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Rivendicare l'arte nell'epoca dell'artificio

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176 pages, Kindle Edition

Published May 1, 2026

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J.F. Martel

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Profile Image for Nephelibata.
168 reviews7 followers
May 10, 2026
Arte è il nome che abbiamo dato alla risposta primordiale dell'umanità al mistero dell'esistenza.

In questo lucidissimo saggio, Martel, voce sonante nel panorama filosofico attuale, costruisce un manifesto di cui ognuno di noi dovrebbe fare un monito: salvare l'arte dall'artificio; proteggere le manifestazioni estetiche, che per loro stessa natura sono tentativi di liberare l'ignoto, il misterioso, l'ambiguo, e dunque la parte più vera e perturbante della vita, dall'ingerenza della finta arte, ossia dell'arte piegata dalle forze politiche, economiche e culturali che cercano di manipolare e indirizzare il nostro rapporto con essa, riducendola a mero intrattenimento precostituito e finalizzato al preciso scopo di farci produrre giudizi guidati.
Se l'arte ci vuole svegliare, illuminando gli angoli bui e le crepe della nostra esistenza (e natura) per farci sviluppare una visione autentica e soggettiva del Reale, l'artificio ha un unico scopo: manipolare la nostra esperienza estetica della vita. Come? Una delle strategie più comuni, utilizzata dai prodotti di consumo mainstream - tra tutti, il più emblematico è Avatar - è usare la bellezza dell'ordine e dell'armonia, utilizzare immagini e concetti noti e facilmente riconoscibili al fine di rassicurarci e scatenare in noi reazioni prevedibili, giudizi già fabbricati da qualcun altro.

L'appello di Martel per contrastare tale fenomeno si muove in due direzioni: verso gli artisti, affinché ritrovino una dimensione idiologica, personale, all'interno della quale dare vita alla propria arte; ripristinare quella connesione con la sacra follia dell'immaginazione. Dall'altra, Martel si rivolge a tutta l'umanità. Ogni essere umano, in quanto creatore di esperienze estetiche, nel corso della propria vita è a tutti gli effetti un artista. Abbracciare pienamente la propria natura, sentirla, significa dunque essere disposti a lasciarsi stupire dal nuovo, dal diverso, da ciò che ci spaventa e ci angoscia. Solo così possiamo salvaguardarci dalla deriva spersonalizzante e artificiale nella quale stiamo sprofondando, come popoli e come specie.
Martel attualizza il suo discorso, parlando di intelligenza artificiale e social network come strumenti per eccellenza dell'artificio, in quanto non fanno altro che connetterci con una dimensione costruita, e dunque parziale e aliena, della realtà.
Il solo modo per arrestare questa deriva è ripartire dal sé; il vero cambiamento, sostiene infatti Martel, che abbia una risonanza di massa deve partire dal singolo: è con il ritorno all'importanza dell'individualità - e non individualismo - dell'esperienza personale come visione autentica, alla centralità della sensibilità, che si può recuperare un rapporto sano con la natura e immaginare un futuro da costruire.

In tempi cupi come questi, dove la vita sembra essersi trasformata in una gigantesca nube tossica che minaccia di soffocarci da un momento all'altro, questo saggio rappresenta una vera e propria boccata d'aria. Al di là della sua potenza filosofica, ho apprezzato moltissimo gli innumerevoli spunti di approfondimento, rimandi ad altre opere (saggi, teorie filosofiche, film, libri, racconti, documentari), che ho visto come un tentativo di aprire gli orizzonti di gusto del lettore verso nuove esperienze, più complete, più vere. Di ripristinare quella sana meraviglia di fronte al lato nascosto della vita, che solo l'arte sa simboleggiare così bene, che ci rende davvero umani.

Quasi chiunque in passato è stato meravigliato da almeno un'opera d'arte, anche se per qualcuno può essere successo solo in gioventù, prima che il mondo gli allacciasse addosso la corazza di responsabilità adulta che soffoca qualsiasi sogno.
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