Storia di un viaggio, di una visione, di un sogno, di un incubo che proietta la sua ombra fino a noi. Giosuè Calaciura racconta il marinaio che ha cambiato il mondo.
All’Ammiraglio avevano concesso quel “don prima del cognome”, lui che non veniva da una famiglia blasonata. Da povero marinaio, ora era un pirata: “Era stato nominato Ammiraglio non per la perizia in navigazione che pure aveva, ma soprattutto per l’affabulazione della sua dialettica.” La scrittura dell’autore ci immerge, come un soffio caldo di vento del Sud, nelle atmosfere marittime con toni epici. “Erano i presagi che annunciavano la fine del nostro mondo.” Intanto proseguivano i preparativi per l’organizzazione del viaggio verso le Indie. Quando tutto fu pronto, venne il prete a benedire le imbarcazioni: la Santa Maria, la Pinta e la Nina. Avrete capito che l’Ammiraglio altri non è che Cristoforo Colombo. La più malridotta era la Pinta che, già tra le isole Canarie, arrancava. Ma quando le caravelle presero il largo e le isole erano sempre più lontane: ”Tutti provammo lo sgomento dell’Oceano che da quel momento non aveva altri confini.Confesso che anch’io ho pianto.”La voce narrante è quella del carpentiere Alonso Morales. A differenza dell’Ammiraglio che si basava su calcoli scientifici, i marinai, avvezzi a solcare i mari, avvertivano “l’odore della disgrazia.” Lui, invece, non si faceva incantare dalle superstizioni e dai riti propiziatori; era un fervente cattolico che conosceva a memoria il Vecchio e il Nuovo Testamento. Era un uomo di chiesa, un marinaio del passato, un appassionato grafomane. Scriveva gli accadimenti della giornata sul giornale di bordo e lettere esaustive alla Sovrana, Isabella di Castiglia. Pensando, erroneamente, di aver raggiunto le Indie, l’Ammiraglio impose ai nativi di quei luoghi il nome di “Indiani”. Gli indigeni sembravano bambini, nudi e felici, nel loro eden primitivo. Erano estremamente generosi e incuriositi da ogni più piccola novità. Ma gli Spagnoli cercavano l’oro, erano giunti fin lì per arricchirsi. L’Ammiraglio reputò che fosse stato semplice convertire quei selvaggi al cattolicesimo, dato che non avevano alcuna credenza. Non solo gli Indios, gli stessi Spagnoli iniziarono a morire di fame, mentre l’Ammiraglio era in preda al suo delirio di onnipotenza. Quella di Giosuè Calaciura è una scrittura aulica che ammalia come il canto delle sirene. Inoltre, l’autore mi ha permesso di mutare la mia prospettiva sulla figura di Colombo che, confesso, conoscevo molto poco. Un romanzo toccante e, per certi versi, sconcertante.