Michela Mosca è un'autrice italiana, specializzata in opere perturbanti e romanzi storici. Tra i suoi lavori più popolari, il distopico Egofobia (Nua Edizioni). Ha preso parte alle seguenti antologie: Kafkapunk e Liminalia (Plutonia Publications), Notte Horror 80 (Acheron Books) Folies Alcooliques, Notte Horror 90 (Acheron Books).
Da tanti anni preferisco leggere romanzi storici, soprattutto se viene raccontata la vita quotidiana del popolo e mi piace che siano ambientati in Europa.
'Il destino di una segnaressa' l'ho comprato in anteprima al Salone del libro ed è stata una lettura che mi ha presa dalla prima pagina. Bellissimo. Non trovo altre parole. Complimenti all'autrice, che è stata capace di farmi emozionare e 'parlare, arrabbiarmi, lottare' con Agnese.
Ho amato questo libro, mi ha coinvolto profondamente e ho adorato la sua protagonista. L’accuratezza storica è pregevole, la storia emozionante, dolorosa e vivida. Ho provato un grande affetto per la protagonista, e le ultime pagine mi hanno trovata in lacrime, eppure piena di speranza. È un libro che non dimenticherò facilmente.
Una gran bella storia, ben scritta, sulle accuse di stregoneria nelle campagne venete. Si percepiscono la ricerca storica e la competenza dell'autrice. Ho apprezzato soprattutto la capacità di descrivere sentimenti ed emozioni. Mi sono bevuta questa storia in pochissimi giorni perchè era proprio nelle mie corde.
•Se siete alla ricerca di una storia intrisa di folklore, erbe essiccate, saperi antichi e superstizioni che odorano di terra e fumo, Il destino di una segnaressa di Michela Mosca potrebbe fare al caso vostro.
🌿Ambientato nel Polesine di fine Cinquecento, il romanzo racconta la vita di Agnese fin dai suoi primi istanti, anzi, da ciò che precede la sua stessa nascita. La seguiamo dalla terribile notte in cui viene al mondo, sfuggendo miracolosamente alla morte, attraverso un’infanzia scandita dai ritmi della campagna, dalle storie raccontate accanto al fuoco, dalle credenze popolari e da un immaginario in cui il confine tra il reale e l’invisibile appare ancora permeabile.
🪴La svolta arriva con l’incontro di Sofia, l’herbera del villaggio. Donna ai margini e insieme indispensabile, temuta e ricercata. Attorno a lei si addensano sospetto e bisogno, diffidenza e necessità. Agnese é ancora una bambina e ne resta attratta e intimorita, eppure incapace di sottrarsi al richiamo di quel sapere antico che passa attraverso mani, odori, decotti e parole dette a mezza voce. Sotto la guida di Sofia, entra così in un mondo che non si impara sui libri ma nella terra, nel corpo, nella pratica lenta delle erbe e dei rimedi.
🕯️Crescendo, Agnese attraversa una realtà dura e compatta, fatta di fame, paura e giudizio. Le campagne sono anche confine, margine, luogo in cui la comunità protegge e allo stesso tempo esclude. E quando si sposta altrove, la città non si rivela meno feroce, cambia il volto del sospetto, ma non la sua sostanza.
🌑Ciò che colpisce maggiormente è la densità con cui l’autrice ricostruisce l’ambientazione storica, riportando alla luce un tessuto fitto di credenze, riti domestici e saperi popolari in cui la distinzione tra cura e maleficio, tra preghiera e incanto, resta continuamente incerta. Il folklore non è cornice, ma materia viva, respira dentro le azioni dei personaggi e ne orienta lo sguardo sul mondo.
🌾In questo paesaggio oscuro, la segnaressa emerge come figura liminale. Guaritrice e custode di saperi tramandati oralmente, radicati nell’osservazione della natura e nella memoria delle donne, è al tempo stesso risorsa e minaccia. Il romanzo restituisce con precisione questa condizione sospesa, in cui il sapere femminile vive sempre sul bordo della colpa.
🪻Particolarmente efficace è il realismo con cui viene trattata la materia della stregoneria, mai trasfigurata, mai addolcita, sempre ricondotta al suo contesto storico di paura e controllo. Non c’è magia spettacolare, ma la logica spietata di un’epoca in cui ciò che eccede la norma viene immediatamente tradotto in colpa.
Il destino di una segnaressa è un romanzo denso e immersivo, che affonda le mani nella terra del folklore e ne riporta alla luce l’odore antico… un mondo lontano, eppure ancora capace di inquietare perché profondamente umano. 🍃
Note bonus 🌿 Ho particolarmente apprezzato l’attenzione dedicata ai rimedi e alle erbe, si percepisce il lavoro immenso di ricostruzione storica di Michela da ogni singola pagina 🖤 sono felicissima di aver letto questo libro perché mi ha lasciato tanto, mi ha emozionato e coinvolto come non succedeva da un pó🕯️
Complimenti Michela, Agnese é rimasta nel mio cuore, un po per la sua forza e un po per la sua ingenuità in cui mi rivedo tanto ❤️🩹
“Il destino di una segnaressa” è un romanzo storico di Michela Mosca, edito dalla casa editrice Nua nel 2026.
L’autrice si ispira ai processi alle streghe che si sono tenuti a Rovigo tra il 1595 e il 1597 e dà vita a una giovane protagonista cresciuta nelle campagne del Polesine. Ultima figlia di una contadina divenuta vedova poco dopo la sua nascita, Agnese impara dalla storpia Sofia, la “stroica” accolta malvolentieri nella piccola comunità, l’uso delle erbe per portare sollievo alle sofferenze altrui. Fin da piccola manifesta una rara sensibilità, attraverso la quale riesce a intravedere il mondo che va oltre il tangibile: spiriti benevoli e anime vaganti. Visioni, queste, che vanno tenute nascoste, sussurrate solo alle orecchie di chi è in grado di comprendere. Grazie all’aiuto di Sofia, Agnese diventa un’abile herbera.
Costretta ad allontanarsi dalla casa natìa, Agnese prende servizio presso una casa di nobili signori a Rovigo ed è proprio in quel luogo ostile che ha inizio la sua rovina. Nel bel mezzo del periodo della Controriforma, quando il Tribunale dell'Inquisizione è in piena attività e si pone l’obiettivo di sradicare le eresie, preparare rimedi e praticare riti che mescolano religiosità e superstizione, è infatti estremamente pericoloso. E tale si rivela anche per Agnese. Inizia un periodo di miseria, di lotta per la sopravvivenza e di incontri che si rivelano cruciali per la trama, nella quale non mi addentro oltre.
Il testo di Michela Mosca presenta una storia densa di avvenimenti che intrecciano finzione a realtà storica; si rivela una lettura appassionante, grazie alla presenza di personaggi tratteggiati a tutto tondo che, per le loro caratteristiche, rimangono impressi nella mente di chi legge. Per quanto mi riguarda, è particolarmente riuscita Stella: donna concreta, fredda calcolatrice e spietata manipolatrice all’occorrenza. Da queste pagine emergono chiaramente il contesto storico e l’emarginazione sociale a cui i più umili sono destinati. Un tema, quest'ultimo, che è sempre attuale e merita attenzione e riflessione da parte del lettore.
Il romanzo affronta anche altre tematiche importanti, quali l’amore inteso come sentimento tenero e salvifico, la maternità e il valore della rinuncia. Lo stile di Michela Mosca è accurato e suggestivo. Nonostante la narrazione in terza persona, l’autrice riesce a essere intensa e a conferire vivacità al testo, attraverso l’uso bilanciato dei dialoghi e l’inserimento di termini in dialetto veneto, che rendono ancora più verosimile l’ambientazione nel mondo degli umili sopraffatti dai potenti e dal destino. È un testo che consiglio a chi ama i romanzi storici e a chi è affascinato dai temi dell'eresia e della stregoneria. Ideale anche per quanti siano interessati a figure femminili realistiche, che sono state etichettate come creature diaboliche delle quali non bisogna ascoltare la voce. 5 stelle.
4.75 🌟 Una storia potente, tanto affascinante quanto dolorosa, che esplora il confine sottile tra medicina popolare, superstizione e stregoneria nel Polesine di fine Cinquecento. Qui seguiamo Agnese, giovane contadina iniziata all'arte delle erbe e dei rituali protettivi, che presto si scontra con il pregiudizio della gente e il controllo spietato dell'Inquisizione.
Sin dalle prime pagine - e per buona parte del libro - si respira fortemente la magia e il folklore locale: attraverso gli occhi e le esperienze della protagonista, l’autrice ci trasporta in un mondo fatto di racconti popolari, presenze notturne, visioni, riti e credenze contadine radicate nella mentalità dell’epoca.
Agnese, poi, è un personaggio difficile da dimenticare: è una ragazza curiosa, sensibile, fragile ma tenace e profondamente umana. Cresciuta tra la fatica e le superstizioni del suo villaggio, affascinata dai racconti del filò e dalle creature della notte, lei non vuole un marito solo per convenienza o convenzione e viene educata dalla sua “comare” Sofia con un preciso principio morale: il sapere va usato per guarire, mai per ferire. Presto però si rende conto che donne come lei sono tanto necessarie quanto temute e discriminate. Si ritrova a dover lasciare la sua campagna per assecondare una presunta prospettiva di vita migliore in città… ma in questo passaggio viene schiacciata dal peso di una vita ancor più dura, fatta di privazioni e paure che la condurranno ad incontri e conseguenze inaspettate, mettendo i suoi principi in discussione e il suo futuro in pericolo. A volte avrei voluto scuoterla forte e guidarla su altre strade, ma non ho potuto fare a meno di temere, soffrire e amare con lei.
Gli ultimi capitoli mi hanno risucchiata in un vortice di tensione emotiva fortissima, giungendo a un finale che mi ha davvero spezzato il cuore — senza risparmiarmi le lacrime!
Consigliato a chi ama i romanzi storici intensi e le storie al femminile profondamente toccanti, in cui magia popolare e realtà si mescolano con grande sensibilità e senza sconti! Farà male, ma lo amerete!
4,5🌟 Un applauso per il lavoro fatto per la ricerca storica, grazie alla quale il romanzo suona vivo e vero. Ho apprezzato molto anche la prosa della Mosca, che nello storico sa essere evocativa e vibrante. A tratti, soprattutto nella parte iniziale, mi ha ricordato i primi lavori di Tracy Chevalier, anche per la connotazione riccamente emotiva della vicenda. Ho avuto problemi con la protagonista, Agnese, nel senso che l’avrei presa a schiaffi una pagina sì e l’altra pure, ma è una questione di mera affinità personale; alla fine ho apprezzato il fatto che il suo “destino”, a conti fatti, se lo ingarbuglia da sola, perché il destino non è altro che la somma delle scelte che facciamo, a prescindere dai motivi per cui le facciamo. Consiglio la lettura a chi ama lasciarsi trasportare dai drammi storici che vedono protagonisti personaggi comuni e dispersi nel grande, brutto, cattivo mondo.
A fine lettura, porto nel cuore il personaggio di Sofia.
“Il destino di una segnaressa” è un romanzo storico di Michela Mosca, edito dalla casa editrice Nua nel 2026.
L’autrice si ispira ai processi alle streghe che si sono tenuti a Rovigo tra il 1595 e il 1597 e dà vita a una giovane protagonista cresciuta nelle campagne del Polesine. Ultima figlia di una contadina divenuta vedova poco dopo la sua nascita, Agnese impara dalla storpia Sofia, la “stroica” accolta malvolentieri nella piccola comunità, l’uso delle erbe per portare sollievo alle sofferenze altrui. Fin da piccola manifesta una rara sensibilità, attraverso la quale riesce a intravedere il mondo che va oltre il tangibile: spiriti benevoli e anime vaganti. Visioni, queste, che vanno tenute nascoste, sussurrate solo alle orecchie di chi è in grado di comprendere. Grazie all’aiuto di Sofia, Agnese diventa un’abile herbera.
“Agnese annusava, tastava, guardava. Poneva domande di cui non sempre capiva la risposta. Tuttavia, più aiutava Sofia a catalogare piante, ordinarle sul tavolo, riporle in vasetti e recipienti, più le veniva facile riconoscerle. Apprese così che un po’ di finocchio e iperico, messi sotto il cuscino, favorivano sogni positivi; che l’erba salina, che non andava confusa con la sabina, ben più pericolosa, aiutava a curare la gotta; che, per avere una pelle più liscia e chiara, occorreva lavarsi con l’acqua in cui si erano bollite le radici e le foglie di ortica”.
Costretta ad allontanarsi dalla casa natìa, Agnese prende servizio presso una casa di nobili signori a Rovigo ed è proprio in quel luogo ostile che ha inizio la sua rovina. Nel bel mezzo del periodo della Controriforma, quando il Tribunale dell'Inquisizione è in piena attività e si pone l’obiettivo di sradicare le eresie, preparare rimedi e praticare riti che mescolano religiosità e superstizione, è infatti estremamente pericoloso. E tale si rivela anche per Agnese. Inizia un periodo di miseria, di lotta per la sopravvivenza e di incontri che si rivelano nodi fondamentali per la trama, nella quale non mi addentro oltre.
Il testo di Michela Mosca presenta una trama densa di avvenimenti che intrecciano finzione a realtà storica e si rivela una lettura appassionante, grazie alla presenza dei personaggi tratteggiati a tutto tondo che, per le loro caratteristiche, rimangono impressi nella mente di chi legge. Per quanto mi riguarda, è particolarmente riuscito il personaggio di Stella: donna concreta, fredda calcolatrice e spietata manipolatrice all’occorrenza. Da queste pagine emergono chiaramente il contesto storico e l’emarginazione sociale a cui i più umili sono destinati. Un tema, quest'ultimo, che è sempre attuale e merita attenzione e riflessione da parte del lettore.
“Non mi stuferò mai di ripeterlo: non soccombere al rancore, all’invidia, all’ira. L’impulso di usare violenza contro chi ci ha violato, nel corpo o nella dignità, è forte. E tu devi essere più forte di esso, devi padroneggiare le tue emozioni. Non arrivare mai al punto di sfidare i potenti, scegli sempre la strada della mansuetudine”.
Il romanzo affronta anche altre tematiche importanti, quali l’amore inteso come sentimento tenero e salvifico, la maternità e il valore della rinuncia. Lo stile di Michela Mosca è accurato e suggestivo. Nonostante la narrazione in terza persona, l’autrice riesce a essere intensa e a conferire vivacità al testo, attraverso l’uso bilanciato dei dialoghi e l’inserimento di termini in dialetto veneto, che rendono ancora più verosimile l’ambientazione nel mondo degli umili sopraffatti dai potenti e dal destino. È un testo che consiglio a chi ama il romanzo storico, a chi è affascinato dai temi dell'eresia e della stregoneria e a chi è interessato a figure femminili realistiche che sono state etichettate come creature diaboliche a cui togliere la voce.
Non mi ha convinta del tutto. Devo ancora capire se per colpa delle scene troppo frettolose, degli eventi che si susseguivano uno dopo l'altro a ritmo quasi troppo serrato per essere credibile (per dirla meglio, una sfiga dietro l'altra) o per i personaggi che a volte mi sembravano cambiare carattere da un capitolo all'altro. Detto questo, il contesto storico mi è piaciuto, l'ambientazione veneta soprattutto, e Agnese è un personaggio a cui ti affezioni molto facilmente e per cui fai il tifo fino alla fine.
4,5 ⭐️ Mi è piaciuta molto la storia di Agnese e ho amato la scrittura coinvolgente di Michela. Alla fine mi ha fatto commuovere. È impossibile non affezionarsi alla protagonista e soffrire con lei delle sue sventure. Ho apprezzato anche le citazioni in dialetto veneto. Mi è spiaciuta solo la totale mancanza di note esplicative, specialmente nella prima parte del romanzo in cui vengono utilizzati dei termini particolari e avrei apprezzato avere qualche approfondimento a riguardo.
Mi è piaciuto moltissimo. Penso sia una delle letture migliori e più appassionanti del 2026. L’ho letteralmente “divorato”, tanto da non riuscire a staccarmene. Agnese mi rimarrà nel cuore.
In questo Giugno all'insegna degli esercizi vocali per migliorare la pronuncia del th inglese, voiced and unvoiced, Il destino di una segnaressa è stato l'unico libro in grado di regalarmi una vera fuga dalla realtà. Avevo pure messo in pausa La Gana di Douassot perché un po' pesantino e La Fionda di Jünger, dato il momento troppo ingarbugliato di cose da fare, pensieri, parole opere e omissioni, Però a una lettrice non puoi togliere la sua giusta dose di inchiostro quotidiano. Sapevo di scegliere bene quando ho deciso di leggere il romanzo storico di Michela Mosca. Nel suo libro si trovano tanti elementi a me molto graditi e il modo in cui sono stati sviluppati è davvero eccezionale. I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, le scene prendono vita davanti agli occhi, ci si sente subito catapultati e immersi nel tempo della narrazione. Credo che l'autrice abbia svolto un lavoro di ricerca davvero grandioso, così com'è stata bravissima a costruire una storia credibile e ben calibrata, senza esagerare o senza forzare gli eventi. Sono rimasta molto soddisfatta del finale. La trappola di una fine "già scritta" poteva essere dietro l'angolo, e invece l'autrice ha avuto grande rispetto dei suoi personaggi e ha chiuso nel modo più dignitoso possibile. Ne ho già parlato con lei, sa quanto la sua storia mi abbia emozionata e coinvolta, e io non posso che sperare in un altro suo libro molto presto. Consigliatissimo e cinque stelle più che meritate.