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L'Ammiraglio
Storia di un viaggio, di una visione, di un sogno, di un incubo che proietta la sua ombra fino a noi. Giosuè Calaciura racconta il marinaio che ha cambiato il mondo.
211 pages, Kindle Edition
Published April 28, 2026
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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
August 21, 2026
Una prodezza che tutti conosciamo nel suo lato più glorioso, ma che raramente viene raccontata per ciò che è stata davvero. L’ammiraglio sceglie il punto di vista dei marinai e, osservata dal basso, la più grande delle scoperte perde tutta la sua poesia. La Storia parla sempre del risultato, mai di ciò che è stato sacrificato per raggiungerlo né di quello che è accaduto dopo. Molti di quegli uomini furono costretti a imbarcarsi in un viaggio che sembrava il vaneggiamento di un folle, cercando di sopravvivere lontano da tutto ciò che conoscevano.
Calaciura racconta così la scoperta anche come una contaminazione: un mondo nuovo raggiunto e immediatamente ferito dalla cattiveria di quello vecchio. Il libro offre un punto di vista nuovo e sincero, accompagnato da un linguaggio che a volte sembra quasi un ossimoro: talmente poetico e ricercato da stonare con la bassezza dei personaggi che lo utilizzano. Un contrasto straniante che, però, rende il racconto ancora più potente.
Calaciura racconta così la scoperta anche come una contaminazione: un mondo nuovo raggiunto e immediatamente ferito dalla cattiveria di quello vecchio. Il libro offre un punto di vista nuovo e sincero, accompagnato da un linguaggio che a volte sembra quasi un ossimoro: talmente poetico e ricercato da stonare con la bassezza dei personaggi che lo utilizzano. Un contrasto straniante che, però, rende il racconto ancora più potente.
July 7, 2026
All’Ammiraglio avevano concesso quel “don prima del cognome”, lui che non veniva da una famiglia blasonata. Da povero marinaio, ora era un pirata: “Era stato nominato Ammiraglio non per la perizia in navigazione che pure aveva, ma soprattutto per l’affabulazione della sua dialettica.”
La scrittura dell’autore ci immerge, come un soffio caldo di vento del Sud, nelle atmosfere marittime con toni epici.
“Erano i presagi che annunciavano la fine del nostro mondo.”
Intanto proseguivano i preparativi per l’organizzazione del viaggio verso le Indie. Quando tutto fu pronto, venne il prete a benedire le imbarcazioni: la Santa Maria, la Pinta e la Nina. Avrete capito che l’Ammiraglio altri non è che Cristoforo Colombo.
La più malridotta era la Pinta che, già tra le isole Canarie, arrancava. Ma quando le caravelle presero il largo e le isole erano sempre più lontane: ”Tutti provammo lo sgomento dell’Oceano che da quel momento non aveva altri confini.Confesso che anch’io ho pianto.”La voce narrante è quella del carpentiere Alonso Morales.
A differenza dell’Ammiraglio che si basava su calcoli scientifici, i marinai, avvezzi a solcare i mari, avvertivano “l’odore della disgrazia.” Lui, invece, non si faceva incantare dalle superstizioni e dai riti propiziatori; era un fervente cattolico che conosceva a memoria il Vecchio e il Nuovo Testamento. Era un uomo di chiesa, un marinaio del passato, un appassionato grafomane. Scriveva gli accadimenti della giornata sul giornale di bordo e lettere esaustive alla Sovrana, Isabella di Castiglia.
Pensando, erroneamente, di aver raggiunto le Indie, l’Ammiraglio impose ai nativi di quei luoghi il nome di “Indiani”. Gli indigeni sembravano bambini, nudi e felici, nel loro eden primitivo. Erano estremamente generosi e incuriositi da ogni più piccola novità. Ma gli Spagnoli cercavano l’oro, erano giunti fin lì per arricchirsi. L’Ammiraglio reputò che fosse stato semplice convertire quei selvaggi al cattolicesimo, dato che non avevano alcuna credenza. Non solo gli Indios, gli stessi Spagnoli iniziarono a morire di fame, mentre l’Ammiraglio era in preda al suo delirio di onnipotenza.
Quella di Giosuè Calaciura è una scrittura aulica che ammalia come il canto delle sirene. Inoltre, l’autore mi ha permesso di mutare la mia prospettiva sulla figura di Colombo che, confesso, conoscevo molto poco. Un romanzo toccante e, per certi versi, sconcertante.
La scrittura dell’autore ci immerge, come un soffio caldo di vento del Sud, nelle atmosfere marittime con toni epici.
“Erano i presagi che annunciavano la fine del nostro mondo.”
Intanto proseguivano i preparativi per l’organizzazione del viaggio verso le Indie. Quando tutto fu pronto, venne il prete a benedire le imbarcazioni: la Santa Maria, la Pinta e la Nina. Avrete capito che l’Ammiraglio altri non è che Cristoforo Colombo.
La più malridotta era la Pinta che, già tra le isole Canarie, arrancava. Ma quando le caravelle presero il largo e le isole erano sempre più lontane: ”Tutti provammo lo sgomento dell’Oceano che da quel momento non aveva altri confini.Confesso che anch’io ho pianto.”La voce narrante è quella del carpentiere Alonso Morales.
A differenza dell’Ammiraglio che si basava su calcoli scientifici, i marinai, avvezzi a solcare i mari, avvertivano “l’odore della disgrazia.” Lui, invece, non si faceva incantare dalle superstizioni e dai riti propiziatori; era un fervente cattolico che conosceva a memoria il Vecchio e il Nuovo Testamento. Era un uomo di chiesa, un marinaio del passato, un appassionato grafomane. Scriveva gli accadimenti della giornata sul giornale di bordo e lettere esaustive alla Sovrana, Isabella di Castiglia.
Pensando, erroneamente, di aver raggiunto le Indie, l’Ammiraglio impose ai nativi di quei luoghi il nome di “Indiani”. Gli indigeni sembravano bambini, nudi e felici, nel loro eden primitivo. Erano estremamente generosi e incuriositi da ogni più piccola novità. Ma gli Spagnoli cercavano l’oro, erano giunti fin lì per arricchirsi. L’Ammiraglio reputò che fosse stato semplice convertire quei selvaggi al cattolicesimo, dato che non avevano alcuna credenza. Non solo gli Indios, gli stessi Spagnoli iniziarono a morire di fame, mentre l’Ammiraglio era in preda al suo delirio di onnipotenza.
Quella di Giosuè Calaciura è una scrittura aulica che ammalia come il canto delle sirene. Inoltre, l’autore mi ha permesso di mutare la mia prospettiva sulla figura di Colombo che, confesso, conoscevo molto poco. Un romanzo toccante e, per certi versi, sconcertante.
August 17, 2026
Le follie, i deliri e la smania di ricchezza (unico vero motore del viaggio) dei potenti contro la quotidiana illusione fatale, accompagnata da promesse irrealizzabili, dei meno abbienti.
L’approdo del Male e della Morte ancora prima, o comunque contemporaneamente, allo sbarco dei coloni.
La religione come primo strumento di conversione e addolcimento di civiltà sconosciute.
L’ammutinamento e le rivolte dei riottosi ormai stremati dalla fame e in preda a deliri di allucinazione.
1492 o 2026?
Libro molto coinvolgente, non complesso ma che sicuramente dà da pensare.
L’approdo del Male e della Morte ancora prima, o comunque contemporaneamente, allo sbarco dei coloni.
La religione come primo strumento di conversione e addolcimento di civiltà sconosciute.
L’ammutinamento e le rivolte dei riottosi ormai stremati dalla fame e in preda a deliri di allucinazione.
1492 o 2026?
Libro molto coinvolgente, non complesso ma che sicuramente dà da pensare.
August 17, 2026
Quello che posso dire per riassumere l’impressione che mi ha fatto questo libro è… che gran confusione.
Marinai che si esprimono come dotti letterati e centinaia di parole spese attorno a ogni più piccolo concetto, portato così tanto allo sfinimento da non indurre empatia o curiosità ma distrazione e sonnolenza.
Un esercizio di stile più che un romanzo. Non è il mio libro, indubbiamente.
Marinai che si esprimono come dotti letterati e centinaia di parole spese attorno a ogni più piccolo concetto, portato così tanto allo sfinimento da non indurre empatia o curiosità ma distrazione e sonnolenza.
Un esercizio di stile più che un romanzo. Non è il mio libro, indubbiamente.
September 2, 2026
Storia del viaggio di Cristoforo Colombo e della scoperta dell'america vista dal punto di vista dei suoi marinai, con il lungo viaggio verso l'ignoto, la scoperta e le prime devastazioni
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