospesa, che ricorda davvero certe visioni di hayao miyazaki: creature strane, simboli leggeri, una realtà che si incrina senza mai rompersi del tutto, ma qui la magia non consola, illumina.
quello che resta, finita l’ultima pagina, non è tanto la storia quanto una sensazione precisa: che forse abbiamo passato troppo tempo a temere le nostre lacrime. han kang ci regala un messaggio radicale, rendendo questo libro universale e non una mera lettura per bambini: ogni pianto è una forma di conoscenza, che la fragilità non è il contrario della forza ma una sua versione più onesta, e che crescere non significa smettere di piangere ma imparare ad ascoltare il suono di ciò che dentro di noi si spezza.
un libro piccolo ma necessario, una fiaba che non addormenta, ma che sveglia.
Semplicemente emozionante nella sua brevità! Un piccolo libricino che assume i toni di una favola per bambini ci porta a esplorare le nostre emozioni attraverso le lacrime che, come è giusto ricordare, non sono segno di debolezza!
Han Kang ritorna in libreria oggi con “La scatola delle lacrime”, un intenso e delicato racconto breve, scritto pensando sia ai bambini sia agli adulti.
Si tratta di una fiaba moderna, illustrata con grande sensibilità da Bomroya, che affronta con straordinaria profondità emotiva il tema del dolore e del pianto.
La storia ruota intorno a una bambina che vive in un villaggio remoto tra le montagne e che piange tantissimo: i suoi grandi occhi scuri sembrano sempre sul punto di traboccare. Un giorno incontra un misterioso collezionista di lacrime che le offre una scatola magica in cui conservare il suo pianto, liberandola così dal peso del dolore. Ma cosa succede quando si smette di piangere? E cosa si perde insieme alle lacrime?
In un tempo reso così brutale dalle notizie di cronaca, la lettura di questa fiaba ci invita a non aver paura di piangere, perché reprimere le lacrime significa privarsi di una parte essenziale di sé.
“Non mi ero mai sentito così. Ne ho passate tante: cose dolorose, cose belle, cose per cui essere grato, momenti felici e difficili... Credevo di conoscerli fin troppo bene, e invece non li avevo mai vissuti appieno. È come... come aver lavato l’anima. Solo adesso mi rendo conto di quanta forza ho avuto, a superare tutto.”
Un testo breve ma potentissimo, che racchiude tutto l’universo poetico e morale di Han Kang: la compassione per la sofferenza altrui, la resistenza attraverso la memoria emotiva, la bellezza fragile dell’essere umani.
Un piccolo grande libro che conferma quanto Han Kang sappia parlare al cuore con semplicità e forza. Non dobbiamo aver paura di esternare i sentimenti
“«Hai visto quanti riflessi? Lacrime così piene di sentimenti non si trovano tutti i giorni». «Quindi non è la lacrima pura che cercavi?» chiese lei con un filo di voce, un po’ delusa e profondamente imbarazzata. «Be’, pura non significa vuota. La vera luce è solo quella che racchiude tutto il caldo e tutto il freddo, il chiarore più abbagliante e l’ombra più scura».”
«Mi racconti ancora delle lacrime pure?». Intanto, nel palmo dell'uomo, l'uccellino beccava dei chicchi di grano. «Sono le lacrime nate prima di tutte le lacrime del mondo». «Nate prima?». «Le ultime dopo che tutte le lacrime del mondo sono finite». «Dopo che sono finite? ». «Le lacrime che condensano tutte le lacrime del mondo». Le risposte diventavano sempre più enigmatiche. «Lacrime che basta sfiorarle perché anche il più gelido dei cuori inizi piano piano a sciogliersi».
5 ⭐️ Una parte di questa fiaba, come dice Han, arriva dalla visione di uno spettacolo in un teatro di Daehangno, il resto è tutta farina del suo sacco.
E come tutte le fiabe, inizio con… C’era una volta…una bambina che veniva chiamata lacrimona. Piangeva sempre, per le cose belle e per quelle brutte: per qualsiasi e nessuna ragione. Un giorno, un signore vestito tutto di nero arriva al villaggio in cerca di qualcuno che pianga lacrime speciali. Lui è un collezionista di lacrime da oltre vent’anni e, all’interno della sua borsa, ne aveva di ogni forma e dimensione e le vendeva in cambio di una polverina di euforia. Gli mancavano solo un tipo di lacrime: quelle pure. Pensava di trovarle dalla bambina che però da quel momento non pianse più. Decise di seguirlo nella sua avventura insieme all’uccellino Alba blu: sarà l’inizio di un cambiamento fuori e dentro di lei.
Questa breve storia mi fa pensare a quelle persone che faticano a piangere, che non hanno un cuore di pietra ma solo non riescono a far fuoriuscire le emozioni e allora dovrebbero comprare queste lacrime per poter piangere, anche di gioia, perché: le lacrime ti aiutano a lavare l’anima.
Infine, nel mondo che vorrei, mi piacerebbe che qualcuno scambiasse le mie lacrime con una polverina luminosa che dona un po di felicità e riso. Ne ho bisogno quasi sempre. Ma come sappiamo questa è solo una favola…
⭐⭐⭐⭐,5 Ho acquistato questo libricino senza aspettative, ma ammetto che il paragone con la filmografia di Miyazaki mi ha incuriosito e ora che ho terminato la lettura posso dire che è assolutamente azzeccato. Le premesse sono strane: una bimba di sei anni che segue un uomo tutto vestito di nero che le chiede se vuole vedere cosa ha nello zaino grida "P3D0F1L0!": ho dovuto zittire più di una volta la parte adulta e razionale per lasciare fluire la storia. Imbarazzante, forse, ma è andata così. Per fortuna, infatti, questa non è una di quelle fiabe in cui i lupi mangiano le bambine o le persone sono costrette a danzare sui carboni ardenti con scarpe di ferro. No, questa è una fiaba onirica, dolce, che parla al nostro cuore. E la lezione è, come disse Gandalf, che non tutte le lacrime sono un male. Anzi, nessuna lacrima lo è. Ogni lacrima testimonia ciò che abbiamo vissuto: cose belle, cose brutte, gioie, dolori, lutti, perdite... Questo libro ci sussurra che piangere non è segno di debolezza, che sfogare le proprie emozioni (in modo sano e genuino, s'intende) è necessario, se non si vuole soccombere. Ci dice che dobbiamo ascoltare ciò che queste lacrime ci comunicano, solo allora potremo crescere e fortificarci. Un mediometraggio o un lungometraggio tratto da questo racconto sarebbe meraviglioso. Se da piccolo/a ti hanno sempre o spesso intimato di non piangere o di smettere di piangere perché tanto "non serve a niente" o perché "piangere è da femminucce"... questo libro è per te 💙
possono essere infiniti i motivi per cui si piange e nessuno di essi va considerato assurdo o meno meritevole degli altri. piangere fa bene e non è nulla di cui vergognarsi, non bisogna mai scordarselo🩷
Una lettura che sembra arrivare da un altrove sospeso, come se Han Kang avesse aperto una piccola fenditura nel reale per far filtrare un sogno.
La storia si muove in modo onirico, scivolando attraverso le lacrime raccolte e i diversi modi di vivere la vulnerabilità e il dolore. Questo racconto è una vera e propria fiaba, nella quale tutto funziona attraverso piccolo magie quotidiane, come la possibilità di custodire ciò che ci spezza senza esserne travolti.
Nonostante sia un testo breve, risuona con il lettore e non si chiude mai davvero: resta lì, come una scatola appoggiata sul comodino, che ogni tanto viene voglia di aprire e consultare per sentirsi capiti.
Fiaba delicata e lancinante, esplorazione viscerale del dolore che si fa materia e silenzio. La scrittura dell'autrice coreana, sempre sospesa tra precisione e lirismo, scava nel profondo dell'esperienza umana, riuscendo a dare voce a quelle sofferenze che solitamente restano incastrate in gola. Leggere queste pagine significa immergersi in una dimensione dove il corpo diventa il diario fisico dei traumi e della memoria, dove ogni parola sembra pesata per riflettere la fragilità di esistenze segnate da una sofferenza, osservando come le lacrime possano trasformarsi in oggetti, in stanze dell'anima. Han Kang conferma ancora una volta capace di tradurre l’indicibile in una forma d’arte che guarisce proprio mentre ferisce.
Una bimba che piange e si commuove per qualsiasi cosa incontra un cercatore di lacrime, che raccoglie e conserva in una scatola. Una fiaba poetica e singolare.
La scatola delle lacrime di Han Kang è una storia piccola, che si risolve in poche pagine, è vero, ma piena di significato. Poetica quel tanto che basta per farti entrare in una dimensione fiabesca ... e contemplativa offrendo diversi livelli di lettura. Alla fine ti ritrovi a pensare all'arcobaleno delle tue lacrime, al non temere la fragilità.
Sapete, alcune persone hanno un'ombra che piange più di loro. Sono quelle cresciute sentendosi ripetere di continuo dagli altri, o da sé stesse: "Non piangere!" E avete presente quando ci si inumidiscono gli occhi e la vista si annebbia ma non esce nessuna lacrima? È perché la nostra ombra sta piangendo al posto nostro. Viceversa, ci sono persone che piangono mentre la loro ombra ha gli occhi asciutti, e quelle sono lacrime false.
Ho sempre pianto molto, specie da bambina. Si può dire che le lacrime sono state la mia vera lingua madre, e lo sono tutt'ora, nonostante le innumerevoli volte in cui mi sono state fatte pesare. Non è un mistero che la società non veda di buon occhio chi piange, soprattutto se lo fa spesso, a maggior ragione se in pubblico. Quasi tutti leggono nel pianto la sconfitta, senza capire il potere liberatorio delle lacrime. Salvifico, addirittura. Anche identitario, perché le lacrime raccontano chi siamo molto più di uno specchio.
Questa piccola fiaba scritta da Han Kang nel lontano 2008 mette bene in scena il ruolo del pianto, capace di rivelare tutti i colori che abbiamo dentro, come un prisma. E lo fa con una purezza, una semplicità e un'eleganza capaci di colmare il cuore di conforto, seppur nella sua brevità.
Aggiungo un piccolo aneddoto a conferma della teoria secondo la quale niente succede per caso, non quando si parla di libri perlomeno. La scatola delle lacrime è uscito un giorno in cui le lacrime mi hanno protetta da una situazione sgradevole. Era una giornata orribile, il ritorno di un viaggio breve che tuttavia mi era parso durare una settimana. Appena scesa dal treno, attraverso la stazione con un pensiero-certezza che mi frulla nella testa. "Sento che oggi è uscito un libro che potrebbe cancellare il ricordo di questa brutta giornata". Poco dopo ho scoperto, non senza sorpresa, di avere ragione: un post su Instagram annunciava l'uscita di una fiaba di Han Kang, proprio quel giorno.
Non so com'è nato quel pensiero, ma sono certa che anche le lacrime vengono dallo stesso luogo, quel posto in cui niente succede per caso.
this tale by Han Kang literally made my day. it's a delicate, sweet tale, with an almost ethereal, rarefied style, very different from the usual precise and surgical approach she uses in her novels.
it's a story that delicately explores loneliness and connecting with others. tears are the main protagonists, playing a connecting role between the little girl and the tear collector. truly beautiful (and i appreciated that she dedicated this little gem to the theater actor who inspired the tale).
+ i LOVED Bomroya's illustrations, i think i'll definitely go and get some of their work 🌼
"Sapete, alcune persone hanno un'ombra che piange più di loro. Sono guelle cresciute sentendosi ripetere di continuo dagli altri, o da sé stesse: "Non piangere!". E avete presente quando ci si inumudiscono gli occhi e la vista si annebbia ma non esce nessuna lacrima? È perché la nostra ombra sta piangendo al posto nostro. Viceversa, ci sono persone che piangono mentre la loro ombra ha gli occhi asciutti, e quelle sono lacrime false."
Questa fiaba mi tocca il cuore perché anche io sono una lacrimona. La prosa è di una delicatezza impalpabile e le descrizioni mi hanno portata dentro a un film di Miyazaki. Se volete farvi o regalare una coccola, questo è il libro giusto. Per persone sensibili.
«E in petto, dove prima c'era una specie di peso, ora sentiva una gran freschezza, come di una mentina forte che si scioglie in bocca. La bellezza commovente del mondo, la sua intensità, non erano cose nuove per lei, ma ora si rendeva conto con stupore che nel ritmo del mondo, in quella luce, c'era una gioia che non conosceva»
Il mondo ha bisogno di storie delicate. Capisco bene il perché di questa favola, forse più adatta agli adulti che non riescono a vedere come un bambino. Ho amato tanto.
Non riesco ad apprezzarlo quanto avrei voluto, la mia cinica vita da adulta non me lo permette Se in un futuro lontano avrò dei figli glielo farò leggere, magari loro si lascerebbero andare di più ad una lettura del genere
Una fiaba su come sentiamo troppo e, poi, ci costringiamo a sentire meno. Su come ci fortifichiamo per non soccombere, su quanto ci costa lasciar andare qualcosa o qualcuno che amiamo.
Imitation of life; La nonna Maria; Dissolve me; La solidarietà; Sbagliare; Turchina; La complicità con gli amici; Un altro giorno è andato; La perdita della speranza; La paura del cambiamento; I sogni infranti; Sentire che sto facendo qualcosa per me; L’imbarazzo; I love Radio Rock; La tristezza degli altri; Le canzoni dei Nomadi; L’uscita del libro del mio autore preferito; La paura della tristezza degli altri; Il timido ubriaco; Le doppie frecce in autostrada; Sentire l’amore; Le persone che piangono di gioia; L’ipocondria; Le speranze dei bambini; Dove si balla; K-PAX; La mia infanzia; Le persone che cantano insieme; I Vocal Blue Trains; L’amore per la mia famiglia; Strappati lungo i bordi; io; I matrimoni dei migliori amici; La rotonda di Capoliveri; Gli occhi della nonna Checca; Van gogh; Domani è un altro giorno; I conti alla rovescia; L’ingiustizia; L’Artemis II; One day; Realizzare che sono felice; Pensarmi a Copenaghen; Sentirmi coraggiosa; L’undicesimo Dottore; Viaggi e miraggi; La gratitudine
Da "piagnucolona" quale sono da che ho memoria, il titolo non poteva fare altro che attirarmi, rafforzando ulteriormente la chiamata anche grazie alla sua struttura e alla sua prosa fiabesca.
Un breve racconto di 68 pagine accompagnato da illustrazioni particolari e incantevoli, La Scatola delle Lacrime è sì una fiaba moderna che riesce bene a seguire il leitmotiv e l'essenza della fiaba (non scontato oggigiorno, purtroppo), e grazie a questo è adatta e rivolta sia ai più grandi che ai più piccoli.
Una lettura che si fa leggere tutta d'un fiato, ma che merita di essere fatta con calma, per assimilare bene quello che ci vuole raccontare e ricordare. Fulcro infatti sono le lacrime, la moltitudine delle loro sfaccettature, la preziosità di tutte queste e soprattutto l'importanza di non reprimerle - di non reprimere i propri sentimenti. Il racconto si sofferma anche sull'assenza delle lacrime e ci mostra come questa non significhi conseguentemente assenza di emozioni e sentimenti, ma piuttosto ci rivela l'incapacità di esprimerli agli altri - ma anche a noi stessi. Un invito dunque a riflettere e prestare più attenzione a ciò che proviamo, a comprenderlo e riuscire a dargli una forma per liberarlo, lasciare che si manifesti e che sia; un invito così a condividere le nostre lacrime e a riconoscere l'importanza e la forza dell'empatia.
Mi sono sentita molto affine alla piccola protagonista, che da quando viene al mondo piange spesso e pare piangere per ogni cosa, e che per questo viene chiamata Lacrimona o Fontanella; da bambina e da adulta che non è mai riuscita a reprimere le lacrime e che spesso veniva presa in giro e sminuita per questo, sono grata a questo racconto che riesce a rende a queste mie compagne di vita giustizia, rivelando quanto in realtà piangere e vivere i propri sentimenti renda più forti e consapevoli.
“Con La scatola delle lacrime, Han Kang torna in libreria con Adelphi Edizioni e sorprende con una fiaba delicata, diversa dal suo solito stile.
Come per ogni testo appartenente al genere, l’atmosfera irreale e sognante è resa dalla mancanza di elementi temporali certi e di riferimenti ai luoghi in cui la vicenda si svolge. Anche l'identità della dolcissima protagonista è incerta: “un nome ce l'aveva, ma tutti la chiamavano Lacrimona”. Il nomignolo deriva dall'accentuata tendenza della piccola al pianto, fin da quando aveva appena pochi mesi. Nonostante abbia una sfumatura negativa, l’appellativo si rivela perfetto per mettere in evidenza i temi centrali della fiaba: la sensibilità e l’empatia.
“Piangeva alla vista delle foglioline verdi appena spuntate che brillavano al sole nei primi giorni di primavera. Una volta aveva pianto tutto il pomeriggio per una libellula impigliata in una ragnatela e la sera, all’ora di addormentarsi, udendo il suono melodioso di un flauto che proveniva dall’altro versante della collina, aveva pianto in silenzio fino a inzuppare il cuscino. Piangeva fissando l'ombra lunga e sottile che si disegnava sul muro quando la madre, esausta a fine giornata, sedeva a riposare sulla sedia a dondolo. E piangeva tutte le volte che scorgeva i sei cuccioli della loro cagnetta, nati dopo un travaglio di dieci ore”.
Quando un misterioso signore, accompagnato da un regale uccello blu, le mostrerà una curiosa scatola nera e le farà compiere un viaggio insieme a lui, Lacrimona avrà la possibilità di comprendere finalmente il valore delle lacrime.
Seppur condensata in poche pagine, l’ultima opera di Han Kang contiene, secondo me, un messaggio universale molto potente: il binomio lacrime-fragilità non è sempre valido. Le lacrime sono espressione diretta della sensibilità di ognuno di noi, non bisogna vergognarsi di esprimere i propri sentimenti, perché sono quelli che ci rendono umani. Essere troppo sensibili nella società moderna può essere visto come un difetto, ma non lasciamo che il conformarsi al pensiero comune ci fagociti fino al punto da rinnegare la nostra natura!
a volte mi sento proprio come la protagonista "lacrimona" che non riesce a trattenere l'emozione anche nel vedere le cose più semplici. tutti la deridono e lei vorrebbe trattenere il pianto, ma farlo "fa male da spaccare il cuore". poi improvvisamente c'è qualcuno che apprezza e comprende quanto lei sia speciale e lì cambia tutto... quanto è bella la metafora delle ombre?? "Con gratitudine per le lacrime che, a volte, arrivano inaspettatamente a salvarci." ❤️