Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all’orizzonte, l’intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo. Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città. Gli indizi si rincorrono tra le valli e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d’argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l’anima nascosta dell’Altovicentino, l’eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso.
Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima.
“Laguna Limes” è il mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia.
Umberto Matino è nato a Schio e vive a Padova. I suoi libri raccontano, nella forma letteraria del giallo e del noir, la storia del Veneto osservata da un punto di vista inconsueto e suggestivo, ponendo cioè al centro della narrazione il territorio dell’alto vicentino e la sua popolazione di antica origine alemanna, i cosiddetti Cimbri.
Nel 2007 ha esordito con La Valle dell’Orco, edito anche in Germania nel 2014. Nel 2011 ha pubblicato L’ultima Anguàna (Premio GialloLimone-Piemonte e Finalista al Premio Cortina), e con il terzo romanzo, Tutto è notte nera, del 2015, ha completato quella che è stata definita la trilogia cimbra.
Nel 2018 ha pubblicato I Rossi, un giallo che ha come riferimento storico, l’epopea dell’imprenditore vicentino Alessandro Rossi, il più importante industriale laniero dell’Italia dell’800.
Con il nuovo romanzo Giallo Palladio (2022) continua il racconto dei caratteri più significativi della società veneta, rivolgendo questa volta l’attenzione all’opera di Andrea Palladio, il grande architetto rinascimentale.
Accanto ai romanzi, Matino ha pubblicato anche, nel 2016, la Storia degli Uscocchi, libera trascrizione di un testo del XVII secolo che narra la lotta fra Venezia e gli Uscocchi, i feroci pirati dell’Adriatico; e nel 2019 Cimbri, vicende, cultura, folclore, una raccolta di brevi saggi divulgativi che raccontano la storia dei boscaioli tedeschi insediatisi, nel medioevo, a cavallo del confine tra il Veneto e il Trentino.
Tutte le sue opere sono edite da Edizioni Biblioteca dell’Immagine.
Lo “stravedamento veneziano” è il fenomeno grazie al quale, nelle limpide giornate invernali, si può vedere da lontano Venezia coronata dalle Dolomiti. È come se laguna e montagna si incontrassero in una visione straordinaria che è al contempo illusione ottica e segno di profonda unità.
Quello che Matino fa (e ha sempre fatto) è trovare il collegamento tra questi due mondi apparentemente distanti, anche se, per scoprirlo, deve risalire la corrente del tempo e tornare all’anno Mille o, in questo caso, al 1500 quando le popolazioni cimbre (i todesch) scesero a lavorare nelle montagne venete e vi si stabilirono.
L’intreccio noir unisce tre eventi delittuosi: due omicidi e un apparente suicidio, per raccontare, attraverso l’evoluzione dell’inchiesta, anche la convergenza e la successiva separazione tra diversi mondi, quello della montagna e quello della pianura. E lo fa irradiandosi da Venezia, che è il centro dell’indagine, alle montagne vicentine fino a spingersi alle più remote pianure polesane.
Uno scottante appalto, denominato Laguna Limes, è il filo che unisce le tre storie. Insieme a un territorio ricco e martoriato, diventato oggetto di spregiudicata speculazione.
Siamo lontani dalla cupezza e dalla tensione adrenalinica della Valle dell’Orco. Qui l’andamento è più pacato, la scrittura più piana, e il vero elemento di interesse e di coesione è la descrizione sociologica di un territorio, della mentalità di chi lo occupa e di chi impunemente lo sfrutta.
Il malaffare, poi, ha lo stesso odore di rancido dappertutto, ma bisogna ammettere che, nonostante la lentezza nel procedere delle indagini, la soluzione che Matino infine trova all’enigma ha un risvolto morale che consola.
3/4
(Molto interessante, con punte di sapido e amaro umorismo, ma non bisogna aspettarsi una avvincente trama gialla)
Un noir di ambientazione veneta che svela il lato oscuro di una regione da sempre votata al lavoro e alla produttività. Tra indagini e riferimenti alle antiche tradizioni dei Cimbri, le pagine di Matino affascinano profondamente il lettore.
Interessante indagine diacronica, tra le terre venete, ambientata nel1985. Peccato che l'autore spieghi troppo, come dice mia figlia. Pretende di spiegare come si viveva negli anni '80, invece di far vivere al lettore negli anni ottanta. Spiega ad esempio che c'era, di solito, un solo telefono in casa e non c'era intimità nelle telefonate : non serve spiegare, basta descrivere. Cerca poi di modernizzare alcuni comportamenti, come il fumare fuori della finestra o predisporre sedie in in giardino per i fumatori. Negli anni ottanta si fumava in casa, punto. Lo spriz è venuto dopo, non era ancora così alla moda. Insomma, bel libro, ma poteva essere stilisticamente migliore se non avesse strizzato l'occhio al conformismo attuale.