Rotola, incessante, attraverso deserti, mari e continenti. Lo sospinge il vento – quello stesso vento che gli sussurra storie che provengono da ogni tempo, mentre il sole brucia e la sabbia acceca. È un cespuglio: narratore improbabile eppure irresistibile, testimone vegetale di violenze, misteri e segreti umani. Un giorno dopo l’altro, tra tempeste violentissime e bombe d’acqua, vola, cade, naviga intrappolato in un cargo, rimbalza e vola ancora. E ogni caduta è un atto di liberazione, ogni rotolata un’epifania, ogni incontro un insegnamento. Dal deserto del Mojave alle aspre rocce del Carso, ricordando antiche pianure, passando per gli stretti di Gibilterra, di Messina e di Suez, costeggiando isole filosofiche come Creta, fino ai deserti mediorientali, questa pianta sradicata racconta, osserva, ironizza, medita, dialoga e riflette con una voce inverosimile eppure plausibilissima. Il lettore si lascia prendere dal vortice del suo movimento ipnotico e non riesce più a fermarsi: finché un toccante e visionario crescendo finale sigilla questo romanzo, breve e tesissimo, collocandolo nei territori della letteratura fantastica.
È autore di numerose raccolte di racconti, romanzi, volumi illustrati, radiogrammi, testi di canzoni e libretti per il teatro. È stato docente e direttore della “Scuola Holden – Storytelling and Performing Arts”, curatore della collana di libri “Holden Maps” per Rizzoli, della collana di narrativa italiana Pennisole per Hopefulmonster editore, collaboratore dell’“Indice dei libri del mese”, di “Pulp” e della “Stampa” (“Tuttolibri” e “TorinoSette”), cofondatore dei blog letterari “Nazione Indiana” e “Il Primo Amore”.
"E noi vegetali non abbiamo la sudditanza delle bestie respiranti perché l’aria l’abbiamo fatta noi, l’atmosfera che respirano l’abbiamo fatta noi, senza di noi l’atmosfera non ci sarebbe, se ci fosse sarebbe tossica, se fosse tossica i suoi venti sarebbero di morte e un vento di morte non potrebbe indicarci nessuno spirito cosmico, sia perché questo dev’essere di vita, sia perché a chi lo indicherebbe, non essendoci sensitivi nel pianeta? Per cui, occhio, rotolando ho visioni circolari, e dico ancora questo: nessuna voce esiste nel vuoto, quelle che si sentono sono portate dall’aria, nell’aria, sono l’aria e l’aria è una voce, è tutte le voci."
Voltolini è difficile, è un frullatore, però è musica: suono, parole belle (esatte) che si infilano una dopo l'altra, tic e tac, come perle in una collana. Per capirlo sarebbe utile farselo raccontare da lui, ma visto che non si può, ci si accontenta di leggerlo a voce alta. Voltolini va letto a voce alta; serve a tenere salda l'attenzione. Ha ragione il suo amico: fra poesia e prosa c'è una misteriosa terra di mezzo, e a quanto pare solo a Voltolini è consentito l'accesso.
Il cespuglio Potrei dire che leggere queste pagine è come ascoltare la musica della natura, il mormorio sommesso di foglie al vento, giochi di memoria che conserva i battiti tra la terra e gli alberi, tra i cespugli e i semi che danzano in aria trasportati dal vento per poi atterrare su terreni fertili. I semi come coloni, protagonisti di storia tanto quanto i popoli. Il calpestio umano o animale provoca un soffrire sommesso, nulla è insensibile in natura. Dialogando con un cactus un cespuglio esprime il suo dolore dopo un calcio infertogli. Solo il vento è motore di cambiamento benefico. L'attesa porta speranza. Strano che un cespuglio pieno di semi da spargere possa pensare, strano che sia animato, vivo, pulsante: è fantastico. La natura è curiosa, un cespuglio lo sa, vive di vento e aria, sono un po' i suoi muscoli. E quando il vento sparge i semi, emerge la differenza tra un'esistenza statica e una dinamica, quanto manca il senso di libertà se qualcosa impedisce il movimento. Il cespuglio nel suo viaggio causato dal vento spera di seminare bene, in posti degni di ricevere una vita, affinché non sia calpestata, un po' come il bene: bisognerebbe seminarlo ovunque.
Una scrittura che rotola, per una storia che rotola, con un protagonista che rotola. È un libro in cui la forma circolare è anche sostanza, quasi poesia.
Purtroppo mi è sembrato un bello esercizio di stile, la tesi di uno studente di una scuola di scrittura creativa. Non mi ha lasciato molto, nonostante la prosa sia ricercata e la terminologia interessante per la scelta di parole poco comuni.