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Il canto di Liscamara
Tentare di depredare la Floating Burrow è già un azzardo peggiore di quanto si possa immaginare, persino per quel goblin screanzato, ma farlo per ritrovare il leggendario Relitto di Marvin, affondato con un carico capace di far brillare d’oro tutto il mare, è pura follia. Anche l’ambigua ma accattivante Marigold è convinta che esista davvero, al punto da convincere Capitan Karjack e la sua complice Susan a inseguire il tesoro, guidati soltanto dalle strofe di una vecchia canzone.
È così che tutto comincia: con un canto marinaresco, una speranza e un compasso dimenticato nella cassa della nave, eredità di vecchi accordi.
La ciurma più stramba di tutta Vespria prende il largo per una caccia al tesoro che li condurrà per mare, per fiume e perfino nel pantano da cui germoglia la misteriosa foresta di Shellwood. Sulla Burrow, ognuno insegue qualcosa che vale molto più dell’oro e del mero capriccio d’avidità. E no, il segreto sul fondo del mare non è l’amicizia. Tuttavia, i membri della ciurma non sono i soli a lanciarsi nell’impresa. Altri agiscono nell’ombra, pedinandoli e a volte consigliandoli, mossi da interessi che vanno ben al di là di una semplice ricchezza da sgraffignare.
Una sfida senza mappe e senza regole, con la prua puntata verso i confini lambiti dalla nebbia e dall’ignoto.
Cosa attende davvero, incatenato agli abissi?
Perché il nome dello Scheggiato grava come una maledizione?
E come si fa a far stare zitto quel dannato cammeo?
Per scoprire in cosa si trasforma la caccia al tesoro più adrenalinica di tutta Vespria non resta che salpare… e portarsi, nel dubbio, una grattacaviglie da succhiare durante il viaggio. Magari anche un paio di gamberi, da friggere rigorosamente come Santa Krysella comanda.
È così che tutto comincia: con un canto marinaresco, una speranza e un compasso dimenticato nella cassa della nave, eredità di vecchi accordi.
La ciurma più stramba di tutta Vespria prende il largo per una caccia al tesoro che li condurrà per mare, per fiume e perfino nel pantano da cui germoglia la misteriosa foresta di Shellwood. Sulla Burrow, ognuno insegue qualcosa che vale molto più dell’oro e del mero capriccio d’avidità. E no, il segreto sul fondo del mare non è l’amicizia. Tuttavia, i membri della ciurma non sono i soli a lanciarsi nell’impresa. Altri agiscono nell’ombra, pedinandoli e a volte consigliandoli, mossi da interessi che vanno ben al di là di una semplice ricchezza da sgraffignare.
Una sfida senza mappe e senza regole, con la prua puntata verso i confini lambiti dalla nebbia e dall’ignoto.
Cosa attende davvero, incatenato agli abissi?
Perché il nome dello Scheggiato grava come una maledizione?
E come si fa a far stare zitto quel dannato cammeo?
Per scoprire in cosa si trasforma la caccia al tesoro più adrenalinica di tutta Vespria non resta che salpare… e portarsi, nel dubbio, una grattacaviglie da succhiare durante il viaggio. Magari anche un paio di gamberi, da friggere rigorosamente come Santa Krysella comanda.
- GenresFantasy
624 pages, Paperback
First published May 29, 2026
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Community Reviews
Displaying 1 - 12 of 12 reviews
August 26, 2026
Se questo libro è stato pensato come esca per portare nuovi lettori a esplorare la precedente dilogia di Cliffmouth, ebbene... mi ritengo preso all'amo, schiaffato in padella e rosolato a puntino come un luccio-vipera! Ogni volta che il libro faceva menzione delle Dame del Cordoglio, della sorella di Susan o delle esperienze condivise tra lei e Karjack, il mio pensiero ricorrente era: ne voglio sapere di più!
Ma non sono pentito di aver approcciato prima Liscamara poiché, essendo un tipo di lettore molto umorale, ritengo che le storie di mare e pirati sappiano di estate (chi leggerebbe L'isola del Tesoro a febbraio?), mentre le indagini paranormali sono perfette per la spooky season. Quindi con i libri di Manfredonia sto seguendo una progressione naturale nel mio calendario da lettore. Bisogna ora chiedergli di coprire anche la stagione invernale per amor di completezza.
Al solito mi perdo in fisime personali e non dico nulla che faccia da bussola al lettore curioso. Beh, lettore curioso, sappi che ci troviamo al cospetto di un libro bello corposetto. Non solo per le sue 600 pp., ma anche per uno stile molto ricercato che richiede attenzione. Non è una lettura che definirei agile se non negli scambi tra i personaggi, spesso brillanti e dove l'ironia pungente regala autentiche perle che rendono l'avventura oltremodo divertente da seguire, una volta che si è fatti il callo con lo stile verboso summenzionato. Che pure, a me non dispiacciono questi azzardi sintattici: almeno denotano personalità (una colpa di cui sempre meno autori hanno il coraggio di macchiarsi oggigiorno).
È un libro che si prende il suo tempo per introdurre tutti i pezzi sulla scacchiera, delineare il worldbuilding, caratteristiche, legami, conflitti e posta in gioco di ogni pov (l'orco, la sensitiva, la femme fatale e il goblin). Per intenderci, l'avventura vera e propria inizierà solo nella seconda parte, dopo 150 pp di preparazione. Ma portate pazienza: l'Accalappiafiume sarà la vostra locanda di Brea. Da lì in poi di azione ne avrete a fiumi.
Vorrei chiudere 'sto papiro con l'unica nota che mi aveva reso titubante all'acquisto di questo volume: la presenza di un goblin tra i protagonisti. Nonostante abbia apprezzato la Nott dei Mighty Nein, ammetto di nutrire un istintivo pregiudizio verso questa specie, dopo anni passati a visionare prodotti come Goblin Slayer o il bellissimo Grimgar of Fantasy and Ash. E se ormai abbiamo avuto una piena riabilitazione della figura dell'orco, con i goblin permane una certa diffidenza.
Insomma, per farla breve: ho trovato il nostro artista goblin, Gramigna, a mani basse il miglior personaggio del romanzo. L'ho adorato, così come Nina, Mastra Mestolatrice di Krysella.
Che poi, è anche a questo che servono le belle storie: a farci evadere dalle trappole di pregiudizi e stereotipi in cui siamo caduti senza nemmeno accorgerci. Il Canto di Liscamara rientra a pieno titolo in questa categoria.
Ma non sono pentito di aver approcciato prima Liscamara poiché, essendo un tipo di lettore molto umorale, ritengo che le storie di mare e pirati sappiano di estate (chi leggerebbe L'isola del Tesoro a febbraio?), mentre le indagini paranormali sono perfette per la spooky season. Quindi con i libri di Manfredonia sto seguendo una progressione naturale nel mio calendario da lettore. Bisogna ora chiedergli di coprire anche la stagione invernale per amor di completezza.
Al solito mi perdo in fisime personali e non dico nulla che faccia da bussola al lettore curioso. Beh, lettore curioso, sappi che ci troviamo al cospetto di un libro bello corposetto. Non solo per le sue 600 pp., ma anche per uno stile molto ricercato che richiede attenzione. Non è una lettura che definirei agile se non negli scambi tra i personaggi, spesso brillanti e dove l'ironia pungente regala autentiche perle che rendono l'avventura oltremodo divertente da seguire, una volta che si è fatti il callo con lo stile verboso summenzionato. Che pure, a me non dispiacciono questi azzardi sintattici: almeno denotano personalità (una colpa di cui sempre meno autori hanno il coraggio di macchiarsi oggigiorno).
È un libro che si prende il suo tempo per introdurre tutti i pezzi sulla scacchiera, delineare il worldbuilding, caratteristiche, legami, conflitti e posta in gioco di ogni pov (l'orco, la sensitiva, la femme fatale e il goblin). Per intenderci, l'avventura vera e propria inizierà solo nella seconda parte, dopo 150 pp di preparazione. Ma portate pazienza: l'Accalappiafiume sarà la vostra locanda di Brea. Da lì in poi di azione ne avrete a fiumi.
Vorrei chiudere 'sto papiro con l'unica nota che mi aveva reso titubante all'acquisto di questo volume: la presenza di un goblin tra i protagonisti. Nonostante abbia apprezzato la Nott dei Mighty Nein, ammetto di nutrire un istintivo pregiudizio verso questa specie, dopo anni passati a visionare prodotti come Goblin Slayer o il bellissimo Grimgar of Fantasy and Ash. E se ormai abbiamo avuto una piena riabilitazione della figura dell'orco, con i goblin permane una certa diffidenza.
Insomma, per farla breve: ho trovato il nostro artista goblin, Gramigna, a mani basse il miglior personaggio del romanzo. L'ho adorato, così come Nina, Mastra Mestolatrice di Krysella.
Che poi, è anche a questo che servono le belle storie: a farci evadere dalle trappole di pregiudizi e stereotipi in cui siamo caduti senza nemmeno accorgerci. Il Canto di Liscamara rientra a pieno titolo in questa categoria.
July 11, 2026
La storia de Il canto di Liscamara mi ha tenuto incollato al libro. Le prime 200 pagine sono lo scoglio più alto ma poi si riconosce la vera penna dell’autore, di cui ho ampiamente apprezzato lo stile e la costruzione del mondo. Le descrizioni fanno davvero immedesimare e hanno stimolato la mia fantasia. È una delle letture che mi accende uno spirito d’avventura; immaginerei di caricare tutti i miei amici in un pulmino e penserei “ma si, andiamo a creare problemi e a creare ricordi”.
Consigliatissimo
Consigliatissimo
September 17, 2026
Io adoro i pirati da sempre. Tuttavia, i pirati che piacciono a me non sono quelli storici, sono quelli letterali, quelli amanti della libertà, quelli fuori dalle righe, spaziando da "L'isola del Tesoro" a One Piece e i Pirati dei Caraibi: storie con ricerche del tesoro, personaggi ambigui ma tutto sommato buoni, misteri, situazioni, avventura. Per cui, da questo punto di vista, questo libro mi ha dato esattamente ciò che cerco da una buona storia di pirati (anche se in teoria sono contrabbandieri, quindi rubano ai ricchi, anche meglio).
Per me è stato davvero un piacere seguire questo gruppo di personaggi scalcagnati.
A questo si aggiunge il worldbuilding spiritistico anche un po' horror (per lo meno ci sono tanti corpi con descrizioni particolari) che secondo me in questo tipo di storia funziona alla grande. Non è il mio genere preferito in generale ma in questo mischione avventuroso, dove ci sono anche cose particolari come chiocciole che funzionano come vasi da fiori, l'atmosfera che ne viene fuori è estremamente suggestiva.
E mi è piaciuto molto lo stile, un po' perché è almeno un 80% di dialoghi (che io adoro, non potevo chiedere di meglio), e poi perché è tanto personale dell'autore, una scrittura immersiva ma che a differenza di altri libri non mi è sembrata standard. Vi dico, all'inizio ho fatto fatica ad abituarmi a questo ritmo e a questa struttura (alcune scene nemmeno sono lineari), poi una volta che ci sono entrata nel meccanismo l'ho adorata.
Ultima cosa, è una storia ambientata in un mondo già esistente. Mi è sembrato, qui e lì durante la lettura, di cogliere dei riferimenti che avrei dovuto sapere o di avere il dubbio che una determinata cosa mi sarebbe stata più chiara se avessi saputo il pregresso, ma non ho sentito fastidio a riguardo (né desiderio di saperne di più), magari alcuni punti avrebbero potuto essere più completi soprattutto sul background di due personaggi ma io mi ritengo soddisfatta delle spiegazioni avute in questo volume.
Personalmente non leggerò gli altri due libri ambientati in questo universo perché come ho detto lo spiritismo è meno la mia "tazza di tè" ma spero di poter leggere altro in futuro di questo autore.
Per me è stato davvero un piacere seguire questo gruppo di personaggi scalcagnati.
A questo si aggiunge il worldbuilding spiritistico anche un po' horror (per lo meno ci sono tanti corpi con descrizioni particolari) che secondo me in questo tipo di storia funziona alla grande. Non è il mio genere preferito in generale ma in questo mischione avventuroso, dove ci sono anche cose particolari come chiocciole che funzionano come vasi da fiori, l'atmosfera che ne viene fuori è estremamente suggestiva.
E mi è piaciuto molto lo stile, un po' perché è almeno un 80% di dialoghi (che io adoro, non potevo chiedere di meglio), e poi perché è tanto personale dell'autore, una scrittura immersiva ma che a differenza di altri libri non mi è sembrata standard. Vi dico, all'inizio ho fatto fatica ad abituarmi a questo ritmo e a questa struttura (alcune scene nemmeno sono lineari), poi una volta che ci sono entrata nel meccanismo l'ho adorata.
Ultima cosa, è una storia ambientata in un mondo già esistente. Mi è sembrato, qui e lì durante la lettura, di cogliere dei riferimenti che avrei dovuto sapere o di avere il dubbio che una determinata cosa mi sarebbe stata più chiara se avessi saputo il pregresso, ma non ho sentito fastidio a riguardo (né desiderio di saperne di più), magari alcuni punti avrebbero potuto essere più completi soprattutto sul background di due personaggi ma io mi ritengo soddisfatta delle spiegazioni avute in questo volume.
Personalmente non leggerò gli altri due libri ambientati in questo universo perché come ho detto lo spiritismo è meno la mia "tazza di tè" ma spero di poter leggere altro in futuro di questo autore.
Read
August 10, 2026Ho letto Liscamara perché conoscevo già la penna di Manfredonia, che ha mantenuto il suo stile molto riconoscibile e suggestivo anche in questo libro.
Ho trovato la prima parte un po' lenta per i miei gusti, troppe scene d'azione e umorismo - ma mi rendo conto che non le cerco nelle narrazioni, quindi lo segnalo più che altro come indicazione per altri lettori come me.
La seconda parte è molto più intrigante, anche perché vengono sviluppati i temi più oscuri dell'ambientazione, che sono il motivo principale per cui mi ero approcciata al libro e continuano a rendere interessante il mondo di Vespria.
Una lettura corposa, forse avrebbe giovato di qualche ulteriore taglio, ma nel complesso un libro ricco e variegato che offre avventure piratesche, tradimenti, intrighi, occultismo, pistolettate e chi più ne ha più ne metta.
Ho trovato la prima parte un po' lenta per i miei gusti, troppe scene d'azione e umorismo - ma mi rendo conto che non le cerco nelle narrazioni, quindi lo segnalo più che altro come indicazione per altri lettori come me.
La seconda parte è molto più intrigante, anche perché vengono sviluppati i temi più oscuri dell'ambientazione, che sono il motivo principale per cui mi ero approcciata al libro e continuano a rendere interessante il mondo di Vespria.
Una lettura corposa, forse avrebbe giovato di qualche ulteriore taglio, ma nel complesso un libro ricco e variegato che offre avventure piratesche, tradimenti, intrighi, occultismo, pistolettate e chi più ne ha più ne metta.
August 9, 2026
3,5 ✨
July 24, 2026
Ho appena ormeggiato "Il Canto di Liscamara" nel porto disordinato che è la mia libreria. Un'avventura ambientata lungo i fiumi e i mari di Vespria, scritta da Mattia Manfredonia e edita da Lumien.
Fare ritorno a Vespria mi ha fatto piacere, così come l'esplorarne sfumature diverse da quelle raccontate nella dilogia de "Le Notti di Cliffmouth", opera con cui ho conosciuto per la prima volta la scrittura di Manfredonia.
L'orco Karjack ritorna in questo romanzo come capitano della Floating Burrow, dopo la dipartita del precedente capitano, lo gnomo Jim. Al suo fianco abbiamo Susan, mezzosangue con piccole corna demoniache da sempre in fuga dalla sua natura di phantosensibile, e da poco anche dalla sua vecchia vita. Entrambi sono alle prese con dei cambiamenti, ed entrambi cercano di riscoprire, o trovare, il proprio posto sulla Burrow. Una nave che nasconde, però, qualcosa di prezioso. Non un tesoro, bensì uno strumento capace di guidare verso un tesoro leggendario: quello del Relitto di Marvin che, da quando è affondato, fa brillare d'oro il mare stesso.
Questo strumento è ambito, ricercato, bramato da più di un personaggio. Anche di poco raccomandabili. Tra tutti, un pirata leggendario e sanguinario, un Flagello dei mari: lo Scheggiato è sulle sue tracce, e orchestra il colpo muovendo varie sue pedine.
Oltre questa calamità vivente c'è anche la misteriosa Marigold, l'ultima arrivata alla Gassa D'Amante, bordello in cui, però, si occupa più di pratiche esoteriche e occulte che di intrattenimento. Ma è pronta a fare un'eccezione proprio per Karjack e Susan.
Quale ricchezza nasconderà il tesoro di Marvin? Perché lo cercano in tanti, così improvvisamente?
La caccia al tesoro passerà per un fiume e una foresta infestati, prima di procedere per il Mare dei Sussulti e... ben oltre!
Lo stile di scrittura dell'autore è riconoscibile e caratterizzato da termini anche antiquati che ben aiutano a calare il lettore all'interno di un periodo storico pseudo post-vittoriano. Da padrone la fanno i termini pirateschi e a tema navigazione, personalmente a me non molto familiari (e per questo utilissimi!).
Punto forza, sempre a mio modesto avviso, lo fa il worldbuilding: la Foresta di Shellwood, le diverse razze presenti, i sistemi di potere adottati da diversi personaggi e, soprattutto, la mitologia di Vespria, con i suoi tempi andati, le creature delle leggende e, tra tutti, le rigide Gerarchie Infernali. Sono stati per me elementi tanto immersivi quanto capaci di far scaturire la mia voglia di saperne sempre di più.
Anche la capacità di "raccontare una storia nella storia", e quindi un mito, una leggenda, una storia di tragedia e di amore incastonata nella narrazione principale è tra gli aspetti che più ho apprezzato del romanzo.
In tutto ciò, qualche appunto sento di volerlo fare, al solito di carattere puramente personale.
La caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta, assolutamente. Ciò che personalmente ho percepito come marcato, sfociando talvolta nel troppo, è l'abitudine del nostro Capitano Karjack di storpiare qualsiasi nome più o meno complicato che gli capitasse a tiro. È un aspetto che caratterizza il personaggio, ovviamente: in sé lo apprezzo e lo considero "fit" per Karjack, ma se devo proprio devo trovare qualche pelo nell'uovo...
La prima parte del romanzo poneva le basi per tutta l'avventura successiva, e ha richiesto un blocco di circa duecento pagine per acquisire un ritmo più d'azione, ma non mi sono pesate. Alcune scene della porzione finale, invece, mi sono scorse a volte veloci. Di certo non siamo di fronte a un epilogo arrabbattato, sia chiaro. È anzi tra le parti che più ho apprezzato, perché caratterizzata dallo svelamento di molte dinamiche, relazioni, e aspetti di worldbuilding che, francamente, mi hanno proprio gasato.
Reference più o meno palesi alla vita dello stesso autore sono, immagino, presenti nel romanzo. Dall'ambientazione marittima, alla figura della sirena (rivisitata in maniera per me originalissima) fino alla crème de la crème, Santa Krysella e la frittura a lei tanto cara. Questo culto specifico mi ha fatto sorridere, l'ho apprezzato molto.
La vera nota dolente?
Ho comprato la mia copia de "Il Canto di Liscamara" al Salone del Libro di Torino 2026. Per un triste gioco del destino, ho ricevuto sì il romanzo, ma senza la mappa né il segnalibro inclusi 🥲. Me ne sono accorto troppo tardi, spero di poterli recuperare un giorno.
Per concludere, mi sento di consigliare questa storia a chi già ha letto i precedenti romanzi dell'autore e ha amato Vespria, così come a chi finora non ha mai messo piede in questo mondo pieno di misteri. Si può leggere benissimo anche come standalone: qualche easter egg alle precedenti opere c'è, ma la storia funziona da sé!
Non ci sono solo avventura e azione: anche ironia, dolore, amore e tanta, tanta Perdizione.
Fare ritorno a Vespria mi ha fatto piacere, così come l'esplorarne sfumature diverse da quelle raccontate nella dilogia de "Le Notti di Cliffmouth", opera con cui ho conosciuto per la prima volta la scrittura di Manfredonia.
L'orco Karjack ritorna in questo romanzo come capitano della Floating Burrow, dopo la dipartita del precedente capitano, lo gnomo Jim. Al suo fianco abbiamo Susan, mezzosangue con piccole corna demoniache da sempre in fuga dalla sua natura di phantosensibile, e da poco anche dalla sua vecchia vita. Entrambi sono alle prese con dei cambiamenti, ed entrambi cercano di riscoprire, o trovare, il proprio posto sulla Burrow. Una nave che nasconde, però, qualcosa di prezioso. Non un tesoro, bensì uno strumento capace di guidare verso un tesoro leggendario: quello del Relitto di Marvin che, da quando è affondato, fa brillare d'oro il mare stesso.
Questo strumento è ambito, ricercato, bramato da più di un personaggio. Anche di poco raccomandabili. Tra tutti, un pirata leggendario e sanguinario, un Flagello dei mari: lo Scheggiato è sulle sue tracce, e orchestra il colpo muovendo varie sue pedine.
Oltre questa calamità vivente c'è anche la misteriosa Marigold, l'ultima arrivata alla Gassa D'Amante, bordello in cui, però, si occupa più di pratiche esoteriche e occulte che di intrattenimento. Ma è pronta a fare un'eccezione proprio per Karjack e Susan.
Quale ricchezza nasconderà il tesoro di Marvin? Perché lo cercano in tanti, così improvvisamente?
La caccia al tesoro passerà per un fiume e una foresta infestati, prima di procedere per il Mare dei Sussulti e... ben oltre!
Lo stile di scrittura dell'autore è riconoscibile e caratterizzato da termini anche antiquati che ben aiutano a calare il lettore all'interno di un periodo storico pseudo post-vittoriano. Da padrone la fanno i termini pirateschi e a tema navigazione, personalmente a me non molto familiari (e per questo utilissimi!).
Punto forza, sempre a mio modesto avviso, lo fa il worldbuilding: la Foresta di Shellwood, le diverse razze presenti, i sistemi di potere adottati da diversi personaggi e, soprattutto, la mitologia di Vespria, con i suoi tempi andati, le creature delle leggende e, tra tutti, le rigide Gerarchie Infernali. Sono stati per me elementi tanto immersivi quanto capaci di far scaturire la mia voglia di saperne sempre di più.
Anche la capacità di "raccontare una storia nella storia", e quindi un mito, una leggenda, una storia di tragedia e di amore incastonata nella narrazione principale è tra gli aspetti che più ho apprezzato del romanzo.
In tutto ciò, qualche appunto sento di volerlo fare, al solito di carattere puramente personale.
La caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta, assolutamente. Ciò che personalmente ho percepito come marcato, sfociando talvolta nel troppo, è l'abitudine del nostro Capitano Karjack di storpiare qualsiasi nome più o meno complicato che gli capitasse a tiro. È un aspetto che caratterizza il personaggio, ovviamente: in sé lo apprezzo e lo considero "fit" per Karjack, ma se devo proprio devo trovare qualche pelo nell'uovo...
La prima parte del romanzo poneva le basi per tutta l'avventura successiva, e ha richiesto un blocco di circa duecento pagine per acquisire un ritmo più d'azione, ma non mi sono pesate. Alcune scene della porzione finale, invece, mi sono scorse a volte veloci. Di certo non siamo di fronte a un epilogo arrabbattato, sia chiaro. È anzi tra le parti che più ho apprezzato, perché caratterizzata dallo svelamento di molte dinamiche, relazioni, e aspetti di worldbuilding che, francamente, mi hanno proprio gasato.
Reference più o meno palesi alla vita dello stesso autore sono, immagino, presenti nel romanzo. Dall'ambientazione marittima, alla figura della sirena (rivisitata in maniera per me originalissima) fino alla crème de la crème, Santa Krysella e la frittura a lei tanto cara. Questo culto specifico mi ha fatto sorridere, l'ho apprezzato molto.
La vera nota dolente?
Ho comprato la mia copia de "Il Canto di Liscamara" al Salone del Libro di Torino 2026. Per un triste gioco del destino, ho ricevuto sì il romanzo, ma senza la mappa né il segnalibro inclusi 🥲. Me ne sono accorto troppo tardi, spero di poterli recuperare un giorno.
Per concludere, mi sento di consigliare questa storia a chi già ha letto i precedenti romanzi dell'autore e ha amato Vespria, così come a chi finora non ha mai messo piede in questo mondo pieno di misteri. Si può leggere benissimo anche come standalone: qualche easter egg alle precedenti opere c'è, ma la storia funziona da sé!
Non ci sono solo avventura e azione: anche ironia, dolore, amore e tanta, tanta Perdizione.
July 6, 2026
Mattia Manfredonia ci invita a prendere il largo e partecipare alla caccia al tesoro più remunerativa di sempre nel suo nuovo romanzo, ancora una volta ambientato nella mitica Vespria e pubblicato da Lumien.
Veniamo fin da subito condotti in luoghi che ci appaiono familiari, come se stessimo tornando a casa dopo un lungo viaggio: i vicoli del porto di Krakenfalls, le paludi della foresta di Shellwood e le nebbie del Mar dei Sussulti si pongono in perfetta continuità con quanto già sappiamo di questo mondo, rendendolo ancora più ricco e sfaccettato. Ci troviamo comunque davanti ad una storia piuttosto diversa da quanto raccontato nella passata dilogia e che pone al centro di tutto il tema dell’irrefrenabile impulso alla ricerca della propria identità (da cui nessuno dei personaggi è esentato), sia essa parte della propria natura o un nuovo cammino che vi si snoda dinnanzi.
Eroi noti e nuovi protagonisti vengono sviscerati in egual misura, con uno stile sempre elegante mutuato dall’opera precedente ed evoluto in ogni aspetto. Gli scambi di battute appaiono più vivi e dinamici, e non rimane traccia dei lunghi dialoghi che caratterizzavano alcune scene concitate de «Le notti di Cliffmouth» e che frammentavano un po’ troppo il ritmo dell’azione. Il più grande pregio risulta ancora una volta il magnifico worldbuilding, ampliato e approfondito tramite il susseguirsi degli eventi e mai ricorrendo a contorti spiegoni fini a sé stessi. Un netto miglioramento sotto tutti i punti di vista, dunque, nonostante la base di partenza fosse già estremamente valida.
Una nuova avventura autoconclusiva (ma non priva di riferimenti al lavoro che la precede) in uno dei setting più caratteristici del panorama fantasy italiano, capace di emozionare ed entusiasmare con una semplicità disarmante. Un viaggio nell’ignoto con la prua puntata verso l’orizzonte, con lo stesso sapore dolceamaro della più audace delle ballate marinaresche!
Veniamo fin da subito condotti in luoghi che ci appaiono familiari, come se stessimo tornando a casa dopo un lungo viaggio: i vicoli del porto di Krakenfalls, le paludi della foresta di Shellwood e le nebbie del Mar dei Sussulti si pongono in perfetta continuità con quanto già sappiamo di questo mondo, rendendolo ancora più ricco e sfaccettato. Ci troviamo comunque davanti ad una storia piuttosto diversa da quanto raccontato nella passata dilogia e che pone al centro di tutto il tema dell’irrefrenabile impulso alla ricerca della propria identità (da cui nessuno dei personaggi è esentato), sia essa parte della propria natura o un nuovo cammino che vi si snoda dinnanzi.
Eroi noti e nuovi protagonisti vengono sviscerati in egual misura, con uno stile sempre elegante mutuato dall’opera precedente ed evoluto in ogni aspetto. Gli scambi di battute appaiono più vivi e dinamici, e non rimane traccia dei lunghi dialoghi che caratterizzavano alcune scene concitate de «Le notti di Cliffmouth» e che frammentavano un po’ troppo il ritmo dell’azione. Il più grande pregio risulta ancora una volta il magnifico worldbuilding, ampliato e approfondito tramite il susseguirsi degli eventi e mai ricorrendo a contorti spiegoni fini a sé stessi. Un netto miglioramento sotto tutti i punti di vista, dunque, nonostante la base di partenza fosse già estremamente valida.
Una nuova avventura autoconclusiva (ma non priva di riferimenti al lavoro che la precede) in uno dei setting più caratteristici del panorama fantasy italiano, capace di emozionare ed entusiasmare con una semplicità disarmante. Un viaggio nell’ignoto con la prua puntata verso l’orizzonte, con lo stesso sapore dolceamaro della più audace delle ballate marinaresche!
July 11, 2026
Un romanzo intricato e avvincente, pieno di misteri, avventure, personaggi bizzarri, luoghi pittoreschi descritti così bene che mi sembra di esserci stata davvero a Vespria!
Ho adorato il punto di vista che si alterna continuamente tra i vari protagonisti, portando il lettore a vivere pienamente la storia! Come per "Le Notti di Cliffmouth" la scrittura di Mattia è immersiva e il worldbuilding ben strutturato, in un mondo composto da tanti ambienti diversissimi tra loro come lo sono le razze dei personaggi che lo abitano.
Mi è piaciuto un sacco immedesimarmi in Goldie, fragile ma altezzosa, sensuale e ingenua. Capriccio è stato divertente per quanto subdolo. Tutti i personaggi sono ricchi delle sfaccettature che li rendono autentici, ma Karjack rimane il mio preferito per la sua capacità di risolvere tutto a suon di mazzate!
Questo viaggio dal sapore piratesco nasconde non solo la promessa di un tesoro da trovare, battaglie, truffe e leggende, ma anche e soprattutto la ricerca della propria strada e delle proprie radici, tra amore e ribellione.
Alla fine mi sono pure commossa.
Consigliatissimo!
Ho adorato il punto di vista che si alterna continuamente tra i vari protagonisti, portando il lettore a vivere pienamente la storia! Come per "Le Notti di Cliffmouth" la scrittura di Mattia è immersiva e il worldbuilding ben strutturato, in un mondo composto da tanti ambienti diversissimi tra loro come lo sono le razze dei personaggi che lo abitano.
Mi è piaciuto un sacco immedesimarmi in Goldie, fragile ma altezzosa, sensuale e ingenua. Capriccio è stato divertente per quanto subdolo. Tutti i personaggi sono ricchi delle sfaccettature che li rendono autentici, ma Karjack rimane il mio preferito per la sua capacità di risolvere tutto a suon di mazzate!
Questo viaggio dal sapore piratesco nasconde non solo la promessa di un tesoro da trovare, battaglie, truffe e leggende, ma anche e soprattutto la ricerca della propria strada e delle proprie radici, tra amore e ribellione.
Alla fine mi sono pure commossa.
Consigliatissimo!
July 10, 2026
Voto: 7/10.
Attendevo famelico il ritorno a Vespria, dopo che la prima dialogia mi aveva così affascinato.
Non posso affatto dirmi deluso di questo nuovo capitolo, anche se devo rilevare delle criticità: 1. Non ho amato la scelta dei "pirati d'acqua dolce" (non dirò altro per evitare spoiler); 2. La coralità della narrazione qui, secondo me, rende molto meno, in quanto spesso i personaggi si trovano tutti nei medesimi ambienti, e il cambio di prospettiva tende a spezzare un po' la narrazione; 3. Mi è dispiaciuto che Krakenfalls sia un'ambientazione non sfruttata quanto il suo potenziale meriterebbe.
Detto questo, il libro è consigliatissimo a chiunque sia fan del fantasy e della scrittura di Manfredonia. L'ho trovato un capitolo riuscitissimo nonostante i piccoli difetti che ha, e non manca affatto del mistero e dell'avventura a cui Manfredonia ci ha abituati.
E poi ci sono Susan e Karjack, ma di che parliamo? Vi servono veramente altri motivi per leggere questo libro?
Non vedo l'ora di vivere altre storie in quel di Vespria!
Attendevo famelico il ritorno a Vespria, dopo che la prima dialogia mi aveva così affascinato.
Non posso affatto dirmi deluso di questo nuovo capitolo, anche se devo rilevare delle criticità: 1. Non ho amato la scelta dei "pirati d'acqua dolce" (non dirò altro per evitare spoiler); 2. La coralità della narrazione qui, secondo me, rende molto meno, in quanto spesso i personaggi si trovano tutti nei medesimi ambienti, e il cambio di prospettiva tende a spezzare un po' la narrazione; 3. Mi è dispiaciuto che Krakenfalls sia un'ambientazione non sfruttata quanto il suo potenziale meriterebbe.
Detto questo, il libro è consigliatissimo a chiunque sia fan del fantasy e della scrittura di Manfredonia. L'ho trovato un capitolo riuscitissimo nonostante i piccoli difetti che ha, e non manca affatto del mistero e dell'avventura a cui Manfredonia ci ha abituati.
E poi ci sono Susan e Karjack, ma di che parliamo? Vi servono veramente altri motivi per leggere questo libro?
Non vedo l'ora di vivere altre storie in quel di Vespria!
May 30, 2026
Finalmente sono tornata su Vespria... e mi è piaciuto un sacco! Anche se ambientazione è la stessa e ritroviamo addirittura qualche personaggio de “Le notti di Cliffmouth” sono rimasta stupita da quanto questo romanzo sia risultato diverso dalla saga precedente pur essendo ugualmente piacevole e divertente. Questa volta l'autore ci porta tra logge, paludi e fantasmi, esplorando parti differenti (ma sempre coerenti) del ricchissimo worldbuilding di Vespria. È stata una lettura corposa e soddisfacente - senza fare spoiler, le cose che mi sono piaciute di più hanno a che fare con un certo falenone e con altro personaggio dal cuore d'oro. Ho anche una teoria sulla Geistline e ne scriverò più dettagliatamente in futuro.
Straconsigliato!! Leggete Liscamara e amate con me il falenone!! 💜🦋✨
Straconsigliato!! Leggete Liscamara e amate con me il falenone!! 💜🦋✨
August 27, 2026
Mi dispiace essere critico, e mi dispiace anche di più con i romanzi italiani, ma spero che questa recensione possa essere letta come spunto costruttivo.
Il canto di Liscamara non mi è piaciuto, ed i motivi, per quanto svariati, penso possano essere racchiusi in 2 macrocategorie:
1) Lo stile: L'autore alterna momenti dal registro quasi barocco a dialoghi spogli e quasi banali, in certi casi con un registro che ho percepito come molto banale in certi momenti. Temo che abbia subito troppo quell'effetto Marvel che odio citare, ma rende bene l'idea. La comicità inoltre puntava sempre su pochi ambiti e non ho per niente gradito i costanti, a tratti ridicoli, commenti sessuali (ma mi rendo conto che forse in questo caso il problema è mio). Un'altra scelta che non ho gradito è stata il modo in cui sono gestiti i POV, i quali effettivamente hanno una loro voce riconoscibile, ma nel modo in cui sono strutturati li ho trovati confusi. Altra critica su questo punto è da fare ai personaggi, sfortunatamente la loro evoluzione è presente nel racconto solo a parole per la maggior parte, e spesso sembra forzata, quasi a rimarcare al lettore che questa persona vuole cambiare, ed ora ha deciso come (Susan purtroppo è il bersaglio principale, ma anche Karjac non è esente da critiche, rimanendo un soprammobile per buona parte della storia dal punto di vista emotivo).
2) Worldbuilding: Si vede che l'autore ha costruito un mondo ampio, ma temo che nella foga di inserire cose non abbia espanso ciò che era presente, gli elementi sono interessanti, ma vengono inseriti in maniera che a tratti confonde il lettore (o almeno per me è stato così). Il sistema magico non è dei miei preferiti (l'ispirazione dell'intera ambientazione al moderno D&D se voluta è palese, se non consapevole forse preoccupante), ma nel momento in cui vengono inseriti tutti gli elementi perde della "linearità" che aveva mostrato con la precedente duologia. Altro appunto, inoltre, è per quel "pre"capitolo finale che spiega la storia di Liscamara che io ho percepito come un modo un po' pigro per fare infodump sull'ambientazione, che si nota essere, come già detto, ampia, ma mal gestita forse.
In generale, questa storia di pirati di piratesco ha solo il linguaggio dei protagonisti (anche quando sarebbe necessario che non fosse così) e si perde in un'avventura che a mio avviso non sfrutta i punti migliori presentati all'inizio e, consapevolmente o meno, è molto derivativa da una serie di media che negli anni hanno popolato questo immaginario.
Credo che Mattia Manfredonia possa scrivere delle storie molto più solide, ma che debba anche affinare ancora lo stile, magari scegliendo di raccontare storie che gli permettano di mettere in mostra i suoi angoli migliori. Spero di non essere stato troppo duro, e che questa recensione possa essere costruttiva per un futuro lavoro che attendo di leggere con piacere.
Il canto di Liscamara non mi è piaciuto, ed i motivi, per quanto svariati, penso possano essere racchiusi in 2 macrocategorie:
1) Lo stile: L'autore alterna momenti dal registro quasi barocco a dialoghi spogli e quasi banali, in certi casi con un registro che ho percepito come molto banale in certi momenti. Temo che abbia subito troppo quell'effetto Marvel che odio citare, ma rende bene l'idea. La comicità inoltre puntava sempre su pochi ambiti e non ho per niente gradito i costanti, a tratti ridicoli, commenti sessuali (ma mi rendo conto che forse in questo caso il problema è mio). Un'altra scelta che non ho gradito è stata il modo in cui sono gestiti i POV, i quali effettivamente hanno una loro voce riconoscibile, ma nel modo in cui sono strutturati li ho trovati confusi. Altra critica su questo punto è da fare ai personaggi, sfortunatamente la loro evoluzione è presente nel racconto solo a parole per la maggior parte, e spesso sembra forzata, quasi a rimarcare al lettore che questa persona vuole cambiare, ed ora ha deciso come (Susan purtroppo è il bersaglio principale, ma anche Karjac non è esente da critiche, rimanendo un soprammobile per buona parte della storia dal punto di vista emotivo).
2) Worldbuilding: Si vede che l'autore ha costruito un mondo ampio, ma temo che nella foga di inserire cose non abbia espanso ciò che era presente, gli elementi sono interessanti, ma vengono inseriti in maniera che a tratti confonde il lettore (o almeno per me è stato così). Il sistema magico non è dei miei preferiti (l'ispirazione dell'intera ambientazione al moderno D&D se voluta è palese, se non consapevole forse preoccupante), ma nel momento in cui vengono inseriti tutti gli elementi perde della "linearità" che aveva mostrato con la precedente duologia. Altro appunto, inoltre, è per quel "pre"capitolo finale che spiega la storia di Liscamara che io ho percepito come un modo un po' pigro per fare infodump sull'ambientazione, che si nota essere, come già detto, ampia, ma mal gestita forse.
In generale, questa storia di pirati di piratesco ha solo il linguaggio dei protagonisti (anche quando sarebbe necessario che non fosse così) e si perde in un'avventura che a mio avviso non sfrutta i punti migliori presentati all'inizio e, consapevolmente o meno, è molto derivativa da una serie di media che negli anni hanno popolato questo immaginario.
Credo che Mattia Manfredonia possa scrivere delle storie molto più solide, ma che debba anche affinare ancora lo stile, magari scegliendo di raccontare storie che gli permettano di mettere in mostra i suoi angoli migliori. Spero di non essere stato troppo duro, e che questa recensione possa essere costruttiva per un futuro lavoro che attendo di leggere con piacere.
This entire review has been hidden because of spoilers.
July 16, 2026
La prima parte molto lenta, nella seconda metà tende ad essere più scorrevole
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