Giulia e Selene non sono due bambine qualunque, nella Roma del I secolo avanti Cristo. La prima è l'unica figlia di Ottaviano Augusto, l'uomo che il popolo romano considera un Dio; la seconda è figlia dell'amore scandaloso tra Marco Antonio e Cleopatra. Quando la coppia, sconfitta da Ottaviano ad Azio, si toglie la vita, Selene e il suo fratello gemello vengono condotti a Roma e fatti sfilare come bottino di guerra nel corteo trionfale. È lì che Giulia vede Selene per la prima volta, e ne rimane profondamente colpita: i lunghi capelli scuri sciolti sulle spalle e il portamento fiero, nonostante a soli dieci anni abbia già perso tutto. Ottaviano, in un atto di clemenza, decide di accogliere i gemelli nella sua domus. E in quella dimora, già affollata di fratellastri e cugini di tutte le età, Giulia riesce a fare breccia nei silenzi di Selene, conquistando lentamente la sua fiducia. All'ombra dell'antico odio tra i padri, nasce un'amicizia inattesa e tenace, che cresce, cambia, si incrina e si ricuce continuamente. Sono diversissime in tutto: Selene ha ereditato il fascino della madre e ha un'indole malinconica e riflessiva; Giulia è impetuosa, capace di rivaleggiare coi maschi e di sfidare le regole. Intorno a loro, una vera e propria famiglia allargata percorsa da tensioni sotterranee, amori che non si possono dire - come quello tra Giulia e Iullo, l'unico figlio maschio di Antonio risparmiato da Ottaviano - e unioni dettate da logiche di potere, come il matrimonio a cui lei stessa verrà destinata per dare un erede a suo padre, l'Augusto. Fuori dalla domus, una Roma splendida che attraversa la sua "età dell'oro", celebrata dai poeti e dalla propaganda, apparentemente in pace ma in realtà minacciata da intrighi e congiure. Alternando il racconto principale con il silenzio e la solitudine dell'esilio di Giulia a Ventotene, Le bambine di Roma segue le protagoniste fino alla soglia dell'età adulta, accompagnandole nei primi grandi mutamenti che sconvolgono e dividono le loro vite e i mondi - Occidente e Oriente - di cui sono figlie.
Ho partecipato alla presentazione del nuovo libro di Emanuela Fontana e la storia mi ha da subito incuriosita.
Il romanzo si apre nella Roma dell’incertezza politica tra Ottaviano e Marco Antonio ed è ambientato negli ultimi decenni della Repubblica romana e agli albori dell’Impero di Augusto.
La storia è narrata attraverso lo sguardo di Giulia, figlia di Ottaviano, che cresce nella domus imperiale tra tensioni familiari, guerre e intrighi politici. Al centro c’è l’amicizia tra Giulia e Selene (figlia di Cleopatra e Marco Antonio), due bambine-pedine di grandi strategie di potere provenienti da mondi diversi.
“«Vederti ferita mi fa soffrire e io non posso soffrire per te» risponde Selene, parlando più veloce del solito. «Ho solo te per essere difesa. Quando ti vedo debole mi viene paura.» Tutta la forza che Giulia pensava di aver perduto torna ad abitarla all’improvviso. «Io non sarò mai debole» le promette, e intanto le viene da piangere, perché la commuovono la fragilità di Selene e il coraggio che le scorre di nuovo nel corpo.”
Il libro segue la loro crescita, matrimoni combinati, lutti e il passaggio all’età adulta, alternando il piano dell’infanzia/giovinezza con quello di Giulia adulta esiliata a Pandataria, dove ripercorre i ricordi.
«Rinasci sempre, Selene. Non vivere rinchiusa in una stanza perché hai perso l’amore e hai perso una figlia. Io sono come te, siamo sorelle anche nel silenzio. Afferra il tuo istante.»
È un romanzo che racconta la Storia attraverso chi la subisce più che attraverso chi la determina.
“Vis nascendi. Forza di nascere. Me le ha insegnate l’amore che non mi ha abbandonata per tutta la vita, finché l’odio e il fuoco me l’hanno portato via. E tu mi diresti: come si può avere forza di nascere se la nascita non dipende da noi, è un atto di natura? «Se vuoi vedere il sole che sorge, devi sederti a destra» dice il comandante della nave su cui viaggeranno.”
Cosa significa crescere all'ombra del potere più grande del mondo? C’è una Roma che non leggiamo sempre nei libri di storia. È la Roma vista con gli occhi di chi, pur vivendo nel cuore della gloria, è prigioniero del proprio nome. In "Le bambine di Roma", Emanuela Fontana ci porta nel 34 a.C., sul colle Palatino, dentro una casa affollata di bambini che il destino ha reso fratelli e rivali. Al centro di tutto c'è Giulia, l'unica figlia di Ottaviano Augusto: una bambina ribelle che "vuole mangiare il cielo di Roma" e che non ha paura di fissare il sole. Ma Giulia non è sola. Accanto a lei c’è Cleopatra Selene, la figlia di Marco Antonio e Cleopatra, portata a Roma come trofeo di guerra dopo la caduta dell'Egitto. Due bambine agli antipodi, unite da un patto silenzioso: essere diverse dai loro padri. Dalle corse mozzafiato nel Circo Massimo alle notti silenziose in esilio sull'isola di Pandataria, questo romanzo ci racconta la fragilità e il coraggio di donne destinate a essere pedine politiche, ma capaci di sogni che nessuna legge imperiale può spegnere. "Roma mi potrà esaltare, ma anche distruggere."
Un romanzo davvero bellissimo, capace di farci entrare nella psicologia di Giulia Maggiore come pochi altri libri dedicati a questo personaggio storico. È una lettura che si distingue nettamente dagli altri romanzi sullo stesso argomento. Ho apprezzato molto il taglio che l’autrice ha scelto di dare alla storia, arricchendola con personaggi come Selene, figlia di Cleopatra e Marco Antonio, e mostrando la sua vita alla corte di Augusto. È un punto di vista originale che rende la narrazione ancora più interessante. Mi è piaciuto anche il modo in cui emerge l’abilità politica di Augusto, capace di fare della clemenza (già adottata dal suo illustre predecessore) uno dei cardini della propria strategia di governo. Nel complesso è un romanzo piacevole, ben scritto e coinvolgente, che consiglio a chi ama la narrativa storica e desidera conoscere più da vicino una delle figure femminili più affascinanti dell’età augustea.