“Ecco ciò che è stata Gaza per cinquemila anni. E che, forse, sarà di nuovo, in un futuro lontano di cui nulla sappiamo. Quella storia è passata sotto le mie foglie, accanto al mio tronco. Quella storia l’ho scritta assieme ai miei antenati.”
C’è un albero a Gaza. Un antico sicomoro. Da quando ha messo radici ha visto uomini e donne in viaggio e in fuga, guerre e migrazioni. Ha imparato a riconoscere le lingue degli umani, a tradurre le loro parole e a sentire i loro brividi sulla corteccia. Ai piedi dell’albero c’è il bambino. È solo e stanco, arriva dal Nord di Gaza e sta scappando. L’albero gli racconta una lunga storia fatta di viaggiatori, carovane, profeti, mercanti e popoli che nei secoli hanno attraversato quella terra, il punto di passaggio tra Africa, Asia ed Europa. Dai magi diretti a Betlemme alla forza di Sansone che secondo la Bibbia strappò le porte della città, alle carovane che percorrevano la Via dell’Incenso fino al mare cariche di spezie e profumi. E poi la traversata delle due giraffe portate dall’Etiopia come dono per l’imperatore di Costantinopoli. Fino a giungere al presente, al genocidio e alla distruzione di Gaza. Il sicomoro ha visto tutto perché è sempre stato lì, custodisce questi cinquemila anni di storia e la memoria della sua terra. Perché le storie non scompaiono con le restano nelle radici, nelle parole e negli occhi di chi le ascolta. Finché qualcuno continuerà a raccontarle, e finché un bambino riuscirà a mettersi in salvo, Gaza non sarà mai cancellata per davvero.
Journalist, born in Rome in 1961, Paola Caridi is a founding member of the News Agency “Lettera22″ and is currently working for national and local Italian newspaper. PhD in History of International Relations, she is specialised on Middle East and Northern Africa region. Correspondent in Cairo (2001-2003), she is based since 2003 in Jerusalem. She published in 2007 “Arabi Invisibili” (Feltrinelli publishing house), Capalbio Price 2008. In 2009, she published Hamas (Feltrinelli publishing house).
The English version of Hamas. From Resistance to Government? has been published by PASSIA in East Jerusalem in February 2010. Seven Stories Press published in March, 2012, the American version of the book, updated and with an added chapter on the latest events.
In 2011, she edited and translated the Italian edition of Aswani’s book On the State of Egypt (AUC Press 2011).
In 2013 she published Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una Città Crudele (Feltrinelli). The American University in Cairo Press (AUC Press) published the English version in Summer 2017, as Jerusalem without God. Portrait of a Cruel City.
From 2008 she maintains invisiblearabs.com, a blog on Arab politics and pop culture.
She is a Knight of the Order of the Italian Solidarity’s Star, order chaired by the President of the Italian Republic.
Dalle parole del sicomoro narratore di questa struggente storia. Spero che troviate il coraggio di leggerla. “Respiro. È una parola che contieni interi mondi. Nafas, in arabo vuol dire respiro, vento, e pure anima. Il mare è la vera anima di Gaza. Perché nella sua storia c’è sempre stato, e ne ha modificato il percorso. Il mare è stato tante cose, a seco da dei tempi. È stata la ricchezza, l’arrivo delle carovane cariche di merci che venivano poi imbarcate verso i porti dell’Occidente. Ma attraverso l’acqua è arrivato anche chi nel 1948, durante la nakba, era stato cacciato dalle case belle dell’altro porto, Jaffa. Come conchiglie portare sul bagnasciuga dalle correnti del mondo, le storie del mare mettono insieme colori e forme diverse. Sulle spiagge di Gaza son passati i cavalli e le truppe di tutti gli eserciti più grandi, invincibili, spesso sanguinari. Dal mare, però, è arrivata al contrario la vita per i pescatori che hanno continuato a pescare anche quando il mare è stato praticamente chiuso dalle navi militari Israeliane. Impossibile andare al largo: pena essere presi di mira e uccisi. Ai palestinesi è così rimasta una striscia di mare, non soltanto una striscia di terra.”
Un libro che - attraverso lo sguardo di un antico sicomoro - richiama i colori e i luoghi di Gaza, dalla storia antica fino ai giorni nostri. La guerra stravolge il racconto ma ciò che rimane è una lunga distesa di sfumature che intreccia natura e orrore umano. Non si tratta di una storia che aggiunge informazioni su Gaza ma ne costituisce una sorta di instantanea leggera in cui riusciamo a calarci, anche solo un istante.