Vito è cresciuto a colpi di bullismo in un quartiere difficile di Roma. Goffo, buono, teneramente disfunzionale, è deriso da tutti e da tutti dimenticato. La sua è un'esistenza silenziosa, finché a quarant'anni, dopo un'operazione alle cornee, si toglie gli occhiali e tutto prende una luce diversa. Conosce Carolina, figlia squilibrata del proprietario della banca dove lavora, e se ne innamora. Viene travolto da una passione folle e improbabile, ma anche da compagnie pericolose e dall'ostilità della famiglia benestante della ragazza. In una spirale di violenze, complotti, regolamenti di conti e omicidi più o meno accidentali, Vito si ritrova a maneggiare pistole, nascondere cadaveri e scoprire verità più grandi di lui. E quando tutto sembra perduto, alla fine di una trama in bilico continuo tra comicità e tragedia, dimostrerà di essere molto più lucido e pericoloso di quanto chiunque avesse mai sospettato. Perché anche lo scemo del quartiere per sopravvivere deve farsi furbo.
Con "I malviventi", Francesco De Carlo firma il suo primo romanzo, una storia di persone ai margini, raccontata con umanità e senza facili giudizi.
Sullo sfondo c'è la Roma delle periferie, dei bar di quartiere, delle vite complicate e degli equilibri precari. Una città meno poetica di quella delle cartoline, più ruvida, ma probabilmente più vera.
Essendo un esordio, si avverte qualche ingenuità in alcuni passaggi e, forse, alcuni elementi avrebbero meritato maggiore sviluppo.
Ma il cuore della storia funziona, il libro è pervaso da uno sguardo cinico e brillante. Non ci sono eroi positivi, ma una galleria di figure imperfette e disilluse che muovono la storia dentro un sottobosco criminale tutt'altro che epico, decisamente provinciale e disorganizzato.
Vito è un protagonista difficile da scrivere e De Carlo evita con intelligenza delle trappole più comuni: non lo trasforma né in una caricatura né in un santo. È un uomo fragile, sprovveduto, travolto dagli eventi, che trovandosi per la prima volta, qualcosa di bello nella sua vita cerca disperatamente di proteggerlo.
Funziona altrettanto bene il rapporto con Carolina, una ragazza ferita a sua volta, con le proprie crepe e le proprie difficoltà. La loro relazione è l'incontro tra due persone che faticano a trovare il proprio posto nel mondo.
Per questo ho apprezzato anche il finale. Forse è più indulgente con Vito e Carolina di quanto sarebbe la realtà, ma in un romanzo che racconta un mondo spesso cinico e spietato, questa piccola licenza poetica non stona. Anzi, sembra coerente con lo sguardo profondamente umano che l'autore riserva ai suoi personaggi.
Un romanzo capace di raccontare gli ultimi senza paternalismo e senza crudeltà.
Una lettura consigliata per chi cerca un noir alternativo, dove si ride molto ma con una costante nota di fondo di sana e realistica amarezza.
E se, arrivati all'ultima pagina, guarderete il chinotto con occhi diversi, Francesco De Carlo ha fatto centro.