«Sono scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco». Racconti che compongono un quadro unico, uno scambio di affetti tra Rocco e il suo passato, tra l’autore e il suo personaggio e il suo maestro. Soprattutto ricordi, e ogni ricordo acceso, come le famose madeleine, dal sapore di un tramezzino. La prima avventura di Rocco bambino, con Brizio Furio e Seba: una beffa ai danni di un «cravattaro». Il racconto di un barbone in cambio di un paio di Peroni, in una Trastevere ancora povera, che insegna alla piccola gang quanto vale, al di là del vero e del falso, una storia. Il patriottismo di facciata della maestra di scuola e il patriottismo sincero di nonno Pietro. Un colpo del giovane Brizio, geniale nell’ideazione ma finito alla maniera de «I soliti ignoti». Una trappola per Rocco Schiavone, messinscena grottesca che denuda di fronte a lui stesso le piccole crudeltà in cui si crogiola. E la comparsa, per la prima volta, in una Panarea settembrina eletta a triste rifugio, del fantasma di Marina, la moglie, e compagna per sempre, uccisa. A questo album delle origini di un immaginario personale, si aggiungono alcune storie poliziesche: casi che testimoniano la formazione del vicequestore Schiavone, il suo intuito impastato di anarchico sarcasmo. I «tramezzini» Antonio Manzini li dedica a una forte amicizia che assieme al calore ha trasmesso in lui un impegno da continuare: la magnifica arte del raccontare. «Una citazione chiara, quindi, direi quasi ovvia per chi ha amato e ama Camilleri. A lui è dedicato questo libro, perché chi ha gli arancini chi i tramezzini, chi cammina con un valzer triste e chi crede ancora nell’amicizia più profonda e la rispetta nel segreto del ricordo».
Pur non essendo amante dei racconti ho apprezzato moltissimo questi “ tramezzini di Schiavone “. Avendo in rilettura i suoi romanzi non mi sarei mai aspettata che dei racconti così brevi mi sarebbero piaciuti tanto. Complimenti a Manzini che riesce ancora a coinvolgermi e farmi trascorrere del tempo in maniera così piacevole.
«Ma perché non ti fai una trombata normale? Sempre cose strane». «Io volevo farmi una trombata normale, come dici tu, ma poi m'è sfuggita di mano la situazione». «Almeno hai avuto la decenza di toglierti i calzini». «Potreste liberarmi?». «C'è un problema, Rocco». «Lo so. Sto nudo legato al letto, di là c'è un cazzo di cadavere, lo so che c'è un problema. Volete chiamare anche i vicini? O la cittadinanza di Aosta, ad assistere allo spettacolo? Giuro che appena mi libero faccio una strage e comincio da te». «No, Rocco, non ti puoi liberare, è che tu ora fai parte della scena del crimine, diciamo che sei un elemento fondante per la soluzione del caso». «Alberto, non dire stronzate e liberami». «Non prima». «Non prima di cosa?». «Le conosci le procedure, no? Ora tocca a loro!». L'anatomopatologo fece un cenno verso la porta. Entrarono due agenti della scientifica coperti dalla tuta bianca, armati di macchina fotografica.
5 ⭐️ Uno dei più belli e riusciti dei libri su Rocco Schiavone. Davvero Manzini ha avuto un idea brillante a mettere insieme dei racconti inediti, come: storie poliziesche avvenute ma mai raccontate, le avventure con i suoi amici romani e la comparsa della prima volta del fantasma di Marina. Tante storie serie come tante altre molto ironiche. Superbo!
Esattamente come gli arancini di Montalbano, questi tramezzini di Schiavone stuzzicano la fame ma non la saziano. Aspetto trepidante il prossimo romanzo...
Tuffarsi nel mondo di Rocco Schiavone è sempre un piacere e la lettura rilassante e divertente. Questa volta si tratta di una raccolta di racconti che abbracciano un po' tutta la vita del vicequestore dall'infanzia romana al presente in Valle d'Aosta. Ci portano a scoprire alcuni particolari del personaggio Rocco che non conoscevamo ancora e non mancano le solite gag con gli amici e i colleghi che strappano sorrisi. Leggere Manzini non è mai una perdita di tempo. Le quattro stelle sono solo per i racconti: preferisco i romanzi perché più articolati.
Incipit Non ricordava il giorno né se fosse estate o inverno quando una mattina, entrato nel bar sotto casa a Monteverde Vecchio per un caffè, vide i tramezzini chiusi nel cellophane. Continua su IncipitMania
Racconti di storie passate di Rocco, alcune molto divertenti. La storia del personaggio non avanza ma è un buon passatempo per evitare di sentire troppo la sua mancanza fino alla prossima uscita.
“I tramezzini di Rocco Schiavone”, è fin dall’epigrafe dedicatoria un omaggio a Andrea Camilleri e ai suoi “Arancini”.
È un omaggio affettuoso e rispettoso sia nei confronti del maestro che nei confronti del pubblico per cui rappresenta un'originale svolta narrativa e la possibilità di regalare, con brevità e leggerezza, alcuni piccoli tableaux del nostro vicequestore preferito. La struttura frammentata dei racconti, tutti inediti, se, da parte poeta l’autore a mettere da parte la classica indagine di lungo respiro, dall’altra ci offre brevi e meno brevi spaccati della vita di Rocco, in una sorta di biografia emotiva e gastronomica del vicequestore romano.
Seppur ispirata al precedente camilleriano, la scelta narrativa è comunque originale: ogni capitolo, infatti, prende il nome da un tramezzino specifico, descritto con il personalissimo e sacro gusto di Rocco. A ogni combinazione di ingredienti corrisponde un salto temporale non cronologico che compone un pezzetto della sua vita: troviamo così, mescolati senza ordine cronologico: racconti che mostrano un Rocco ragazzino a Trastevere con gli storici amici di sempre (Brizio, Sebastiano e Furio), in bilico costante tra la sfrontatezza della strada, le prime derive criminali e le scelte di vita di un Rocco con le idee ancora non molto chiare. Riemerge con forza il ricordo e l'incontro travolgente con la defunta moglie Marina o meglio con Il suo "fantasma" che torna più che a tormentare ad addolcire i pensieri del vicequestore, incarnando un lutto che nonostante il passare del tempo sembra ancora impossibile da elaborare. È quasi un romanzo di formazione a ritroso che scava nell'evoluzione dell'antieroe romano. Spiega al lettore le origini della sua durezza, del suo cinismo e della sua dissimulata dolcezza. I racconti, quasi dei mini-romanzi autoconclusivi, scorrono in modo fluido e si leggono tutti d'un fiato, quasi perdendosi nei colori, nei sapori, nei rumori e negli odori di una Roma perduta, contrapposta alla solitudine del presente.
Ovviamente, trattandosi di racconti brevi, le trame gialle e le risoluzioni dei reati risultano a volte troppo rapide, prive delle conseguenze, della profondità e della complessità che caratterizzano i romanzi maggiori della serie.
Nonostante ciò, però, “I tramezzini di Rocco Schiavone” non deve essere visto come se fosse un semplice riempitivo per i fan, piuttosto come un tassello fondamentale per chiunque voglia comprendere a fondo l'anima profonda del personaggio. Un'ottima lettura, consigliata sia a chi ha una dipendenza cronica dai libri di Manzini, sia a chi cerca una raccolta di racconti saporiti, nostalgici e scritti con eccezionale maestria.
Il tramezzino tonno e carciofini è un classico, forse è il primo tramezzino che Rocco ha assaggiato. È un gusto che però cede alla distanza, al contrario di quei piatti che da bambini ci fanno schifo poi crescendo cominciamo ad apprezzare. Cioè lo abbiamo amato da piccoli. È difficile ordinare tonno e carciofini dopo l’adolescenza, almeno Rocco lo scarta da tempo. Sarà forse l’abbondanza di olio che tende a inzaccherare labbra e magliette? Poi ci sono altre problematiche mica da ridere. Il carciofino sguiscia sotto i denti, può quindi stomacare e rovinare una giornata.
Nove racconti tra passato e presente con titoli che li accomunano ad altrettatti tramezzini, così amati da Rocco e ormai impossibili da trovare in giro per Roma a causa delle norme di igiene. Un omaggio alla raccolta di racconti di Camilleri, la famosissima Gli arancini di Montalbano.
3,5 stelle sarebbe la valutazione più giusta. Un break alla storia con una serie di racconti - tra passato e presente - che ben poco (o quasi nulla) aggiungono alla storia personale di Rocco Schiavone, a parte spiegarci la sua passione per i tramezzini e gli identikit entomologici. Questa volta Manzini ci regala anche un passaggio onirico. Aspetto già il prossimo.
Premetto che solitamente non amo i racconti perché mi lasciano sempre una certa delusione, invece ho apprezzato molto questi, ben collegati al vissuto di Rocco Schiavone e ai suoi simpatici amici mezzi delinquenti ma con un cuore. Belli tutti, non ce n'è uno che non mi è piaciuto. Bella l'idea di collegarli a dei tramezzini anche se m'hanno fatto venire fame 😂😂😂
Credo che per distacco sia la migliore raccolta di racconti con Rocco Schiavone pubblicata finora; quasi tutti piacevoli e scorrevoli a tal punto da non volerli lasciare, a dispiacerti quasi che siano finiti in poche pagine.
Racconti sparsi di cui un paio con Rocco all’opera che non sono male. Glia altri si intrecciano in modo diverso a ricostruire il personaggio che da bambino stava già a pensare come diventare da grande.
Una serie di racconti, meta dei quali sull'adolescenza di Rocco. Non mi e' del tutto chiaro se il libro sia frutto di un input editoriale o di un divertissement dell'autore. Due racconti belli, altri stucchevoli. Si ride ma ci si annoia anche.
Non un giallo, ma un insieme di racconti, uno per ogni tipo di tramezzino e ambientati in tempi differenti di Rocco, dalla sua adolescenza all'età matura.