Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori. L'anno successivo esce Una piccola bestia ferita, che ispira la serie televisiva "Provaci ancora, prof!" con Veronica Pivetti. La professoressa investigatrice Camilla Baudino è anche la protagonista dei romanzi L'amica americana (2005) e Qualcosa da tenere per sé (2007). I suoi ultimi libri, sempre con Mondadori, sono Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011) e Un colpo all'altezza del cuore (2012).
« Valentina ama Marianna, che Giuliana continua a chiamare Mimina come se avesse ancora un anno o poco piú, la ama da madre e desidera per lei tutto il bene possibile, e ama Armando di un altro tipo di amore, e ha capito che quest'ultimo ha liane e corde piú forti che la legano a lui. Il tarlo insinua che è una madre bagliata, che i figli si amano oltre, ma lei lontano da Armando non resiste, lontano da Marianna sí. Il marito le manca dopo mezza giornata di assenza, la figlia no. Allora non è amore, sostiene il tarlo, invece non è cosí, perché Marianna è sempre nei suoi pensieri, una musica in sordina che non si spegne mai. Ma che ne sa il tarlo, che ne sanno tutte le altre e gli altri , che la considerano 'na mare d'osej, una madre di uccelli, che appena sanno volare si allontana o li caccia dal nido. Se ne è andata e ha lasciato Marianna alla sorella che la desiderava per sé in esclusiva. E quando l'hanno riportata a casa si è messa a ridere, proprio a ridere, non sorridere. E a lei, mare d'osej, si è allargato il cuore per la felicità. Quanti modi di amare esistono? Quali forme assumono?»
3 ⭐️ Un libro tutto da capire, mi aspettavo qualcosa di più ma ho amato la “protagonista”, Marianna. Un libro con un linguaggio ironico usato per raccontare tutti i modi che usiamo per restare a galla in questa vita.
È un libro strano…non capisco se in maniera positiva o negativa. Per essere è riuscito a tenermi incollato alla pagine, ma non tanto per la bellezza della storia stessa ma più per una voglia di capire “dove andava a parare”.
Apprezzo molto Margherita Oggero e amo la sua scrittura ma ho faticato a cogliere il senso e la struttura di questo libro che non saprei se definire romanzo.
Storie che si intrecciano in modo forzato e senza che il filo che le unisce riesca mai a prendere forma e consistenza. Personaggi che corrono su un palcoscenico come se avessero dimenticato il copione. Intromissioni letterarie che diventano squarci nel ritmo della lettura.
Ho apprezzato "la stravaganza senile del testo" e le note che sono delle brevi incursioni di curiosità cesellate nella narrazione. Le storie raccontano di piccole e grandi vigliaccherie, di cose taciute e nascoste: piccole viltà che riguardano tutti.