Giugno 1982: come potrebbe Norberto Melis non accettare l’invito del suo ex questore a passare un fine settimana in villa, sulla Costiera, tra lo splendore del Mediterraneo e le prelibate ricette della cucina partenopea? È un universo un po’ a sé, appartato, una piccola società dalla mondanità molto un universo dove non mancano le vecchie glorie e i mostri sacri di un tempo ormai trascorso, come la Divina cantante e il pianista del secolo. Ma l’idillio è guastato da un incidente che forse incidente non è, la morte di un turista che forse solo turista non era. E così, Melis, su richiesta del suo ex superiore, si trova costretto a prolungare una vacanza ormai tramutata in indagine.
Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bon (Milano, 1952), è uno scrittore e saggista italiano.
Consulente editoriale e docente universitario al master in editoria cartacea e multimediale all'Università di Bologna, con lo pseudonimo Hans Tuzzi - che è un personaggio del romanzo L'uomo senza qualità di Robert Musil - ha scritto romanzi e saggi, una serie di romanzi gialli ambientati a Milano con protagonista il commissario Norberto Melis e una serie di gialli storici con protagonista Neron Vukcic. Ha collaborato all’inserto culturale del Il Sole 24 Ore e al Corriere della Sera; pubblica sulla rivista Paragone.
Ho come l’impressione che i racconti contenuti nel volume Tre delitti un’estate (questo è il secondo) abbiano come comune denominatore la spocchia dei personaggi e l’esclusività dei contesti in cui essi si muovono. Di fatto, Tuzzi è bravissimo nel descrivere questo tipo di ambiente/società e a farne un ritratto crudo, a volte spietato. Cercherò conferme con il terzo racconto, prossimamente.
Intanto questo: alla fine di un convegno ministeriale, due morti violente scuotono il fine settimana di alcuni personaggi che si ritrovano ospiti in una villa sulla splendida costiera napoletana: mare, sole, cielo azzurro, il Vesuvio sullo sfondo da una parte, dall’altra in lontananza Capri, e come contorno i profumi e i colori delle piante e dei fiori, i sapori e gli odori della cucina partenopea. Descrizioni un po’ saccenti, ma molto efficaci. L’intreccio poliziesco però è blando, il movente, che ha radici nel passato, è labile, al colpevole ci si può arrivare. Peccato perché la scrittura è come al solito impeccabile, ma la prolissità degli argomenti di conversazione non mi ha entusiasmata; le ultime battute del racconto evocano musica, languore e poesia, un piacere negato nelle altre pagine. Onestamente mi aspettavo qualcosa di più valido.
Piacevole romanzo giallo di non molte pretese letterarie con ambientazione azzeccata e personaggi non originalissimi ma piacevoli. Qualche sforzo in piu' sui personaggi e sulla trama gialla uniti a qualche colpo di freno al citazionismo avrebbero fatto lievitare il tutto.
Giugno 1982. Melis è a Napoli insieme al fido D'Aiuto per partecipare a un convegno ministeriale. Trattenuto da un invito che non può rifiutare, si ritrova ospite nella villa in costiera del suo ex questore, tra giardini di limoncelli e panorami mozzafiato. Potrebbe essere un weekend di tutto relax e luculliani menù partenopei, allietati da serate con illustri musicisti ormai in pensione, ma ovviamente ci scappa il morto e Melis e D'Aiuto si ritrovano coinvolti nelle indagini. Dissertazioni culturali durante le cene organizzate da sua Eccellenza e chiacchiere tipiche della quotidianità con chi lavora e frequenta la villa svelano ai due investigatori il movente e da lì dedurre occasione e modo del delitto è un passaggio naturale. Ma più che l'indagine affascina il microcosmo di personaggi che animano questo romanzo, dalla diva snob e distante all'impareggiabile cuoca, dall'albergatore nobile decaduto ai popolani cugini factotum. La storia resta avvincente anche quando il ritmo rallenta, quasi volesse farci partecipe del caldo soffocante della costiera o per condividere paesaggi dove la luce acceca e l'azzurro sembra irreale. Più che un giallo, un'istantanea venata di nostalgia di tempi che furono, ricordati con tratti gentili e rispettosi.
E’ il primo libro che leggo di Tuzzi sulle vicende del vicequestore Melis e devo ricredermi sulle impressioni avute all’i- nizio del racconto. Parte un pochino lento sia come trama che come personaggi però si riscatta ampiamente con lo svolgersi dei fatti e con la descrizione sia delle persone coinvolte che dei luoghi in cui avvengono i fatti e i misfatti. L’autore è capace di tenere con il fiato sospeso il lettore fino alla fine del libro, mai noioso e con quel pizzico di carattere che non guasta in un bel giallo italiano, fino a giungere ad un epilogo per niente scontato
La dolente malinconia di stelle dell'opera ormai tramontate, l'estate dolce e profumata sulla Costiera napoletana: sfondo perfetto per un crimine quasi in punta di piedi, da pomeriggio assonnato dopo un lauto pranzo a base di pesce, naturalmente. Citazioni culturali pesantemente insistite a parte, esempio di giallo classicamente all'italiana, dove i caratteri riflettono la loro origine geografica.
E le persone tipiche, ahhhh: me le disegno davanti dall’aspetto tarchiato e sovrappeso ma curate, eleganti e soprattutto genuine. Si esprimono con cadenze marcatamente dialettali ma che ci volete fare, è il bello del tipicamente caratteristico personaggio meridionale e ci sta. Ora questo mi sembra l’obiettivo del romanzo e del romanziere in Casta diva, almeno ciò colgo.
.......la costiera amalfitana con i suoi segreti Secondo libro per me di Hans Tuzzi, sicuramente più bello, più scorrevole e più facile di lettura di "Un enigma dal passato". Di questo libro ho apprezzato molto l'ambientazione, i personaggi "colorati"e la trama abbastanza avvincente. Tuzzi ha di suo questo modo "erudito" di scrivere e spesso si perde in considerazioni che poco hanno a che fare con l'inchiesta in corso e secondo me annoiano un po il lettore.