Ogni parola è una ha alle spalle le sue vicende, i suoi viaggi, le sue peripezie, le sue metamorfosi. E questo spiega il fascino che da sempre suscita l’ il racconto che cerca di risalire alle radici, svelando – delle parole – l’origine, i sensi stratificati nel tempo, le parentele nascoste. Proprio come succede nelle centocinquantotto storie di parole affidate qui a firme autorevoli e organizzate in sezioni dalla ricca e intramontabile eredità delle lingue classiche agli scambi con le altre grandi lingue di cultura; dalle parole nuove o legate a mode effimere a quelle antiche che nel frattempo sono uscite dall’uso; dai modi di dire alle voci oscure dei gerghi e delle terminologie tecniche. Dopo il fortunato "La vita delle parole" (2023), Giuseppe Antonelli torna con un nuovo libro destinato ad appagare il desiderio di chi ama e vuole conoscere meglio le parole dell’italiano.
Giuseppe Antonelli è professore ordinario di Storia della lingua italiana, collabora all’inserto «La Lettura» del «Corriere della Sera» e racconta storie di parole su Rai Tre.
Perché i pesci e i capelli sono rossi anche se hanno un colore più vicino all’arancione? Il motivo è che la parola “arancione” arrivò solo nel Medioevo. Restiamo ai capelli; nell’espressione “cercare il pelo nell’uovo”, quel “pelo” non si trova dentro l’uovo: il termine indica, per somiglianza, le fenditure di un guscio causate da rotture. Tra l’altro, fino a età moderna avanzata, ben pochi avrebbero usato la parola “causate”: semmai, si sarebbe detto “cagionate” (familiare allora, desueto oggi). Ancor più sorprendente è la sorte di “facile”: mai usata da Dante, Petrarca e Boccaccio, la parola soppiantò nel tempo l’allora comunissima “agevole”. Certo, la fine di alcuni costumi ha decretato il divorzio tra le parole e il loro significato originario (l’etimo): nell’antica Roma, il “candidato” aspirante a un pubblico ufficio era detto così perché indossava una toga bianca, “candida”. Alcune traslazioni di significato sono assai più recenti: “flipper”, in inglese “pinna”, indica il biliardino elettrico, per via delle alette che calciano la pallina metallica (un caso di “sineddoche”, cioè di una parte che indica il tutto). E però solo in Italia quel gioco è detto così: gli inglesi lo chiamano “pinball game/machine”. Se poi si vuol sapere cosa c’entra la cellula con lo smartphone – indizio: c’entra il telefono cellulare – o perché i sorci diventino “verdi”, oppure ancora perché le “antenne” da drizzare non sono quelle degli insetti: ecco, per sapere il significato e le vicende di queste e altre parole (ed espressioni) – che sono soglie per entrare in mondi fatti di storia e cultura – non perdetevi “Parola per parola. Etimi, storie e usi del lessico”, edito dal Mulino, curato da Giuseppe Antonelli. La valente schiera di linguisti che hanno redatto le numerose voci offre delle interpretazioni avvalorate da prove documentali o ipotesi ben ragionate, così da rendere il volume a prova di etimologie impressionistiche e frettolose.