Jump to ratings and reviews
Rate this book

La psicologia è politica: La scienza psicologica tra potere, cura e giustizia sociale

Rate this book
La psicologia non è (mai stata) una scienza neutrale. Come ogni sapere che nasce all’interno di una società, prende forma dentro visioni del mondo, rapporti di potere e contesti storici specifici. Nel momento stesso in cui descrive la mente e il comportamento umano, contribuisce anche a definire cosa consideriamo normale o patologico, accettabile o deviante. Attraverso cinque assi – razzializzazione, classe, genere, soggettività LGBTQIA+ e neurodivergenza – Eleonora Marocchini e Federico Dibennardo ricostruiscono come la psicologia abbia talvolta contribuito a imporre norme sociali e culturali, rivestendole di un’apparente oggettività statistica e producendo stigma e marginalizzazione per intere categorie di persone. Interrogare criticamente la disciplina non significa negarne il valore, ma cercare un orizzonte condiviso tra clinica, ricerca e movimenti sociali, per costruire insieme forme più giuste di cura, relazione e società.

296 pages, Kindle Edition

Published May 13, 2026

Loading...
Loading...

About the author

Eleonora Marocchini

3 books3 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
7 (77%)
4 stars
2 (22%)
3 stars
0 (0%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 of 1 review
6 reviews
July 20, 2026
Questo è un libro che, secondo me, potrebbe essere inserito tra le letture obbligatorie di ogni facoltà di psicologia.

La sua tesi è solo apparentemente provocatoria: la psicologia, infatti, non si limita a descrivere mente e comportamento umani, ma contribuisce attivamente a stabilire ciò che consideriamo "normale" o patologico, sano o disfunzionale, meritevole di cura o correzione. Ed Eleonora Marocchini e Federico Dibennardo ci mostrano come tanto la ricerca scientifica quanto la pratica clinica siano inevitabilmente influenzate dal contesto storico, culturale, economico e politico in cui nascono e operano.

Il saggio affronta questioni molto diverse: da bias e criticità della ricerca scientifica e dell’uso normativo della statistica fino allo sguardo coloniale, le disuguaglianze sociali, la patologizzazione delle donne, delle persone LGBTQIA+ e neurodivergenti.
Questo approccio critico non si traduce, però, in un rifiuto della psicologia, né tantomeno della scienza. Al contrario, richiede loro maggiore rigore, autoconsapevolezza e responsabilità rispetto agli effetti concreti che producono sulle vite delle persone.

A dare ulteriore forza al libro sono anche i contributi collocati alla fine dei capitoli, nei quali prendono parola persone che vivono sulla loro pelle alcune delle forme di marginalizzazione analizzate: razza, classe, genere, soggettività LGBTQIA+ e neurodivergenza.

È un volume denso e ambizioso ma scritto in modo chiaro e sostenuto da un’ampia documentazione scientifica. La conclusione secondo cui "la psicologia dovrebbe essere intersezionale e anticapitalista" non convincerà certamente chiunque. Ma il fatto che gli autori dichiarino apertamente il proprio posizionamento, invece di presentarlo come neutrale, rende più trasparenti le loro intenzioni e permette un confronto più onesto.

Una lettura importante non solo per chi fa clinica o ricerca ma anche per chi si trova "dall’altra parte della scrivania", come paziente, e più in generale per chiunque voglia interrogarsi criticamente su come costruiamo e utilizziamo concetti come "normalità", sofferenza e cura.
Displaying 1 of 1 review