Piccola premessa: non faccio recensioni di libri perché non sono a mio agio. Ma, di "Luca non parlava mai" sento il bisogno di fermare alcuni punti che mi hanno colpita al cuore.
Ora, ammetto di essere un po' di parte: nel mio diario per diversi anni durante il liceo c'è stata un'immagine di Luca Carboni, recuperata dal flyer pubblicitario di "Diario Carboni" che qualche mio amico stava strappando prima di buttarlo (oh! ABOMINIO!!!). E, perché tutto torna, aprendo questo libro mi sono ritrovata, in un certo senso, davanti ad un "diario Carboni", junior ma anche senior. Ci sono le parole di Luca, ma anche quelle di suo padre. Mi sono emozionata nel leggere le note di quest'uomo che segnava su un diario gli avvenimenti più o meno importanti di suo figlio. Luca che registra un album, Luca a radio "digiei", ma anche semplicemente Luca e Marina all'Elba.
Mi sono scese due lacrime importanti dopo aver letto quello che Luca Carboni scrive pensando a suo figlio Samuele.
Mi ha colpita la delicatezza con cui parla di Marina, del tentativo fallito di proteggerla dall'esposizione mediatica: lei è in tante sue canzoni. Il racconto di un rapporto "comune" tra persone "comuni": lui che costruisce una libreria con suo padre, un tavolo, progetta il suo studio come faremmo noi a casa nostra.
Ma soprattutto, si è messo così a nudo da raccontare il suo rifugiarsi nella preghiera nei momenti di grande fragilità. Un atto di così grande umanità e umiltà.
E poi il suo rapporto col mare, l'Elba, la barca.
Se avevo il sospetto lontano della meravigliosa persona che fosse quel cantante della mia adolescenza, profondo, dolce, malinconico, ma non solo, adesso ho la certezza di non essermi allontanata tanto dalla realtà.